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18/12/2021

L'inutile nostalgia

di Eleonora Aquilini e Giuseppe Bagni

Siamo due insegnanti che non hanno vissuto i cambiamenti post sessantottini dell’università di cui parlano nel loro libro Mastrocola e Ricolfi perché la facoltà di Chimica che abbiamo frequentato negli anni settanta non era stata influenzata dal flusso negativo di democratizzazione della scuola di cui parlano gli autori de “Il danno scolastico”.

Gli esami erano molto difficili, i voti molto bassi, la selezione altissima. Le Scienze dure del resto, oggi come allora, sono rimaste sempre uguali a loro stesse, non perché non siano cambiate le leggi e gli ordinamenti, ma perché il tipo d’insegnamento impartito è stato sempre trasmissivo e senza storia.  Semplificando un po’, ma non troppo, la verità scientifica accreditata veniva e viene data come un dogma e l’abilità del discente consisteva e consiste nell’applicare una logica essenzialmente deduttiva per risolvere problemi ed esercizi. La logica deduttiva, quella dell’analisi grammaticale o logica, della matematica, del latino (nelle traduzioni che non richiedono particolari interpretazioni del testo) è senza dubbio importante per imparare a essere coerenti e consequenziali nei ragionamenti, ma non basta: da sola non garantisce profondità al pensiero e senso critico.  E invece sul calco di quella logica viene insegnato quasi tutto. Nella scuola di ieri e di oggi quasi mai si racconta come sono nati i problemi scientifici e come sono stati risolti; la verità è quella del libro di testo e quella si deve accettare e comprendere, e ad essa soltanto ci si deve attenere.

Questo è vero all’università e a scuola.  Le facoltà scientifiche sono palestre di logica, una logica ferrea che si basa tuttavia su premesse ignote. Fino al momento in cui non siamo chiamati a cimentarci con una tesi sperimentale, cioè fino a quando non si pratica il laboratorio per risolvere problemi nuovi, non si ha idea di che cosa significhi fare ipotesi, sperimentare, verificare; non si sa cosa sia quel famoso metodo scientifico di cui si parla tanto. È solo molto dopo che si capisce che i metodi della scienza sono tanti… Se va bene, l’allenamento allo studio cieco che si fa all’università serve per diventare ricercatori; è invece assolutamente insufficiente per sviluppare senso critico, capacità di comprensione delle cose al di là delle apparenze.

Se si diventa insegnanti di scuola secondaria questo procedere di verità in verità, di dogma in dogma, viene riprodotto nelle classi, e nella scuola aperta a tutti - quella che secondo Mastrocola e Ricolfi sarebbe il prodotto delle idee infelici della Sinistra e non di una società profondamente cambiata - non funziona. O meglio, può funzionare apparentemente, forse con gli allievi dei licei che hanno più dimestichezza con la logica deduttiva e che sono portati a non mettere in discussione quello che viene trasmesso perché per loro logicamente comprensibile. In sintesi la nostra scuola permette di andare bene a scuola anche senza avere una   comprensione profonda dei problemi. Di fatto è possibile nell’analisi grammaticale riconoscere un articolo determinativo o indeterminativo senza sapere che cos’è la “determinazione” e “l’indeterminazione”. In Chimica si può imparare a bilanciare un’equazione pensando che sia solo un problema aritmetico e la cosa, in termini pratici, funziona.

Nei risultati, nella loro usuale valutazione, non ci si rende conto dell’abisso di superficialità su cui si basa il sapere trasmesso a scuola. Su questa superficie liscia e senza asperità scorre gran parte dell’apprendimento scolastico.

È il dover insegnare anche (sempre meglio, con più strumenti) a chi ha difficoltà ad apprendere che ci ha aperto gli occhi. E cimentarsi nella scuola di tutti ci ha portato ad interrogarci sul valore effettivo della scuola di una volta: cosa abbiamo imparato veramente dal punto di vista scientifico, noi che abbiamo fatto le scuole dei pochi e della esasperata selezione?  Conosciamo la storia di una definizione scientifica?

Noi crediamo che sia grazie al confronto con quegli allievi e allieve, tanti allievi che a scuola ci sono entrati a forza, per obbligo, e spesso frequentano il Professionale o un Tecnico, che abbiamo potuto aprire il vaso di pandora.

Gli apprendimenti scientifici sono spesso inconsistenti anche per chi prende bei voti in qualunque tipologia di scuola.  Chi invece non vuole saperne di fare le cose perché si devono fare, ti mette all’angolo, ti costringe a chiederti se le cose che vuoi insegnare siano veramente comprensibili.  Saper risolvere F=ma è sufficiente? Vuol dire sapere qualcosa delle forze? Vuol dire sapere come si è arrivati a quella formulazione? Abbiamo riflettuto sull’insignificanza di quello che si è imparato all’università dove gli aspetti storici ed epistemologici erano e sono ignorati completamente.  Abbiamo capito che, come sostiene Kuhn, la scienza insegnata è più dogmatica della religione e abbiamo smesso di pensare che ogni tipo di insuccesso scolastico è solo colpa del poco studio degli studenti.

Abbiamo capito che la scuola va cambiata a partire dalla riformulazione degli insegnamenti, che devono essere destrutturati e ricostruiti. Da molti anni noi nel nostro ambito stiamo provando a farlo, perché crediamo che la scuola vada cambiata veramente.

Volevamo rassicurare Mastrocola e Ricolfi: la scuola di cui hanno tanta nostalgia è ancora presente. Purtroppo è molto diffusa e non vuol cambiare.

gli autori

Eleonora Aquilini Laureata in Chimica, docente di Scuola secondaria di II grado, tiene su "insegnare" la rubrica "Il filo e la trama"

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.

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