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una recensioneoltre la lavagna

23/09/2017

"Tutti i banchi sono eguali" di Christian Raimo

di Caterina Gammaldi

Tutti i banchi sono uguali è un libro che pone interrogativi su problemi mai risolti a scuola e nella società, che emoziona chi, come me, non è più a scuola, che chiede a tutti di non essere neutrali sull’idea di scuola e di società a cui si ispirano il senso comune e la politica scolastica. Ed ecco allora emergere interrogativi ed emozioni da parte di un giovane insegnante (anno di nascita 1975), giornalista e scrittore, riguardanti argomenti come l’Uguaglianza, la Democrazia, la Costituzione contro il potere del voto, la fuffa della meritocrazia, l’alternanza scuola/lavoro, gli studenti trattati come capitale umano…, ovvero secondo i paradigmi neoliberisti e aziendalisti per lo sviluppo della scuola-azienda.

Propongo con l'autore alcuni interrogativi e alcune sollecitazioni.

A che cosa serve un insegnante?
Un interrogativo di grande attualità osserva la deriva individuale in un mestiere in cui la dimensione collettiva e i dubbi dovrebbero prevalere sulle certezze. Il richiamo nel testo al documentario di Vittorio De Seta ispirato a Un anno a Pietralata. Una scuola nemica di Albino Bernardini, e a Lorenzo Milani e alla scuola di Barbiana, due maestri così diversi e nel contempo in continua ricerca, che hanno vissuto l’esperienza della scuola negli anni ’60 – ‘70, fa la differenza e induce a riflettere su quanto è cambiato - e non sempre in meglio - il rapporto fra chi insegna e chi apprende, soprattutto se a essere privilegiata è la competizione fra insegnanti e studenti e un’idea antica di insegnante-padrone dei destini di chi apprende. Motivi di per sé già sufficienti per sostenere una discussione non astratta sulla professionalità docente, ma su ambiti del tutto diversi da quelli che la modernità privilegia - fra tutti il merito - , quali per esempio quello che può sollecitare il tema della relazione educativa fra un adulto e un bambino poi adolescente, e il conoscere a scuola.

Come si manifestano le diseguaglianze? 
Raimo propone una riflessione sui dati disponibili sulla dispersione scolare, a partire da quanto pensano/ scrivono gli esperti del MIUR, alcuni genitori e insegnanti, i responsabili dei Centri Studi che propongono le lezioni private per sostenere i ragazzi in difficoltà. Emerge in modo deciso il contrasto fra le tesi sostenute a difesa del principio “la scuola è aperta a tutti” e la difficoltà della scuola a trattenere e intercettare i più deboli. Richiamando Cristiana Conti, l’autore sembra condividere la tesi da lei sostenuta secondo cui “…non sappiamo insegnare loro a leggere e capire quello che leggono, a far di conto, non siamo capaci di dare la parola…”. È, dal mio punto di vista un richiamo senza appelli all’attività ordinaria della scuola, ai diritti costituzionali: la lettura, la scrittura, il far di conto, prendere la parola, sono tutte competenze culturali, inscritte nei principi dell’art. 3 comma 2 e dell’art. 34 della Costituzione.  

A chi giova il potere del voto?
 L’intreccio diseguaglianze – valutazione proposto da Raimo è tutto negli aneddoti di cui scrive (il vincolo della griglia nell’attribuzione del voto di greco posto da un suo collega, i casi del DSA Giuseppe e di Maria e del suo rapporto con i voti). Qui condivido la preoccupazione dell’autore. Se il voto è centrale all’apprendimento, gli studenti non possono che viverlo come uno stato d’animo che oscura tutti gli altri, di certo più legittimi. Il tutto si riverbera sugli insegnanti, con la conseguenza inevitabile di un maggior peso delle prove, delle prestazioni, del monitoraggio. Una scelta che non sa pensare a una “diversa civiltà dove l’ultima cosa a cui si educa è la paura di venire colpiti”

A chi serve l’alternanza scuola-lavoro?
Raimo mette in guardia dal linguaggio vaghissimo e aziendalista prescelto nei documenti ministeriali di riferimento, da forme di lavoro gratuito, che inducono nuovo precariato e sfruttamento dei giovani in età scolare, a tutto vantaggio delle aziende che si propongono di accogliere i ragazzi, in nome di una celebrazione del Made in Italy e delle soft skills di Mcdonald’s, in cui la scuola perde il suo valore. “Solo una politica miope può immaginare di implementare un modello di alternanza scuola – lavoro in un contesto mondiale dove il lavoro diminuisce sempre più grazie all’automazione e alla rivoluzione digitale”, scrive Raimo . Verrebbe da chiedere ai fautori del modello cosa abbia a che fare con la funzione della scuola pubblica.  

Le posizioni di "insegnare" non differiscono molto da quelle sostenute da Raimo, come si evince da questa recensione e anche dalle molte battaglie che da anni conducono la nostra associazione e la stessa rivista.
Ma perché, in Italia, sulla scuola si affestellano più libri e progetti di riforma che comportamenti virtuosi che la rendano capace di assolvere ai suoi compiti costituzionali?
Ovviamente perchè non tutti la pensano in questo modo. E troppo spesso, soprattutto in questi ultimi vent'anni, la politica e anche molte prassi scolastiche hanno scelto altre strade, quelle che Raimo opportunamente mette in rilievo negativo.
Del fatto che esistano opinioni radicalmente diverse da queste, i lettori possono trarre contezza da questa stroncatura del libro di Raimo, apparsa su LINKIESTA ("Prima società editoriale italiana ad azionariato diffuso, Linkiesta.it è un giornale digitale indipendente, libero da ideologie e posizioni precostituite."); la recensione  è di Davide Brullo , colto collaboratore della versione on line de "Il Giornale". [m.a.].
 

 

 Christian Raimo, Tutti i banchi sono uguali.

La scuola e l'uguaglianza che non c'è, Einaudi,  2017
Pp. 142 - Euro 16,00
ebook, pp. 152, Euro 8,99

 



 


 

 

l'autore

Caterina Gammaldi A lungo docente di scuola media; già componente del CNPI