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di Maurizio Muragliastereotipando

14/01/2021

“Si sottraggono alle verifiche”

Nella galleria degli stereotipi scolastici ormai è entrata di prepotenza l’espressione “si sottraggono alle verifiche”, che appare tra i più importanti criteri di valutazione del rendimento scolastico. In tempo di didattica a distanza l’istinto di fuga degli studenti si è esercitato anche sulla webcam, ragion per cui si è introdotta una sorta di sottostereotipo del genere “si sottraggono alla webcam”, che in fondo rivela lo stesso paradigma educativo. 
Con tutta evidenza la pregnanza dello stereotipo è contenuta in quel verbo: sottrarsi. In esso è possibile ravvisare tutto quel che caratterizza l’esperienza scolastica dei ragazzi, per quanto la verticalità del curricolo costringa ad ammettere che l’enfasi sul sottrarsi cresce in maniera direttamente proporzionale al crescere dell’età degli allievi. Chi potrebbe accusare un bambino di “sottrarsi” a qualcosa? Se ciò avviene, tutto sommato è alquanto normale. I bambini non puoi costringerli più di tanto a fare qualcosa. Devi sedurli col gioco, con la fantasia, pena, appunto, il loro sottrarsi alla fatica dell’apprendimento.

La scuola intermedia tra la primaria e le superiori, che oggi si chiama secondaria di primo grado ma che nella fattispecie del nostro ragionamento può essere interessante tornare a rubricare come “media”, comincia a presentare i primi soggetti antropologicamente orientati al controllo, ovvero gli insegnanti delle discipline che si insegnano in quel grado, e che accampano le loro pretese in ordine a verifiche e valutazioni. La parola interrogazione fa il suo ingresso nel palcoscenico della didattica, e se ancora in prima media si sente profumo di giocattoli, già dalla seconda si accampa il piglio del controllore che verifica. E guai a sottrarsi! 
Ma il trionfo del nostro stereotipo è celebrato nelle superiori, maxime nei Licei e trionfalmente nei Licei cosiddetti “maggiori”, ovvero il Classico e lo Scientifico. Là non puoi più sottrarti, caro pischello, perché le verifiche ed i voti sono decisivi per la tua carriera di studente. Sottrarsi vuol dire non permettere all’insegnante di constatare la tua preparazione. Non buono.

Tutto questo dal lato dei docenti. Ma quando si dovessero intervistare gli studenti che si “sottraggono” cosa potrebbero raccontarci? Intanto, occorrerebbe chieder loro se dal loro punto di vista si sottraggono. E se così fosse, perché lo fanno. Sottrarsi è un’azione che si pone in essere verso qualcosa che si teme. Ciascuno di noi si sottrae a ciò che non ama e si sottopone a ciò che fa piacere. È un approccio che la filosofia epicurea illustrerebbe bene. Se lo scopo della vita è il benessere, diceva Epicuro, occorre scansare tutto ciò che ci allontana dal benessere.
Ma a questo punto la questione si fa impervia. Possibile fare intrufolare quei gaudenti degli epicurei in uno spazio che per definizione è segnato dal dovere e dalla fatica? Uno spazio stoico, dunque. No, gli epicurei forse avrebbero avuto diritto di parola in una scuola riconducibile all’etimo scholé, ovvero tempo libero, insomma qualcosa di refrigerante, che ti apre il cervello e ti fa fare pensieri capaci di volare alto. Ma che diritti può accampare Epicuro nella scuola in cui non ci si deve sottrarre alle verifiche? Nessuno. 

Come dire che se togli la verifica alla scuola stoica cosa rimane? È ancora scuola? Ci sarebbero gli studenti? Perché no? I docenti? Perché no? E che farebbero? Probabilmente gli uni ancora imparerebbero e gli altri insegnerebbero. E come potrebbe chiamarsi scuola una scuola che non verifica né valuta? A cui quindi non ci si sottrae? Questo è il dilemma. Che scuola è una scuola in cui si impara liberamente e si insegna liberamente? Dove quindi non vige più la necessità del sottrarsi? 

In realtà non sarebbe una scuola auspicabile. E non perché siano auspicabili l’Invalsi, i Rapporti di Autovalutazione, i Piani di Miglioramento e tutta questa materia chiamata Sistema. Non è per questo, che questa rubrica reputa accessorio al cuore della scuola. Non sarebbe auspicabile perché non c’è essere umano che non abbia desiderio di capire se è bravo o no a fare qualcosa. Qualcuno più esperto dovrà pur dirglielo. Come si può evitare di voler vedere se riusciamo nelle nostre imprese? Ma a questo desiderio chi potrebbe volersi sottrarre? Quale alunno potrebbe essere disinteressato alla possibilità di diventare sempre più abile, rapido, intelligente? Credo nessuno. E dunque? Perché si sottraggono? Appunto: perché si sottraggono?

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Di che cosa parliamo

Traendo spunto da espressioni molto popolari negli ambienti scolastici, la rubrica scava nelle logiche implicite di certe affermazioni e lascia intravedere quale concezione di scuola e di didattica a esse soggiace. È un’occasione per rimettere a fuoco alcuni fondamentali della professione tentando di smascherare le pedagogie implicite che si annidano dietro i miti e i riti linguistici della scuola.

L'autore

Insegna Lettere in un Liceo Classico di Palermo. In qualità di esperto di questioni educative e didattiche svolge attività di formazione per le scuole e scrive su riviste specializzate. È  anche opinionista de "la Repubblica" di Palermo sugli stessi temi. I suoi interessi riguardano soprattutto il rapporto tra curricolo, saperi e competenze. Sul curricolo nel 2011 ha pubblicato un libro per Tecnodid.

www.mauriziomuraglia.com

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