Home - filosofia, educazione, società - La verità ci fa male?

di Paolo Citranfilosofia, educazione, società

29/09/2014

La verità ci fa male?

Considerazioni estravaganti fra filosofia e didattica, nella prospettiva di un’educazione alla pace, alla complessità, alla convivenza interculturale

Verità versus piccole cose e modesti fatti veri
Ho letto casualmente un aforisma, vagamente neoplatonico-agostiniano, che suonava all’incirca così: “A chi la cerca, la Verità appare”.
Io non possiedo la Verità. Né la Verità possiede me. Né mi appare.
Utilizzo volentieri la distinzione agostiniana tra Veritas e verum. Non conosco la Verità (Veritas) in senso assoluto, la fonte di ogni dato di fatto vero, ma conosco fenomeni (=ciò che appare) veri (vera). Per chi vuole ricercare la Verità fino in fondo, la Verità assoluta, il risultato è la non-Verità.

Il mondo è difficile
È inevitabile, per chi vuole andare al fondo delle cose, ragionare oggi in termini di relatività, problematicità, complessità, incertezza, debolezza, liquidità, dubbio, spaesamento, possibilità, azzardo, mera probabilità, convenzionalità, storicità, soggettività, pragmatismo, prospetticità, pluralità dei punti di vista possibili, variabilità fra diverse culture e necessità di scelte personali non garantite. Si tratta di molti nomi con cui si esprimono molte idee che condividono una medesima aria di famiglia, la quale rimanda a concetti affini, ma non identici.

Applicazioni di questo discorso alla didattica  
Che cosa ne può derivare sul piano didattico-educativo? La valorizzazione della trasversalità di un approccio che sia radicato nel pensiero critico, nella creatività, nella divergenza, nel pensiero produttivo. Le difficoltà del mondo si acutizzano se nelle classi scolastiche si ha una presenza molteplice di soggetti di diverse lingue, culture, etnie.

A. La lingua
Se insegno la grammatica, dovrò giocarmi in termini sia di regole – e quindi di convenzioni – che di storicità, nel senso che occorre, appresa la convenzione, saperne le convenzionalità e la sua modificabilità nello spazio e nel tempo. Nel Nord-Italia si usa il termine “papà”, ma se andiamo in Toscana sentiremo sempre dire “babbo”: è un semplice esempio di diversità della  lingua rispetto allo spazio/tempo.
Almeno un tempo, s’insegnava che il complemento di termine di essi o esse è loro, posto dopo il verbo (es.: io dirò loro), ma sarà da comprendere che nell’uso comune lo sviluppo del linguaggio ci porta a dire oggi gli prima del verbo (io gli dirò): è un esempio di diversità della lingua rispetto al tempo/spazio.
Vale qui la pena accennare all’analisi logica, riflettendo sull’arbitrarietà delle sue classificazioni e definizioni, peraltro efficaci, ma a volte inesorabilmente ambivalenti: non sempre è semplice, per esempio, nell’analisi del periodo, distinguere tra un periodo ipotetico della possibilità e uno dell’irrealtà!
Un altro tema: in tempi di globalizzazione è possibile e auspicabile non meticciare l’italiano? Mi sembra di no. Certo, si può parlare di revisione della spesa anziché di spending review, ma in altri casi le traduzioni italiane potrebbero essere ridicole: come potrebbe tradursi Commonwealth?  Trovo in Wikipedia che significherebbe benessere comune. Ma che c’entra con l’ex-impero britannico? L’inglese è ormai di fatto il vero esperanto. In italiano s’impiegano molti barbarismi francesi, derivanti dal fatto che il francese è stato per eccellenza lingua internazionale: chi mai oggi direbbe semicupio invece di bidè (dal francese bidet)?
Dunque, facciamo imparare l’inglese e altre lingue seriamente alle generazioni giovani, senza scandalizzarci di un moderato imbarbarimento o meticciamento dell’italiano. Okay?

B. Le scienze dell’uomo
Il discorso può essere ovviamente allargato a tutte le discipline. Storia, geografia antropica, arte, filosofia, conoscenza delle religioni, scienze sociali/umane sono campi in cui questo discorso può valere al cubo.
Si tratta di strumenti disciplinari e conoscitivi fondamentali per mettere a fuoco la varietà, la molteplicità e la diversità della vita e delle sue manifestazioni nello spazio, nel tempo e nelle culture, non per proporre elenchi di città o di re, figurine stantie e incartapecorite di antichi personaggi, narrazioni mitiche ridotte a storielle, o magari articoli della Costituzione memorizzati e non capiti, né colti nella loro formazione, nella loro funzione, nella loro evoluzione.
Complementare alla dimensione storica, credo sia la dimensione sincronica, che caratterizza lo studio comparativo delle culture e delle produzioni culturali, per es. in sociologia, in antropologia, in psicopatologia, in religionistica, nel diritto, nelle strutture, nelle forme del mondo-della-vita (Lebenswelt)…
La complementarietà tra dimensione diacronica e dimensione sincronica è stata teorizzata e applicata in maniera molto interessante al folklore, per esempio nello studio del sabba, della stregoneria e delle loro origini, in base alla ricerca sui processi dell’Inquisizione, da Carlo Ginzburg, che ha ricondotto in qualche modo ad unum  e struttura e storia.
Particolarmente in situazioni in cui vi sia una presenza di persone immigrate o figlie di immigrati, ma non solo in esse, sarà poi opportuno tenere presente che noi apparteniamo a un’Italia e a un’Europa dal profilo storico-culturale post-coloniale - nel senso che un tempo abbiamo colonizzato popoli altri- , che un approccio mentale neutro è tutt’altro che ovvio e scontato e che il passato e il presente sono condizionati per noi e per gli altri da una visione etnocentrica.

