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22/09/2020

Ambienti e processi di apprendimento per la cittadinanza attiva

di Paola Limone

Pubblichiamo questo contributo di Paola Limone, tratto da Una scuola per la cittadinanza, volume 1. "Il progetto curricolare", sezione "Questioni aperte".  La pubblicazione sulla rivista ci consente di attivare tutti i collegamenti ai molti materiali presenti in rete.

Se mi si chiedesse a bruciapelo a quali progetti di cittadinanza attiva ho partecipato in questi anni con le mie classi la prima risposta sarebbe “a nessuno”. Questa mia provocazione è dovuta al fatto che in realtà tutta la mia didattica è da sempre intrisa di momenti in cui io e i miei allievi siamo e ci sentiamo cittadini attivi, e non ho mai sentito il bisogno di creare progetti ad hoc per crescere insieme, da “cittadini”. Che non siano il farlo ogni giorno, in ogni momento.
Mi conforta leggere che il documento “Indi
cazioni nazionali e nuovi scenari” - predisposto nel 2018 da un Comitato Scientifico Nazionale  - propone alle scuole una rilettura, a distanza di 6 anni delle Indicazioni nazionali del 2012 e afferma che

i docenti sono chiamati non a insegnare cose diverse e straordinarie, ma a selezionare le informazioni essenziali che devono divenire conoscenze durevoli, a predisporre percorsi e ambienti di apprendimento affinché le conoscenze alimentino abilità e competenze culturali, metacognitive, metodologiche e sociali per nutrire la cittadinanza attiva [1].

e ancora

È compito peculiare di questo ciclo scolastico porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva, potenziando e ampliando gli apprendimenti promossi nella scuola dell’infanzia. L’educazione alla cittadinanza viene promossa attraverso esperienze significative che consentano di apprendere il concreto prendersi cura di se stessi, degli altri e dell’ambiente e che favoriscano forme di cooperazione e di solidarietà. Questa fase del processo formativo è il terreno favorevole per lo sviluppo di un’adesione consapevole a valori condivisi e di atteggiamenti cooperativi e collaborativi che costituiscono la condizione per praticare la convivenza civile [2].

Le istituzioni scolastiche sono chiamate, quindi, a organizzare il curricolo e le proposte didattiche in modo da inquadrarle nella cornice di senso e significato della cittadinanza. Purtroppo mi conforta molto meno sapere che troppo spesso queste indicazioni vengono apertamente eluse, ma qui si dovrebbe aprire un tragico capitolo sulla formazione dei docenti, e non è questa l’occasione per farlo.

Proverò invece a fare un rapido elenco di occasioni in cui a scuola “nutriamo la cittadinanza attiva”. Sarà volutamente compilativo, per ragioni di spazio, ma anche per testimoniare il prevalere delle istanze legate ai processi di insegnamento/apprendimento messi in atto e alle loro implicazioni più generali, più che alla natura degli strumenti o delle metodologie impiegate. Mi riferirò prevalentemente alle aree delle discipline che in questi anni ho insegnato, ma l’ottica in cui ci si dovrebbe porre è comune: in tutti i campi e di sapere e di esperienza e nei loro intrecci, vogliamo lavorare con i nostri allievi affinché diventino cittadini capaci di cooperare, di riconoscere le problematiche, di ricercare tra le fonti più autorevoli le informazioni necessarie per tentare di dare soluzioni, di stabilire le priorità in un percorso da affrontare insieme.

Quando in laboratorio facciamo esperimenti scientifici sull’acqua, sull’aria e sul suolo ci troviamo a discutere delle conseguenze dello spreco di queste risorse, dell’impatto sugli esseri viventi e sul pianeta Terra, e a cercare di capire che cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per invertire la rotta. E in questa prospettiva, scriviamo e cantiamo canzoni sulla raccolta differenziata, prepariamo cartelloni per invitare gli altri bambini della scuola a risparmiare la luce, la carta, l’acqua, raccogliamo tutto il materiale che ci sembra che possa essere riutilizzato per attività creative/ricreative… Così, studiare le scienze in modo laboratoriale incoraggia a porsi delle domande, a indagare i fenomeni, a verificare previsioni e ipotesi, a cercare variabili e a trarre conclusioni.

