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di Pino Assandrifiori di loto

07/11/2013

Parole per tutti, nessuno escluso

Cresce a Milano la Grande Fabbrica delle parole

Far diventare la scrittura creativa una pratica gioiosa e alla portata di tutti, a partire proprio da chi ha difficoltà ad “abitare la lingua” è un’utopia concreta, divenuta possibile in molti luoghi, come in una catena virtuosa e sorprendente.

A cominciare è stato lo scrittore americano Dave Eggers, che nel 2002 ha aperto a San Francisco “826 Valencia”, un tutoring center che offre ai bambini, soprattutto neri e ispanici, un aiuto scolastico e l’occasione di cimentarsi nell’invenzione di storie, valorizzando la loro creatività. Figlio e fratello di insegnanti, Eggers ha ideato un format efficace e contagioso che ha ispirato altri laboratori di scrittura, affiliati alla rete Once Upon a School. L’idea è quella di attivare una partnership trasformativa con le scuole, avvalendosi dell’apporto di una fitta rete di volontari. Il progetto ha varcato le sponde dell’oceano, approdando a Dublino, dove Roddy Doyle, folgorato dall’intuizione del suo amico, ha fondato nel 2007 “Fighting Words”, dopo aver fatto per anni l’insegnante.

Sono tutti progetti in cui si scommette sulla potenza delle storie, dando la parola ai bambini e facendoli appropriare della scrittura che diviene così un formidabile fattore di crescita culturale e di integrazione sociale. Insomma, sembra proprio che l’idea funzioni e la diffusione in vari paesi di laboratori di scrittura creativa in quartieri poveri e con alto tasso di immigrazione lo dimostra: un riuscito mix di ingredienti collaudati, idee chiare e tanto entusiasmo. C’è chi ha parlato di “ong della scrittura”, presenti in vari paesi (Usa, Spagna, Irlanda, Regno Unito, Austria, Svezia), con un nucleo progettuale unitario, cucinato in salse diverse.

I giornali hanno dato rilievo soprattutto ai progetti patrocinati da scrittori famosi come Nick Hornby, che ha aperto a Londra nel retro di un negozio di accessori per mostri e supereroi il suo “Ministry of Stories” allo scopo di educare una nuova generazione di storytellers.

Nel 2009 (un anno prima del progetto londinese!) è nata a Milano “La Grande Fabbrica delle Parole”, che non ha proprio nulla da invidiare ai progetti d’oltralpe. Sorta per promuovere il diritto all’espressione dei bambini alla periferia nordest di Milano, al Parco Trotter, è un progetto culturale promosso dall’editore Terre di Mezzo, che pubblica l’omonimo street magazine e promuove progetti ed eventi culturali. Nei suoi intenti originari, un forte radicamento territoriale e la scelta di dare concretamente la parola ai bambini. Ne ha parlato anche Vinicio Ongini in “Il Ministero delle Storie è in via Padova”, descrivendo il contesto sociale e raccontando la storia della Scuola “Casa del Sole” e della rete di associazioni e progetti realizzati nel quartiere multiculturale attorno a via Padova.

 

Che cosa sia stato “La Grande Fabbrica delle Parole” nei suoi primi quattro anni di vita lo spiega con passione Francesca Frediani, la responsabile del progetto, che ha studiato scrittura creativa e che guida il laboratorio basato su un modulo ben sperimentato. Al centro, l’idea che le parole sono per tutti, nessuno escluso, anche di chi non padroneggia ancora bene l’italiano. “Sembrava un sogno riuscire a realizzare in Italia un esperimento simile, che unisse l’amore per la scrittura, la gratuità, il radicamento sul territorio e l’apertura multiculturale”.

Si tratta di prendere i bambini per mano, accompagnandoli a scoprire le storie e la bellezza della scrittura, avvalendosi di metodologie mirate agli apprendisti scrittori, anche a quelli di madrelingua non italiana. Si punta fortemente sulla motivazione, costruendo una storia insieme a loro e regalando l’emozione di vederla pubblicata. Punto di forza essenziale è la collaborazione volontaria di scrittori, operatori del mondo editoriale, giornalisti, insegnanti, studenti, appassionati di storie di varie età. Far incontrare un gruppo di scrittori curiosi e disponibili a mettersi in gioco con classi di bambini dai 7 agli 11 anni accende scintille inaspettate, crea una magia che permette di arrivare al cuore delle cose, attraverso “un grande circolo della gratuità”. Il libro “Ma tu quanti libri scrivi in una settimana?” (Terre di Mezzo, 2012) raccoglie le interviste a tredici scrittori (da Silvia Ballestra a Fabio Geda) realizzate dai bambini del laboratorio. Interviste fuori schema, con domande imprevedibili e sbarazzine, del tipo: Come nascono le storie, con la fantasia e un pizzico di sale? Qual è stato il tuo libro peggiore? Posso dartelo io un consiglio? Hai mai rovesciato il caffè sui fogli? Ma tu, ascolti le storie prima di scriverle?

