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una recensioneoltre la lavagna

04/07/2018

Autori vari, "Tullio De mauro - Un intellettuale italiano"

di Anna Rosa Guerriero

Tullio De Mauro – un intellettuale italiano, il volume curato da Stefano Gensini, Maria Emanuela Piemontese e Giovanni Solimine per la collana "Maestri della Sapienza" (Sapienza Università Editrice, Roma 2018), ricostruisce, attraverso una pluralità di contributi, i settori di ricerca, i nuclei tematici decisivi del pensiero di Tullio De Mauro, intrecciati a ricordi di allievi ed amici per i quali egli ebbe un ruolo determinante – «Parlerò dunque di me per parlare di De Mauro» (p. 39), dice F. Albano Leoni nel riconoscere il debito scientifico e umano verso il Maestro – ricordi mescolati a riflessioni di quanti, a partire dai propri campi di sapere, confrontarono idee ed esperienze con De Mauro.
Intorno agli snodi essenziali delle sue opere, da Storia linguistica dell’Italia unita (1963) a Introduzione alla semantica (1965), da Guida all’uso delle parole (1980) a Capire le parole (1994), dalla grande impresa lessicografica del Gradit (Grande dizionario italiano dell’uso 1999-2007) a Lezioni di linguistica teorica (2008), e i tanti altri titoli che scandiscono le tappe della produzione bibliografica del linguista, si tendono i fili rossi che compongono l’intelaiatura tematica del volume, richiamata dall’articolazione dell’indice (teoria e filosofia delle lingue; l’educazione linguistica; gli usi pubblici dell’italiano; lingua, cultura e letteratura) come a rispecchiare la trama della costruzione intellettuale di De Mauro.

Sull’importanza della semantica e in generale delle questioni relative alla filosofia del linguaggio è orientato uno dei fuochi tematici del volume: «Il filo conduttore della teoria del linguaggio di De Mauro è il tema del senso e la prospettiva semantica», osserva M. De Palo nel suo contributo (p.50) e ancora scrive S. Gensini, a proposito di uno dei saggi demauriani: «Minisemantica –  è un tentativo di proporre un approccio unitario ai codici semiologici, in base ai loro modi di organizzare il piano del contenuto, ricercando in tale cornice d’insieme la peculiarità del linguaggio verbale» (p.81). Lungo questa linea teorica si colloca anche l’interpretazione del pensiero di Ferdinand de Saussure: «De Mauro legge in Saussure una riflessione avanzata sulla socialità e storicità delle lingue e dei segni, e una teoria del segno e del significato innovativa» (D. Gambarara, p. 79). 

Ma le attenzioni teoriche dello studioso si aprono in una pluralità di direzioni di ricerca, «È difficile individuare un tema all’interno del lavoro e dell’impegno di Tullio De Mauro – osserva I. Chiari che non sia interpretabile come pivotale dell’intera sua opera: dalle storie linguistiche, alla teoria del linguaggio, dal lavoro lessicografico all’impegno civile e nell’educazione linguistica. Questo perché il lavoro di De Mauro è caratterizzato da una grande continuità nella vastità dei temi sui quali spazia, da una grande coerenza per cui la figura intellettuale emerge nella sua unicità.» (p.165). Non è solo il riconoscimento dell’originalità e poliedricità del profilo intellettuale di De Mauro, è anche una valutazione di carattere epistemologico: «Con De Mauro cadono tutti gli steccati che dividono linguistica, glottologia, filosofia del linguaggio ed emerge la necessità di collocarsi “ai margini, sui confini, all’incrocio tra campi disciplinari diversi” perché lì più spesso “scoccano le scintille dell’acquisizione del nuovo”» (M. De Palo, p. 69).

Questo intreccio di più dimensioni disciplinari si rivela fin dalla sua prima grande opera, la Storia linguistica dell’Italia unita del 1963: «in quel libro la storia della lingua non era più studiata soltanto attraverso l’evoluzione della lingua colta, ma accanto alla lingua dei letterati si analizzava il parlato e l’uso del dialetto, la lingua dei giornali e il contributo linguistico del cinema, radio e televisione, la lingua della burocrazia e le conseguenze dell’industrializzazione, dell’urbanesimo e delle migrazioni interne» (G. Solimine, p. 191). La storia della lingua si intrecciava insomma con la vita culturale e politica dell’Italia, con le trasformazioni economiche del Paese, con particolare attenzione, fin da allora, alla relazione esistente tra tali fenomeni e il mondo della scuola. In altre parole «….(De Mauro) ci ha aiutato a capire l’Italia, la nostra storia, come parlavamo e pensavamo e come parliamo e pensiamo, e, attraverso la parola, come siamo. La lingua è stata un punto di vista, un espediente per comprendere l’Italia e gli italiani. Ci ha spiegato quanto lento è stato il progresso dell’italiano e dell’unità del Paese. Come italofonia e unità siano andati di pari passo. Quale ruolo abbia avuto la scuola in questo progresso» (S. Cassese, p. 32).