Quando abbiamo costruito diorami esplorando, facendo ricerche sugli habitat, sulle catene e le reti alimentari, abbiamo capito quanto siano fragili gli equilibri, e quanto maggior rispetto dovrebbe avere l’uomo per la natura [vedi "Diorami"].

Quando lavoriamo con gli ambienti geografici, partendo dalla nostra scuola per poi allargarci al quartiere e via via ai nostri Comune, Regione, Nazione, Continente e Pianeta cerchiamo, facendo ricerche, interviste e discussioni, di capire quali sono le cose che ci piacciono e quali vorremmo cambiare.  Quando fotografiamo aule, corridoi e giardini scolastici per orientarci e conoscere meglio lo spazio in cui viviamo [vedi "La nostra scuola"] e giriamo per la città scattando foto, utilizziamo strategie e strumenti che ci serviranno per orientarci su mappe, di carta e in rete [vedi “A spasso per Grugliasco”]. Quando ci siamo chiesti come funziona la nostra cittadina, qual è la sua storia, chi è il sindaco e cos’è una Giunta abbiamo ampliato le conoscenze su ciò che ci circonda, abbiamo capito come un territorio si trasforma con il passare del tempo, come alcune cose ora siano migliori ed altre invece si siano perse. Tutto il nostro percorso è stato raccolto nella guida di Grugliasco per bambini, che ha ottenuto un collegamento nell’homepage del nostro Comune [vedi “Grugliasco per noi bambini”]. 

Quando abbiamo creato libri e giochi sulla nostra e sulle altre regioni italiane, per imparare, per giocare e far giocare abbiamo scoperto che è importante e non semplice saper porre domande, saper mettere a disposizione risposte corrette e errate, dare definizioni…E farlo accordandoci con i nostri compagni. Non è importante sapere con quale strumento, ce ne sono tanti, ne nascono di nuovi ogni giorno. Importante è il lavoro che sta a monte: dobbiamo conoscere bene un argomento per creare dei quiz e dei cruciverba su di esso [“Turisti in Piemonte”  e “Le regioni italiane”]. 
Quando, lavorando alla costruzione di semplici video storie, abbiamo cercato immagini e suoni liberamente fruibili, abbiamo potuto discutere di diritti d’autore, copyright e privacy [vedi “La storia di Grugliasco”].
Quando insegniamo canti in italiano e in lingue straniere e ascoltiamo musiche di diverse parti del mondo la musica attiva processi di cooperazione e socializzazione e senso di appartenenza e favorisce l’interazione fra culture diverse.

Anche quando facciamo matematica, con un approccio razionale ai problemi, un’educazione all’argomentazione e a comprendere i punti di vista degli altri, abbiamo preziose occasioni di crescita. In modo particolare grazie alla statistica impariamo a spiegare e interpretare il mondo con spirito critico e con il supporto di dati alle opinioni. Le Indicazioni Nazionali ci ricordano l’importanza “in matematica, come nelle altre discipline scientifiche” della forma laboratoriale, come “momento in cui l’alunno è attivo, “formula le proprie ipotesi”, “controlla le conseguenze”, “discute e argomenta le proprie scelte”, costruisce “conoscenze personali e collettive.” [vedi “Statistica a scuola”, “Problemi al supermercato” e “I nostri video problemi”].

Quando in classe conosciamo la vita e le opere di un famoso pittore, quando andiamo in visita a mostre e musei e partecipiamo a laboratori artistici, quando scegliamo tra le tante immagini in rete quelle più adatte per l’ambientazione delle nostre narrazioni digitali, impariamo che vi sono tanti modi per esprimere le nostre emozioni e ci riempiamo gli occhi e il cuore di bellezza.

