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di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

28/05/2016

Il modello pedagogico dell'educazione pederastica nella grecia antica.

Idee per la didattica

Premessa
Questo non è un itinerario ideato  a priori, come può proporlo l'autore di un libro di testo o di istruzioni per gli insegnanti di pedagogia, ma  un'ipotesi per il lavoro didattico, ripensata e razionalizzata a posteriori, su un argomento da me più volte effettivamente affrontato nella concretezza delle classi di triennio della secondaria superiore, in un periodo di parecchi anni, e con il supporto di letture sull’educazione antica, anche da proporre a studentesse e studenti [1].

È perciò ovvio che il discorso presuppone un adattamento rispetto a tempo, spazio, contesti e situazioni diverse. Oggi - in particolare - che di omosessuali parla anche il papa (chiedendosi: "Chi sono io per giudicare?") e che l'omosessualità per molti  rientra nella normalità, non sarà certamente scandaloso parlare a scuola di tali temi e sarà piuttosto opportuno e storicamente corretto affrontare a scuola un argomento, la cui rilevanza in ambito storico-pedagogico - ma anche letterario e filosofico - appare evidente nella grecità antica. Ricordo ancora con grande rispetto le lezioni di alcuni dei miei Maestri docenti di liceo su alcuni temi a cui qui faccio cenno [2].

Quel che espongo corrisponde alla mia esperienza d'insegnamento della pedagogia, associata con altre discipline (filosofia  e/o scienze umane), e ricopre un ampio spettro multidisciplinare. Sulla base di uno scheletro di persistenze storiche e di eventi ho attuato una razionalizzazione e un controllo  su fonti letterarie antiche e studi e manuali recenti. Per quanto concerne la metodologia didattica, credo si debba considerare che l'argomento trova posto all'inizio del ciclo di studi del triennio della secondaria superiore. Mi sembra quindi ragionevole dare spazio all'intervento diretto e possibilmente gradevole dell'insegnante, lasciando largo spazio a interventi degli allievi, che andranno sollecitati e valorizzati in un dibattito aperto.

Il discorso di base a questo proposito è il rapporto pederastico, che  assume qui  una rilevante valenza educativa e ben poco ha a che fare con i fenomeni di pedofilia che spesso occupano la cronaca del nostro tempo, trattandosi di un modello educativo esplicitamente ammesso e teorizzato a livello alto dal punto di vista filosofico e pedagogico, come testimoniano i dialoghi di Platone, a partire dal Simposio, che ha per tema specifico l'amore (éros).

Il cameratismo "guerriero"
"L'antica società greca ha posto la forma più caratteristica e più nobile dell'amore nelle relazioni passionali tra uomini, diciamo più precisamente tra uno più attempato, adulto, e un adolescente", che si verificano innanzitutto come una forma di "cameratismo guerriero" [3].
 Le relazioni omosessuali hanno infatti sempre trovato terreno fertile in ambienti in cui convivano soggetti  di un unico genere, quali caserme,  collegi, monasteri, ecc. Tale relazione si configura nel mondo greco come "un legame archetipico maschile"  [4]  e può essere plausibilmente letto con le lenti del rapporto pederastico.

Saffo di Lesbo
Il discorso è qui applicabile per il sesso femminile. Infatti, a Mitilene, nell'isola di Lesbo, la poetessa Saffo è direttrice in un thiasos, un collegio (che è anche una sorta di congregazione religiosa, nello specifico legata al culto di Afrodite), riservato all'educazione di adolescenti  di famiglia nobile, che vi restano sino al momento del matrimonio. Ella è autrice di numerose liriche,  alcune delle quali alludono in maniera abbastanza chiara a legami affettivi di tipo omosessuale (lesbici).

