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editoriali

01/05/2015

Noi squadristi marziani di una certa età

di Mario Ambel

Secondo il Ministro Giannini i manifestanti che, battendo mani e chicchere di alluminio, hanno impedito a lei e alla senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, di parlare al Festival dell'Unità sarebbero degli "squadristi" ("squadriste" in verità, perché come spesso accade a scuola, la maggior parte delle energumene (gli squadristi sono sempre energumeni) erano donne. Ma c'erano anche dei (giovani) maschi.
E secondo il sottosegretario Davide Faraone tutte le sigle sindacali che hanno proclamato unitariamente lo sciopero del 5 maggio sono guidate da sindacalisti che gli sembrano "marziani", nel senso che vivono fuori dalla realtà e non colgono le magnifiche sorti progressive del DdL che vorrebbe portare a norma la "Buona Scuola".
Del resto il Presidente del Consiglio Renzi ha definito una "rivoluzione concettuale" l'effetto che avrà il DdL sulla scuola e da tempo punta a liberarsi di tutti coloro che, avendo una certa età, non colgono il senso di profondo rinnovamento che anima la sua via decisionista al neoliberismo e a un nuovo modello di democrazia maggioritaria. In tutti i campi, certo, mica solo nella scuola.

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È vero, noi squadriste e squadristi marziani (o forse marxiani come acutamente mi invitava a riflettere un collega e amico l'altra sera a Torino in una nutrita convocazione di sigle della "società civile" contrarie al DdL) di una certa età facciamo fatica a credere e capire...

Facciamo fatica a credere che la soluzione dei problemi del sistema scolastico stia in nuovi criteri organizzativi del rapporto fra preside e insegnanti, nella entità di ridicole paghette che verranno generosamente elargite per andare al cinema  o per farsi una cultura o nelle  modalità di assunzione o negli scatti di carriera dei docenti, che dovranno godere o begare per ottenere la medaglietta (e il premio) da insegnante di qualità...

Facciamo fatica a credere che la meritocrazia, la competitività, la ricerca spasmodica dell'insegnante, dell'allievo, della scuola, del territorio "migliore" per selezionarlo, blandirlo, premiarlo, mostrarlo al pubblico encomio, alla solerte imitazione e, senza dubbio, alla possibilità di scelta da parte del genitore, altrettanto "migliore" (ai "peggiori" toccheranno i "peggiori", ovviamente, poiché non sentiamo profumo di perequazione egualitarista...) abbiano alcunché a spartire con valori realmente educativi e democratici...

Facciamo fatica a capire come in piena crisi occupazionale, con una società devastata da scelte economiche  e finanziarie irresponsabili, inique e spesso incapaci, e in un mondo di nuovo afflitto da tensioni pseudoetiche che continuano  a sfociare nei peggiori rigurgiti di stampo etnico e razziale, si possa credere che finalità della scuola sia agevolare la ricerca e l'ottenimento di un posto di lavoro e non già e non prima  quella di essere luogo di costruzione di democrazia e di convivenza civile ...

Facciamo fatica a capire perché ci si debba impegnare nel dibattito parlamentare in una defatigante operazione di emendamenti  per ottenere l'abc, i punti ferni di una visione decente del sistema scolastico da cui bisognerebbe partire, e non certo porseli come esito di una battaglia politica dentro la stessa maggioranza!

Facciamo fatica a capire perché lo stesso PD, che pure aveva dedicato non poche energie e fatiche a raccogliere l'elaborazione di una vasta platea di iscritti, simpatizzanti e di soggetti della "società civile" (e la senatrice Puglisi lo sa bene, perché ne fu instancabile animatrice) debba ora avventurarsi su un documento, piovuto dal cielo di Damasco, che ben poco ha a che spartire con quelle stesse posizioni: in quel contesto ben pochi volevano una scuola meritocratica, competitiva, individualista, verticistica... O forse nessuno!

Facciamo fatica a credere che davvero parlamentari eletti in liste di centrosinistra possano credere che il ricatto del loro stesso leader, agito con forzature o deleghe eccessive per numero e aree di competenza, sia una buona base di garanzia della credibilità della loro attività politica...

