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di Pino Assandrifiori di loto

27/08/2017

Club di lettura e Lettori ambulanti


Si parla molto, da qualche tempo di Club o Gruppi di Lettura, come una forma praticabile di lettura condivisa, di declinazione attuale del “piacere di leggere” che riguarda i lettori di tutte le età.

Con una espressione anglosassone (che appare come al solito inevitabile!), siamo nell’ambito di quello che viene chiamato social reading. Un fenomeno, relativamente nuovo in Italia, che esprime  - anche nell’atto del leggere a lungo ritenuto una prativa essenzialmente individuale - il bisogno di sentirsi parte di una comunità. Grazie al web, si stanno diffondendo piattaforme di lettura condivisa che aprono a nuove forme di dialogo tra autori, testi e lettori. Il social reading è una specie di potenziamento dell’esperienza dei gruppi di lettura, proprio attraverso le opportunità offerte della rete.

Il successo dei gruppi di lettura
I club o gruppi o circoli di lettura sono una realtà diffusa da tempo nei paesi anglosassoni e del nord Europa. Sono nati negli anni ’90, in contesti e situazioni molto diverse. E anche con target assai differenti: dai gruppi nati soprattutto nelle biblioteche pubbliche e nelle scuole rivolti a bambini e ragazzi a quelli per adulti.  



Si tratta di gruppi di persone (ragazzi o adulti) che si ritrovano per condividere i libri letti, scambiarsi idee, impressioni, rimandi, suggestioni. Si incontrano periodicamente (o si danno appuntamento sul web) per commentare, rivivere, discutere sul libro letto durante il mese precedente (una pratica piuttosto diffusa), per scegliere nuovi libri e anche per condividere in presenza momenti di lettura ad alta voce.
I gruppi vengono ospitati nelle biblioteche di molte città ma anche in alcune librerie, nei caffè, nei luoghi di lavoro, negli ospedali o in case private. Nei gruppi di lettura i libri non sono più considerati come oggetti chiusi, ma tendono a essere visti come punti di partenza, come oggetti aperti che non finiscono, ma anzi iniziano dall’ultima pagina.

Secondo alcune recenti rilevazioni, i Gruppi di Lettura in Italia sono oggi circa un migliaio. Solo dieci anni fa erano una cinquantina. La crescita è stata dunque molto rapida. E i social contribuiscono sicuramente a far emergere questa passione e a diffonderla.

Ai gruppi di lettura è stata dedicata la sessione annuale del XII Forum del Libro, tenutasi a Mantova nel novembre 2016 [1].  Mantova  - sede del Festivaletteratura  - è un terreno particolarmente fertile. Sul territorio mantovano si contano una settantina di gruppi di lettura.   Principio ispiratore dei gruppi di lettura è la libertà, libertà di scegliere i libri e decidere i modi e i tempi per leggerli. Fondamentale è poi il ruolo di chi anima, guida o conduce il gruppo (i termini indicano sfumature diverse, entrando in gioco elementi soggettivi e stili di lavoro). Molti gruppi nascono su spinta delle biblioteche. Ma non solo.  

Il "lettore ambulante"
Proprio a Mantova opera da anni Simonetta Bitasi, che di professione fa il “lettore ambulante”.  Laureata in Lettere Moderne a Bologna, dopo aver lavorato in una libreria, ha capito che la cosa che le piaceva di più fare era leggere e parlare di libri. Un po’ alla volta la passione è diventata un lavoro (senza far venire meno la passione!).  Che cosa fa dunque un “lettore ambulante”? 
Concretamente, aiuta librerie, comuni, circoli culturali a organizzare gruppi di lettura, sceglie e acquista volumi per le biblioteche, promuove iniziative di diffusione della lettura. Simonetta è molto attiva e mobile e il suo sito - www.lettoreambulante.it - documenta un’intensa attività.

Note

1. Giovanni Solimine, Leggere insieme, in "Il Pepeverde", n.73/2017

 

Per saperne di più


Sui temi del piacere di leggere, si vedano, su questa rivista, gli articoli di Maria Riccarda Bignamini Siamo quello che leggiamo (ottobre 2013) e Per un “ecosistema” della lettura: educare alla lettura tra scuola ed extrascuola (maggio 2017).

