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di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

19/03/2016

Diritti dei bambini e dei popoli, scoperte geografiche ed educazione alla pace

In segno di vicinanza con Paola, insegnante, madre di Giulio Regeni

 

 

 

Un terra concentrazionaria
1492 ... È la data, a tutti nota, della scoperta (o meglio "conquista") dell'America. Ma anche - evento non meno rilevante - della cacciata dei reputati deicidi Ebrei dalla penisola iberica per volere dei piissimi e cattolicissimi sovrani Ferdinando, l'aragonese, e Isabella, la castigliana, convolati a nozze forse non primariamente d'amore.
Ma qui a noi interessa fare riferimento soprattutto al Continente Novissimo, l'Oceania, o - più familiarmente riferendoci alla terraferma - a quell'isolona predominante per superficie rispetto alle altre grandi e piccole isole componenti il Continente Oceanico. E qui il discorso della data della scoperta/conquista è un po' meno ovvio che per l'America. Sono noti esplorazioni ed avvistamenti olandesi e portoghesi all'inizio del '600, e anche prima; ma fu un tal navigatore  dei Paesi Bassi -Dirk Hartog- a toccarne il suolo nel 1616. Ciò nonostante la vulgata manualistica attribuisce il merito della scoperta a quel corsarone al soldo della Corona britannica chiamato James Cook, che fece tre navigazioni nel Pacifico, visitando una pluralità di territori e isole. Fu però nel 1770 a sbarcare nei pressi dell'attuale Sidney (fondata nel 1788), fatto per cui gli fu attribuito il merito di cui sopra.
Questo accadde solo 345 anni or sono, parecchi decenni di meno se prendiamo in considerazione i fatti cui accenneremo in questo articolo. Solo 16 anni dopo, il governo inglese deliberò in quel sito (Botany Bay) la costituzione di una colonia penale per ergastolani e soggetti socialmente molto pericolosi. Operazione non casuale: furono i forzati i primi occupatori della Novissima Terra, quando il Continente Nuovo "liberato" non  poteva svolgere tale ruolo. 
Ovviamente l'Australia aveva già una precedente antropizzazione, rappresentata dai cosiddetti aborigeni che da circa 50.000 anni erano lì sbarcati provenendo dall'Asia e occupandola poi con 500.000/1.000.000 di abitanti, cacciatori e raccoglitori. I quali non si può dire accogliessero con grande gioia i nuovi crudeli "coinquilini", pur non essendo loro pregiudizialmente ostili. La popolazione aborigena pare non fosse di poco ostacolo per i nuovi coloni, capace come fu di "disturbare" la creazione di fattorie e la loro autosufficienza.
Reparti per la sorveglianza dei detenuti e la difesa territoriale brillarono per una indisciplina anarcoide e il contrabbando d'alcol. L'Ottocento sarà caratterizzato da scontri fra coloni inglesi ed ex-forzati. Al 1901 risale la federazione fra le colonie australiane.

La cosiddetta "generazione rubata"
L'avvento dell'uomo bianco creò nel corso dei secoli una situazione drammatica fra gli aborigeni e particolarmente per i bambini. Tra il 1910 e il 1970 almeno 100.000 di essi, prevalentemente sanguemisti, figli perlopiù di padre bianco e di madre nera, talora frutto di stupri,  vennero forzatamente sottratti alle loro famiglie e rieducati secondo un modello occidentale e cristiano, per lo più con un destino sociale di basso livello , subendo talora abusi fisici e sessuali.  L'idea di base era che, attraverso la reiterazione di unioni miste, i tratti da neri si evidenziassero sempre di meno di generazione in generazione. Tutti  insomma si riteneva fossero destinati a diventare bianchi, vuoi per incroci, vuoi per presunta superiorità evolutiva.
Tra il 1880 e il 1936 si registra il periodo di segregazione o protezione per gli indigeni, considerati in via d'estinzione nell'ottica del socialdarwinismo. Decimati da malattie infettive e massacri d'interi gruppi in numerose spedizioni punitive e avvelenamenti, le popolazioni indigene australiane furono oggetto di ordinamenti che le riunivano e segregavano in insediamenti, riserve o missioni, amministrate da governi locali, e campi d'internamento caratterizzati da una ferrea disciplina. 
Seguì il periodo di assimilazione (1937-71), di addomesticazione coloniale, di completa integrazione, mirante a che gli indigeni abbracciassero tramite l'educazione valori e modi di vivere non loro, dimenticassero cultura, lingua e tradizioni, andando verso  una eugenizzazione razziale e una rimozione forzata dei bambini dai loro ambienti e tradizioni di vita.
 Il periodo dell'autodeterminazione vede invece  il riconoscimento del diritto agli aborigeni ad essere consultati sulle decisioni che concerno il loro Welfare. Agli effetti psicologici, fisici e naturali procurati loro, si tese a porre rimedio con l'istituzione di servizi sociali per il ritrovamento e il congiungimento dei familiari dispersi, e di centri di riabilitazione, insieme con l'attribuzione  a questi disgraziati di un compenso finanziario e di un riconoscimento etico.
Fu così  che nel 2008 il governo australiano, per bocca dell'allora primo ministro Kevin Rudd, chiese scusa alla cosiddetta "generazione rubata"  di cui si parla nel romanzo di Doris Pilkington, Barriera per  conigli [1]. Il titolo fa riferimento a una barriera di filo spinato che i colonizzatori bianchi avevano costruito per difendere pascoli e campi dal passaggio dei conigli selvatici che gli Europei avevano introdotto in Australia. Ne è stato tratto anche il film del 2002 La generazione rubata (titolo originale: Rabbit- proof Fence) diretto da Phillip Noyce. [2]

