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04/10/2014

Elogio della scoperta

di Giuseppe Bagni

Jessica guarda che sbagli a non venire mai il giovedì a scuola, non è una noia come gli altri giorni. Questo professorino nuovo ha un sacco di idee che ci fanno divertire un monte.
Con quell'altro profe si andava sempre alla LIM che sì, lì per lì ti diverte, ma a pensarci bene è sempre la solita solfa: manca la polvere del gesso ma di polvere nei discorsi ce n'è quanta ne vuoi. Insomma, alla fine è la stessa noia.
Invece il prof nuovo ieri ci ha fatto tornare in laboratorio (figurati, con quell'altro ci si andava due volte l'anno e lui non si staccava mai dalla lavagna: allora dico, che ci si va a fare in laboratorio che gli sgabelli sono anche scomodi da morire?). Poi ha mescolato due liquidi che sembravano tutti e due acqua, ci ha divisi a coppie e ciascuna doveva montare l'impianto per la distillazione. 

Si doveva scaldare il miscuglio segnando ogni poco il tempo e la temperatura, ma qui Jessica è successa una cosa straordinaria: ci ha chiesto di prendere il cellulare! Noi abbiamo sgranato gli occhi e io, per dargli una mano a stare al mondo, gli ho spiegato che nella nostra scuola è proibito: se te lo trovano acceso ti spediscono subito dal vicepreside che ti chiede di aprirlo, tirare fuori la sim che dobbiamo tenere noi per la privacy, e invece il cellulare finisce in cassaforte: lo rendono solo a un genitore (poi lo senti a casa quando torna...).
Lui ha detto che sono tutte scemenze: che il cellulare è anche uno strumento di lavoro che per la scuola può diventare prezioso. Ci ha detto di metterlo su "modalità aereo" - che da ora in poi per noi significherà "modalità scuola" - e di usarlo per fare la foto all'impianto. La foto la metteremo nella relazione di laboratorio che faremo nell'aula computer e lui ci insegnerà a scriverci sopra perché dovremo indicare cosa sono le varie parti dell'impianto di distillazione e a cosa servono. Non basta: ci ha anche chiesto di usarlo subito come cronometro per leggere ogni minuto la temperatura sul termometrino infilato in alto. Io nemmeno sapevo che col mio si poteva fare tutta questa roba!

Insomma, ci siamo messi di buzzo buono a lavorare, ma a un certo punto il prof è andato a pendere quello strano tavolino che è sempre stato in un angolo e nessuno sapeva a cosa serviva. Lo ha sistemato di fronte alla lavagna, ha tolto due blocchi laterali e il piano si è ribaltato: abbiamo scoperto che sotto c'è uno specchio con un braccio lungo sopra. Il professore ha infilato la spina nella presa e il braccio si è acceso tipo lampada da comodino. Si vedeva sul muro il riflesso quadrato dello specchio che sembrava di essere al cinema. Lui ha detto che si chiama "lavagna luminosa", una roba che nessuno usa più da anni ma che lui trova ancora molto utile. 

Ma Jessica, le sorprese erano appena cominciate: il profe ci ha dato un foglio di plastica per uno con un pennarello di quelli che si usano per scrivere sui bicchieri, sai? Ci ha chiesto di tagliare il foglio di plastica, che sembra si chiami "acetato", in strisce di un paio di dita di altezza e poi ci ha chiesto di scrivere ciascuno sulla striscia cosa pensavamo sarebbe successo via via che si scaldava. Una volta che abbiamo finito tutti lui se l'è fatte portare tutte e le ha sistemate una sotto l'altra sullo specchio: sul muro si vedevano tutti i nostri nomi e quello che si era scritto, anche Alessia che non parla mai e si mette sempre in fondo, questa volta era là, spiattellata!

