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di Marisa Cavallidall'Europa e oltre

25/01/2014

L'insegnamento delle lingue straniere a scuola in Italia

Inchiesta Euridyce 2012

L'inchiesta
Questo secondo post intende mettere a disposizione dei lettori alcune informazioni salienti di una inchiesta europea - Cifre chiave dell’insegnamento delle lingue a scuola in Europa - - svolta in collaborazione stretta tra Eurydice ed Eurostat in sinergia con la Commissione europea sull’insegnamento delle lingue straniere a scuola.
Giunta già alla terza edizione, l’indagine fornisce ben 61 indicatori suddivisi in cinque capitoli: Contesto, Organizzazione, Partecipazione, Insegnanti e Processi educativi e ricorre a dati statistici e a informazioni qualitative sui sistemi educativi europei provenienti da diverse fonti:

  • Eurydice (2010-2011) : dati provenienti da fonti ufficiali che riguardano l’istruzione primaria (livello ISCED1 1) e secondaria (ISCED 2 e 3 e solo per l’istruzione generale), e in alcuni casi anche l’educazione prescolare (ISCED 0); a differenza degli altri, questi dati coprono tutti i paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (SEE), della Croazia e della Turchia;

  • Eurostat (2009/2010) : dati statistici sui tassi di partecipazione all’apprendimento delle lingue straniere degli alunni dell’istruzione primaria e secondaria (ISCED 1, 2 e 3, istruzione generale2 ma anche istruzione preprofessionale e professionale) (NB: i dati Eurostat e Eurydice si riferiscono unicamente alle scuole pubbliche e private sovvenzionate);

  • Indagine Europea sulle Competenze Linguistiche (2011) : dati dei questionari contestuali dell’indagine a cui hanno preso parte 16 paesi dai quali l’Italia era però esclusa;

  • Indagine internazionale PISA dei paesi OCSE: Eurydice utilizza i dati del 2009, si preferisce qui ricorrere ai dati più attuali di PISA 2012.

Un indicatore è basato su dati provenienti dalle attività di formazione in servizio Comenius, che fa parte del Programma di apprendimento permanente (LLP).  Saranno estratti dall’indagine alcuni dei numerosi e interessanti dati relativi all’insegnamento delle lingue straniere in Italia paragonandoli a quelli europei o extraeuropei quando tale paragone ci parrà interessante.

Plurilinguismo interno
Iniziamo con alcuni dati di contesto che permettono di valutare la pluralità linguistica interna all’Italia

  • gli studenti quindicenni immigrati nella scuola italiana sono in una proporzione decisamente inferiore a quella della media OCSE: 7,5% contro 12% ; tuttavia tale percentuale è aumentata per l’Italia di 5 punti percentuali (OCSE : + 3 punti) tra le indagini PISA 2003 e 2012;

  • solo il 17% (contro il 34% della media OCSE) dei 35-43enni ha una qualifica di livello terziario: gli studenti italiani hanno quindi percentualmente genitori meno istruiti;

  • il 18,4% (OCSE 15,4%) degli studenti italiani ha uno statuto socioeconomico molto svantaggiato.

Rispetto alla lingua parlata a casa, PISA 2009 indicava una percentuale di 96,1% (EU 92,9%) di studenti di 15 anni che parlavano la lingua di insegnamento contro 4,9 % (EU 7,1%) di studenti di 15 anni che a casa parlavano principalmente una lingua diversa.
Rispetto a PISA 2012, i dati tabulati3 indicano una netta evoluzione verso un plurilinguismo interno : su 100 studenti, gli studenti non immigrati per l’83,2% (OCSE 85,1%) parlano a casa la lingua di insegnamento e per il 9,8% (OCSE 4,4%) un’altra lingua; gli studenti immigrati che parlano la lingua di insegnamento rappresentano il 2,6% (OCSE 5%) mentre il 4,4% (OCSE 5,5%) parla un’altra. Facendo le somme, in Italia l’85,8% (+ 10,3 punti percentuali rispetto a PISA 2009) degli studenti (immigrati e non) parlano l’italiano e il 14,2% parlano un’altra lingua a casa. Dati di contesto considerevoli per le implicazioni che possono avere sulle politiche linguistiche da mettere in atto in vista del successo scolastico di tutti gli studenti.

Un insegnamento sempre più precoce
Sappiamo che l’Italia propone un insegnamento obbligatorio della prima lingua straniera (l’inglese) a partire dai 6 anni (tra i 6 ed i 9 anni in UE e alcuni stati europei lo propongono già nel prescolare) e un insegnamento della seconda lingua a partire dagli 11 anni. La riforma italiana del 2010 rende obbligatorio l’apprendimento delle lingue straniere sino al termine della scuola secondaria superiore. La tendenza alla precocità è in aumento ovunque in Europa.