Sul tema del “social reading”, si veda l’agile volumetto di Nicola Cavalli, Come promuovere la lettura attraverso il social reading, Editrice Bibliografica, Milano 2014.

Sui “gruppi di lettura”, sempre nella collana supertascabile “Library Toolbox”, Bianca Verri, Come creare un gruppo di lettura in biblioteca, Editrice Bibliografica, Milano 2015.

 


A colloquio con Simonetta Bitasi, lettore ambulante

Partiamo dai gruppi di lettura. Qual è la ragion d’essere di un gruppo di lettura?  
Soprattutto quella di dare ai lettori una vera possibilità di scelta. Le biblioteche hanno avuto e continuano ad avere un ruolo di primo piano. Un libro in biblioteca lo si trova anche se è uscito di catalogo. Io seguo a distanza i bibliotecari che li gestiscono, ma aiuto anche i gruppi nati nelle librerie o in altri luoghi di incontro, nei bar, nei centri sportivi, negli ospedali.

Da dove nasce l’interesse a partecipare a un gruppo di lettura?
Non è facile da spiegare, ma si instaura un clima speciale tra le persone che si ritrovano a discutere di un libro, persone assai diverse per età, sesso (le donne sono in maggioranza ma ci sono anche gruppi con molti uomini), storie di vita. Sono sempre più convinta che partecipare a un gruppo di lettura sia un modo per amplificare e prolungare il piacere di leggere.  

È questo il modo di vivere il piacere di leggere oggi?
Non solo, la lettura resta certamente un’attività individuale. Ma è sempre più forte  - a mio parere - il desiderio di condivisione.  Il piacere solitario della lettura assume una dimensione, una cittadinanza sociale, diventa anche un piacere di trasmettere e comunicare. Ho seguito personalmente sinora un centinaio di gruppi. L’esperienza mi dimostra che è così. 

I gruppi di lettura formano lettori?
Leggere non è necessario, né obbligatorio. Sono convinta però che tutti noi nasciamo, potenzialmente, lettori. Non è detto che lo diventeremo. Molto dipende dalla possibilità di incontrare i libri giusti. È quello che cerco di fare: facilitare l’incontro tra i libri e i loro lettori, che forse li stanno proprio cercando. Il gruppo di lettura è un po’ come una palestra per esercitarsi. La lettura degli altri aggiunge qualcosa alla mia. Se sono già un buon lettore, il dialogo e il confronto mi aiutano a scegliere. Se sono un lettore principiante, il gruppo mi accoglie e può darmi sostegno e incoraggiamento. E grazie al gruppo possiamo scoprire libri che da soli probabilmente non avremmo mai incontrato. 

Parliamo anche di temi che interessano i nostri lettori: come si diventa lettori? Per esempio, lei come è diventata lettrice?
Sono sempre stata una lettrice. Fin da bambina avevo una grande capacità e velocità di lettura. Ho acquistato maggiore consapevolezza del ruolo del lettore all’università, studiando estetica della ricezione con il professor Ezio Raimondi. Poi grazie al lavoro in libreria, ho scoperto che non solo mi piaceva leggere ma che parlare con gli altri lettori aggiungeva qualcosa alla mia lettura.

Un talento naturale?
Forse sì, mi sono resa conto di avere una sorta di orecchio per i libri, di riuscire a individuare quando un libro suona bene. E’ insieme una sorta di istinto unito ai tanti libri letti e sedimentati. Ho una memoria solo per i libri che non dimentico. Molte altre cose invece sì...

Quali sono state le esperienze formative più importanti?  
Direi soprattutto gli incontri con le persone: i lettori delle librerie e delle biblioteche, i bambini a cui leggo ad alta voce, gli adolescenti incontrati nelle scuole. Poi ho avuto la fortuna, temo ora più rara, di avere dei grandi maestri: Ezio Raimondi, Giuseppe Pontiggia, Pietro Cheli, Gabriele Romagnoli, solo per citarne alcuni, hanno contribuito a definire quello che faccio e che sono. Ho avuto la fortuna di frequentare l’università di Bologna in anni magici con insegnanti come Carlo Ginzburg, Anna Ottani Cavina e molti altri. 

