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12/01/2015

Il ricordo di chi aveva il coraggio di denunciare il malaffare nel suo Paese

di Maria Luisa Jori

E'  scomparso   Francesco Rosi,  un regista che dobbiamo ricordare e che  sarebbe educativo anche  presentare agli studenti di oggi  per l’impegno civile, coraggioso, della sua   produzione  artistica.

Compagno, anche se in classi diverse, di Giorgio Napolitano in un liceo di Napoli, Rosi (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 10 gennaio 2015) aveva poi studiato giurisprudenza, prima di dedicarsi definitivamente allo spettacolo. Fu sceneggiatore e regista sia teatrale sia cinematografico.  

Dapprima aiuto regista di Luchino Visconti per i film La terra trema (1948) e Senso (1953),  dopo varie sceneggiature (Bellissima, di Visconti nel 1951 e Processo alla città di Luigi Zampa nel 1952) girò alcune scene del film Camicie rosse (1952) di Goffredo Alessandrini. Con  il suo film   Salvatore Giuliano (1962) inaugurò il genere del film inchiesta ed iniziò così il suo vero successo.  Un anno dopo ottenne il leone d’oro al festival di Venezia con   Le mani sulla città (1963),  una storia che portava sullo schermo una coraggiosa denuncia delle collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli. 

Dopo una breve parentesi con un film di tipo favolistico, negli anni Settanta tornò a girare film di carattere civile, su  eventi e  problemi  scottanti nel  contesto   contemporaneo, specialmente con  Il caso Mattei (1972),  per il quale aveva avuto  contatti con Mauro De Mauro, giornalista siciliano  per il cui assassinio si ipotizzano le indagini che andava svolgendo per incarico di Rosi appunto sulla morte del presidente dell'Eni.  Poi girò Lucky Luciano (1973) e   Cadaveri eccellenti (1976) , tratto dal romanzo Il contesto di Sciascia. Nel 1990   ancora  una storia in funzione civile, con il film sulla mafia siciliana Dimenticare Palermo

Ma un ricordo a parte di  Rosi va  ai  film  che hanno fatto avvicinare le scuole al cinema, quelli più usati didatticamente:  Uomini contro (1970), tratto dal romanzo di Emilio Lussu Un anno sull'Altipiano, Cristo si è fermato a Eboli (1979),   la versione cinematografica  dell’omonimo romanzo di Carlo Levi,   e   La tregua(1997), dal libro di Primo Levi. 

l'autore

Maria Luisa Jori Ha insegnato a lungo nelle scuole superiori; supervisore di tirocinio e docente di didattica della letteratura presso la SSis dell’università di Torino.