Lo sai che era la prima volta che si vedeva le calligrafie di tutti e che tutti si "parlava" là sul muro? Ci siamo presi in giro un sacco, però era un prendersi in giro bello.
A giudicare dalle risposte, la maggioranza si aspettava che continuando a scaldare l'acqua, o quello che era, avrebbe iniziato a bollire e una metà ha scritto che se si scaldava ancora la temperatura saliva ancora, l'altra che la temperatura restava ferma.
Questo prof non risponde mai "succederà questo perché..". Non voglio dire che è svogliato, no, solo che gli devono piacere i film triller, quelli dove l'assassino si scopre sempre alla fine, e infatti ci ha detto di stare attenti a cosa sarebbe successo davanti ai nostri occhi.
Ed è successa una cosa strana, Jessica: a un certo punto il liquido ha iniziato a bollire  ma il termometro in alto segnava sempre la stessa temperatura di 78 gradi. Nella provetta dall'altra parte dell'impianto ha iniziato a gocciolare un liquido dal profumo proprio buono. Poi la temperatura ha ripreso a salire e il professore ci faceva cambiare ogni tanto le provette dove finiva il distillato. Alla fine la temperatura è arrivata a 100 e non si è mossa più, anche se si scaldava a palla.

Ma ora è venuto il bello: il prof ci ha autorizzato ad annusare e ci ha reso le striscioline di plastica: dovevamo pulirle con lo spirito e poi scriverci le differenze che si sentivano.
Io ci ho scritto che la prima provetta sapeva come il barattolo di ciliegie sotto spirito di mia mamma e invece l'ultima non sapeva di nulla. Non ci pensavo che tutti l'avrebbero letto! Ma lui ha solo sorriso e ha detto che era giusto. Poi è andato all'armadio e ha preso un coperchio tondo di vetro che ha detto si chiama "vetro da orologio" (ma se tu avessi un orologio in quella maniera al polso vuol dire che sei una specie di donna cannone!), ci ha messo sopra due gocce del liquido della prima provetta e poi ha preso l'accendino ed è andato con quello sul vetrino, e il vetrino ha preso fuoco, voglio dire il liquido che ci ha messo lui. Poi invece di spengerlo ha preso l'ultima provetta, quella che non sa di nulla e l'ha versata tutta sul vetrino.
Noi tutti a pensare: questo è un pazzo incendiario, e ora si fa una fiammata, e invece il vetrino si è spento!

Allora Michele ha chiesto al professore se ci diceva cosa erano i due liquidi che aveva mescolato, se ci spiegava cosa era successo e dettava gli appunti che si dovevano studiare. E lui dice di no, che la strada è ancora lunga, che dovremo tornare in laboratorio anche la volta prossima e fare alcune prove sui due liquidi separatamente e poi  faremo il grafico di come cambia la temperatura al passare del tempo mentre si riscalda e ci saranno altre domande che salteranno fuori.
E poi ci dice che per tutto l'anno lui non detterà mai appunti e non darà mai spiegazioni che non siano le risposte alle nostre domande. Dice che lui ha lo stesso desiderio di Popper (con questo Popper c'è proprio fissato!) di una scuola in cui non si pretenda di ascoltare risposte non sollecitate a domande mai poste.
Lui ci aiuterà a porci le domande giuste e a metterci gli occhiali degli scienziati per scoprire le risposte, ma niente spiegazioni prima!
Poi ha detto una cosa che non ho capito bene ma mi sa che è grossa: ha detto che le cose che si imparano studiando ci aiutano ad entrare nel mondo, ma le cose che si imparano scoprendole fanno entrare il mondo in noi. Perché la scoperta appartiene sempre a chi la fa.

Tu cosa pensi voglia dire? Quasi quasi la prossima volta voglio provare a chiedergli se me lo rispiega.

Racconti di scuola

Un'altra scuola è possibile, oltre la lezione, oltre i banchi a file parallele e il fossato di vuoto che li divide dalla cattedra, oltre le ore in cui l'insegnante spiega e l'allievo si sforza o finge di ascoltare...

Non solo quest'altra scuola è possibile, ma esiste da sempre, fatta da allievi e insegnanti che insieme costruiscono sapere o che almeno ci provano, nonostante ogni tipo di difficoltà...

E noi vogliamo provare a raccontarne alcuni momenti, a immaginarla come un arcobaleno di luce che attraversa le asperità di una scuola talvolta in crisi di identità e di efficacia...

l'autore

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.