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di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

05/11/2014

Come si valutavano bimbe e bimbi nella Scuola materna

Una ricerca storico-pedagogica

 

Tempo fa ho avuto occasione di effettuare una ricerca storico-pedagogica su un Giardino d’Infanzia (dal 1940 definito  Scuola Materna in base alla Riforma Bottai) [1]. Nella circostanza ho avuto modo di consultare un’ampia documentazione circa la valutazione dei piccoli alunni (3-5 anni). Credo che sia di un certo interesse effettuare un confronto fra come si valutava allora e come lo si fa oggi, nella consapevolezza che - allora come oggi, al netto dei condizionamenti storico-culturali  e del contesto socio-ambientale- un giudizio intuitivo pur talvolta azzeccato, risulta sovente pregiudizievole, varcando di molto quella che per noi è la soglia della privacy. Infatti spesso vengono espressi giudizi che non solo risentono di pesanti stereotipi, ma che pronunciano anche sentenze pesanti nei confronti di bambini e famiglie.  

 …durante la guerra      
                                                                                                 

Il più vecchio dei Registri annuali che ho potuto visionare è quello del 1943-44 e riguarda bambine e bambini nati nel 1939. In corrispondenza dell’indicatore:  “Caratteristiche del sentimento”, l’insegnante esprimeva giudizi piuttosto accurati, spesso con connotazioni di tipo etico.

Diverse erano le espressioni standardizzate, del tipo (i corsivi sono di mia cura): “nascostamente biricchino”, “piuttosto chiacchierona nascostamente”: il “nascostamente” va ricondotto all’impostazione della scuola, che voleva i bambini a lungo fermi, attenti e silenziosi, per cui essi erano inevitabilmente indotti a comunicare, esprimersi e sfogarsi sotto banco.
Determinati comportamenti di bimbe e bimbi  venivano ricondotti a problemi fisici o psicofisici: “la sua irrequietezza è dovuta dal fisico gracile”; “incapace a stare quieta perché molto nervosa, la sua nervosità la rende incapace a portare a termine qualunque lavoro manuale”; dopo un’infezione intestinale "aveva fatto un notevole cambiamento, ma ora rimettendosi fisicamente sta diventando nuovamente irrequieto.

Si faceva talora riferimento all’educazione familiare, in positivo o in negativo: “si mantiene ordinato perché tenuto dalla madre: se dipendesse da lui sarebbe in misere condizioni molto spesso”; “era un po’ capricciosa, ma la severità della madre valse molto a correggerla”; “ordinato, poiché la nonna si occupa del bambino”; “poco ordinato; ciò dipende molto dalla madre, pur avendola ammonita varie volte”.

Comportamenti disfunzionali venivano ricondotti a difetti dell’indole: “molesta i compagni senza tregua, quasi provasse piacere a farli soffrire”; “bimbo molto nervoso sente istintivo il bisogno di molestare i compagni; non lo fa per cattiveria, perché ho notato in lui molto buon cuore”; “animo poco buono, molesta i compagni senza pietà”. 
A volte si riportavano osservazioni un po’ lombrosiane sui tratti del viso quali sintomi di caratteristiche psicologiche: “gli occhietti  tanto espressivi rivelano molta intelligenza e animo buono e sensibile”; “d’intelligenza mediocre, privo d’espressione e d’entusiasmo”; “le sopracciglia spesso aggrottate rivelano ormai il futuro ometto”.
Talora si segnalavano aspetti considerati propri della femminilità o della mascolinità. Nel caso delle bambine si rilevava: “la frequenza alla scuola materna ha influito molto sul carattere di questa piccola, è divenuta più buona e graziosa”;“è di una bontà innata e di grazia femminile speciale”; invece i caratteri maschili erano definiti in base a una certa aggressività: “si vendica con prepotenza”; “indole piuttosto bizzarra, un po’ prepotente”; “sempre in lotta con i compagni”.

Poiché  si registravano le eventuali variazioni alla fine dell’anno rispetto al periodo iniziale, si annotava spesso il miglioramento, o, più frequentemente, il peggioramento  rispetto a dei tratti comportamentali e,  nel secondo periodo, si annotava  che X è “divenuto/a irrequieto/a e biricchino/a”, o che Y “non ha fatto alcun progresso nel campo della bontà”: è intuibile che i bambini, inizialmente timorosi, a fine anno fossero stanchi della disciplina e bisognosi di sfogo e inoltre avessero imparato i trucchi per scaricare le loro tensioni, magari “nascostamente”, quando pensavano di non essere colti in fallo. Non mancava qualche caso di miglioramenti attribuiti all’intervento educativo, come questo: “sono riuscita a vincere la sua timidezza ed a renderla più espansiva, avvicinandola affettuosamente; ora è diventata piuttosto chiacchierona nascostamente ”. In un altro caso, un “bimbo che si distingue da tutti i suoi compagni per la capacità di mentire e per la sua scaltrezza”, che “tace le sue mancanze e biricchinate, lasciando incolpare gli altri”, “ha fatto un  lieve progresso; le marachelle non sono più tanto frequenti”.