C. Scienze matematiche e scienze della natura
A proposito di matematica, come non parlare di convenzioni? Partendo dalla percezione, con lo sviluppo del pensiero ipotetico-deduttivo potrà essere lentamente possibile maturare l’idea che si possono postulare presupposti anche contro-intuitivi, come nel caso delle geometrie non euclidee.
Un discorso critico molto interessante può essere poi sviluppato in riferimento alla probabilità (logica e/o statistica). La probabilità, in matematica, in fisica, in statistica (utilizzata nelle scienze naturali, ma anche in quelle sociali), non è forse un caposaldo del sapere contemporaneo? La probabilità massimizza la problematicità del mondo nei principi della termodinamica (teoria cinetica dei gas) e nel principio d’indeterminazione di Heisenberg (comportamento imprevedibile delle particelle elementari)...
Le scienze naturali, come c’insegna tra gli altri Thomas Kuhn, non si sviluppano nel tempo e non rispondono a paradigmi e programmi di ricerca diversi?
E poi c’è l’entropia; e il volo della farfalla che si ripercuote in maniera complessa su ogni parte dell’universo intero…
In biologia/genetica la complessità emerge a partire dai famigerati piselli di Mendel per arrivare alla causalità e alla casualità nei processi dell’evoluzione.
La ricostruzione indiziaria funziona poi probabilisticamente attraverso l’esame dei reperti fossili in geologia e dei cosiddetti fossili viventi in biologia evolutiva.

D. Tecnologie
Cosa c’è di più variabile delle tecnologie? Siamo nel regno delle possibilità dell’uomo, dell’uso del suo cervello e delle sue mani, protesi tecnologiche incluse, in direzione forse della realizzazione di un mondo post-umano (o post-umanistico?), vuoi in positivo, vuoi in negativo.

Educare alla felicità?
Certo, si potrebbe ragionare chiedendosi se sia utile o no che la gente pensi – e quindi dubiti – e se faccia bene o male dubitare.
Si può anche ipotizzare che si vivrebbe meglio senza troppo dubitare. Ed essere più felici (Rousseau riteneva che la felicità appartenesse all’innocenza del buon selvaggio).
O ne trarrebbe vantaggio chi detiene il potere? Ma come non relativizzare in un mondo globalizzato?

E la pace?
Come non pensare all’intolleranza – delle religioni, delle etiche, delle culture, delle etnie – quale fonte di gran parte dei mali dell’umanità? Non che in sé religioni, etiche, ecc. siano intolleranti. Ma le religioni – particolarmente le monoteistiche – tendono a esserlo, specie se legate al potere, in un mondo un cui ci si combatte ancora in nome dello stesso Dio, magari chiamato con un nome diverso e rappresentato con qualche attributo o manifestazione diversi dal nostro, o diversamente interpretato o diversamente dogmatizzato, com’è stato anche all’interno di un Occidente intollerante, che ha messo in piedi roghi per i diversi (come eretici e streghe) e crociate  contro devianti e infedeli, obbligando le comunità a una conformità per noi inaccettabile. Crociate di vario tipo hanno visto e vedono ancor oggi opporsi cristiani e islamici, cattolici e protestanti, sunniti e sciiti, in una jihad intesa integralisticamente in un delirio di dominio e di potenza.
L’Occidente ha ucciso e depredato per motivi economici producendo il colonialismo, che ha fatto scempio di aborigeni di ogni sorta (amerindi, australiani, africani …); l’homo sapiens ha commesso genocidi verso ebrei, zingari, palestinesi, bosniaci, kosovari, yazidi…
La riflessione su questo a scuola può rappresentare una lezione utile affinché ciò non si ripeta?

Elogio della mitezza
Quel che mi sembra conclusivo di questo discorso è un elogio della mitezza, che forse non c’indurrà all’azione mossi da un impetuoso ardore, ma ci farà rispettare l’altro e il diverso da noi. E qualche volta anche accoglierlo.

 

Immagini

René Magritte, La verità negata

Di che cosa parliamo

Sulle orme della gloriosa rubrica a firma Piccì , "Controcorrente... dai confini" - tenuta per molti anni su insegnare "cartaceo" - tratterò gli argomenti di mia competenza e i temi più vari, che mi sembreranno di un qualche interesse per i nostri lettori, riassumibili sotto la formula sintetica “Filosofia, educazione, società”. Guarderò al presente e all’attuale, ma dal punto di vista soprattutto dell’inattuale, cioè a mio parere di ciò che è maggiormente attuale per chi non si adegui al dettato del pensiero unico e del politicamente corretto.

L'autore

Mi sono laureato in filosofia nel 1972, discutendo una tesi su demitizzazione e mito. Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione, ho lavorato nella formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, anche come Presidente del Cidi della Carnia e del Gemonese . Mi interessano la filosofia, la pedagogia, la storia,  l’antropologia, la psicologia, le scienze sociali, le religioni, la politica scolastica. Ho approfondito i temi dell’educazione alla pace, dell’epistemologia, della didattica, della cultura materiale; dell’infanzia e dell’adolescenza; del senso del tempo e dei diritti dell’uomo…  Devo decidere che cosa farò da grande.