La familiarità con immagini di qualità ed opere d’arte sensibilizza e potenzia nell’alunno le capacità creative, estetiche ed espressive, rafforza la preparazione culturale e contribuisce ad educarlo a una cittadinanza attiva e responsabile. In questo modo l’alunno si educa alla salvaguardia e alla conservazione del patrimonio artistico e ambientale a partire dal territorio di appartenenza. La familiarità con i linguaggi artistici, di tutte le arti, che sono universali, permette di sviluppare relazioni interculturali basate sulla comunicazione, la conoscenza e il confronto tra culture diverse [3] .

La lettura in classe di albi illustrati, considerati rilevanti mediatori nella trasmissione culturale  durante l’età infantile nonché nella formazione dell’immaginario delle bambine e dei bambini  ci può aiutare a capire quali pratiche possono essere messe in atto in ambito educativo per  stimolare una lettura critica di immagini stereotipate e discriminanti.
Insegnando a parlare e a scrivere alla nostra nuova compagna straniera è divertente e facile conoscere nuove parole, nuovi Paesi, nuovi usi. Avere in classe bambini con disabilità ci aiuta a essere più solidali, pazienti e inclusivi.

Questo è un lungo elenco, ma assolutamente parziale: gli ambienti di una scuola primaria sono sempre quelli di quando eravamo bambini noi, ma ognuno di noi può renderli ambienti di apprendimento al passo con i piccoli cittadini di oggi. A volte basta uno smartphone per fare foto e video, che documentino il percorso che si sta facendo, a volte è utile avere un computer e un videoproiettore per esplorare insieme, in altri casi serve lavorare a coppie o a gruppi a ricerche su testi e on line. Colla e carta, libri e quaderni, legno e computer, tutto dev’essere usato e sperimentato, non è lo strumento che deve far nascere l’idea, è l’idea che stiamo perseguendo che rende necessario l’uso di metodologie, strategie e strumenti diversi.  E la realtà (come in altri casi l’immaginario) è sempre presente, oggetto o orizzonte del nostro lavoro e dell’apprendimento, senza bisogno di evocarla o costringerla dentro “compiti” e simulazioni.
Il problema è che bisogna aver voglia di trovare il tempo. Il tempo per leggere, per cercare, per selezionare tra le tante idee e le tante risorse quelle più adatte ai nostri scopi, il tempo per reperire i materiali, per mettere les mains à la pâte? (noi qui diciamo “pacioccare” perché il pacioch è il fango, il pasticcio in cui i bambini amavano pasticciare con le mani) provando e riprovando, chiedendo aiuto quando nasce un dubbio o ci sembra di non farcela.

Tuttavia, penso che si sia insegnanti/cittadini coerenti a patto che si sia aperti anche alla collaborazione con e tra gli adulti. Per facilitare chi di tempo ne ha di meno negli anni ho creato il Portale Siete pronti a navigare?, ho collaborato alla creazione del motore di ricerca Ricerche maestre, ho fatto nascere e gestisco il blog Scienze in gioco. Per soddisfare la mia “fame” di scambi con tanti colleghi ho creato i gruppi facebook Ricerche maestre e Scienze in gioco alla primaria e partecipo a tanti altri gruppi in cui si discute di singole discipline o di temi più generali con docenti di ogni ordine e grado.
Comunicare tra colleghi in un’ottica di lifelong learning è importante. Non meno importante è la comunicazione alle famiglie di quanto viene fatto in classe: i quaderni spesso risultano meno pieni, ma la ricchezza e la varietà delle esperienze vissute può facilmente essere documentata in un blog di classe, che diventa un piacevole appuntamento per genitori e bambini che a casa possono rivivere insieme quanto fatto [vedi “Le caratteristiche del suono” e soprattutto “In viaggio con la C. Tutto quello che non c'è sui quaderni…”].

 

Note

1. MIUR,  Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari, 2018.
2. Ibidem.
3 Ibidem

 

l'autore

Paola Limone Insegnante di scuola primaria, formatrice per didattica e itc.

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