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di Maria Riccarda BignaminiLIBER(a)MENTE

14/11/2014

La sottile linea scura

Sul filo dell'adolescenza

Gli adolescenti sono spesso visti, dall’immaginario adulto, come esseri pigri, senza interessi e valori, “sdraiati”, altre volte bulli e violenti… In ogni caso “danno fastidio” e mettono a disagio gli adulti che vivono accanto a loro, genitori o insegnanti, per il loro essere così instabili e in mutamento, per la loro voglia continua di infrangere regole, di non rispettare i limiti, di provocare. È inutile negarlo.

Stanno infrangendo “la sottile linea scura” che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta: un’età di cui si parla molto, ma di cui in concreto ci si preoccupa poco, generando poche occasioni che aiutino davvero gli adolescenti a trovare sé stessi, a confrontarsi in modo costruttivo e creativo col gruppo dei pari, facendo pochi sforzi per capire i loro linguaggi, mentre il mondo intorno sta cambiando profondamente e rapidamente. Forse è l’economia a preoccuparsi principalmente di loro, visti gli importanti interessi che muovono. Molto meno la scuola, che ha difficoltà ad adattarsi e a proporre nuove modalità d’insegnamento, o le città, che raramente dispongono di spazi davvero pensati per gli adolescenti e di progetti culturali rivolti a loro. 

Il convegno La sottile linea scura, organizzato dall’Associazione Hamelin a Bologna nel settembre scorso, ha offerto una grande occasione per osservare gli adolescenti da più punti di vista, chiedendo il contributo a personaggi provenienti da orizzonti diversi, dalla ricerca sociale alla zoologia, dalla filosofia alla letteratura. Ne è uscita un’immagine dell’adolescenza molto ricca e complessa. Ma è stata anche un’occasione per mostrare un esempio concreto di progettazione in rete tra associazioni culturali e territorio.

Uno sguardo sugli adolescenti tra ricerca sociale, scuola e… zoologia

Stefano Laffi, ricercatore sociale e collaboratore dell’agenzia milanese Codici , autore tra gli altri de La congiura contro i giovani operata da adulti e istituzioni, riflette su come gli adulti, superata “la sottile linea scura”, assumano uno “sguardo normatore” nei confronti degli adolescenti. Nel rapporto con loro invece di aprire la porta dei “deficit”, gli adulti dovrebbero aprire quella delle aspettative, dei progetti. “I ragazzi sono frecce sparate: oggi non sappiamo in quale direzione”. Bisogna cambiare rotta, prendere in considerazione i giovani e il loro futuro, di cui invece s’interessa solo l’economia.
“I ragazzi adolescenti sono scienziati che fanno esperimenti su qualcosa che ancora non esiste: il loro sé in formazione. Oggi, in un’epoca di forte cambiamento – ha affermato – gli adulti non sono la misura di nulla, quindi non possono essere normatori”. Lo sguardo normativo non vede, mentre l’educazione è (o dovrebbe essere) reciproca. Anche la scuola dovrebbe tenerne conto, ad esempio in riferimento all’uso del digitale. I luoghi della trasmissione del sapere, scuole, biblioteche, dovrebbero essere “reimmaginati”: nell’incertezza tipica del nostro presente, la razionalità lineare di un tempo non funziona più, ci si muove per tentativi. È  importante allora richiamare i ragazzi dal loro “esilio”, non decidere tutto per loro, ma “offrire loro pezzi di realtà da cambiare insieme”, aspetto fondamentale per rispondere alla domanda centrale per ogni adolescente: “che ci faccio io qui?”.

