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di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

11/01/2017

L'eredità immateriale di Fra' Martino

Papa Francesco "sdogana" le 95 Tesi di Wittenberg

Il 31 ottobre di questo anno cadrà  il cinquecentenario dell'affissione da parte del monaco agostiniano Martin Lutero (1483-1546) di 95 tesi di protesta contro l’allora Papa sulla porta dell'abbazia di Wittenberg.


Che i protestanti e particolarmente la federazione mondiale luterana ricordino l'evento con grandi celebrazioni può considerarsi scontato; meno ovvio è che vi partecipi – com'è stato fatto il 31 ottobre scorso in Svezia a Lund - papa Francesco, il primo vescovo di Roma proveniente dai gesuiti, ordine che del protestantesimo fu uno dei principali avversari e i cui collegi rappresentarono un baluardo per la cattolicità.
Lutero in realtà “non voleva dividere la Chiesa”, ha dichiarato ecumenicamente Francesco, rivalutando in ultima analisi l'ex-monaco sassone nella recente ottica di un pluralismo teologico che accetta espressioni diverse di quella che è considerata un'unica fede. Non è un caso che oggi nel mondo cattolico si rileggano le sue opere, osservando che le sue posizione furono in gran parte respinte per motivi extra dottrinali (resta però lo scoglio del primato e soprattutto dell'infallibilità del papa propugnati dalla chiesa di Roma).
Modalità del pensare e celebrazioni liturgiche hanno coinvolto in profondità la mia mente e il mio agire sin da bambino, come quelli di chiunque abbia avuto un'educazione cristiana di qualsivoglia confessione. Così il tema Riforma-Controriforma m'intriga ancor oggi, e anche in ambito educativo e scolastico in generale, dove i due opposti movimenti storico-religiosi, che hanno influenzato teorie e pratiche culturali e di fede, è importante siano trattati trasversalmente, in particolare nella scuola secondaria di II grado.

I grandi problemi dottrinari della Chiesa semper reformanda

La lotta contro le indulgenze fu, nell'esperienza del vulcanico frate, occasione per l'avvio di un grande movimento religioso, dai connotati anche temporali. La vendita delle indulgenze, portava impero e principi tedeschi a perdere una parte delle loro ricchezze, mentre la Chiesa centrale romana ne ricavava fondi per la costruzione della basilica di San Pietro.
Ma nelle battaglie combattute da Lutero non c'erano solo motivazioni mondane: era in gioco per i cosiddetti eretici l'autenticità del messaggio evangelico e per la chiesa romana l'ortodossia della dottrina cattolica.
Il sacerdozio universale e quindi la possibilità da parte di tutti i credenti della libera interpretazione dei testi sacri aprì a un approccio tollerante, ma non del tutto incontrollato: esso, per esempio non fu concretamente favorito da Lutero nei confronti di coloro che ne effettuavano una lettura non corrispondente alla sua, come gli anabattisti, nonché i contadini e cavalieri ribelli e i papisti in generale. Comunque, per Lutero, la lettura e la predicazione della Bibbia dovevano risuonare nella predicazione ed essere occasione di diretto ascolto e incontro degli uomini con Dio, senza la mediazione privilegiata di una casta sacerdotale.
I principi esprimibili con tre ablativi latini di mezzo: sola fide, sola gratia, sola scriptura, riassumono efficacemente una grande parte del pensiero del riformatore.
Il sola fide implica l'idea che le opere della legge a nulla valgono per la ricerca della salvezza, poiché l'uomo è talmente indebolito dal peccato originale che nessuna sua azione può renderlo meritevole di alcunché: non servono neanche le buone azioni, non le visite alle basiliche romane, non le messe in suffragio dei defunti, non le donazioni testamentarie ad enti ecclesiastici. Non  che Lutero negasse il purgatorio, concetto che – come ha dimostrato Le Goff - ha una lunga gestazione, che inizia  dai primi secoli del cristianesimo e si completa nel XIV secolo, ma sosteneva che le pene di esso non possono essere riscattate da meriti o preghiere, né da compravendite, né mai comunque tramite denaro, mentre era opinione diffusa che il tempo della purgazione andasse computato in giorni, mesi, anni, secoli e millenni, convertibili in moneta sonante.

