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06/05/2015

Io, neoquindicenne alle prese col test Invalsi di italiano

di Maurizio Muraglia

Spiluccando in modo semiserio tra gli items

Al termine del biennio del secondo ciclo ai ragazzi di tutta Italia, in modo indifferenziato tra i Licei classici della Milano bene ed i Professionali dei quartieri più difficili di Napoli, vengono somministrati gli stessi test Invalsi per Italiano e Matematica. Su questa pratica obbligatoria da anni c’è nel nostro Paese un dibattito acceso, in cui si schierano favorevoli, possibilisti e contrari. Alcuni Collegi docenti, mi risulta, si rifiutano addirittura di somministrarli. Fin dall’origine di questa prassi ho fatto parte dei contrari aperti alla discussione con i possibilisti e sospettoso nei confronti dei favorevoli, soprattutto perché questi a mio giudizio non sono mai riusciti a dimostrare come si possano individuare competenze attraverso le domande poste da questi test. Con tutta evidenza nel contenzioso con questi “favorevoli” ha sempre giocato un ruolo importante la diversa concezione dell’idea di competenza, che a mio parere si concilia molto parzialmente con crocette, sostituzioni, riempimenti e collegamenti.

[...]

Naturalmente è sempre possibile che chi fa parte della schiera dei coltissimi favorevoli o possibilisti - che a 15 anni conoscevano benissimo il significato di “contrattura” o di “muricciolo a secco” - leggendo queste note mi dia dell’incompetente in fatto di competenza linguistica e testuale. In tal caso accetterei la critica (mi conforterebbe far parte della schiera degli “ignoranti” come Daniel Pennac) ma mi riserverei lo stesso, cosa che mi accingo a fare, il diritto di dire come la penso al termine del test nella speranza di poter fare da portavoce ai pischelli quindicenni costretti ad affrontare questa ordalìa di fine biennio.
 

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l'autore

Maurizio Muraglia Docente di Lettere in un Liceo Linguistico, formatore, già Presidente del Cidi Palermo