Dal punto di vista della storia della pedagogia, è interessante notare come nel mondo greco abbia quindi una valenza educativa anche nella formazione femminile l'educazione pederastica. Non c'è da meravigliarsi che in una comunità composta da soggetti di un unico sesso s'instaurino rapporti di tipo affettivo tra giovani donne fra loro e fra  loro e la loro leader educativa. Due testimonianze qui di seguito riportate evidenziano  come ci sia in tale rapporto una componente emotiva non esente da sintomi di tipo fisico (senza che necessariamente l'affettività si esprima in modalità sessualmente esplicite). In una prima lirica, un addio al thiasos [5],  appare evidente il sentimento di gelosia che Saffo prova per il futuro sposo di una sua studentessa:

 "Quello mi pare somigliante ai numi / l'uomo che si pone di fronte / a te e all'orecchio ascolta quello che dolce gli sussurri  / e come amorosa ridi. Questo strugge / nel petto il mio cuore palpitante. / Solo che un istante ti scorga, la voce più non mi viene; la lingua balbetta; rovente / un brivido mi sfugge sotto la pelle; gli occhi nulla più vedono; mi rombano le orecchie; a rivi mi scorre il sudore; un tremito / tutta mi assale; sono pallida / più d'un filo d'erba; fra poco mi sembra, o Agallide, che morirò”.

 In una seconda lirica, un altro addio, il discorso appare un po' meno esplicito, ma è evidente il reciproco rapporto erotico che lega l'allieva alla maestra e alle compagne:

 "«Sinceramente vorrei essere morta» / Ella versando grosse lacrime mi lasciava / e questo mi andava ripetendo: «Oimé, che momento terribile passammo / o Saffo; davvero contro mia voglia ti abbandono». / Ed io a lei rispondevo:«Va sorridente e di me / ricòrdati; tu sai quanto t'abbiamo avuta cara; e se non sai, ti voglio ricordare.... / e quante ore belle e soavi abbiamo trascorso; molte ghirlande di viole, di rose e di zafferano insieme, / ....accanto a me cingesti / e molti serti, corone al morbido collo, / intrecciate d'amabili fiori....".

L'educazione a Sparta
Il caso di Sparta è emblematico [6]: dai 7 ai 20 anni l'educazione degli Spartiati, la classe superiore, è statale e collettiva per entrambi i sessi, finalizzata al servizio militare per i maschi e allo sviluppo di un fisico atto a partorire futuri guerrieri per le femmine. Marrou, sviluppando un discorso affine a quello di un'antropologia comparata, paragona questo modello educativo ai "movimenti giovanili degli stati totalitari, Gioventù fascista o Hitlerjugend" [7].
Il discorso sul  "cameratismo guerriero" è qui applicabile, considerato che il matrimonio per i guerrieri era previsto solo a 30 anni; prima di quest'età i rapporti prematrimoniali tra giovinetti erano del tutto plausibili, come in tutti i contesti militareschi. Per le ragazze possiamo pensare a matrimoni precoci. Ma anche a una libertà di costumi abbastanza inusuale nella Grecia classica.

Socrate (470-399 a.C.) e Platone (428/7-348/7 a.C.)
Ai fini del nostro discorso, considerato anche il fatto che in taluni percorsi scolastici (nell'attuale ordinamento in particolare nel liceo delle scienze umane) gli insegnamenti di storia della filosofia e di  storia della pedagogia dovrebbero procedere opportunamente di pari passo, la figura di Socrate assume una particolare rilevanza e la documentazione su di lui e sui suoi comportamenti è decisamente ampia, anche in relazione all'educazione pederastica. È un limite tuttavia il fatto che la fonte più ricca sia rappresentata dal suo più noto e principale allievo, Platone, i cui dialoghi non possono essere considerati una fonte neutrale, poiché il Socrate di Platone esprime prevalentemente  il pensiero di Platone stesso, e ciò che appartiene all'uno è difficilmente distinguibile da ciò che appartiene all'altro. Questo induce a trattare insieme  di entrambi, nella supposizione che circa la pederastia si applichi qualcosa di molto simile al circolo socratico nel thiasos rappresentato dall'Accademia platonica.
Conviene partire dall'Apologia di Socrate, generalmente considerata credibile rispetto alla vera figura storica del più antico Maestro (ma potrebbe esserci qualcosa di simile tra i contemporanei Sofisti o e i loro studenti).

