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28/06/2014

Elogio della Meraviglia

di Giuseppe Bagni

Ma lo sai cos'è successo ieri alle ore di laboratorio? Quando tu mi hai messaggiato che non venivi a scuola mi ero preparata a una mattinata da incubo, senza nemmeno la mia compagna di banco per fare due chiacchierare. Poi quando siamo andate in laboratorio si è presentato un supplentino nuovo di chimica, un po’ sgangherato ma dall’aria simpatica, con i capelli tutti arruffati che gli si vedeva ancora la buca del guanciale!

Il prof inizia a parlarci di fuochi d’artificio, di livelli di energia e di elettroni eccitati. Loro forse, ma io no di certo, per me era la solita lezione alla lavagna su roba che a sentir lui non si vede nemmeno al microscopio.
Il prof intanto si è messo il camice e comincia a distribuire le sostanze che useremo.
Quando arriva accanto a me, mette sul bancone di porcellana un vetrino da orologio con una polvere verdolina. Mi dà anche una tabella da consultare e mi propone una scommessa (dico, ti rendi conto? Dev’essere impazzito!): se tra due ore gli so dire i metalli presenti in quella polvere lui all’intervallo mi paga la cioccolata alla macchinetta.
Io accetto: di chimica non capisco nulla ma tanto i soldi per la cioccolata ce li ho già.

Metti poi che il prof fa un’altra cosa strana: spenge la luce e adesso, con le fiamme dei bunsen accesi sembra di essere a una festa di compleanno!
Ma lo sai che non sembrava nemmeno di essere a scuola? A scuola non si resta mai al buio. Guai! Chissà cosa potrebbe succedere: se va via la luce scatta subito la luce di sicurezza (e come volevi che la chiamassero?).
In quella penombra si vedevano solo una miriade di fiammelle colorate con colori mai visti: bellissimi.
Ad alcuni il colore si vedeva solo a sprazzi ma ad altri anche a lungo, che non finiva mai. Il prof  ha detto che si dice “colorazione persistente”.
La mia polverina sembrava magica: la fiamma diventava di un colore verde bellissimo, intenso e abbastanza persistente (come dice lui).

Poi il prof si mette a lavorare con me (fa la prova con me, spalla a spalla, come fosse te, capisci? Questo qui a scuola non ci dura..) e mi suggerisce di guardare la fiamma attraverso un vetrino blu. Quando lo faccio mi accorgo che quella bella fiamma verde è sparita, ma al suo posto ne è spuntata un’altra, piccola e stretta ma luminosissima. Chissà dove si era nascosta!
Guardo la tabella che mi ha dato il prof e mi accorgo che la descrizione di quello che ho visto potrebbe proprio corrispondere a quella tipica di due metalli. Vuoi vedere che questa è l’alba di un nuovo giorno che comincia con la prima cioccolata della storia che mi paga un professore?

Allora mi viene di fare anche a me una stranezza, una cosa folle mai fatta in vita: una domanda! Una domanda vera, per capire, non una di quelle per dare una slinguazzata al prof. Decido di provare a capire cosa diavolo è successo e chiedo al prof: perché questi colori, e perché così diversi tra noi?
Il prof mi spiega che più o meno gli elettroni sono come bambini ai piedi di una scala. Quando assorbono energia saltano sui gradini più alti, poi giocano a buttarsi giù per ritornare dov’erano. Noi è come se fossimo nell’altra stanza, non li possiamo vedere ma però sentiamo un tonfo ogni volta che toccano il pavimento. Il rumore che sentiamo è diverso da bambino a bambino perché chi era salito più alto quando salta giù fa più rumore.
La differenza con quello che succede nel nostro laboratorio è solo che nel caso degli elettroni dei metalli invece di sentire diversi rumori vediamo diversi colori.

Mi viene di dirgli che è strano spiegare quello che si vede con qualcosa che non si vede, che anzi ci inventiamo noi e nemmeno siamo sicuri. E lui mi sorride e dice che questa è la scienza: spiegare il noto per mezzo dell’ignoto, pare l’abbia detto un certo Popper.

Tu non ci crederai, ma la cioccolata me l’ha pagata lui...
Ma allora non sono così negata per la chimica!


Che Meraviglia…

Racconti di scuola

Un'altra scuola è possibile, oltre la lezione, oltre i banchi a file parallele e il fossato di vuoto che li divide dalla cattedra, oltre le ore in cui l'insegnante spiega e l'allievo si sforza o finge di ascoltare...

Non solo quest'altra scuola è possibile, ma esiste da sempre, fatta da allievi e insegnanti che insieme costruiscono sapere o che almeno ci provano, nonostante ogni tipo di difficoltà...

E noi vogliamo provare a raccontarne alcuni momenti, a immaginarla come un arcobaleno di luce che attraversa le asperità di una scuola talvolta in crisi di identità e di efficacia...

 

 

l'autore

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.