In un discorso che ha preso in esame la crisi dell’adolescenza, la crisi della lettura e la crisi della scuola Christian Raimo, insegnante di storia e filosofia a Roma e “agitatore culturale” (è anche traduttore, scrittore e consulente per Minimum fax) si è interrogato su quale funzione può avere la letteratura per ragazzi a scuola, su come investire sulla promozione alla lettura. In Italia c’è una parte tagliata fuori da questi discorsi: molti ragazzi non leggono proprio o non passano dal libro per educarsi alla lettura, mentre in passato molti adolescenti si sono formati sui romanzi di formazione (vedi Il giovane Holden di Salinger). Gli adolescenti attraverso il libro devono fare esperienza, devono avere la possibilità di dare interpretazioni critiche perché spesso si scontrano con una comunità (quella adulta) che è una comunità traumatizzata. La scuola, che non sviluppa lo spirito critico e si accontenta di una ripetizione dei saperi, dovrebbe insegnare il “tempo per leggere” senza normare. Forte (e condivisa dai numerosi presenti!) la convinzione che rispetto alla lettura non bastano le iniziative-evento  (come quelle promosse finora dal Cepell - Centro nazionale per il libro e la lettura -   ma occorrono interventi continuativi, occorre la formazione degli insegnanti e occorrono i bibliotecari scolastici. Il volontariato è fondamentale  - come mostra l’iniziativa dei "Piccoli maestri" nata a Roma, dove gli scrittori condividono la loro passione per la lettura leggendo nelle scuole - ma non deve supplire alle mancanze delle istituzioni.

“Se non fosse stato per gli adolescenti non saremmo mai diventati umani”: questa la conclusione dell’anatomista e veterinario inglese David Bainbridge. Più che una lancia spezzata a favore degli adolescenti, quella di Bainbridge è una teoria scientifica. Partendo dall’interesse per il cervello e la riproduzione, Bainbridge ha mostrato come l’adolescenza è propria solo degli esseri umani il cui cervello raggiunge il massimo sviluppo tra gli 11-12 anni. Crescendo, gli adolescenti imparano il potere sociale del linguaggio con tutte le implicazioni. Per circa dieci anni si comportano da bambini e adulti insieme. Lo sconvolgimento (ormonale, sentimentale, comportamentale) del secondo decennio di vita ha un'importanza fondamentale non soltanto nella storia dell'individuo, ma anche nell'evoluzione dell'umanità. Per avere successo abbiamo bisogno del nostro cervello che, nell’adolescenza, è “al massimo”. Gli adolescenti dunque, lungi da essere un “flagello sociale”, rappresenterebbero la vetta autentica dell’esistenza umana. 

Ma quali storie raccontare agli adolescenti di oggi?

A questo riguardo Hamelin ha chiesto un parere a scrittori fondamentali della letteratura contemporanea per ragazzi, come Aidan Chambers e Melvin Burgess: bisogna chiedere consiglio ai ragazzi, ha suggerito il primo, raccontare storie “che dicano la verità in modo onesto”, ha risposto il secondo. 
Il disinteresse o l’imbarazzo verso l’adolescenza si mostra anche nei vuoti di scrittura destinata a loro. Presente al convegno, Melvin Burgess ha raccontato come, quando ha iniziato a scrivere libri agli inizi degli anni ‘90, la letteratura per adolescenti di 15-16 anni non esistesse, fosse tabù, e pochi erano gli autori che scrivevano per “giovani adulti” (tra questi Anne Fine e Robert Cormier). Se ci sono libri per tutte le età, perché non devono esistere libri per l’adolescenza, l’età più significativa, l’età delle “prime volte”, quella in cui diventiamo quello che saremo e in cui inventiamo noi stessi? 

Secondo Burgess gli adulti hanno paura degli adolescenti che considerano violenti, bisognosi di formazione, controllo, guida (la censura cinematografica è un esempio di questo atteggiamento ipocrita). Con gli adolescenti a suo avviso si possono avere due atteggiamenti: avere l’idea di formarli, nel senso  di “dare loro una forma”, oppure dare loro potere, sviluppare la capacità di avere delle possibilità. Nel mondo di oggi dove il controllo è impraticabile, bisogna mettere i ragazzi nella condizione di formare sé stessi.
Autore di libri spesso controversi perché considerati troppo “forti” o espliciti, come il recente “Kill all enemies”, Burgess ha raccontato la genesi di uno dei suoi libri più noti, Junk (1996), vincitore dei prestigiosi Carnegie Medal e del Guardian Children's Fiction Prize. Il suo editore era preoccupato del figlio che si drogava: Melvin ha provato allora a scrivere un libro “che lui avrebbe voluto leggere a 16 anni”, un libro che non dicesse “come comportarsi”, ma che dicesse onestamente la verità ed esplorasse che cosa volesse dire avere quell’età. Il suo scopo non è mai stato quello di dare consigli scrivendo, la scrittura è per lui un processo di scoperta: “i romanzi – ha detto Burgess - sono un modo fantastico per esplorare il mondo. Si possono esplorare idee, sentimenti, situazioni di ogni genere, ma un libro è sicuro. Anche se dopo la lettura si è un’altra persona…”.

