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una recensioneoltre la lavagna

28/08/2014

Bruno Snell, "Noi e gli antichi greci. Nove giorni di latino"

di Oriele Orlando

Pubblicato nel 2011 da Patron Editore, Bologna, Noi e gli antichi greci. Nove giorni di latino, di Bruno Snell a cura di Marilena Amerise è un valido strumento per i docenti dei licei e non solo per ridefinire le pratiche di insegnamento rispetto ai corpora che compongono gli studi umanistici con ricadute sui processi di apprendimento degli studenti. Corpora che non vanno presi in esame separatamente, ma analizzati in un contesto più ampio, quello appunto di un’educazione linguistica considerata come finalità comune a più discipline di insegnamento/apprendimento, che afferiscano non soltanto, ma soprattutto all’area linguistica. 
Parlare di educazione linguistica significherà dunque inserire aspetti, fenomeni, pratiche didattiche, approcci metodologici e prospettive future in una visione integrata per realizzare nella prassi didattica quotidiana l’interdisciplinarietà evocata da Edgar Morin in tutte le sue opere, in particolare in: Nella testa ben fatta, Penser l’Europe e in ultimo Les Sept savoirs nécessaires à l'éducation du futur, in cui si auspica appunto un ritorno alla cultura umanistica appunto.In questo volume Marilena Amerise offre ai lettori e agli studiosi italiani la possibilità di leggere, finalmente tradotti in italiano, due importanti saggi del grande studioso Bruno Snell. Gli scritti pubblicati in Germania rispettivamente nel 1955 e nel 1962 mostrano ancora oggi, come scrive Gianfranco Ravasi, tutta l’“attualità del pensiero antico”, dato che “Snell è fermamente convinto che i nodi fondamentali della cultura moderna e contemporanea sono già presenti, ma anche sciolti, nella civiltà greca: si pensi solo alla dialettica tra individuo e massa o tra legge e libertà, tra natura e arte, tra immanenza e trascendenza” (p. V). 
La cultura classica infatti, come precisa Marilena Amerise, “definisce la dimensione storico-identitaria del mondo occidentale”, e “la cultura cristiana europea, così come si presenta nel suo sviluppo storico, (…) frutto dell’incontro di cristianesimo ed ellenismo” ( p. 2). 
Inoltre è già anticipato nelle varie opere classiche quanto sarà oggetto di studio e di ricerca da grandi pensatori contemporanei: ci si riferisce in particolar modo al rapporto natura-cultura in base al concetto di complessità. Come argomenta Snell la cultura costituisce un sistema generatore di alta complessità in cui, a partire da un certo stadio dell'evoluzione, la complessità del cervello e la complessità culturale si implicano a un punto tale che il ruolo della cultura risulta indispensabile per la stessa evoluzione biologica. Nei due lavori il filologo tedesco interpella il lettore, lo incalza chiedendogli se la società presente può rigettare gli studia humanitatis che promuovono la vita della persona e della società, se può rinunciare alle artes liberales che riconsegnano gli uomini alla libertà e se la scuola può rinnegare le “proprie radici”. L’Amerise, profonda conoscitrice dei lavori di Snell, ci informa che “attraverso una prosa ricca e complessa, non priva di “voli pindarici” Snell ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle origini della cultura europea ricordando e insegnando che la cultura umanistica “è il patrimonio dei valori umani dal quale si apprende il rispetto per l’uomo; essa promuove il progresso civile e la coscienza individuale e riesce a squarciare le tenebre dell’ignoranza nelle quali regna ogni forma di fanatismo” grazie alla sua intrinseca proprietà di far scoprire le leggi del pensiero che permette “il dialogo con altre culture grazie alla fine capacità di discernimento di cui dota gli individui, che sono così liberi dalle manipolazioni intellettuali e da forme di dominio sulle masse, in quanto cives pienamente consapevoli di se stessi" ( p. 4). 

Nella preziosa prefazione Hartmut Erbse aggiunge che il suo maestro Bruno Snell “reputa irrinunciabile che gli studenti si occupino di questioni simili” (p.7), quelle questioni di cui le opere dei greci e dei latini sono portatrici e spesso rappresentano il mezzo in cui le contraddizioni del reale sono state sublimate e conciliate. Per questo, continua Erbse, “anche lo studente ginnasiale può scoprire nel testo una ricchezza di grande valore per la propria formazione personale e per la propria esistenza. E ciò resta per sempre, anche nel momento in cui le singole questioni sono dimenticate”. Poiché la conoscenza pertinente è quella capace di collocare ogni singola informazione nel proprio contesto e nell’insieme cui si iscrive. La conoscenza progredisce con la capacità di contestualizzare e di globalizzare. L’attitudine a contestualizzare e a integrare è una qualità fondamentale della mente umana e che occorre sviluppare piuttosto che atrofizzarla. La conoscenza è tale solo in quanto organizzazione, messa in relazione e in contesto delle informazioni. Queste ultime costituiscono frammenti di saperi dispersi. Occorre rivalutare la cultura umanistica, come ci ricorda Snell nei suoi saggi, che affronta la riflessione sui fondamentali problemi umani, stimola la riflessione sul sapere e favorisce l’integrazione personale delle conoscenze mentre la conoscenza deve essere costantemente rivisitata e riveduta dal pensiero, che è oggi più che mai il “capitale più prezioso per l’individuo e la società.[1] Nella contemporaneità in cui solo la cultura delle tecnologie prevale su tutto il resto leggere queste pagine aiuta a ritrovare il sentiero che va assolutamente ripercorso.

In chiusura mi preme portare all’attenzione un altro aspetto qualificante che emerge dalla lettura del libro: la generosità nel dare, nell’insegnare da parte di un maestro verso una giovane studiosa. Emerge la dote da maestro del professore nell’insegnare nella maniera più proficua all’allieva Amerise. Quanti possono dire di avere vissuto nel mondo accademico una tale esperienza diretta o indiretta?


[1] Edgar Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, trad. it. di Susanna Lazzari, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2000

 

Bruno Snell, Noi e gli antichi greci. Nove giorni di latino, Edizioni e saggi universitari di Filologia classica  n. 64, Pàtron editore S.r.l.,  Bologna, 2011, pp. 170, euro 15.

l'autore

Oriele Orlando Docente di storia e letteratura Italiana nella scuola secondaria superiore; si occupa di didattica e Tic ed è specializzata nell’insegnamento dell’Italiano L2.