È possibile anche registrare una qualche correlazione tra la professione del padre e alcuni tratti della valutazione scolastica: il figlio di impiegati era invariabilmente  “molto ordinato”, o  “molto ordinato nella sua personcina”. Al  figlio di un operaio capitava talvolta di essere definito “bimbo disordinato”, magari con la successiva annotazione:  “non si cura affatto di mantenersi pulito”.

 

11 Febbraio 1929

E la bandiera e gialla e bianca
è la bandiera della Fede
e il Papa ne è l'erede
della Cristianità

E la bandiera dei tre colori
è sempre stata la più bella
e noi vogliamo sempre quella
noi vogliamo la libertà.

E la bandiera dei tre colori
stringe a sé la gialla e bianca
or l'Italia lieta canta
pace e amor vogliamo aver

 

… nel dopoguerra

Per questo periodo la documentazione circa la valutazione dei bambini è ricca negli anni scolastici dal 1949/50 al 1961/62. I giudizi erano piuttosto articolati in corrispondenza dell’indicatore “Fatti particolari dell’alunno”.

Aumentò sensibilmente in questo periodo – si va verso il miracolo economico, la diffusione del lavoro femminile e il baby-boom - il numero di valutazioni che esprimevano una critica esplicita nei confronti delle famiglie: “spesso ostinata perché troppo lodata e accontentata dai genitori”;  “la mamma spesse volte loda e parla in presenza sua – ciò che fa rendere la bimba superba altezzosa e restia alla correzione”; “bimbo lasciato troppo per le strade e trascurato”; “bimbo cappriccioso e testardo perché viziato specialmente dalla nonna”; “è sorella unica tenuta dalla madre in gran conto accontentata anche perché fisicamente debole, conseguenze che rendono la piccola incapace di forza di volontà”; “gesta e atti monelli dovuti in casa alla compagnia di altri bambini non educati”; “le piace le monellerie, lo scherzo e in questo ha molto del babbo e relativi parenti”; “le troppe affettuosità famigliari la hanno resa quasi prepotente”; “frequenza non regolare per mancanza di fermezza in casa” - però si aggiunge l’apprezzamento: “la mamma segue i consigli della scuola ed è grata dell’educazione della sua bimba”; “finché la mamma poteva dedicarsi soltanto per i suoi bimbi prometteva molto bene: ora invece, dacché la mamma oltre la casa deve attendere anche ad un bar -  il bimbo è diventato indisciplinato e frequenta poco la scuola: la mamma stessa un giorno si lamentava dicendo:  È ben vero che le mamme non dovrebbero avere altra occupazione che quella di educare bene i propri figli”; “portava i capelli contro il regolamento scolastico annodati alla nuca – Pur di non cambiare pettinatura il padre preferiva tenerla a casa. Un errore, dato che la bambina bisognava di una disciplina e educazione adeguata che forse solo ricevendola dalla scuola poteva modificare il carattere”; “monello educato male da zie e parenti”; “abituato sempre solo in casa”; “viziato – e spesso assente per volontà errata della nonna”. Dovette cominciare un po’ alla volta a determinarsi una certa conflittualità tra scuola e famiglia, senza che ciò modificasse granché nei modi della gestione dell’istituto, a cui si attribuiva un ruolo di tipo correttivo.

Ritroviamo qui un altro aspetto educativo significativo, quello legato a un’idea di femminilità e mascolinità che differenziava e separava l’educazione dei maschi da quella della femmine,  prefigurando un diverso ruolo adulto. Alcuni esempi al femminile: “una buona donnina di casa, affettuosa con i piccoli; specialmente con i fratelli – servizievole e premurosa”; “mammina in erba – con che tenerezza conforta e accarezza i piccoli e chi piange”; “il giuoco preferito è cullare le bambole”; “ha istinto materno, affettuosa coi più piccoli”; “si presta per ogni servizio, verso i compagni piccoli dimostra un atteggiamento materno”. 