Marie-Aude Murail, autrice francese che non ha paura di affrontare tematiche dell’adolescenza molto dure e difficili, affronta il tema della cultura e di come oggi, coi nuovi media, tutto sia profondamente cambiato. Ad esempio in Francia tutti vogliono scrivere, ma nessuno leggere. Per questo cerca di rispondere alla domanda provocatoria fattale più volte: A che cosa serve leggere? A che cosa serve scrivere? “Ça sert à quoi de se cultiver?”. Non ci si accultura per essere “acculturati”, risponde Marie-Aude, ma per diventare a propria volta “creativi”, per entrare nell’avventura umana: “Non tutti diventano creatori, ma gioisco se Leonardo può ispirare una ragazzina d’oggi e se Omero può partecipare a un video”.
“La cultura non è il cimitero dei morti, ma il nutrimento dei vivi”. A cosa serve scrivere? “A dare il cambio a coloro che hanno creato prima ancora che tu esistessi”.

Come (e dove?) far leggere gli adolescenti?

Ma torniamo alla domanda chiave:  come far leggere, oggi, gli adolescenti? Come fare promozione culturale adatta a loro?
L’associazione Hamelin ha provato a rispondere in questi dieci anni a queste domande con il Progetto Xanadu. Un ruolo fondamentale nella realizzazione del Progetto  l’ha giocato la città in cui  Xanadu è nato, Bologna: se la scuola è importante nell’educare alla lettura, fondamentale è il ruolo del territorio. Bologna non solo è stata la sede della prima cattedra di letteratura per l’infanzia, è sede della cooperativa Giannino Stoppani, oltre che della Fiera internazionale del libro per ragazzi, ma soprattutto ospita la Biblioteca Sala Borsa con cui Xanadu collabora. Uno spazio che soddisfa i bisogni di lettura di ogni fascia d’età e che comprende l’Officina adolescenti per venire incontro ai bisogni dei giovani, nella consapevolezza che bisogna conoscere la molteplicità dei linguaggi che usano gli adolescenti per poter comunicare con loro. 

Il dialogo tra Nicoletta Gramantieri (Biblioteca Salaborsa Bologna) e Nicola Galli Laforest (critico letterario e pedagogista, Ass. Hamelin) a fine convegno, oltre a essere particolarmente stimolante è stato anche l’esempio di come il lavoro “in rete” possa essere proficuo.
Ecco alcune tra le tante suggestioni ricevute sul tema “promuovere la lettura” (la chiacchierata uscirà sul prossimo numero della rivista Hamelin, insieme agli altri interventi, a gennaio 2015):

  • Fornire ai ragazzi una grande ricchezza e varietà: è la lettura nel suo complesso che aiuta a leggere, non un percorso o dei titoli specifici.
  • Proporre libri con “buchi da riempire”.  Quello che funziona nelle storie è il gioco narratore/lettore. Come diceva Norman Mc Laren: “La vera storia è nello spazio vuoto tra un fotogramma e l’altro”.
  • La costruzione di percorsi a tema è un rischio: il lettore adolescente si trova di fronte a gigantesche verità. Con gli adolescenti occorre aprire porte, scovare verità e poi distruggerle. Il cervello degli adolescenti va nutrito con risposte complesse. Mettere in crisi le verità per portare a un’indipendenza critica ed emotiva.
  • Dare ai ragazzi gli strumenti per parlare come lettori, far raccontare la propria esperienza di lettura. Si parla spesso di narratori, ma non delle azioni che ha fatto il lettore.

Proprio come dice Joseph Conrad e come è scritto a grandi lettere nello spazio adolescenti della Biblioteca Sala Borsa: “Si scrive soltanto una metà del libro: dell’altra metà si deve occupare il lettore”.


 


L'intervista a Nicola Galli Laforest

Dopo il convegno ho rivolto alcune domande all’organizzatore Nicola Galli Laforest, esperto di letteratura per ragazzi e responsabile pedagogico di Hamelin, che ringrazio della disponibilità.

