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di Maurizio Berninon solo matematica

28/12/2018

“Professore, la calcolatrice non prende!”

Uno di questi giorni, nella mia classe prima (del nuovo indirizzo “Servizi per la Sanità e
l’Assistenza Sociale”), ho proposto di trovare quella che viene generalmente chiamata la “frazione
generatrice” del numero decimale periodico
                                                                           
Se non ci fosse dietro un percorso che conduce a ritenere “sensate” queste richieste, sarebbe solo una delle tante bizzarrie matematiche a cui i nostri alunni sono assuefatti, e che subiscono ormai senza alcuna speranza di ricerca di senso. Generalmente i testi propongono, come se il vero scopo dell’insegnamento fosse quello di avere il risultato, e non di vivere in prima persona le idee e i metodi della matematica, la seguente “regola” (parola infausta, di per sé priva di statuto matematico…):

“si scrive il numero privato della virgola, si sottrae il numero formato dalle cifre che
precedono il periodo, e si divide per un numero formato da tanti 9 quante sono le cifre
del periodo, e da tanti zeri quante sono le cifre dell’antiperiodo”

Ecco, se vogliamo sostituire alla matematica un insieme dogmatico di regole, con questa ci
riusciamo benissimo.  A prescindere dallo scarso rigore terminologico (non ha senso parlare di
“numero privato della virgola”, perché se si priva un numero della virgola, si ottiene un altro
numero… ), costringere alla memorizzazione di questa regola, cortocircuita e “brucia” tutto un
percorso, fatto di scoperta degli strani fenomeni dell’infinito (le cifre del numero periodico), di
manipolazione di equazioni, di monomi, finalizzato ad affrontare un problema sensato:

“trovare un multiplo intero di un numero decimale”.

Sull’altare di un risultato che in realtà non interessa nessuno, si sacrifica la vera attività
matematica.

Invece ... segue in formato pdf   per consentire una più agevole fruibilità delle formule matematiche contenute nel testo....

 

Di che cosa parliamo

La matematica accompagna tutto il percorso formativo di ognuno di noi, dalla scuola materna all'università. Non avrebbe senso un insegnamento così lungo se non fosse uno strumento di cittadinanza. La questione, che sembra riguardare solo gli allievi, in realtà è rivolta simmetricamente anche a noi docenti e ci interroga sul nostro modo di essere cittadini e insegnanti: con i nostri bisogni dell' essere ascoltati, dell'esprimerci, di avere occasioni di confronto e di formazione; con il nostro ruolo sociale, che necessita di un più adeguato riconoscimento. Senza una cittadinanza agìta e matura non basteranno le competenze disciplinari e didattiche e neanche l'entusiasmo e l'impegno, per far sì che i nostri allievi ci considerino punti di riferimento credibili del mondo adulto di cui entreranno a far parte.

 

L'autore

Insegnante di Matematica nelle Scuole superiori dal 1987, si occupa di ricerca didattica, di formazione dei docenti di matematica e di professionalità docente. Collabora col CIDI dal 1990. Ex supervisore di tirocinio presso la SSIS Toscana, dal 2007 al 2013 è stato vicepresidente del GFMT, gruppo di formatori fondato da Giovanni Prodi; attualmente è membro della Commissione Italiana per l'Insegnamento della Matematica e formatore ANFIS per i tutor dei tirocinanti.

maurizio.berni@istruzione.it

http://www.dm.unipi.it/fim/berni.htm