Il "tutto inglese"
L’Italia è tra i 14 paesi europei che hanno imposto l’inglese come lingua obbligatoria. L’inglese è peraltro quasi sempre la prima lingua straniera studiata, in quanto appunto imposta nella scuola primaria. Questa scelta culturale, data la posizione strategica ed eccentrica dell’Italia, con paesi vicini non anglofoni si può spiegare in ragione di quel funzionalismo spicciolo che spesso inficia la riflessione sull’insegnamento delle lingue straniere. Ma si può sospettare anche il provincialismo tipico delle periferie e, perché no, una ricerca di semplificazione amministrativa. Resta comunque una scelta di politica linguistica criticabile e alla lunga perdente anche rispetto ad obiettivi semplicemente funzional-economici. Soprattutto quando si sa che ciò che importa in questo settore è la lingua del cliente : un paese come l’Italia dovrebbe dunque poter disporre di competenze altamente qualificate in molte lingue straniere diverse. E facciamo astrazione qui della pur centrale, fondamentale dimensione educativa e formativa della diversità delle lingue straniere.
Questa tendenza al “tutto inglese” pare essere in aumento ovunque in Europa, nonostante tutte le politiche linguistiche a livello europeo predichino, in modo evidentemente poco convincente (e volte coerente), la diversificazione dell’offerta delle lingue a scuola.

Le altre lingue
Le lingue più offerte e più studiate, spesso a livello di scuola secondaria e dopo l’inglese, sono in numero davvero ristretto e si contano sulle dita di una mano: francese, tedesco, spagnolo, italiano e russo.
È interessante notare come vi sia una specializzazione geografica nelle preferenze per queste cinque lingue dettate anche da prossimità linguistiche e senza dubbio culturali: infatti, il francese - la seconda lingua più studiata in Europa con il tedesco - lo è nei paesi del Sud d’Europa, soprattutto quelli con lingue romanze (Spagna, Italia, Portogallo e Romania); il tedesco è scelto in diversi paesi dell’Europa centrale e orientale. Lo spagnolo occupa la terza o quarta posizione in molti paesi, come pure l’italiano ma in un numero meno elevato di paesi. La nostra lingua rappresenta però la seconda lingua straniera più insegnata a Malta. Il russo è studiato in paesi dell’Europa centrale e orientale.
Nonostante l’evoluzione continua dei flussi migratori europei ed extraeuropei e l’enfasi sulla globalizzazione dei mercati, non sembra esservi posto per le lingue europee meno diffuse e per le lingue extraeuropee nei curricoli: questo sta a significare che i sistemi educativi europei non sanno mettere a frutto la presenza degli immigrati per la creazione di risorse linguistiche utili per le economie dei loro paesi.

Più in dettaglio, per quanto riguarda l’Italia abbiamo per l’anno 2009-2010 le seguenti percentuali per le diverse lingue studiate :

Lingue studiate in Italia nelle diverse fasce scolastiche
Livello ISCED   inglese   francese  tedesco  spagnolo    russo   
ISCED 2 100% 72,3%4 8,7% 18,8% 0,0%
ISCED 3 ins. generale 97,7% 19,5% 6,9% 6,8% 0,1%
ISCED 3 ins. preprof/prof 94,7% 32,0% 7,5% 5,1% 0,0%
media ISCED 3 97,8% 26,7% 5,8% 7,3% 0,0%


In Europa il tedesco è più studiato a livello di ISCED 3, il francese a livello di ISCED 2, lo spagnolo a livello sia di ISCED 2 che 3.
Naturalmente nei paesi dove il ventaglio delle lingue insegnante è più ampio, esse sono studiate da percentuali inferiori di studenti.
L’Italia indica come lingue minoritarie incluse nei curricoli : l’albanese, il catalano, il, croato, il francese, il friulano, il greco, il francoprovenzale, il ladino, l’occitano, il sardo, lo sloveno, il tedesco. Vale a dire tutte le lingue indicate nella legge 492/995 come minoranze linguistiche storiche.
Il latino e il greco sono raccomandati in circa la metà dei paesi europei per alcuni tipi alunni e di tipi di scuole. Due terzi dei paesi europei, Italia inclusa, riconoscono lo status di lingua ufficiale alla lingua dei segni.

I livelli minimi di apprendimento attesi
Per i livelli minimi di apprendimento, l’Italia ha fissato, come la maggior parte dei paesi europei, il livello B1 (utilizzatore indipendente, livello “soglia”) del Quadro Comune europeo di riferimento per la prima lingua straniera e il livello A2 (utilizzatore elementare, livello intermedio o “sopravvivenza”) per la seconda al termine di ISCED 2 e i livelli B2 (livello indipendente avanzato) per la prima lingua straniera e B1 per la seconda lingua straniera al termine di ISCED 3 insegnamento generale.

L'insegnamento CLIL
L’insegnamento di tipo CLIL (Content and Language Integrated Learning) che prevede l’utilizzo della lingua straniera in discipline altre è presente in tutti i paesi europei ma non è molto diffuso nei sistemi educativi: l’Italia si distingue in questo campo poiché, dal 2010, tutti gli studenti dell’ultimo anno di istruzione secondaria superiore sono tenuti ad apprendere una disciplina in lingua straniera, mentre il percorso linguistico prevede questo utilizzo a partire dai 16 anni e ai 17 anni l’introduzione di una seconda materia in un’altra delle tre lingue di studio.

