Home - la rivista - cultura e ricerca didattica - Il Decreto n. 60 e la cultura "Made in Italy"

temi e problemicultura e ricerca didattica

02/06/2017

Il Decreto n. 60 e la cultura "Made in Italy"

di Rosanna Angelelli

Il Decreto n. 60 del 13 aprile 2017 sulla promozione della cultura umanistica si articola in cinque capitoli per un totale di 17 articoli.

Nell’art 1 (“Principi e finalità”) si delinea il primo compito del Sistema nazionale di istruzione: “…promuovere lo studio, la  conoscenza  storico-critica  e  la  pratica delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo (i corsivi d’ora in poi sono miei)”; cui si aggiunge un secondo compito: far  “sviluppare  [negli studenti] le capacità analitiche,  critiche  e   metodologiche   relative   alla conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni”, e  “in riferimento  alle  competenze  sociali  e  civiche”.
Questa ultima precisazione serve a tradurre in salsa italiana la Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo  e  del Consiglio del 18 dicembre 2006, quella delle famose otto "competenze  chiave  per l'apprendimento permanente": le competenze da promuovere non riguardano solo l’ambito culturale o tecnico-pratico, ma quegli elementi educativi fondamentali per una coscienza sociale e civile democratica. 
Nel comma 3 del medesimo art. 1, si precisa che a questi compiti si darà impulso anche “attraverso le collaborazioni delle istituzioni preposte alla  (…) tutela,  gestione  e  valorizzazione del patrimonio”, vale a dire mediante un’azione congiunta tra Miur, Ministero dei Beni Ambientali Culturali e del Turismo, Enti Locali, Fondazioni, Associazioni ecc, cui vengono aggiunti nella Parte II del Decreto (art. 4 c 1) l’INDIRE, le  Scuole in Rete, i Poli,  le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e  coreutica, le università, gli FTS,  gli istituti italiani di cultura. Vale la pena di  precisare che nell’incipit del decreto al termine “istituzione” non si assegna alcuno aggettivo, ma successivamente si definiranno come partner di progetto  istituzioni  sia  “pubbliche” sia “private”.

Ampia è la varietà delle forme artistiche oggetto di promozione: la musica,  la  danza,  le  arti  dello spettacolo, le arti visive, ma anche  l'artigianato artistico, il design  e  le “produzioni  creative  italiane   di   qualità,   sia   nelle   forme tradizionali che in quelle innovative”, cosa che permetterà alle scuole di attivare  lo studio e la progettazione di strategie di marketing e merchandising mirate “ a valorizzare il ‘Made in Italy’”, e di rafforzare una idea di conoscenza utilitaristica largamente diffusa e a partire dalla scuola...
Nel comma 4 si precisa infine che per la realizzazione del compito gli strumenti saranno quelli della legislazione vigente. E su questo torneremo più oltre.

Nell’art. 2 si dettagliano  tre modi per attuare la casistica disciplinare: “in percorsi curricolari, anche in verticale, in alternanza  scuola-lavoro  o  con specifiche iniziative extrascolastiche”. Comunque ogni progetto  dovrà  inserirsi nel POF triennale delle singole scuole, che si muoveranno “nell’ambito della loro autonomia”.

Man mano che si scorre il Decreto questa ultima precisazione appare  però alquanto incerta.  Intanto potrebbe sorgere una sovrapposizione  “conflittuale” tra il POF, di cui si confermano  le “specifiche iniziative extrascolastiche” oltre a quelle curricolari, e l’alternanza scuola lavoro, la quale, essendo stata resa obbligatoria e quindi curricolare, dovrà essere prioritariamente programmata e occupare molti pomeriggi degli studenti. Come potranno gli stessi partecipare anche al resto? Oppure è implicito che il resto si travasi in alternanza scuola/lavoro? E inoltre: l’apertura costante e continua della scuola, sia pure  di per sé positiva, con quali soldi e con quale personale potrà realizzarsi? La precisazione “senza oneri aggiuntivi per lo Stato” è ossessivamente ricorrente in tutti i capitoli del Decreto e fa capire che non c’è un finanziamento separato per ogni specifica sede scolastica.

 Il POF infatti “può” essere programmato  “in rete con altre scuole e attuato con la collaborazione di  istituti  e luoghi della cultura, nonché di Enti  Locali  e  di  altri  soggetti pubblici e privati, ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale”. E solo in questo modo potrà godere dei finanziamenti di rete. 

Ulteriori precisazioni del Decreto non contribuiscono a fare chiarezza sulla autonomia e sulla fattibilità effettiva dei singoli progetti di istituto. O meglio, un lodevole marchingegno di cooptazione e cocostruzione potrà essere messo in piedi solo in quelle parti del Paese dove: le reti siano già funzionanti; le scuole abbiano finanziamenti di per sé sufficienti, innanzitutto per la realizzazione del curricolo (inclusione; risoluzione dei disagi; metodologie didattiche innovative, tecnologie aggiornate, ecc.) e il potenziamento dell’extra; abbiano personale specializzato (qui il Decreto mette le mani avanti proponendo l’utilizzo in comune di dotazioni e servizi); esista un tessuto istituzionale pubblico e privato di accompagnamento e, eventualmente, di finanziamento delle iniziative extra.
Ma –ci chiediamo- con quali contro richieste da parte dei finanziatori? Perché essi potrebbero pilotare e persino minare un’ autonomia e una libertà di insegnamento attualmente già traballanti. 

