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di Marco Guastavignasopravvivere al 2.0

30/12/2020

Cittadin* al di sotto di ogni sospetto

InTorinoFacile è il portale dei servizi del Comune di Torino. Tra le diverse possibilità, quella di iscrivere la propria prole nelle scuole dell'infanzia, municipali, statali e convenzionate, descrivendo la propria situazione socio-familiare ed esprimendo il proprio ordine di preferenza. L'accesso è possibile in vari modi, tra cui l'identità digitale (SPID) e la carta di identità elettronica. Questa modalità è per certi aspetti spettacolare: se si è in possesso di uno smartphone con tecnologia Near Field Communication, infatti, sarà sufficiente scaricare un'apposita App, che leggerà dal chip presente sul documento i dati identificativi necessari, per poi inviarli al server per l'accreditamento. Il tutto dalla propria scrivania.
Mentre osservavo mio figlio compiere queste operazioni, mi è venuto in mente per contrasto a un mio conoscente ultraottantenne, che utilizza solo il telefono fisso ed è così diffidente verso il sistema bancario da concepire solo il danaro contante.

L'ultima volta che l'ho incontrato è stato un paio di mesi fa: era in coda presso un centro convenzionato dove avrebbe voluto fare certi esami clinici. Non aveva però letto sul sito le modalità di effettuazione e prenotazione delle prestazioni e quindi la sua attesa (che per altro lo esponeva anche a vari contatti con le altre persone presenti), fondata sulla convinzione che - come in precedenza - bastasse arrivare in orario con l'impegnativa fornitagli brevi manu dal medico di base in ambulatorio, è stata vana: ricordo bene la sua espressione, tra l'adirato e l'umiliato.
Il mancato possesso di un mezzo di pagamento diverso dalla moneta sonante, inoltre, lo priva in questi giorni della possibilità di ricevere il Cashback di Stato, a cui non avrebbe comunque avuto modo di registrarsi. Così come di detrarre le spese sanitarie al momento della dichiarazione dei redditi.
Cittadinanza a differenti velocità, dunque, sempre più condizionata dalle capacità di adattamento dei singoli individui alle condizioni create dai processi di digitalizzazione, tendenzialmente decisi su istanza tecnocratica, senza alcuna negoziazione, ma con approccio spietatamente darwinista.

La crescente divaricazione, per altro, è un processo antropologico e culturale che non investe solo la quotidianità materiale degli adulti, ma anche gli esiti immateriali dell'istruzione dei giovani.
E' sempre più drammaticamente evidente, infatti, l'affermazione di una visione e di una pratica della cittadinanza attiva — compito strategico e apparentemente asettico dell'istruzione — come risorsa individuale: nella comunità che ruota intorno al capitale umano, infatti agire in modo responsabile significa saper autoregolare i propri percorsi di apprendimento e perseguire l'etica imprenditoriale di squadra, capace di comunicare in modo adeguato e di risolvere in prima persona i problemi, ossia di una totale mobilitazione delle proprie risorse operative e cognitive in funzione degli obiettivi del soggetto a cui si vendono le prestazioni lavorative.
Significa cioè entrare in possesso di competenze adattive, congruenti con uno scenario "naturalmente" competitivo, il mercato, la cui logica può, anzi, richiedere periodiche disruption e pertanto discontinuità nei profili dei lavoratori, necessariamente selettive. Con piena coerenza, questa concezione raccomanda e cura lo sviluppo del pensiero creativo: bisogna infatti imparare a perseguire soluzioni efficaci, efficienti e - se necessario - resilienti in modo originale, "nuovo", ma privo della potestà di mettere in discussione le variabili generali dello scenario, ovvero il modello socio-economico. La conseguenza più chiara di questa forma mentis è del resto l'acritica fascinazione esercitata nelle scuole di ogni ordine e grado dal coding, dalla programmazione, dall'applicazione di linguaggi formali predefiniti.
E quindi mi sembra davvero importante ribadire che il pensiero critico è proprio un'altra cosa: consiste infatti nell'intenzionale e sistematica messa in discussione degli scenari e degli orizzonti, che sfocia in analisi ed interpretazione indipendenti; è capace di resistenza, e se necessario di trasformazione, per lo meno dei punti di vista e dei concetti organizzatori; se ha dei parametri, questi sono equità e solidarietà. Che, a loro volta non per caso, innescano la richiesta di un controllo etico e democratico sulle procedure algoritmiche che sempre più modellano la vita.

Dobbiamo infatti riaffermare che la piena cittadinanza è la partecipazione collettiva. E che il compito dell'istruzione è fornire capacità intellettuali a vocazione pubblica, che consentano a tutt* e ciascun* di intervenire, analizzare, scegliere, proporre, argomentare, contribuire alle decisioni in forma autonoma.
E questo ora più che mai: l'emergenza sanitaria ed economica in cui ci dibattiamo, infatti, dimostra l'urgenza di una gramsciana "società regolata", in cui lavoro e conoscenza concorrano allo sviluppo integrale dei gruppi umani e delle singole soggettività e alla ormai inderogabile riconciliazione tra il mondo degli uomini e quello naturale.

Di che cosa parliamo

La rubrica vuole essere presidio del senso critico, contrastare i diversi elementi della deriva demagogica dell’innovazione tecnologica: pensiero pedagogico unico, marketing concettuale, darwinismo digitale.

L'autore

Insegnante di Scuola secondaria superiore e formatore, si occupa da quasi trent’anni di “nuove” tecnologie e rappresentazioni grafiche della conoscenza. Traccia la sua attività intellettuale in www.noiosito.it.




Fogarolo Flavio, Guastavigna Marco,  Insegnare e imparare con le mappe. Strategie logico-visive per l'organizzazione delle conoscenze, Centro Studi Erickson, 2013

Il volume - dedicato all'uso didattico e educativo delle mappe come strumento in grado di sostenere l'apprendimento attraverso l'organizzazione visiva, logica e funzionale delle proprie conoscenze analizza e confronta i tipi di rappresentazione grafica più efficaci, ciascuno con un diverso modello logico-visivo e con uno scopo cognitivo differente. Nel volume si forniscono inoltre indicazioni operative per migliorare l'efficacia delle mappe come strumento compensativo per gli alunni con difficoltà di apprendimento o inadeguato metodo di studio, nonché per ridurre i rischi sottesi al loro utilizzo come facilitatori (mappe fornite già pronte): banalizzazione dei contenuti, apprendimento meccanico, atteggiamento passivo da parte dello studente.