La media delle lingue studiate a seconda del livello scolastico
Nell’insegnamento secondario un dato interessante che emerge in favore delle scelte di politica linguistica educativa in Italia riguarda l’insegnamento preprofessionale e professionale che non è penalizzato, come nella maggioranza degli altri paesi europei rispetto all’insegnamento delle lingue straniere: infatti se ISCED 2 prevede una media di 2 lingue studiate (UE 1,5) e ISCED 3 nell'insegnamento generale di 1,3 lingue (UE 1,6), ISCED 3 nell'insegnamento preprofessionale e professionale ne prevede 1,4 (UE 1,2). Semmai occorre qui sottolineare l’insufficienza dello studio delle lingue rispetto alla media europea nell’insegnamento generale.

Per non concludere
Tutti questi dati quantitativi sembrano poter far ben sperare rispetto all’insegnamento delle lingue straniere nel sistema educativo italiano. Questo insegnamento, infatti, fatte salve le criticità che abbiamo sottolineato delle politiche linguistiche del sistema educativo italiano e che sono la conseguenza di specifiche scelte di tipo culturale, presenta alcuni indubbi aspetti positivi rispetto al panorama europeo.

Rispetto ai dati qualitativi, poiché l’Italia non ha preso parte all’indagine europea sulle competenze linguistiche, non possiamo che attendere altre indagini che mettano in rilievo i risultati effettivi di queste politiche sugli apprendimenti.

 

 

Note

1. ISCED è l’acronimo inglese di International Standard Classification of Education, la Classificazione internazionale proposta dall’UNESCO per facilitare la comparazione dei sistemi educativi.

2. L’UNESCO individua due tipi di orientamento per gli insegnamenti: l’insegnamento professionale che fornisce agli studenti conoscenze, abilità e competenze in relazione a una professione, a un mestiere o a un insieme di professioni e mestieri, e l’insegnamento generale che invece munisce gli studenti di conoscenze, abilità e competenze più generali spesso finalizzati a studi ulteriori.

3. Tratti dalla tabella excel II.3.5. del capitolo 3 “The challenge of diversity” del volume II Excellence Through Equity: Giving Every Student the Chance to Succeed [Preliminary Version].

4. Il francese è aumentato di ben 26 punti percentuali dal 2004/5, ma diminuito di 3,1 punto percentuali rispetto al 2007.

5. Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999.

 

 

Di che cosa parliamo

Questa rubrica intende presentare ricerche, azioni, esperienze, progetti, orientamenti e prospettive in provenienza da contesti europei e internazionali. Un tema ricorrente, nel quadro della tematica più generale dell’educazione, sarà quello della lingua e delle lingue. Questo ambito trasversale - che tocca tutte le discipline, ha una forte incidenza sul successo scolastico di alunni e studenti e, di conseguenza, sulla loro inclusione sociale - raccoglie, per tutte queste ragioni, alcune delle sfide e delle priorità educative più centrali e vitali delle società attuali.

 

L'autrice

Insegnante di Francese in Valle d’Aosta, poi docente con compiti di ricerca all’IRRSAE e, in seguito, all’IRRE-VDA, si è occupata di formazione, ricerca, documentazione e produzione di materiali didattici. Il suo ambito di lavoro è stato l’insegnamento delle e nelle lingue in un’ottica interdisciplinare e nel quadro dell’educazione bi-/plurilingue come concepita, sino al 2009, in Valle d’Aosta. Si occupa attualmente di educazione plurilingue e interculturale. È consulente presso il Centro Europeo delle Lingue Viventi  ed è associata ad alcuni progetti e azioni dell'Unità delle Politiche Linguistiìche del Consiglio d'Europa.

Ha aperto un blog in lingua francese sulle questioni linguistiche (delanguesetdautre.com) rispetto alle quali è attiva anche su twitter (@de_linguis).

 

Per saperne di più

- la plateforme pour l'éducation plurilingue et interculturelle de l’Unité des Politiques linguistiques du Conseil de l’Europe : www.coe.int/lang-platform/fr

- le nouveau site consacré à l’intégration linguistique des migrants adultes (ILMA) de l’Unité des Politiques linguistiques du Conseil de l’Europe: www.coe.int/lang-migrants/fr

- l’Autobiographie des rencontres interculturelles du Conseil de l’Europe: www.coe.int/lang-autobiography/fr

- le site du Centre Européen des Langues Vivantes (CELV) du Conseil de l’Europe à Graz : www.ecml.at/

- le site du projet Langues minoritaires, langues collatérales et éducation bi-plurilingue – Intercompréhension et compétences interlinguistiques, Centre Européen des Langues Vivantes: ebp-ici.ecml.at/

- le site de l’A.D.E.B.: Association pour le Développement de l’Education Bi/plurilingue: www.adeb.asso.fr/

- le site de la revue du Centre d’Information sur l’Education Bilingue et Plurilingue (CIEBP) et de la revueEducation et Sociétés Plurilingues: www.cebip.com