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14/07/2016

La Francia in subbuglio

di Renata Ada Ruata

La Francia è da vari mesi in subbuglio in particolare a causa della legge sul lavoro El Khomri, sostenuta dal primo ministro Manuel Valls. La legge originaria è stata largamente modificata in favore dei lavoratori, ma adesso è diventata un modo di opposizione politica sistematica da parte dei sindacati di sinistra CGT (Confédération Générale du Travail) e FO (Force Ouvrière).

Personalmente la riforma della legge del lavoro mi sembrava indispensabile a causa della profonda mutazione in corso dell’economia mondiale. Riformare implica adattarsi alle realtà odierne, modificare certe regole – ottenute nel passato con rapporti di forza salariali -  regole che pensiamo intoccabili, quasi sacre. Questi rapporti non esistono più tali quali al passato perché le strutture economiche sono cambiate e siamo entrati, anche se controvoglia, in una nuova epoca economica dove le nuove tecnologie cambiano il nostro modo di lavorare e di interagire.

La prima cosa, che mi sembra di dover notare, è che in Francia i sindacati non sono più così tanto rappresentativi delle classi dei lavoratori, anche se  CGT e FO hanno guidato le grandi manifestazioni in questi ultimi mesi.  È da notare anche che questi sindacati, al contrario della CFTD, non hanno accettato né partecipato ai lavori di preparazione della legge. Ora, in quanto sindacato mi sembrerebbe una cosa buon partecipare all’elaborazione di una legge sul lavoro, in particolare quando si ha un partito socialista al governo. La Francia, al contrario di certi paesi, non ha una tradizione di discussioni e di compromessi,  ha una tradizione di opposizione frontale, diciamola “rivoluzionaria”. Benché mi sembri che da qualche tempo CGT e FO siano più conservatrici che rivoluzionari, se si intende per “rivoluzionari” la volontà di fare andare le cose nel modo giusto per la maggioranza del popolo, vale a dire al giorno d’oggi la classe media.

 La legge El Khomri (vedi in allegato il testo, in francese, l'estratto di alcuni degli aspetti più notevoli)  cerca di introdurre della flessibilità, sia per assumere che per licenziare dei lavoratori. Il governo francese socialista di François Hollande, si trova di fronte a grandi mutamenti che sa di dover fare affrontare alla nazione. Volendo governare, il partito socialista, come tutti i partiti al governo, avrebbe dovuto, fin dall’inizio, esporre la situazione reale del paese e non raccontare ciò che la gente voleva sentirsi dire. Ma questo è difficile e spesso ti porta fuori dal potere governativo. Di conseguenza, la gente che ha votato a sinistra (della quale faccio parte)  è per lo più delusa. Questo fa si che si scende in strada per manifestare il proprio malcontento, accanto a tutti quelli che non hanno votato per questo governo socialista.

Noi tutti, e naturalmente i nostri governi, dobbiamo imparare il senso della responsabilità, imparare a non lasciarsi lusingare da nessun partito, imparare a guardare le cose come stanno.
Personalmente chiamo ad alta voce  la formazione di un vero nucleo europeo che sappia mettere in sordina i vari nazionalismi per formare la culla di una concreta federazione degli Stati uniti d’Europa. Un’Europa dove le leggi del lavoro siano in sintonia, ma non solo loro, anche quelle della polizia e della difesa, quelle dell’immigrazione e delle finanze pubbliche.

Dobbiamo accettare che l’epoca dove si poteva vivere a credito non esiste più. Dobbiamo riconoscere che abbiamo - noi rappresentati dai nostri governi - esagerato indebitando i nostri paesi fino al collo. Dobbiamo imparare a essere cauti e responsabili - d’ora in poi e certamente per un bel po’ - scegliendo gli investimenti necessari per il futuro dei nostri figli. A nostri figli abbiamo già fatto abbastanza danno.

Penso che gli investimenti prioritari siano da fare nell’educazione e nell’impresa. Nell’educazione mi sembra che i due più urgenti siano (almeno per la Francia) nella scuola primaria e nell’Università. Nelle imprese lo sforzo dovrebbe essere fatto, verso le piccole e medie imprese che sono il vivaio di quelle più ampie del futuro, sono quelle dove l’innovazione deve essere sostenuta, quelle che dobbiamo aiutare a svilupparsi. Sono anche quelle che si possono adeguare più velocemente alle mutazioni tecnologiche e economiche.

In Francia, come altrove, si ha paura del cambiamento, della svolta di epoca che stiamo vivendo. Questo sentimento è più che comprensibile, ma dobbiamo vincere le paure per saltare nella nuova epoca. Ci vogliono coraggio e vigilanza responsabile. Ed è indispensabile non lasciarsi ingannare, lasciarsi raccontare di quanto è sempre stata più bello prima, quanto sarebbe più bello vivere soli appartati. Non lasciarsi trascinare né dall’estrema destra, né dall’estrema sinistra. Personalmente non voglio essere governata dagli estremi.

 

Credits


Accanto al titolo servizio di Euronews del 5.05.2016  da youtube

Parole chiave: democrazia
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l'autore

Renata Ada Ruata insegnante e scrittrice, nata nelle terre di Pavese e Fenoglio, ma residente in Francia dal'età di 3 anni.

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