La femminilità può però declinarsi in senso negativo, secondo stereotipi radicati: “si rende poco graziosa, per il suo fare di superdonna”; “sa presentarsi in maniera graziosa e gentile, pur nascondendo nello sguardo dei due occhi birichini un lampo di malizia”; “è buona, ma di quella bontà che nasconde la malizia”;“molto pettegola”; “è un po’ superbiosetta, tutta mossette e complimenti”; “sembra una bambina buona e calma, ma sotto sotto è tremenda fa dei dispetti e se la si scopre ha una finezza nel raccontare bugie”; “è una bimba particolare è molto sveglia per la sua età ed ha una particolare maniera di prendere in giro tutti quanti – signorine comprese in una maniera molto fine”. 

Il ventilato pericolo che si verificassero occasionali contatti fisici tra maschi e femmine è talora chiaro, anche a causa della “malizia” delle bambine, sui cui comportamenti “pericolosi” andava esercitato un controllo, come in questi due casi: “dispettosa con i compagni di  giuocoIl suo comportamento piace poco e non fa pensare a giuochi innocenti”; “bimba molto vivace che però nasconde della malizia – il suo giuoco preferito è molestare i compagni per essere rincorsa da loro e con essi scherzare”. 

L’aggressività e l’iperattività erano invece considerati tratti largamente maschili. Per esempio: “Bimbo prepotente e egoista: Parla solo di pistole – assalti e guerre –“; “i suoi giuochi preferiti le corse e arrampicarsi su pali e alberi“.  
Ma talora i maschietti erano delineati pressoché perfetti, come in questo caso di “maschietto ideale”: “Buono, serio, obbediente, ordinato prende parte ad ogni attività ed ha molta ascendenza sui compagni li attira specialmente coi ragionamenti e racconti da persone autorevoli. Molto riflessivo”. Anche il giudizio seguente corrispondeva a un buon modello: “Il più buono e silenzioso della classe. Diligente e ordinato in ogni attività riesce bene nel disegno e lavori manuali. Prende parte volentieri ai giuochi dei compagni, ritirandosi se troppo rumorosi. Con emulazioni  e incoraggiamenti in questi ultimi mesi ha alquanto migliorato facendosi più disinvolto”. Tra le femminucce ci sono anche bimbe “perfettine”: “È molto intelligente attiva e giudiziosa. È buona e brava, una ragazza che in una classe viene considerata la prima di tutte”; “è una ragazza molto quieta e silenziosa quasi non ci si  accorge di averla”; “capace di esprimersi e ragionare con fare serio e assennato”. 

Poco premiata appare la divergenza. Di un bimbo che “ha la mente zeppa di nozioni“ e “ tanta fantasia” non si apprezzava “ il modo di esprimersi” “sempre sovraccarico”; di altri si diceva: “ha una fantasia eccessiva – parola e risposta sempre pronta, si intromette in ogni discorso”, poi diventava “molto svogliato e con la mente sempre assente”; “la sua fantasia è in continuo lavoro – ha bisogno di continui richiami per attirare la sua attenzione”. Era  al contrario lodata ed auspicata l’obbedienza. 

Alcune espressioni  erano lapidarie e senza appello: “manca del tutto lo spirito religioso”; “al primo momento si direbbe sordo”; “non capisce niente”; “sembra un bambino abulico, ha un carattere non giudicabile”; “è un bimbo anormale”; “è un bimbo stranissimo, è un ragazzo molto strano”; “mi sembra un po’ duro come carattere e poco sensibile”; “è indescrivibile”.

Altre valutazioni sottolineavano l’infantilismo (a 4 anni!), o la maturità, evidenziando modalità e ideali educativi da adulti: “un vero bambinone”; “ancora molto infantile, più disposto al gioco che alle piccole lezioncine”; “è buono, ma molto bimbo ancora”; “è tremendino nel fare dispetti e sul banco non sta mai fermo”; “ha già un caratterino da uomo nel suo piccolo”; “ha il carattere di un piccolo uomo”. 

È rilevante sul piano pedagogico che si favorisse l’emulazione e si creassero situazioni emendative che comportavano un intervento diretto dell’educatrice: “ha bisogno di continua emulazione”; “sente molto le correzioni ed è facile al pianto al più piccolo contrasto”; “cede prendendolo con le buone e qualche adulazione”. 

 

Note

1. Paolo Citran, “Il Giardino d’infanzia di Tolmezzo. Una ricostruzione pedagogica” in Direzione Didattica di Tolmezzo (a cura di), Quello sfarfallio di grembiulini bianchi, rossi e azzurri. Storia del Giardino d’Infanzia di Tolmezzo, 1912-1973, Arti grafiche Fulvio, Udine, 2012, pp.159-212. La documentazione di mio riferimento appartiene all’Archivio Storico del Comune di Tolmezzo. I documenti didattici riprodotti sono tratti dalla documentazione originale dell’Istituzione scolastica sopra  citata.

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.