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di Marco Guastavignasopravvivere al 2.0

13/08/2013

L'antagonismo della volontà

Qualcuno tra i lettori avrà seguito l'inchiesta di Report sulle “Pillole del sapere”. Io l'ho fatto con una certa puntualità e attenzione. E ho così  avuto modo di assistere, attraverso la TV della Camera, all'audizione urgente del Ministro da parte della VII Commissione, disposta dal Presidente Ghizzoni. In quella occasione mi hanno colpito in particolare due fatti: da una parte la consapevolezza dimostrata da Ghizzoni stessa e dal deputato Tocci, che nei loro interventi hanno sottolineato la necessità che gli esponenti politici recuperino un rapporto fiduciario con il  mondo della scuola; dall'altra il ripetuto accenno di Profumo a una propria eredità, lasciata alla scuola in conseguenza della scadenza del suo mandato. Il cenno alla mancanza di fiducia da colmare riguardava probabilmente  - più che i presunti sprechi e le possibili illegittimità di cui si discuteva in quella occasione - le note vicende sulla proposta di legge sull'autogoverno della scuola, che ha trovato la forte opposizione di molta opinione pubblica democratica fino al punto da finire su un binario morto e va quindi valutata in termini di politica generale, compito che non spetta a questa rubrica. L'eredità di Profumo è invece certamente un tema più pertinente al nostro scopo, dal momento che il Ministro ha giocato continuamente la carta dell'innovazione tecnologica e non solo sul versante didattico, ma anche su quello organizzativo e gestionale, coinvolgendo nelle sue promesse non soltanto gli insegnanti, ma i dirigenti, il personale tutto, gli studenti e le famiglie. Mentre scrivo si stanno avviando le iscrizioni online. Nonostante abbiano assunto la forma dello spot in senso letterale, fortunatamente esse non costituiscono un obbligo, ma solo una possibilità. Vi sono infatti nuclei familiari senza la strumentazione e la disinvoltura necessarie per operare autonomamente, a cui si affiancano zone del Paese prive di  connessioni alla rete a banda larga e tariffa piana. Si potrà quindi agire presso le segreterie delle scuole, ma non va dimenticato che ai cittadini stranieri è offerto un modulo esclusivamente in lingua italiana! Abbiamo assistito da poco alle prova preselettive per il concorso a cattedra svolte su PC e pochi mesi fa  alla trasmissione telematica delle prove scritte per l'Esame di Stato (per altro regolarmente stampate nel numero di copie necessarie affinché potessero essere consegnate a ciascuno studente). Sono le uniche vere realizzazioni degli impegni a “dematerializzare” ripetutamente sbandierati dal Ministro, con l'immediata cassa di risonanza – a volte apocalittica, a volte “integrata – dei media. Con i registri elettronici rinviati di un anno, non si parla più di pagelle online. anche gli eBook di testo sono in alto mare: non sono chiari i modelli culturali, non si capiscono le politiche di marketing, non vi è  certezza che gli insegnanti siano in grado di compiere azioni di mediazione culturale con strumenti che non hanno mai utilizzato in prima persona e che tendenzialmente non dominano e così via; non si conoscono i risultati del progetto ministeriale sull'Editoria digitale scolastica. Insomma, alla auto-celebrata trasparenza di tipo amministrativo corrisponde una evidente – a volerla vedere e denunciare – opacità culturale.

Insomma, l'eredità “tecnologica” lasciata da Profumo non promette nulla di buono, ma voglio essere ottimista e ho quindi provato a declinare un decalogo di richiesta al prossimo ministro dell'istruzione, sperando che anziché promuovere se stesso o la propria parte politica voglia finalmente interessarsi dell'interesse generale, come sarebbe nei suoi compiti, connotando per ciò stesso il proprio operato di forte discontinuità con i predecessori.

Eccolo:

1. Dai proclami alle certezze: deve essere dismessa la politica degli annunci descritta qui sopra.

2. Dalla demagogia alla democrazia: deve cessare anche la politica dei bandi, delle classi e delle scuole 2.0; essa rappresenta in realtà la selezione darwiniana di quegli insegnanti e studenti che hanno diritto a cimentarsi con gli strumenti digitali nel proprio processo di acculturazione, in percentuali attualmente del tutto esigue. Gli investimenti sulla scuola non possono più seguire questo modello demagogico. Si devono reperire i fondi e/o trovare le modalità perché tutti possano partecipare.

3. Dalle affermazioni globali alla verifica minuziosa: vanno condotti seri e autentici monitoraggi degli effettivi risultati di apprendimento: si investa per tutti laddove si ha la certezza che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione fanno imparare di più e meglio, o almeno semplificano, agevolano e hanno veri effetti di inclusione, riduzione delle differenze e rimozione degli ostacoli; in particolare, basta con la mitologia dei "nativi digitali".

4. Da sprechi e sospetti alla trasparenza: vanno raccolti e resi noti non solo i risultati di apprendimento ma anche - e il più rapidamente e diffusamente possibile- quelli delle perizie disposte dal ministro sulla citata questione delle “Pillole del sapere”; deve essere verificata al più presto la credibilità culturale e deontologica di coloro che condizionano l'innovazione tecnologica della nostra Scuola.