La grazia, gratis data, condizione di totale abbandono all'imperscrutabile, incomprensibile e insindacabile decisione di Dio, è alla base di una predestinazione i cui criteri non conosciamo, né possiamo capire. Così pensava - sulle orme di Agostino - Lutero (e ancor più sentitamente sosteneva Calvino –  che, come detto da Max Weber (1864-1920) accentuava il tema della lontananza di un Dio del tutto irraggiungibile con  l'iniziativa umana; ma il successo, mondano ed economico, erano visti come segno percepibile della predilezione divina). Gli uomini erano per lui - come per  Agostino - nel loro insieme, una massa dannata, che solo l'iniziativa di Dio può preservare dalla pena eterna per motivi a noi incomprensibili. È dalla grazia quindi che debbono conseguire opere che sono effetto e non causa di essa. La formula polemica “pecca fortiter, sed fortius crede” (“pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente”) non sollecita il fatalismo o il lassismo, ma afferma la predilezione divina.
Quanto all'autorità, nei limiti del temporale Lutero accetta il potere politico costituito, come avevano insegnato Paolo ed Agostino, ma sul piano religioso non riconosce né papi ne concili, ma fa piuttosto riferimento alla coscienza personale.

Due celebrazioni concorrenti

Francesco, si diceva, si è recato a Lund, dove si è celebrata l'apertura del 500° anno dall'avvio della riforma, fatto che invero fino a non molto tempo fa sarebbe stato considerato nefasto dai cattolici.
Egli oggi identifica sostanzialmente la grazia con la misericordia, celebrata nell’ultimo giubileo; la concezione dei primi riformatori era invece cupa, il peccato originale era desolante, l'uomo si trovava per loro quasi in un pozzo profondo eoscuro da cui Dio solo a suo arbitrio poteva portarlo alla luce.
La concezione dell'attuale papa è invece ottimistica e si collega piuttosto al concetto di vocazione, luterano e soprattutto calvinista (oltre che gesuitico, come ha dimostrato Adriano Prosperi), i risultati delle cui azioni sono segno della predilezione divina, come anche sottolineato da Max Weber. Questo vale in relazione al profitto finanziario e persino al prestito, rispetto a cui la chiesa di Roma era stata sempre assai diffidente, lasciandolo generalmente in appannaggio agli ebrei.
Il protestantesimo può però fare riferimento all'idea matura di Karl Barth, che giungeva a concludere che, se inferno c'è, è vuoto, analogamente a come, con Origene, la teologia alessandrina del II-III secolo arrivò ad affermare che alla fine anche Satana si salverà con tutto l'universo, in un'ultima definitiva conflagrazione universale (apokatastasis).

