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di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

13/08/2015

Per il curricolo di "Educazione e cittadinanza": Europa e diritti

Fact-checking in classe

Riflettendo su eventi politico-economici recenti, proporrei un'attività didattica a valenza civica non irrilevante: l'analisi, adeguata alla classe di riferimento, di alcuni documenti UE, come quelli qui sinteticamente presentati, e il confronto tra le affermazioni di principio in essi contenuti e la loro pratica attuazione. Io ritengo che a insegnanti e  studenti dovrebbe esser lasciata occasione di impegnarsi sui temi di quella materia che illo tempore si definiva "Educazione Civica" e che oggi è stata denominata - con una identificazione alla grossa - "Cittadinanza e Costituzione".
In un simile contesto pare oggi imprescindibile parlare di "diritti" (e più specificamente di "diritti umani") e di Europa in riferimento ad essi. Pare poi di forte valenza didattico-educativa mettere in evidenza da un lato la rilevanza di diritto dei principi in base a cui si è costituita l'UE, dall'altro i gravi limiti applicativi a cui essi vanno incontro di fatto. L'orientamento metodologico che qui ipotizzo ha ovviamente carattere trasversale; non sarà però il caso in questa sede di organizzare il discorso nella forma di un trattatello di didattica. Quel che mi sembra di una qualche utilità proporre qui è il modesto suggerimento di volgere l'attenzione ai documenti sui diritti prodotti, in Europa e non, con la possibilità d'impostare la ricerca a livello sia sincronico che diacronico. Nello specifico delle Convenzioni Europee, potrebbe essere opportuno e assai formativo proporre agli studenti di effettuare un confronto fra le nobili teorie e i fatti banali, allo scopo di verificare se e quanto delle affermazioni di principio abbia un riscontro nella verità effettuale. Oggi si parla di fact-checking, cioè di un controllo di veridicità - nel caso specifico - circa la corrispondenza tra dati di fatto ed enunciazioni di diritto.

Europa dei mercati ed Europa dei diritti: Per un pugno di Euro
La crisi economica attuale ha portato probabilmente l’indice di gradimento dell’Europeismo al suo minimo storico. E se appare irragionevole sostenere a spada tratta la causa dell’euroscetticismo in una fase storica in cui la globalizzazione condiziona la nostra vita e il nostro futuro, sembra tutt’altro che insensato esercitare nei confronti della geopolitica europea le armi acuminate della ragione critica. In funzione formativa, non si tratta di collocarsi né dalla parte dei poteri forti del mercato finanziario e della Realpolitik a trazione nordica, né da quella di una cultura levantina, fatalistica e critica, di pancia anziché di testa (con cui si identifica spesso chi abita i paesi del Sud Europa). Bisognerebbe porsi in una prospettiva diversa da quella dell’Europa dei mercati, guardando all’Europa come al Paese dei Diritti, conformemente ai principi stabiliti con i Trattati  dell'UE in vista di un'Europa giusta, solidale e pacifica. Sarebbe altresì essenziale il riferimento al Manifesto di Ventotene, individuandovi il "federalismo", principio costituzionale fondante dell'Europeismo, come "passaggio alla democrazia internazionale", di cui il "liberalsocialismo" era per Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni "matrice culturale".
Nel lento e incerto processo di formazione unitaria dell’Europa si è costituita fino al Trattato di Lisbona (2000) una convergenza su accordi che avrebbero dovuto promuovere la crescita di un quadro di diritti comuni, stabilito da convenzioni internazionali aventi valore giuridico per  tutti i Paesi aderenti, orientate a un principio generale di equità, che troviamo inequivocabilmente espresso nei documenti fondanti del processo di unificazione.
Chi legge le righe qui di seguito riportate o sintetizzate potrà facilmente rilevare una discrasia fra le dichiarazioni di principio, che attingono alle fonti del più avanzato pensiero etico, sociale e politico dell'Occidente, e gli attuali rapporti di fatto fra gli Stati europei, considerata in primis la poco edificante vicenda di una Grecia preda della "stolida austerità dei contabili nordici" (Lucio Caracciolo in la Repubblica  del 14.7. 2015).

Per la salvaguardia delle libertà fondamentali

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) “tende a garantire il riconoscimento e l’applicazione universali ed effettivi dei diritti” e “le libertà fondamentali”, quali “basi della giustizia e della pace nel mondo”, prospettando per l’Europa “un regime politico veramente democratico” caratterizzato da libertà di pensiero e di espressione, di coscienza e di religione, di riunione e di associazione, nonché dal divieto di discriminazione.
Il passaggio dai diritti umani in senso stretto - cioè dai diritti individuali di filiazione liberale - ai diritti sociali tendenti a una democrazia realizzata, appare una logica conseguenza della comune condivisione dei diritti della persona. I diritti liberali  sono pienamente realizzati quando si creino le condizioni materiali e immateriali che permettono un dignitoso sviluppo degli uomini come soggetti sociali dotati di bisogni che necessitano di essere soddisfatti concretamente. Purtroppo è abbastanza chiaro che è più facile la condivisione di aperture al “sociale” e al welfare in fasi di vacche grasse che in momenti come l’attuale, in cui verifichiamo una torsione in senso restrittivo di enunciazioni che sembrava potessero indirizzarsi nella direzione dell’uguaglianza delle opportunità sociali: il "caso Grecia"  ha posto in maniera radicale il problema della compatibilità tra effettivo rispetto dei diritti di ciascun essere umano e situazione di frigida cooperazione tra stati nazionali per i quali l'originaria ispirazione federalista e comunitaria diventa non molto più di una foglia di fico sugli interessi finanziari ed economici.