Francesca spiega come funziona concretamente il laboratorio, che si articola per ogni classe in soli due-tre incontri. I bambini sono seduti su dei cuscini rossi e nel primo incontro scoprono che tutti hanno il diritto di esprimersi e storie da raccontare. Lì i bambini incontrano i libri, sentendoli come oggetti accattivanti e accessibili, non freddi e calati dall’alto. Per tre quarti d’ora si svolge un animato brainstorming. Le idee e le parole compaiono su uno schermo, come gli ingredienti di una torta da preparare insieme e vengono scelte per alzata di mano. Appartengono a personaggi e situazioni disparate e stravaganti, che portano con sé echi di cronaca e spaccati di realtà, animali parlanti, mostri dal volto umano e improbabili supereroi.
Poi ci si sposta ai tavoli per la scrittura individuale, a partire dal canovaccio concordato, e alla fine dell’incontro tutti portano a casa la propria storia trasformata in un libro, col nome e la foto del giovane autore. Una soddisfazione difficile da dimenticare che crea un circolo virtuoso. Nel secondo incontro, i bambini entrano in contatto con gli scrittori, che si raccontano, danno consigli e rispondono alle loro domande. Le metodologie del laboratorio prevedono momenti diversi, come la ricerca, per le vie del quartiere, di tracce e indizi di storie: la piuma di un uccello, l’insegna di un chiosco di kebab, un fiore spuntato tra l’asfalto, una bambolina perduta. Sono spunti e materiali da rielaborare in laboratorio dove operano in sinergia figure diverse: il moderatore, lo scrittore, l’illustratore.

Nasce un gioco collettivo che innaffia i semi buoni della lettura, incoraggia la stima di sé, produce coesione sociale attraverso la condivisione delle storie aperta al quartiere, applicando la scrittura creativa anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri.

Il laboratorio è rivolto ai bambini di età scolare ed è completamente gratuito. Funziona tre giorni la settimana e accetta le richieste provenienti dalle scuole, privilegiando quelle della zona 2 di Milano. Promuove anche eventi speciali, aperti anche alle famiglie. Si regge sull’impegno di molti tutor volontari, nomi noti e persone comuni, accomunati dalla passione per le storie. Alla fine di novembre riaprirà la Grande Fabbrica delle Parole e non mancheranno le novità. Un’esperienza per la quale fare il tifo. Un fiore di loto da preservare e far crescere.

Per appronfondire

Il sito del progetto: www.grandefabbricadelleparole.it.
Frediani F., a cura di, Ma tu quanti libri scrivi in una settimana? Quando i bambini intervistano gli scrittori, Terre di Mezzo, Milano, 2012.
Ginori A., “Le ong della scrittura”, la Repubblica, 13 agosto 2013.
Ongini V., Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale, Laterza Bari, 2011.

Di che cosa parliamo

Il loto fa un bellissimo fiore che nasce nel fango, proprio dove uno non se l’aspetta. Anche nella scuola, spesso nei luoghi più impensati, crescono semi buoni che hanno bisogno di essere innaffiati. Nella rubrica si andrà alla scoperta di esperienze educative e didattiche -  non solo all'interno delle scuole -  che vale la pena di conoscere, nate dall’inventiva di  insegnanti, educatori , operatori culturali, animatori.
In primo piano, il mondo delle storie, da leggere e da scrivere, ma anche i laboratori che nascono dalla contaminazione dei linguaggi e delle esperienze. Lo scopo è di mettere in circolo idee, proposte, riflessioni e interrogativi. Per trovare conforto e incoraggiamento nel cammino.

 

L'autore

Ha lavorato a lungo come insegnante e dirigente scolastico, in Italia e all’estero, coordinando attività interculturali e progetti sulla lettura come esperienza cognitiva ed emotiva. Studioso di letteratura ragazzi, ha collaborato con la Jugendbibliothek di Monaco. Scrive per le riviste il Pepeverde (letteratura ragazzi) e Conflitti. È autore di vari testi sulla lettura e la scrittura pubblicati dall’editore Zanichelli.

 

Pino Assandri collabora stabilmente a Il pepeverde. Rivista di letture e letterature per ragazzi