5. Dalla centralizzazione alla scuola dell'autonomia riconfermata: deve essere restituita ai singoli istituti l'iniziativa in campo di ricerca e sperimentazione prevista dalle norme vigenti; gli enti strumentali e gli uffici centrali e periferici del ministero devono tornare a un ruolo sussidiario e rinunciare all'attuale posizione, che invece vincola le scuole alle loro iniziative.

6. Dalle forzature alla contrattazione: sindacati e associazioni del personale scolastico devono uscire dall'attuale paralisi culturale e pratica in merito al rapporto tra innovazione tecnologica e profili professionali (in senso didattico ma anche più esteso) e ragionare su diritto alla formazione, intensificazione delle prestazioni, impegni aggiuntivi, destinazione dei (residui) fondi di istituto.

7. Dai totem alla riflessione: questioni come i libri di testo digitali, i registri e gli scrutini non possono essere delegate ai vari apprendisti stregoni o alle regole di un mercato caratterizzato da pochissima trasparenza: tutta la comunità educante deve essere coinvolta e conoscere i termini essenziali dei problemi e le caratteristiche delle diverse soluzioni; sarebbe poi inammissibile andare a regime senza che siano stati dichiarati i modelli e testati processi e procedure.

8. Dalla centralità dei dispositivi a quella degli esseri umani: basta con i grilli parlanti che accusano il personale della scuola di immobilismo operativo e culturale perché non accetta le loro facili ricette innovative; basta con teorizzazioni come quelle sulla LIM come grimaldello o sugli eBook come agenti virali: le ragioni della mancata penetrazione del "digitale" nelle pratiche didattiche e - prima ancora - culturali di molti insegnanti vanno indagate senza preconcetti e la necessaria, massiccia, formazione deve tenerne conto senza le ironie e le demonizzazioni che ancora emergono negli atteggiamenti snobistici di molti che si considerano iniziati.

9. Dall'inadeguatezza alla valorizzazione: gli insegnanti devono avere la possibilità di utilizzare le TIC per rendere ancora più efficaci le pratiche didattiche in cui credono già, perché hanno già dato buoni risultati in termini di apprendimento: insomma, basta anche con la vulgata secondo cui le strumentazioni tecnologiche digitali esigerebbero la rottura con le abitudini didattiche consolidate, spregiativamente definite "tradizionali". Le ragioni per un'innovazione formativa, metodologica e dei canoni culturali risiedono nell'evidente incapacità del nostro sistema scolastico di essere realmente democratico e inclusivo (dispersione, ripetenze, mancato conseguimento di alfabeti minimi e competenze, dissipazione culturale, disaffezione di studenti e insegnanti), non certo nel sistema di credenze delle vestali del digitale.

10. Dalla confusione alla distinzione dei ruoli: è inammissibile che vi siano ancora realtà scolastiche in cui le pratiche, le scelte e gli investimenti dipendono dalla rappresentazione che lo smanettone o gli smanettoni di turno restituiscono - il più delle volte in perfetta buona fede - ai colleghi in base alle loro esperienze, scelte, preferenze; deve essere chiaro che la dimensione digitale della cultura e della didattica ha un respiro ben più ampio: non è assolutamente più sufficiente avere buone conoscenze sul funzionamento del computer per assumere funzioni di consulenza generale, come troppo spesso ancora avviene in alcune realtà, dove la superficialità si accompagna alla triste cultura della delega che caratterizza molti aspetti del nostro lavoro.

Di che cosa parliamo

La rubrica vuole essere presidio del senso critico, contrastare i diversi elementi della deriva demagogica dell’innovazione tecnologica: pensiero pedagogico unico, marketing concettuale, darwinismo digitale.

L'autore

Insegnante di Scuola secondaria superiore e formatore, si occupa da quasi trent’anni di “nuove” tecnologie e rappresentazioni grafiche della conoscenza. Traccia la sua attività intellettuale in www.noiosito.it.




Fogarolo Flavio, Guastavigna Marco,  Insegnare e imparare con le mappe. Strategie logico-visive per l'organizzazione delle conoscenze, Centro Studi Erickson, 2013

Il volume - dedicato all'uso didattico e educativo delle mappe come strumento in grado di sostenere l'apprendimento attraverso l'organizzazione visiva, logica e funzionale delle proprie conoscenze analizza e confronta i tipi di rappresentazione grafica più efficaci, ciascuno con un diverso modello logico-visivo e con uno scopo cognitivo differente. Nel volume si forniscono inoltre indicazioni operative per migliorare l'efficacia delle mappe come strumento compensativo per gli alunni con difficoltà di apprendimento o inadeguato metodo di studio, nonché per ridurre i rischi sottesi al loro utilizzo come facilitatori (mappe fornite già pronte): banalizzazione dei contenuti, apprendimento meccanico, atteggiamento passivo da parte dello studente.