Nella sua autodifesa, Socrate controbatte alle accuse che gli sono state rivolte, tra cui quella di corrompere la gioventù. Non è da escludere che qualcuno individui relazioni morbose tra il vecchio settantenne e i suoi efebici allievi. Ciò è confermato in successivi dialoghi platonici, quelli in particolare in cui si tratta dell'amore (éros), inteso frequentemente secondo il modello pedagogico della pederastia. Nel  Simposio, ogni convitato deve tessere un discorso in elogio di Éros. Fedro sostiene che non "esiste un bene migliore per un giovane dell'aver subito un valoroso amante e per un amante di avere un amato" in un'ottica di "uomini i quali intendono trascorrere una vita veramente degna". Se esistesse un mezzo per far  sì che una città o un esercito fossero costituiti soltanto di amanti e di amati, "non  esisterebbe certo un  migliore governo del loro, lontano come si terrebbe da ogni cosa vergognosa"; "l'amante è più divino dell'amato, perché è ispirato dal dio".

Socrate parla dell'amore tra uomo e donna, ma in realtà questa è la modalità che serve a generare in senso fisico; quando si parla primariamente dell'amore rivolto alla "generazione del bene e dell' immortalità" il filosofo intende un altro tipo di generatività, quella con cui si lascia "un imperituro ricordo della virtù". In questa logica "coloro che sono fecondi nel corpo si rivolgono di preferenza alle donne", quelli che invece sono  "gravidi nell'anima più che nel corpo" producono "pensiero", "virtù", "poesia", ordinamenti politici orientati a "moderazione" e "giustizia", aggrappandosi "ai corpi belli piuttosto che ai brutti".
Si intuisce facilmente che qui si parla di un contesto di riferimento totalmente maschile, che assurge a base di un discorso sull' amore "platonico". Il che viene qui riferito a Socrate stesso dal politico Alcibiade (450 a.C - 404 a C.), che confessa la fascinazione di cui l’anziano Maestro è dotato e che ancora esercita nei suoi confronti: "Egli seduce al modo di un amante per poi diventare, piuttosto, lui stesso l'amato anziché l'amante". È evidente che per Socrate e Platone l'amore più elevato e pedagogicamente rilevante è quello fra uomini [8].

 Su questa linea, il poeta Pausania afferma  che chi si caratterizza per un amore volgare ama "le persone meno intelligenti" e "le donne non meno dei ragazzi"; questi devono concedersi "con dignità ad una persona di valore", il loro amore "dura una vita" ed è in vista del conseguimento della virtù. Aristofane (450 c.a.-385 c.a.), considerando l'amore desiderio d'interezza, introduce il noto mito dell'androgino, sia maschio che femmina. Per coloro che derivano dalla sezione di un androgino femmina, singolarmente il commediografo afferma che "le donne non hanno il minimo interesse per gli uomini e si  rivolgono piuttosto alle donne", mentre coloro che derivano dalla sezione di un maschio "corrono dietro ai maschi sin dalla più giovane età,  amano gli uomini e godono nel giacere con essi e nell' abbracciarli. Sono costoro i migliori tra i fanciulli e gli adolescenti" e sono sempre alla ricerca di ciò che è loro simile, cosicché da adulti "amano i ragazzi e non hanno, per inclinazione naturale, il benché minimo interesse al matrimonio e alla procreazione di figli, ma vi sono costretti dalla norma". 

Territori da esplorare, spunti da approfondire
Si potrebbero spulciare le opere di Platone andando alla ricerca di passi che testimoniano in quel contesto l'ammessa pratica della pederastia (che non implicava di per sé la penetrazione).  Sono certo possibili  ulteriori approfondimenti sul periodo successivo. Per esempio Epicuro (342 a.C. - 270 a.C.) e i suoi seguaci sostenevano che si dovessero costituire delle comunità di amicizia tra persone di sesso maschile dotate di saggezza, che quindi non si lasciassero trascinare dalle passioni.
Nell'antichità latina non doveva essere ammesso l'amore tra uomini, men che meno in età augustea, periodo in cui si cercava di recuperare il mos maiorum e l'antico senso della famiglia. ma...  si può citare il carme LXI di Catullo (84 a.C.-54 a.C.) [9]
In un suo epitalamio, inneggiante a un matrimonio che si augura felice, fecondo e segnato dalla fedeltà, si parla di un "amasio disoccupato", "abbandonato dal suo padrone" [10], in un momento per lui triste, in cui il neo-marito rinuncia malvolentieri "agli amanti imberbi". Ma gli si apre una nuova vita. 
Si può pensare a questo proposito al noto influsso della cultura greca su quella latina, certamente nei culti misterici (in particolare in quello di Mitra, riservato ai soli uomini e specificamente ai militari [11]).

