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di Maurizio Muragliastereotipando

08/08/2019

"Storico"

Oggi è una giornata storica! Finalmente ritorna l’educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole. Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese. Grazie all’impegno della Lega – Salvini Premier, un’altra promessa è stata mantenuta. Il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, al rispetto delle regole, all’accoglienza e all’inclusione, valori alla base di ogni democrazia. Torneremo a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità.

Questo il post con cui il ministro Bussetti ha salutato la reintroduzione dell’Educazione Civica nelle nostre scuole. Occorre leggerlo attentamente per trovarvi materia di riflessione su quel che è ormai diventato uno stereotipo della comunicazione politica di qualsiasi colore, almeno negli ultimi due decenni. Non voglio qui entrare nel merito della seconda parte del post - quella che ricorderebbe il compito della scuola - che meriterebbe una trattazione (non allegra) a parte. Voglio invece soffermarmi soltanto sull’aggettivo che seduce maggiormente il discorso politico sulla scuola: storico. E’ una giornata storica.

Molte volte lo abbiamo sentito ritornare: storico. Provvedimenti di varia natura che hanno riguardato il mondo della scuola, riforme, riordini, ritocchi a leggi precedenti in materia ad esempio di esami o di valutazione hanno assunto, nel palcoscenico mediatico dei ministri di turno, la connotazione solenne della memorabilità. Sì, perché se una giornata è storica vuol dire che deve essere annoverata tra quelle che davvero hanno costituito una svolta nella costruzione del nostro sistema di istruzione. Come, chessò, l’istituzione della scuola media unica obbligatoria nel 1962 (ministro Gui), coerente col dettato costituzionale. Chi è stato testimone di quella giornata - non io che in quell’anno nascevo - potrà dirci qualcosa sulla portata davvero storica di quella legge, che rappresentava il punto massimo di avanzamento di tutte le istanze democratiche che avevano caratterizzato la discussione politica e pedagogica fin dalla promulgazione della Costituzione.

Anche i Decreti Delegati del 1974 possono considerarsi come una conquista storica, perché suggellarono l’istanza democratica e partecipativa che proveniva dal Sessantotto. 1974, dodici anni dopo il 1962. Poi per trovare qualcosa che sia degno di essere annoverato come storico potremmo arrivare al 1997, anno di istituzione dell’autonomia scolastica. Berlinguer la salutò - la legge Bassanini - come conquista storica per le scuole. Insomma, come dire che le cose storiche non possono essere all’ordine del giorno. In trentacinque anni ne ho individuate soltanto tre. Magari qualcuno più attento di me potrebbe inserirne qualche altra (gli Orientamenti del 1991 per la scuola dell’infanzia ad esempio), ma non troppi certamente.

Invece dall’epoca berlusconiana in poi ogni flatus vocis dei ministri sembra essere accompagnato dallo squillo di tromba e dal rullo di tamburi della storicità. Per la verità, di storico avrebbe dovuto essercene parecchio nell’innalzamento dell’obbligo di istruzione prodotto dal ministero Fioroni nel 2006, ma non si ricordano cortei festanti e per la verità neppure docenti troppo gioiosi. Diciamolo: passò alquanto inosservato, e tutt’oggi non incide granché nelle didattiche dei bienni iniziali del secondo ciclo. Tante altre cose invece passano per “storiche”, perché ogni ministro vuole lasciar pensare di sé come qualcuno che è stato capace di svolte epocali. 

I ministri degli ultimi venti anni prima di diventare tali erano alquanto sconosciuti. Nessuno sapeva chi fosse la ministra Giannini oppure la ministra Carrozza. Anche l’attuale ministro è salito alla ribalta della cronaca perché, appunto, è diventato ministro. Si comprende come ciascuna di queste figure voglia marcare la propria presenza accompagnando molti provvedimenti con gli aggettivi “storico” o “epocale”, quando si sa bene che queste epocalità stanno molto più sui social che nella ordinaria prassi di insegnamento degli insegnanti. Vi immaginate un popolo di cittadini impeccabili dal primo settembre del 2019? Dovesse avvenir questo dovremmo davvero ricordare per almeno mezzo secolo il ministro Bussetti che ha fortemente voluto l’ora di educazione civica nelle scuole.

Così come dovremmo ricordarci, in fila, di tutti i ministri - Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Carrozza, Giannini, Fedeli, Bussetti - che davvero hanno disegnato in modo epocale la nostra scuola attraverso tutta una serie di interventi che hanno reso il nostro sistema di istruzione ai vertici delle graduatorie mondiali. Se attribuissimo a ciascuno di loro almeno due interventi di portata storica ne avremmo almeno sedici in meno di vent’anni, altro che i soli tre da me individuati tra il 1962 ed il 1997!

Per questo la nobile attribuzione di “storico” ad un provvedimento scolastico è lentamente scivolata nel grigio limbo degli stereotipi di cui non si può dire né bene né male perché fanno parte delle mode comunicative del momento. Probabilmente verrà da definire “storico” o “epocale” un momento in cui un Ministro della Pubblica Istruzione farà semplicemente quel che gli compete senza accompagnarlo con alcun aggettivo.

 

Di che cosa parliamo

Traendo spunto da espressioni molto popolari negli ambienti scolastici, la rubrica scava nelle logiche implicite di certe affermazioni e lascia intravedere quale concezione di scuola e di didattica a esse soggiace. È un’occasione per rimettere a fuoco alcuni fondamentali della professione tentando di smascherare le pedagogie implicite che si annidano dietro i miti e i riti linguistici della scuola.

L'autore

Insegna Lettere in un Liceo Linguistico di Palermo. In qualità di esperto di questioni educative e didattiche svolge attività di formazione per le scuole e scrive su riviste specializzate. È  anche opinionista de "la Repubblica" di Palermo sugli stessi temi. I suoi interessi riguardano soprattutto il rapporto tra curricolo, saperi e competenze. Sul curricolo nel 2011 ha pubblicato un libro per Tecnodid.

www.mauriziomuraglia.com

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