Un viaggio quasi incredibile di tre bambine 
“Il lungo viaggio verso casa non è stato solo un evento storico, è stata una delle più incredibili imprese immaginabili, compiuta da tre ragazzine aborigene negli anni  Trenta" dal momento in cui "hanno lasciato il dormitorio femminile nel campo lungo tutta la strada di casa fino a Jialong,", transitando "veloci e silenziose" per sfuggire alla polizia”.
La pratica di separazione dei bambini in dormitori applicata a livello locale nella maggior parte delle missioni diventò, a partire dal 1911, un politica governativa raccomandata e istituzionalizzata in ogni stato della federazione. "Furono allontanati da genitori e familiari e rinchiusi in istituzioni spesso a migliaia di chilometri dalle loro terre. Le direttive governative sull'organizzazione di centri, e spesso lo zelo di amministratori e missionari che gestivano queste istituzioni, hanno completamente traumatizzato molte giovani vite. I bambini erano spesso separati dalle proprie sorelle per impedire che continuassero a parlare la loro lingua, erano regolarmente umiliati e terrorizzati, esposti a violenze fisiche, minacce psicologiche e abusi sessuali. Furono principalmente preparati a svolgere lavori manuali per poi essere assegnati a famiglie anglo-australiane, in cui erano solitamente impiegati come servitori”. [3]

Gli invasori e un avamposto militare
Vari clan si riunivano annualmente e insieme si nutrivano di selvaggina terrestre ed acquatica.  Le pellicce delle prede diventavano caldi mantelli. Erano una sessantina di persone. Ma un giorno "un suono sinistro riecheggiò in tutta la foresta: la pace  a la tranquillità venero scosse da un violento boato. Allarmate e atterrite, le donne presero in tutta fretta in braccio neonati e bambini e corsero verso gli uomini". "Sono tornati. Sono venuti a portare via le  nostre donne" disse il capo-clan. In precedenza altri aborigeni lì accampati  "erano stati uccisi dai predatori bianchi" e avevano rapito le donne, sfruttandole sessualmente ed uccidendole" [4].
Non è il caso di farla troppo lunga: popolazioni bianche di corsari ed ex-forzati, in maniera analoga a com'era avvenuto con la conquista dell'America (prevalentemente attraverso l’apporto di malattie infettive nell'America Latina, con altre armi più "intenzionali" nel Nord-America) qui come lì si perpetrarono autentici genocidi.