All'interno dello gnosticismo, sembra si teorizzasse il libertinismo: "dall'ostilità verso il mondo e dal disprezzo di tutti i legami mondani si possono tratte due conclusioni contrarie: l'ascetica e la libertina". Infatti "il pneumatico è libero dall'heimarméne [fato cosmico], ugualmente è libero dal giogo della legge morale". "Questo libertinismo antinomico rivela più potentemente della religione ascetica l'elemento nihilistico ", in cui "l'ottimismo della certezza escatologica è contrapposto alla confidenza presuntuosa nella libertà, in definitiva inattaccabile, del pneuma" [12].

Forse anche in alcune  comunità del cristianesimo primitivo, come testimonierebbe per allusione  la stessa prima lettera di Paolo ai Corinzi, con i suoi ripetuti ammonimenti contro la "fornicazione", il richiamo alla fedeltà coniugale e alla "libertà del cristiano" (assimilabile alla libertà dello gnostico) che non deve rappresentare "scandalo" [13]. A questo proposito si può trovare una marcata analogia con quanto detto a proposito del libertinismo gnostico. Certo nel cristianesimo tali tendenze verranno presto emarginate.

Considerazioni conclusive

Finalità didattico-educative fondamentali di questo percorso mi sembrano:

a)  Sul piano cognitivo la consapevolezza della differenza e della varietà di stili di vita e di pensiero in contesti culturali diversi nello spazio e nel tempo.

b) Sul piano civico, l'acquisizione del rispetto dell'altro da noi. Emerge qui che anche la sessualità è almeno in parte  un prodotto culturale e si manifesta con modalità diverse in differenti culture. Tali differenze  sono oggi studiate dalle scienze umane/sociali con approccio comparativistico, quali la sociologia e l'antropologia culturale, quest'ultima nata proprio come approccio all'alterità.

 

Note

1. Mi riferisco a H. I. Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità, Studium,  Roma, 1971, cap. III, pp.52-64. Ho utilmente impiegato - e spesso adottato - anche un manuale scolastico coraggioso: A. Santoni Rugiu, Storia sociale dell'educazione, Principato, Milano, II edizione1987; ma prima ancora ho fatto ricorso al  I vol. della Storia della filosofia occidentale di Bertrand Russel,  edita da Longanesi, Milano, 1968, cfr. in particolare pp.142-155, soprattutto per quanto concerne l'educazione a Sparta, di cui leggevo a scuola alcuni passi con un certo divertimento e interesse delle classi. Si vedano anche su Wikipedia le voci "Omosessualità nell'antica Grecia" e "Achille e Patroclo".
2. Ricordo ancora nitidamente le lezioni di Armando Bros (mio docente di greco presso il Liceo Classico "Stellini" di Udine, purtroppo prematuramente deceduto) e di Roberto Pagan (lì mio insegnante di italiano e latino).
3. Cfr. Marrou, op. cit., p. 54.
4. Cfr. Eva Cantarella, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Biblioteca Universale Rizzoli, Roma, 1988. Di diverso parere, H.I. Marrou, in op.cit., che al cap. III sostiene che "la pederastia sembri assente da Omero", ma afferma anche che sia "una delle sopravvivenze più nette e durevoli  del medioevo feudale" (p. 54).
5. Traduzione tratta da F. Della Corte, Antologia degli scrittori greci minori, Loescher, Torino, 1963, pp. 45 e 49.
6. Cfr. Marrou, op. cit., cap. II, pp. 39-52. Utile è Russel, op. cit, cap. II: "L'influenza di Sparta", pp. 142-15. Fonti classiche a cui essi attingono sono Tirteo, Platone, Senofonte, Plutarco.
7. Cfr. Marrou, op. cit., pag. 46.
8. Ho usato il Simposio curato da Roberto Luca per La Nuova Italia, Firenze, 1982, §§ 178-222.
9. Cfr. estensione online del corso A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli, Bologna, 2010. È facilmente reperibile in internet.
10. Cfr. versi 119-148.
11. Cfr. R. Bultmann, Il cristianesimo primitivo nel quadro della religioni antiche,  Garzanti, Milano, 1964, pp 154-155.
12. H. Jonas, Lo gnosticismo,  SEI, Torino, 1973, p. 66 e pp.286-287.
13. cfr. I Cor., capp. da IV a VIII.

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.