Le due Carte fondamentali.
La Carta comunitaria dei diritti fondamentali dei lavoratori (1989) è volta a garantire in maniera vincolante il rispetto di taluni diritti sociali. Ne cito sommariamente i concetti - chiave: costruzione del mercato unico europeo, competitività delle imprese, aumento dei posti di lavoro e miglioramento delle condizioni di vita; libera circolazione dei lavoratori europei sul territorio, esercizio di professioni e mestieri e accesso al lavoro nella Comunità con le norme del paese ospitante, con “equa” e “sufficiente” retribuzione; diritto dei cittadini extracomunitari autorizzati a condizioni di lavoro comparabili a quelle dell’intera cittadinanza; diritto alla formazione professionale, alla protezione sanitaria e alla sicurezza nell’ambiente di lavoro; protezione dei bambini e degli adolescenti in ordine ad istruzione, formazione professionale ed eventuale attività lavorativa; diritti della “terza età”; diritti delle persone handicappate.
Nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000) in cui confluiscono le citate "Carte" dell'Unione, si parte dall’affermazione di “voler condividere un futuro di pace basato su valori comuni”. Si affermano come valori: “dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, democrazia e Stato di diritto”. La Carta “promuove uno sviluppo equilibrato e sostenibile”, “assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali” e libertà di stabilirsi nei Paesi del’UE da parte dei suoi cittadini; considera come diritti quelli al “progresso sociale” e agli “sviluppi scientifici e tecnologici”. 

La libertà di espressione e di informazione è poi precisata come garanzia rispetto ai media e al loro pluralismo. La libertà di riunione e di associazione è riferita ai campi “politico, sindacale e civico”, con l’importante precisazione che – conformemente al modello europeo della democrazia rappresentativa - “i partiti politici contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione”. È affermata la libertà delle arti e delle scienze, con il rispetto della “libertà accademica". Nell’affermazione del diritto all’istruzione, con accesso gratuito a quella obbligatoria, e “all’accesso alla formazione professionale e continua”; si precisa ”la libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici". La libertà dell’esercizio di una professione (“liberamente scelta o accettata”) ed il diritto al lavoro vengono declinati nel senso che “ogni cittadino dell’Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro. I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell’Unione”. Il diritto di asilo è garantito nell’ambito dei trattati vigenti. In particolare esiste la protezione in caso di “allontanamento”, “espulsione”, “estradizione”. Sono vietate le “espulsioni collettive” e “nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura e a trattamenti inumani o degradanti” per “la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad un minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale". 

In tempo di barconi che varcano il Mediterraneo con dubbie garanzie di sicurezza, la proposta del controllo di veridicità non mi sembra essere soltanto un'esercitazione scolastica, ma un'attività formativa che ciascun insegnante o gruppo d'insegnanti potrà articolare con originalità insieme agli studenti sulla base di conoscenze documentate.

Per quanto riguarda i minori, la Carta dichiara che essi hanno “diritto alla protezione e alle cure necessarie al loro benessere” e di “esprimere liberamente la propria opinione”, che “viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità”. Dichiarata la preminenza dell’”interesse superiore del minore”, si afferma il suo “diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo  interesse”. Il documento prosegue affermando i diritti degli anziani a “condurre una vita dignitosa e indipendente” e a “partecipare alla vita sociale e culturale”, e quello delle persone con disabilità a “beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”.  

La Carta Europea tratta poi dei diritti dei lavoratori, con possibili riferimenti a contesti alquanto diversi, da quello tedesco della cogestione a quello italiano codificato dallo Statuto dei lavoratori (1970). A livello europeo sono fissati alcuni principi generali: le condizioni di lavoro devono essere “sane, sicure e dignitose”, con il “diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite”. Si afferma il divieto del lavoro minorile fino all'età in cui termina la scuola dell'obbligo. Si enuncia quindi la tutela contro il licenziamento a causa della maternità e il regolamento dei congedi parentali, sicurezza e assistenza sociale per maternità, malattia, infortuni sul lavoro, dipendenza o vecchiaia, perdita del posto di lavoro, protezione della salute; “accesso effettivo” alla giustizia per gli "indigenti".

La possibilità di costruire inoltre dei percorsi didattici con solidi riferimenti alla storia della filosofia politica, con attenzione al pensiero moderno e contemporaneo (a partire - per esempio - dall'utopia di Tommaso Moro e dal realismo politico di Machiavelli per giungere ad Hans Jonas e all'enunciazione del principio di responsabilità, connesso alla garanzia di uno sviluppo sostenibile particolarmente a vantaggio delle generazioni future) e alla filosofia del diritto (a questo proposito appare di grande interesse il tema del superamento - nel senso della sua storicizzazione - del cosiddetto  diritto naturale...). 

Tutti riferimenti alle "Carte" discusse nell'articolo rimandano alla documentazione autentica (ndr).

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.