Opposizioni dialettiche  e teologia dialettica

L'uomo è simul peccator et iustus; e Dio è insieme absconditus e manifestus.
Da questi ossimori, opposizioni logiche tra concetti che comportano un rifiuto della razionalità naturale a favore dei paradossi propri della sequela Christi, risulta che l'uomo è radicalmente schiavo del peccato, ma anche altrettanto radicalmente reso giusto e salvato da Dio in Cristo.
Conformemente a una teologia negativa, per la quale di Dio si può dire non ciò che è, ma ciò che non è, salvo poter narrare l'esperienza di fede, per esempio di chi – come i mistici – ritengono di intrattenere un rapporto con Lui. Di tale giustificazione attraverso la sola fede (corrispettivo soggettivo della grazia) Lutero fa un pilastro della sua teologia.
Un altro punto fermo è quello del Dio nascosto (absconditus) che si è manifestato e si manifesta tuttora al credente (manifestus). Infatti è totalmente altro (aliud valde) e totalmente nascosto rispetto all'uomo naturale: perciò il pensiero luterano non accetta una teologia naturale, perché Dio non è conoscibile con il lume della ragione naturale, ormai resa perversa dal peccato, ma solo per il tramite della rivelazione.
La valorizzazione di contraddizioni dialettiche di questo tipo conduce a Sȍren Kierkegaard, alla Kierkegaard-Renaissance, all'Esistenzialismo e alla novecentesca Teologia dialettica, in opposizione a tutti i razionalismi, a partire da quello hegeliano.
Secondo Kierkegaard (1813-1855) il cristianesimo è skandalon per l'uomo naturale e la sua ragione, e la Teologia dialettica trova la maggiore espressione nel Commento alla lettera ai Romani di Karl Barth (1886-1968).

Nascita della scuola dell'obbligo,  ricerca storico-critica e teologia liberale

Mi soffermerò sul principio della libera interpretazione della Bibbia, che deve avvenire per i protestanti senza mediazione ecclesiastica, e che pone il cristiano, per così dire, solo davanti a Dio.
Da esso possiamo far derivare una prima e parziale enunciazione dell'idea dell'obbligo scolastico, la cui effettiva attuazione va però collocata per piccoli passi molto oltre la vita dell'ex-frate agostiniano, grazie all'impulso impressole nei confronti del mondo protestante, che vedeva l'imparare a leggere come strumento finalizzato all'alfabetizzazione religiosa. Il fatto che ciascuno dovesse conoscere e leggere la Bibbia, portò Lutero a tradurla in tedesco e a favorire l'istituzione di scuole anche di primo livello.
Nell'insegnamento attuale della storia della pedagogia, il riformatore merita una particolare attenzione perché – anche grazie a lui – il mondo protestante può enumerare scuole e pedagogisti di rilievo a partire da Comenius (1592-1670), a cui si deve il concetto di educazione universale (omnia, omnibus, omnino) e per cicli, con gradualità in relazione alle diverse età della vita. Delle scuole, secondo Lutero, debbono occuparsi i prìncipi cristiani. La traduzione della Bibbia in tedesco e la sua diffusione per mezzo della stampa nelle scuole già a partire dal loro primo livello, l'istruzione e soprattutto il saper leggere erano infatti strumenti per accostarsi senza mediazioni alla rivelazione contenuta nelle Scritture.
Alla libera interpretazione è collegata l'utilizzazione del metodo storico-critico applicato, come a qualsiasi altra fonte letteraria, anche ai testi considerati rivelati, metodo che si affaccia ben presto nel mondo protestante, ma solo nel secolo scorso nell'ambito della cattolicità, e con forti riserve. Così il ricorso alla storia delle forme ha condotto a riconoscere le fonti utilizzate, modificate e tra loro ricucite nell'elaborazione degli scritti canonici.
Va notato a questo proposito che il tempo della Controriforma e del concilio di Trento (1545-1563), come quello del molto successivo Vaticano I (1868-1870) vedono da parte dell'autorità ecclesiastica romana un sospetto verso chi accede alla diretta lettura della Bibbia (Antico Testamento in particolare), il cui solo possesso domestico poteva portare a indiziarne il detentore come eretico, portando taluno sin davanti al tribunale dell'Inquisizione. Solo col Vaticano II (1962-1965) prende avvio una liberalizzazione in un'opposta direzione.
Dall'affermazione della libera interpretazione dei testi sacri derivano ben presto i numerosi studi di testi biblici che non partono più dall'idea che essi siano rivelati, ma essi sono letti con gli stessi strumenti e le medesime regole filologiche, storiografiche e interpretative che si possono utilizzare per gli scritti che non fanno parte del canone biblico.
All'interno di questa linea segnaliamo l'estrema posizione dell’illuminista Hermann Salomon Reimarus (1668-1736), che vedeva nella narrazione apostolica una falsificazione intenzionale, e quella novecentesca di Rudolf Bultmann (1884-1976), il quale affermò la necessità di una demitologizzazione del Nuovo Testamento per renderlo comprensibile e accettabile per l'uomo moderno. Senza l'involucro di un'immagine mitica del mondo -oggi considerata inaccettabile-, al cui interno si pensava contenuto il kerygma (l'annuncio dell'azione salvifica di Dio) Bultmann ha mantenuto comunque tutta la paradossalità della salvezza di tipo kierkegaardiano e dialettico.
 Se l'indirizzo della teologia dialettica riprende il credo quia absurdum di Tertulliano, cioè un vero scandalo per la ragione naturale, per contro, insieme all'indagine storico-critica, si sviluppa il liberalismo teologico: esso, per esempio attraverso la riflessione di Adolf Harnack (1851-1930), mira a una ricostruzione della persona del Gesù storico, individuando una sua etica elevatissima, ma senza nulla che vada oltre i limiti della natura, della ragione e del messaggio dell'amore. Insomma, qui Gesù è considerato come massima espressione personificata dei valori umani, non come dio o figura divina.