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Ma si sa, noi squadristi marziani (ancor più se marxiani) di una certa età facciamo fatica a credere nelle magnifiche sorti progressive della meritocrazia, della competitività, e della aziendalizzazione ideale e concettuale delle istanze e delle pratiche educative...

Per questo siamo contrari alla "Buona Scuola" e al DdL più o meno applicativo nella sostanza profonda delle matrici ideative e nelle prospettive che pone all'orizzonte, e  ci opponiamo non solo a questo o a quel provvedimento, ma all'idea di persone, di scuola e di società che li animano...

Per questo non crediamo neppure che emendamenti più o meno volenterosi e coerenti possano arginarne la deriva, magari potranno limitare un po' il danno, ridurre la beffa, ma la sostanza resta... È come per la legge elettorale: se si pensa che conquistare un'ampia maggioranza relativa degli eletti con un giochino di prestigio istituzionale più o meno comprensibile e ben congegnato sia comunque una "truffa", come si diceva una volta, poco cambia che la soglia della vergogna sia posta al 35%, al 40% o al 45%. Si riduce solo un po' la gravità del vulnus alla democrazia, non certo la sostanza della cosa.

E che lo sfascio della democrazia rappresentativa sia fatto in nome della governabilità e quello della scuola della governance dimostra solo che la politica ha cambiato radice e senso della ricerca che deve animare il suo essere: dall'arte dell'organizzazione del bene comune alle regole che consentano l'agire del timoniere (è una faccenda di etimologia, roba da rottamati... non fateci caso!).

E non sembri eccessivo il paragone, tra democrazia e scuola. La scuola o è asservimento adattivo ai valori e ai comportamenti (etici, economici e politici) dominanti o di gruppo (etnico o di censo o di credo), oppure è palestra di democrazia; o si ispira a rassicuranti  e protettivi valori di parte e familistici fra eguali che si sono scelti e si rinforzano nel rispecchiamento delle loro idee e convinzioni, oppure vive la complessa, faticosa e spesso contraddittoria avventura  della coesistenza e del confronto fra diversi... Per questo o è esclusiva ed escludente, selettiva e selezionante, di parte (in tal senso privata), oppure è inclusiva, emancipatrice, di tutti e di ciascuno (e in tal senso pubblica). Ma per scegliere il secondo corno del dilemma, dell'eterno dilemma, deve fondarsi su valori e su pratiche che fortemente scarseggiano nelle pagine della "Buona Scuola", per non dire nel DdL...  E non solo...

E il trucco è lo stesso: regole, comportamenti, scelte sbagliate conducono la democrazia al collasso, e la scuola all'inefficienza fino a che possano sembrare legittime scelte che sembrano risolvere il problema, anche a costo di snaturarne la natura e il senso. Forse bisognerebbe impegnarsi di più a far  funzionare la democrazia e la scuola che abbiamo, invece che togliere acqua, inquinare i pozzi, allevare cavallette e poi immaginare soluzioni che non fanno che perpetuare le stesse logiche che hanno prodotto i mali...

Per questo continueremo a sperare nella forte convergenza di tutti coloro che intendono fermare queste prospettive di "riforma" del sistema scolastico,  a raccogliere le argomentazioni e le riflessioni di chi vi si oppone, a fare proposte di reale cambiamento della scuola in una direzione di sano e reale cambiamento.  

Per questo continuiamo a ritenere che la via degli emendamenti al DdL sia una strada molto stretta e impervia, e che sarebbe assai più saggio affrontare separatamente e una volta per tutte davvero la questione del precariato, investire un po' di denaro davvero nell'edilizia e non nella ripittura di corridoi appena dipinti, di restituire alla scuola molto del maltolto negli ultimi 15-20 anni in fatto di tempo, risorse umane, credibilità, condizioni di lavoro, norme pedagogicamente sensate, e darsi il tempo sul resto di elaborare qualche proposta dotata di senso e davvero in coerenza con la storia migliore della nostra scuola, e non con le chiacchiere da bar (ma talvolta, è vero, anche da sala docenti...)  e con le pulsioni illusionistiche di cui è infarcita la "Buona Scuola"...

 

 

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".