Quali suggestioni vi ha offerto il romanzo La sottile linea scura di Lansdale, tali da prendere in prestito il titolo per il convegno?
La gestazione del titolo è stata lunga: volevamo qualcosa che desse l’idea di adolescenza, e di un modo divergente di considerarla, per comunicare che l’intento era schivare i piagnistei sui giovani senza interessi, impegno e valori, e anche sul mondo in crisi che stiamo lasciando in eredità. Ma doveva anche avere tra le righe domande sul ruolo della lettura e della cultura oggi, e come è intesa dai più giovani; e volevamo anche prenderlo a prestito da un bel libro adatto a loro: davvero troppo! Abbiamo già usato in passato per altri convegni alcuni titoli a cui siamo affezionati, e che vanno proprio in quella direzione: Cartoline dalla terra di nessuno, Qualcuno con cui correre, Io sono leggenda… così abbiamo dovuto mirare su un aspetto, e abbiamo scelto forse il più banale, ma anche il più chiaro e forse suggestivo, cioè l’idea di adolescenza come momento iniziatico, dopo il quale tutto è diverso. E qui è venuto in mente Lansdale, che proponiamo ai ragazzi da tanti anni, e questo suo titolo che richiama in qualche modo Conrad e la sua Linea d’ombra. Del resto, oltre ad essere un gran bel romanzo, è perfetto anche come storia: c’è un ragazzino ingenuo e libero, che vorrebbe essere un Huck Finn come il suo migliore amico, ma che in realtà ancora crede a Babbo Natale, e la sua vita improvvisamente compie un triplo salto carpiato per via di un tiro incrociato del destino. Dopo di che nulla è più lo stesso.

Che cosa significano per voi i Dieci anni di Xanadu? Al convegno hai affermato: "Dieci anni di Xanadu, una lista enorme di libri, tante convinzioni e tantissimi dubbi". Quali convinzioni si sono fatte strada in questi anni e quali sono i dubbi che restano riguardo alla promozione alla lettura?
Le convinzioni sono sulle gigantesche potenzialità dei ragazzi, sulla loro capacità di appassionarsi, sul bisogno di essere responsabilizzati, sfidati, e resi protagonisti di percorsi impegnativi; sulla necessità di far conoscere storie di un certo tipo, di collegarle ad altre storie e alla vita; sulla distanza che troppo spesso la scuola e la società hanno nei confronti di questi elementi, sul ritardo intollerabile di una comunità nei loro confronti; siamo anche convinti che l’atteggiamento che abbiamo con loro durante gli incontri a scuola e in biblioteca sia efficace, apprezzato e stimato dai più, e sappiamo che per molti far parte di Xanadu (ragazzi e insegnanti) è stata una esperienza importante che ha lasciato segni. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto, e dei titoli che sono circolati tra ragazzi e adulti, che mi pare abbiano contribuito a creare un rapporto diverso con la cultura.
Ma il mondo è cambiato radicalmente, e i nuovi media e i nuovi modi di comunicare hanno truccato le carte in tavola: tutto è narrazione, tutto è seduzione ed emozione gonfiata a dismisura. Forse non è più sufficiente raccontare belle storie e farlo nel modo più avvincente e intelligente possibile: bisogna ripartire dal fascino della difficoltà e della pesantezza del leggere, del suo essere solitario e silenzioso, dall’esperienza della lettura come momento privilegiato in contrapposizione con il rumore di sottofondo dell’essere sempre connessi, recuperare il coraggio di affrontare di petto lo stile, mostrare che la forma è anche contenuto, e che si espande a contatto con il nostro cervello, le nostre esperienze, le nostre domande.

In questi dieci anni sono successe molte cose e molte trasformazioni nell'editoria per ragazzi: quali sono, secondo te, le trasformazioni più significative, di cui dovrebbe tener conto chi lavora coi ragazzi?
L’editoria per ragazzi è diventata grande, e ha cambiato missione. O meglio, è cambiato l’ordine degli obiettivi. È alla ricerca schizofrenica del fenomeno, del bestseller o del megaseller, e tende quanto mai prima a convergere, a considerare i ragazzi - tanto più gli adolescenti - solo come consumatori, con una “politica culturale e pedagogica” inesistente o ridotta a lumicino. Il rischio è che l’immaginario si appiattisca, si uniformi, trasformando l’immensa libertà di cui disponiamo in gabbie d’oro placcato, e che con la neolingua basic sempre più diffusa si restringano in maniera definitiva le possibilità di sviluppo. Chi lavora con i ragazzi, a vario titolo, dovrebbe conoscere almeno vagamente i nuovi riferimenti immaginativi, pur mantenendo la distanza e l’eventuale contrasto (fertile, e sempre più necessario) che la propria condizione di adulto genera. Inutile inseguirli nel loro campo, è una sconfitta in partenza, e una scorrettezza rispetto al proprio ruolo e ai ragazzi.  

