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editoriali

17/05/2019

A proposito della sospensione della collega di Palermo. Due riflessioni

di Beppe Bagni e Mario Ambel

Non saremo mai i vostri catechisti

“Mancata sorveglianza”. Da non credere. Quindi la docente di Palermo è stata sospesa perché doveva “sorvegliare” i suoi studenti quattordicenni e ha omesso questa che evidentemente è ritenuta la vera “missione costituzionale”. Si pensava di essere in-segnanti, quelli che devono “segnare dentro”, invece dovremmo “scancellare-dentro” la libertà di pensiero. Non lo faremo.
Di solito mi prendo qualche giorno per rispondere per evitare gli eccessi dell’emotività ma oggi no.

Oggi non si può attendere nemmeno un minuto per rispondere a questo attacco forsennato che colpisce ancora la scuola, ma mira ad azzerare la percezione del paese su cosa significhi vivere in un paese democratico.
Quando si mandano di corsa i pompieri non per una casa in fiamme, ma per rimuovere innocui striscioni privi di offese; quando viene punita una docente per mancata sorveglianza equiparando la scuola a uno zoo dove gli insegnanti hanno l’obbligo di tenere ben chiuse nelle gabbie le intelligenze dei loro allievi, non si può aspettare un minuto di più a rispondere che non ci stiamo.

E finitela col blaterare sul senso critico da sviluppare negli alunni, se ci chiedete di imbavagliarli: non vi rendete conto che state svelando tutta l'ipocrisia (inaccettabile) nascosta nel ritorno dell’educazione civica quando volete trasformare la scuola pubblica da palestra di libertà di pensiero in una scuola “aperta al pubblico”: un pubblico obbligato al silenzio e preferibilmente all’applauso. Daremo il voto  ai nostri allievi sul loro livello di civicità (che idiozia), voi però siete già bocciati.

Ma non fatevi illusioni. Non permetteremo che la scuola diventi un non-luogo privo di identità e valori in cui addestrare gli alunni al catechismo del governo di turno.

Giuseppe Bagni, Presidente nazionale del Cidi



Comportamenti che lasciano interdetti

Nella vicenda dell’insegnante palermitana sospesa dall’insegnamento per 15 giorni per non aver vigilato e impedito che in una attività didattica dei suoi allievi la promulgazione del “decreto sicurezza” venisse accostata alla promulgazione delle “leggi razziali” ci sono due comportamenti che lasciano profondamente turbati e interdetti. Quello di chi ha voluto o emanato il provvedimento di sospensione in nome di una frettolosa procedura che pare più asservita a meccanismi delatori e volontà censoria che non a una ponderata applicazione della normativa e del buon senso e quello del Ds e del Collegio docenti della scuola che non si sono autosospesi in solidarietà con la collega e in difesa dei diritti sindacali, della dignità professionale e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Segni, questi, che la situazione in cui è stato fatto precipitare il Paese è davvero assai grave. Alla collega la solidarietà più sincera della redazione di “insegnare” e degli insegnanti democratici.
Ancora due apparentemente considerazioni collaterali.

La prima. Nel settembre del 2018 “il giornale” denunciò il fatto che in un liceo di Crotone venne assegnato un “tema” a carattere storico che chiedeva agli studenti di ragionare sull’individuazione di alcuni di elementi razzisti nel “decreto sicurezza” in analogia con le “leggi razziali”. Ne montò un caso (ricordiamo la copertina dell’”Espresso” del 30 settembre con la dicitura “1938 – 2018. Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le leggi razziali”) e in quell’occasione il Ministro dell’interno ebbe a dichiarare: "Purtroppo rimangono alcuni insegnanti politicizzati che fanno il tifo per la sinistra, ma non voglio credere che alcuni di loro siano arrivati a paragonare il mio decreto sulla sicurezza alle leggi razziali, come non voglio credere che una docente possa davvero parlare di allarme razzismo in Italia, visto che i dati dicono il contrario". In altri momenti il suo commento fu anche più “colorito” verso i giornali che ripresero e discussero quell’accostamento, che è certamente tema comune del dibattito attorno alla politica di questo Governo. Questo, a bibliografia postuma dell’attività didattica incriminata, qualora qualcuno, al MIUR, voglia agire con consapevolezza culturale e storica.
 La seconda. Sarebbe anche bene ricordare che l'antifascismo, in questo paese, non è un argomento da talk show soggetto alla par condicio o da festa di gala a tema e neppure lo sfondo di una gita scolastica: è l'essenza vitale della Costituzione repubblicana e quindi dello Stato, di cui la scuola pubblica è un ente autonomo istituzionalmente riconosciuto dal 1997. L'argomento affrontato dall’attività didattica era certamente delicato, come lo è esercitare la ragione critica, e l'intervento successivo è tipicamente censorio e di quelli che fanno venire in mente tristi accostamenti. Appunto.

24 maggio
Bene. Apprendiamo dalle cronache che ieri ci sarebbe stata “pace fatta” fra la prof.ssa sospesa dall’insegnamento e il ministro dell’interno, che pare abbia giudicato eccessivo il provvedimento e trovato preparata e gradevole (crescono gli enti di valutazione dei docenti) l’insegnante, e il ministro della pubblica istruzione, che già in una recente intervista televisiva aveva dichiarato di non saperne nulla perché la faccenda era di competenza dei preposti organismi territoriali. Ovviamente tutti hanno lamentato che il caso sia stato politicamente esasperato.
L’epilogo a tarallucci e vino in piena campagna elettorale e nella giornata dedicata alla memoria di un martire del rispetto delle regole, della legge e della legalità ci riempie di rinnovato sconforto. 
Ciò che è avvenuto in questi giorni non era e non è una “guerra”: è semplicemente la conseguenza assurda e pericolosa di un provvedimento improvvido, preso in una atmosfera già discretamente pesante che ora rischia di diventare insostenibile. 
Capiamo la volontà di minimizzare e rientrare nella normalità, ma ciò che continua a mancare sono la revoca del provvedimento, le scuse e dell’amministrazione e magari qualche chiarimento su chi l’ha preso, suggerito o approvato. 
Il resto è commedia, che, come spesso accade con le cose serie, rischia di assumere aspetti tragicomici per l’inadeguatezza degli interpreti. 

 

Mario Ambel, Direttore di "insegnare"


Immagine a lato: Mauro Biani, da "il manifesto"


 

gli autori

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".