Bibliografia
Le 95 tesi di Lutero sono facilmente reperibili in Martin Lutero, Scritti religiosi, UTET, Torino, pp. 165-177.
Un quadro complessivo di Lutero è presente in: G. Fitzer, Che cosa ha veramente detto Lutero, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1978.
Di utile ascolto in streaming o in podcast le otto puntate di P. Ricca “Lutero mendicante di Dio”, in G. Caramore (a cura di) “Uomini e profeti”, www.radio3.rai.it/ (1998), 2010.
Il metodo storico-critico della storia delle forme (Formgeschtlische Schule) è presentato con agile volumetto da R. Bultmann, Storia dei vangeli sinottici, Dehoniane, Bologna, 2016.
Sulla figura storica di Gesù (Lebens-Jesu-Forschung), si vedano le ipotesi in R. Bultmann, Gesù, Queriniana, Brescia, 2008.
Per farsi un'idea circa l'impostazione della teologia liberale, si può vedere A. von Harnack, L'essenza del cristianesimo, Queriniana, Brescia, 2003.
Per Kierkegaard, precursore della teologia dialettica novecentesca, rimando a Briciole di filosofia e Postilla conclusiva non scientifica, 2 voll., Zanichelli, Bologna, 1962.
Espressione notevole della teologia dialettica si trova in K. Barth, L'epistola ai Romani, Feltrinelli, Milano, 1966.
Il saggio più famoso (anche in ambito cattolico), di R. Bultmann, “Nuovo Testamento e mitologia”, è leggibile in Il dibattito sul mito, pp.1-69, Silva editore, Roma, 1969, dovei si affronta anche la questione della “demitologizzazione” (Entmythologisierung).

Sugli altri temi qui accennati:
M. Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, RCS, Milano, 2010;
J. Le Goff, Nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino, 1996;
A. Prosperi, La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 2016.

Parlando di pedagogia:
Martin Lutero, Scritti sull'educazione. Treviso, Canova, 1972; in edizione integrale, G. A. Comenius, Didactica magna, con introduzione di G. Lombardo Radice, Sandron, Firenze,1969; in latino, con traduzione italiana a fronte, G. A. Comenio, Grande didattica, La Nuova Italia, Firenze, 1993.

Didatticamente pratico il testo antologico G. A. Comenio, Didactica magna et Pansophia, La Nuova Italia, Firenze, 1952-1988.

Immagini


​Dall'alto:
​1. Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum​, (1517), Wittenberg: Melchior Lotter d.J., 1522​; From Wikimedia Commons.
2. La prima traduzione della Bibbia di Martin Lutero (1534); foto Torsten Schleese;  From Wikimedia Commons
 

 

 

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.