Xanadu compie 10 anni
Dopo dieci anni di attività di promozione della lettura, con quasi 50.000 adolescenti incontrati in tutta Italia, centinaia di insegnanti e bibliotecari, circa 2.500.000 accessi al sito, Xanadu approfitta dell’anniversario per mettere il rapporto tra adolescenti e cultura al centro di una ricerca teorica e pratica; vedi Decennale Xanadu.Dieci anni di lettori ostinati

 

Per approfondire


David Bainbridge, Adolescenti. Una storia naturale, Einaudi, Torino, 2010.
Melvin Burgess, Junk, Mondadori 1997.
Melvin Burgess, Storia d’amore e perdizione, Salani,Milano, 2012.
Melvin Burgess, Kill all enemies, Mondadori, Milano, 2013.
Jonathan Gottschall, L’istinto di narrare, Bollati Boringhieri, Torino, 2014.
Stefano Laffi, La congiura contro i giovani, Feltrinelli, Milano, 2014.
Stefano Laffi, a cura di, L’educazione diffusa, L’ancora del mediterraneo, Napoli, 2003.
Stefano Laffi, Il furto. Mercificazione dell’età giovanile, L’ancora del mediterraneo, Napoli, 1999.
Marie-Aude Murail, Mio fratello Simple, Giunti, Firenze, 2010.
Marie-Aude Murail, Oh boy!, Giunti, Firenze, 2011.
Marie-Aude Murail, Nodi al pettine, Giunti, Firenze, 2011.
‚ÄčMarie-Aude Murail, Crack, un anno in crisi, Giunti, Firenze, 2014.
Michèle Petit, Elogio della lettura, Ponte alle Grazie, Firenze, 2010.

Immagini


Copertina da La congiura contro i giovani, da Giangiacomo Feltrinelli Editore
Lo scrittore Melvin Burgess, foto mrb1.2014©insegnare
La scrittrice Marie-Aude Murail, foto mrb2.2014©insegnare
Una parete della sala ragazzi alla Biblioteca Sala Borsa, foto mrb3.2014©insegnare
Sala Adolescenti nella Biblioteca sala Borsa, foto mrb4.2014©insegnare

Di che cosa parliamo

Tra lettura, scuola e cultura
Come leggere e far leggere a scuola, ma soprattutto come creare occasioni per “liberare la mente”, favorendo la ricerca di quei “giardini segreti” dove si costruisce l’identità dell’adolescente?
Di questo si parlerà, prendendo spunto da riflessioni di autori ed educatori, da alcune esperienze realizzate in Italia e all’estero, ma anche da esperienze che, in comune con la lettura, hanno come obiettivo lo sviluppare le capacità critiche ed espressive attraverso attività un tempo possibili negli spazi dilatati della scuola, oggi per lo più scomparsi. 
Lo scopo è  suscitare domande, proporre riflessioni, suggerire materiali per la formazione e l’approfondimento personale e qualche traccia di lavoro, liberamente.

L'autrice

Laureata in Storia del teatro, dal 1986 è docente di ruolo nella Scuola media. In Francia ha conseguito il Dottorato in studi teatrali ed è stata docente ai corsi di Lingua e cultura italiana all’estero. Dal 2001 si occupa di lettura e biblioteche scolastiche; è stata referente di Torinoretelibri. Ha coordinato, organizzato e gestito corsi di aggiornamento relativi alle biblioteche scolastiche. Coordina attualmente il PROGETTO LETTURA della propria scuola e ne cura il sito didattico. È autrice del volume La stanza dei libri. Organizzare e gestire la biblioteca scolastica, 2006, Carocci, Milano.

Siti di riferimento

"Progetto Lettura Caduti" della Sc. Caduti di Cefalonia (curato da m.r.b.)
"Torino Retelibri".