Nell’art. 3 si trattano i “temi della creatività”, che si qualificano come una “sinergia tra i linguaggi artistici e le   nuove tecnologie”,  nonché  “le  esperienze  di  ricerca  e  innovazione, valorizzando le capacità intertestuali e il pensiero  critico”: di tutto e di più, insomma, e con una serie di definizioni abbastanza sibilline, se riferite ai temi della creatività, più chiare se inerenti alla pratica didattica curricolare. Perché ci sembra legittimo chiederci come gli istituti tecnici e professionali potranno esplicitarsi in questi obbiettivi, dal momento che alcune discipline e metodologie sono a loro del tutto estranee e assenti dall’orario curricolare (storia dell’arte, filosofia, ecc.). Ipotizziamo che i temi della creatività possano essere sviluppati nei licei e negli istituti tecnici già “di eccellenza”. Tutt’al più nei professionali si cercherà di potenziare l’utilizzo critico delle nuove tecnologie e i contatti con quegli enti erogatori di una formazione professionale che guardi al turismo, alla tutela del patrimonio ambientale ecc. Ma con quali preconoscenze? Con quali abilità espressive? Attraverso l’impiego di quali insegnanti esperti: nella scuola? Fuori della scuola? Insomma è prevedibile che essendo stata posta l’asticella troppo in alto per “i temi della creatività”, il salto acrobatico vincente sia possibile solo per alcuni, mentre ad altri si  affideranno l’allestimento e la cura del dispositivo tecnico.

Non siamo infine per niente d’accordo, quando si dettaglia lo specifico del settore   linguistico-creativo,   tramite   il   “rafforzamento   delle competenze logico-linguistiche e argomentative e la conoscenza  e  la pratica della scrittura creativa,  della  poesia  e  di  altre  forme simili di  espressione,  della  lingua  italiana,  delle  sue  radici classiche…”. Ora tutto questo dovrebbe già far parte dell’attività curricolare di tutta la secondaria superiore, e le difficoltà che si incontrano sono di carattere strutturale (eccessiva segmentazione delle discipline, orario spezzettato, inclusione risolta   in selezione, didattica poco laboratoriale, sussidi carenti: per esempio, scarsità di biblioteche aggiornate, e infine strumenti valutativi obsoleti e iniqui). Non sarebbe stato meglio allora riformare il sistema nazionale anziché affiancare alle disfunzioni (che rimangono)  un posticcio separato? 

Nella parte II del Decreto si scopre la gerarchia organizzativa  del Progetto generale. Tra circa sei mesi (sic!) saranno il Miur insieme con il Mibact a proporre alla firma del Presidente della Repubblica il “Piano delle Arti”, con cadenza triennale, per sostenere con un accreditamento ad hoc le scuole in Rete e i Poli  partecipanti nella realizzazione “di un modello di    laboratorio  permanente  di  conoscenza,  pratica,  ricerca  e sperimentazione del sapere artistico e musicale e dell'espressione creativa”. Il progetto, quindi,  non è esteso a tutte le scuole, perché si parla di finanziare i Poli e le Reti. I Poli si costituiranno tra sei mesi (previo riconoscimento dello USR) con quelle scuole del primo ciclo di istruzione che all’interno di uno stesso ambito abbiano scelto almeno tre  temi  della  creatività in  una  o  più sezioni e in curricolo verticale; le Reti invece riguardano la secondaria superiore e saranno strutture accorpate a certe condizioni (condivisione per esempio dell’apparato tecnologico) e con certe finalità, che il Decreto dettaglia con cura, tra cui la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale territoriale, la stipula di contratti ad hoc, le iniziative di collegamento con il PNSD e la valorizzazione delle professionalità docenti. Nell’art.  9, per promuovere la pratica artistica e musicale  nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria è previsto l'impiego di docenti, anche di altro grado scolastico, facenti parte dell'organico  dell'autonomia  e  del contingente di cui all'art 17, c  3 del decreto (previsto, ma non ancora dettagliato), ai quali è assicurata una specifica formazione  nell'ambito  del  Piano nazionale.

Nella scuola secondaria di primo grado i temi della creatività si realizzano in continuità con i percorsi di apprendimento della scuola primaria e nella progettazione curricolare. Nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, ogni istituzione  scolastica  può attivare, nell'ambito delle ordinarie sezioni, percorsi  a  indirizzo musicale “prioritariamente per gruppi di studentesse e  studenti in coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa”. Per attuare questo sono utilizzate le risorse del contingente dei posti attualmente già destinati ai corsi a indirizzo musicale  e l'organico del potenziamento.

Positiva appare infine la sperimentazione nei Licei musicali, coreutici e artistici, dove si può  rimodulare  il monte orario complessivo e introdurre  insegnamenti  opzionali,  anche utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di  flessibilità,  nel secondo biennio e nell'ultimo anno, ferme  restando  le  dotazioni organiche previste a legislazione vigente. Così pure si deve badare a non creare un organico in esubero data la quantità degli strumenti musicali ammessa (otto) e dei percorsi del loro insegnamento. Infine si prevedono percorsi formativi speciali per i ragazzi e le ragazze che dalla primaria mostrino di avere un particolare talento.

 

Credits


Nell'immagine a lato del titolo: "Il ponte di Rialto di notte" da http://www.italiainminiatura.com/

l'autore

Rosanna Angelelli Di formazione classica, già insegnante di materie letterarie nei licei, è da anni redattrice di "insegnare".

sugli stessi argomenti

» tutti