E le maggiori difficoltà incontrate?
Fatico un po’ a rispondere perché non sono tanto difficoltà mie, ma che appartengono in generale al mondo delle biblioteche e della lettura. Perché in Italia c’è poca consapevolezza del valore e delle potenzialità del leggere e soprattutto molta incompetenza. Soprattutto ai livelli alti. Ma sarebbe un discorso molto lungo. 

Che cosa significa oggi “il piacere di leggere”? E cosa può fare la scuola per coltivarlo?
Potremmo parlarne per ore, ma basta leggere Siamo quello che leggiamo [*] di Aidan Chambers per trovare la dimensione giusta. Che cosa può fare la scuola? La cosa più importante è creare il cerchio della lettura con un’ampia scelta di libri, un luogo dove trovarli, ospitale e accessibile e l’occasione per parlarne. E io aggiungo sempre e a qualsiasi età leggere ad alta voce ai bambini e ai ragazzi. Ma anche agli adulti e agli anziani.


Torniamo alla scuola. Dal suo punto di osservazione, ti sembra che la scuola (che ha al suo interno realtà diversissime) contribuisca alla formazione dei lettori? È cambiato qualcosa negli ultimi anni? 
Sulla scuola sono molto cambiata io, nel senso che sino a pochi anni fa la demonizzavo e mi rifiutavo di lavorare con le scuole. Gli insegnanti dovevano comunque portare i ragazzi in una biblioteca di pubblica lettura.  Mi sembrava che la cosa migliore fosse mettere un muro invalicabile tra la lettura come piacere e la scuola. Poi grazie all’incontro con insegnanti lettori e con un atteggiamento più sereno e anche grazie a quello che mi raccontavano i ragazzi, ho cercato di essere non solo distruttiva ma anche costruttiva. Criticare quindi le imposizioni e le schede libro, ma proporre anche delle alternative. E devo dire che questo atteggiamento ha portato a risposte spesso inaspettate da parte degli insegnanti e a risultati di soddisfazione per tutti, ma soprattutto per i ragazzi. I ragazzi, in fondo, non sono cambiati per niente, e rimangono sempre i lettori più coinvolti e capaci di farsi affascinare dalla lettura. Del resto la scuola rimane l’interlocutore privilegiato perché la mia materia prima, i giovani lettori e anche i non lettori, li trovo lì.

Tre o quattro cose da fare a favore della lettura...
1) Sostenere in maniera capillare le biblioteche di pubblica lettura con fondi adeguati e personale professionale.
2) Smettere di fare campagne di “promozione della lettura” stereotipate per convincere a leggere i non lettori, ma sostenere e valorizzare i lettori forti.
3) Valorizzare le professionalità intorno al mondo del libro con percorsi formativi e retribuzioni adeguate. Penso in particolare ai bibliotecari ma anche a chi lavora nelle case editrici.
4) Approvare finalmente una legge sul libro che ricalchi il modello francese in modo da preservare le librerie piccole o indipendenti e non favorire solo i grandi gruppi editoriali.

 

* Aidan Chambers, Il lettore infinito, Equilibri, Modena 2014; 

 

 

Di che cosa parliamo

Il loto fa un bellissimo fiore che nasce nel fango, proprio dove uno non se l’aspetta. Anche nella scuola, spesso nei luoghi più impensati, crescono semi buoni che hanno bisogno di essere innaffiati. Nella rubrica si andrà alla scoperta di esperienze educative e didattiche -  non solo all'interno delle scuole -  che vale la pena di conoscere, nate dall’inventiva di  insegnanti, educatori , operatori culturali, animatori.
In primo piano, il mondo delle storie, da leggere e da scrivere, ma anche i laboratori che nascono dalla contaminazione dei linguaggi e delle esperienze. Lo scopo è di mettere in circolo idee, proposte, riflessioni e interrogativi. Per trovare conforto e incoraggiamento nel cammino.

 

L'autore

Ha lavorato a lungo come insegnante e dirigente scolastico, in Italia e all’estero, coordinando attività interculturali e progetti sulla lettura come esperienza cognitiva ed emotiva. Studioso di letteratura ragazzi, ha collaborato con la Jugendbibliothek di Monaco. Scrive per le riviste il Pepeverde (letteratura ragazzi) e Conflitti. È autore di vari testi sulla lettura e la scrittura pubblicati dall’editore Zanichelli.

 

Pino Assandri collabora stabilmente a Il pepeverde. Rivista di letture e letterature per ragazzi