La scuola e l’educazione linguistica democratica costituiscono un altro fuoco tematico del volume, vari contributi sottolineano infatti come la continuità e la coerenza dei temi di ricerca riflettono la continuità degli studi del linguista e la militanza civile dell’intellettuale. «Educazione linguistica democratica e De Mauro costituiscono per la scuola e la cultura italiana un binomio inscindibile. Questo binomio (…..) si è imposto nelle vicende linguistiche ed educative italiane non solo per la sua dimensione teorica, ma anche per la sua valenza politica ed educativa» (F. De Renzo, p. 93).

Per De Mauro l’elaborazione di una nuova prospettiva dell’educazione linguistica e il ripensamento della didattica devono essere sostenuti da una solida teoria linguistica, perché ogni scelta didattica contiene un’idea di lingua, implica una teoria linguistica. E di tale base teorica non possono non essere consapevoli gli insegnanti. Solo a partire dalla consapevolezza, per esempio, delle varie forme di variabilità linguistica, non solo diacronica, ma anche diatopica, diamesica, diafasica, che strutturano lo spazio linguistico di ogni parlante, è possibile garantire «… quel necessario “biglietto di andata e ritorno” che la scuola dovrebbe dare agli allievi perché imparino a muoversi agevolmente dalle loro parlate locali all’italiano e viceversa» (C. Lavinio, p.116).

Le implicazioni teoriche insite nella nuova prospettiva di educazione linguistica finiscono per riflettersi poi anche sulle direzioni stesse della ricerca linguistica: nel 1967 si costituisce la Società di Linguistica Italiana (sli), che fin dai primi convegni affronterà temi e questioni collegati all’educazione linguistica. Quella continuità tra il linguista e l’intellettuale militante si concretizzerà nelle Dieci tesi per un’educazione linguistica democratica, il manifesto fondativo del Giscel (Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica) nato nel 1973 all’interno della sli. «Le proposte educative delle Dieci tesi –  osserva F. De Renzo – costituiscono di fatto uno spartiacque nella scuola e nella cultura italiane. E trovano un immediato e importante riscontro già nei Programmi della Scuola Media del 1979 e successivamente nei Programmi della Scuola Primaria del 1985» (p. 100).
Quel documento divenne un punto di riferimento per le spinte innovative che animarono il dibattito culturale e politico negli anni Settanta, coinvolsero insegnanti e studiosi, si concretizzarono in ricerche, riviste, attività di associazioni, sperimentazioni didattiche, dando forma a un nuovo progetto educativo. Per De Mauro quel progetto aveva un’ampiezza di lunga gittata, ambiva a potenziare la tenuta culturale complessiva della società civile italiana, facendo leva su istanze che rappresentavano altrettante modulazioni della democrazia oltre la scuola e che De Renzo riassume così: «a) educazione degli adulti; b) formazione permanente; c) libri, lettura, biblioteche; d) livelli e dislivelli linguistici della popolazione; e) lotta contro l’analfabetismo di ritorno; f) alfabetizzazione digitale. Ma forse ne potremmo aggiungere altri, come l’attenzione alla divulgazione scientifica o i temi legati al diritto di comprensione dei testi delle leggi e degli atti amministrativi» (p. 103).
Insomma «le idee sulla scuola si sovrappongono perfettamente anzi si fondono, con le idee sulla società, e insieme rimandano a concetti come literacy e competenza linguistica, cherinviando al rapporto fra strutture della lingua e processi di apprendimento – riaprono il cerchio coinvolgendo nuovamente riflessione teorica e educazione linguistica (A. Sobrero, p.127).