Diritti dei bambini/diritti dei popoli indigeni
Sarei desideroso di evitare che le osservazioni svolte qui di seguito, che prendono occasione da fatti documentati e narrati (dalla figlia di una delle tre bambine "aborigene" coinvolte in un'impresa quasi incredibile), risultino troppo banali. Voglio dire solo che ci si è scandalizzati per il caso di queste bambine, come per le pratiche brutalmente colonialistiche perpetrate in Australia da Europei e loro discendenti, ma mi sembra  che di questi tempi si faccia ben di peggio. 
Vi sono trattati internazionali che definiscono i diritti dei bambini e ne vietano lo sfruttamento. Si vieta per norma internazionale l'arruolamento di bambini soldato; e ce n'è di notoriamente utilizzati, senza troppi rimorsi, magari per raggiungere prima il martirio e di qui la felicità paradisiaca di Allah. Oggi si distruggono scuole ed ospedali intenzionalmente, e non per cosiddetti effetti bellici collaterali, bambine e bambini vengono impiegati come bombe viventi. Per combattere l'educazione occidentale, considerata "peccato" (da parte , per esempio, di Bocho Haram, operante in Nigeria, Niger, Ciad, Camerun e dintorni), si sono rapite 200 giovani studentesse, sia pure musulmane, e la cosa  ha fatto impressione, ma a mio parere, fu un episodio di violenza “locale”, considerate le quotidiane stragi di questi giorni, da chiunque siano perpetrate.
Un altro tema che mi ha coinvolto in questa mia riflessione concerne la "Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni", documento internazionale in cui è fondamentale l'affermazione dei diritti all'eguaglianza e all'identità culturale delle popolazioni interessate. La Dichiarazione fu approvata dall'ONU nel 2007. Un po' tardi per i piccoli australiani di qualche secolo fa! Ma non è detto che non rischi di essere disattesa ancor oggi, a favore di quel che resta degli inuit o delle popolazioni dell'interna Amazzonia.

Educazione alla pace
Per parecchi anni ho cercato di sviluppare idee e occasioni per un'educazione alla pace, nella consapevolezza di difficoltà e limiti dell'efficacia di tali attività. Stabilito che ci sono e sono rilevanti, e che l'educatore ha a che fare con una sorta di hegeliana "eterogenesi dei fini", penso che l'educatore possa muoversi su diversi livelli:
a) il livello dell'empatia, che ci porta alla partecipazione e al rifiuto delle situazioni che provocano dolore nell'altro (in proposito oggi si conosce il meccanismo neurologico dei neuroni specchio che ne sta alla base) [5];
b) il livello delle regole e dei modelli di comportamento nell'ambiente di vita;
c) il livello cognitivo, che trova un luogo privilegiato nella scuola; coinvolgendo anche i preliminari di un apprendimento storico, per esempio, la lettura di un libro come il romanzo citato in questa sede, e di moltissimi altri scritti; la letteratura, la conoscenza storico-geografica, le scienze umane e l'antropologia culturale, il diritto internazionale, la filosofia, taluni saperi scientifici, riguardanti, per esempio, le tecniche agricole, ecc., possono essere uno strumento prezioso per lo studio del colonialismo e di ogni tipo di guerra (di religione, di conquista...) e di pace e diventare oggetto di utili riflessioni.
Purché non se ne faccia un uso biecamente moralistico. O non siano meri mattoni di un inutile progettificio.

Ma purtroppo anche nella vecchia Europa (oggi UE) le violazioni dei diritti umani sono cosa tutt'altro che rara. Presso il tunnel sotto la Manica, nobile espressione dell'umano ingegno e delle sue magnifiche sorti e progressive, centinaia di minori non accompagnati vivono accampati in mezzo al fango. L'antico Mare Nostrum e il Mare Egeo, mitico grembo di Afrodite, cui si affacciarono i primi poeti e i primi filosofi greci, sono per bambini in fuga dalle guerre e per i loro genitori Mari di Morte e la cosiddetta Europa unita è attraversata da frontiere, muri, reti e filo spinato, frapposti al passaggio di innumerevoli adulti, vecchi, bambini alla disperata ricerca di protezione umanitaria e di accoglienza, dovuta e spesso negata.
Abbattuto il muro di Berlino - per dirla laicamente con papa Francesco - "si costruiscono muri anziché costruire ponti". E pensare che secondo alcuni nel cuore di ognuno di noi sarebbe impressa una legge universale che ci accomunerebbe nell'umanità,  a prescindere da culture ed etnie. Pia illusione, questa, di cui Giulio Regeni ha dovuto fare micidiale esperienza.



 

Note

1. Cfr.  Doris Pilkington, Barriera per conigli, Giano, Azzate, 2004.
2. Il film è reperibile su you tube: La generazione rubata.
3. Cfr. D. Pilkington , op. cit., pp- 11-15.
4. Cfr. ivi, p.17,20,21.
5. Cfr. G. Rizzolatti - C. Sinigaglia, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006; Frans de Waal, Il bonobo e l'ateo. In cerca di umanità fra i primati, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2013.

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.