A un problema teoricamente complesso come quello della comprensione, per esempio, De Mauro ha dedicato sempre molta attenzione, indicandone le molteplici componenti sia nella forma stessa del sistema linguistico, nell’estensione semantica dei segni linguistici, sia nella capacità e nei modi stessi di gestire la comunicazione verbale da parte dei parlanti. E il tema della comprensione non rappresenta solo una sfida all’analisi teorica: il problema della ricezione e della comprensione dei testi, il nodo delle competenze di lettura acquistano una centralità storica e sociale, oltre che pedagogica. In varie occasioni De Mauro ha richiamato l’attenzione sui dati relativi alla cultura degli italiani sottolineando non solo il persistere di un analfabetismo strutturale, ma anche la presenza negli adulti di un analfabetismo funzionale: «analfabeti funzionali si diventa. – osserva A. Sobrero –  Perché le competenze si perdono, se non sono esercitate: in media dopo qualche anno di non-lettura si retrocede di cinque anni di scolarità, il che vuol dire buttare al vento anni di scuola, passando dallo stato di alfabetizzati a quello di semianalfabeti, incapaci di leggere e decodificare le etichette dei cibi o un breve articolo di giornale. Il messaggio, forte e chiaro, è: l’analfabetismo strutturale (non sapere né leggere né scrivere) si combatte con poche semplici regole (per esempio l’obbligo scolastico: e l’Italia ha dimostrato, nell’ultimo secolo e mezzo, di saperlo fare), ma l’analfabetismo funzionale è subdolo, sottovalutato, è mascherato dalle stesse strategie di sopravvivenza degli stessi illetterati, e richiede interventi strutturali» (p. 128).

E in questa direzione vanno collocate varie iniziative per sostenere i processi di comprensione con adeguati strumenti perché «Comprendere un testo non è solo un affare da ricettore: interessa anche, e molto, il produttore» (A. Sobrero, p.132). Il Vocabolario di base, per esempio, lista delle circa 7.000 parole più usate e comprese della lingua italiana, usato come guida alla redazione dei volumi della collana Libri di base degli Editori Riuniti (1981), ebbe un forte impatto nella ricerca linguistica, in lessicografia, nelle attività legislative, nella divulgazione scientifica, nella scuola. E questi esiti positivi derivano da una particolare qualità demauriana: «la capacità di produrre oggetti concreti su cui sia possibile metter mano, ragionare, costruire e decostruire. De Mauro non solamente ha fornito un quadro teorico e raccomandazioni per l’uso del vocabolario di base, ma lo ha anche reso concreto applicandolo in vari settori e dimostrandone il valore civile ed educativo avvicinandolo alla realtà di migliaia di persone» (I. Chiari, p.167).

Da analoghe aspirazioni nasce l’esperienza della rivista “Due Parole – mensile di facile lettura” pubblicata per la prima volta nel 1989 nell’ambito della cattedra di Filosofia del linguaggio dell’università La Sapienza di Roma. Molteplici le finalità e le ricadute dell’iniziativa, principalmente definire e applicare tecniche di scrittura di testi ad alta leggibilità e comprensibilità e compensare la carenza di testi scritti adeguati alle capacità di persone con difficoltà di lettura e comprensione. Osserva E. Piemontese, che ebbe parte decisiva in quell’esperienza: «In sintesi potremmo definire dueparole l’esito della scelta culturale, civile e politica, di essere scientificamente (e non di mettersi filantropicamente) dalla parte del ricevente». (p.181)

Altri significativi nuclei tematici contribuiscono a disegnare il profilo ricco e poliedrico di Tullio De Mauro: l’italiano come L2, la lingua della Costituzione, scienza, lingua e società, la cultura degli italiani, per citare solo alcuni dei tanti contributi, ma il volume non è solo il racconto della produzione di un grande intellettuale, è anche un tributo corale, intensamente sentito, all’impegno di un Maestro che ha ben seminato in molteplici direzioni della vita culturale e civile di questo paese.

 

 

Stefano Gensini, Maria Emanuela Piemontese e Giovanni Solimine, a cura di, 
Tullio De Mauro – un intellettuale italiano,
collana "Maestri della Sapienza", Sapienza Università Editrice, Roma 2018,
pagg. 423, euro 12,75 .

l'autore

Anna Rosa Guerriero A lungo docente di scuola secondaria di II° e docente a contratto presso le Università di Salerno e Viterbo, presso la SISS dell’Aquila e la SICSI dell’Orientale di Napoli; è stata Presidente nazionale del Giscel e membro del Comitato scientifico della collana "Quaderni del Giscel"