Home - la rivista - oltre la lavagna - Genitorialità e filologia

da stampare e leggere su cartaoltre la lavagna

13/07/2016

Genitorialità e filologia

di Riziero Zucchi

Competenze linguistiche e competenze pedagogiche della famiglia

Dedicato alla memoria di Alain Goussot

A Color stands abroad
O
n Solitary Fields
That Science cannot overtake
But Human Nature feels

Emily  Dickinson

 

Scienza ed emozioni

 Una nuova sensibilità porta a riflettere in quale misura gli affetti umani determinano il percorso delle ricerche sull’uomo. Alcune scienze come la pedagogia questo collegamento l’hanno operato da tempo. Non puoi far crescere una persona senza uno stretto collegamento tra affettività e formazione. È consapevole di questo la genitorialità che si pone alla base dell’educazione.

Il termine genitorialità in genere indica emozioni private, sentimenti personali, relazioni affettive limitate al singolo. Non viene individuata come strumento educativo sociale, evoca piuttosto la nascita fisica e individuale. Solo in tempi recenti nel diritto di famiglia si sottolinea che genitore non è solo colui che mette alla luce un figlio ma chi lo educa. Si colloca così la genitorialità in una dimensione di crescita, come archetipo dell’educazione, fattore generatore di conoscenza, di capacità di impadronirsi del nuovo, di creazione di qualità umane, di accoglienza. L’umanità si è comportata in modo adolescenziale, ha assunto un atteggiamento di conquista della natura, trattandola in modo rapace, agendo anche a livello di ricerca senza un progetto di lungo respiro, senza un atteggiamento di cura  e rispettosa attenzione.  

Oggi è in atto una riflessione su questi temi di cui è testimone l’enciclica Laudato si', in cui si parla di Alleanza tra l’umanità e l’ambiente, evocando l’atteggiamento genitoriale, la care di cui don Milani aveva fatto il proprio motto. Grazie anche all’epistemologia al femminile (Wylie, 2000) la genitorialità è riconosciuta come fattore di crescita ed esplorata con un atteggiamento scientifico  (Garavaso Vassallo, 2007). Il punto di partenza è la critica al positivismo, il riconoscere valore di razionalità ai sentimenti (De Souza, 1987;  Nussbaum, 2001), il ritenere la scienza parte della vita. Occorre ricomporre l’unità tra il sapere della scienza e quello dell’esperienza, in particolare nell’ambito delle scienze umane Quell’unità che, indica Alexander Koyré, è stata scissa dal modello scientifico di Cartesio, Newton, Galilei:

vi è tuttavia qualcosa di cui Newton – e non solo Newton, ma la scienza moderna in generale – può ancora esser ritenuto responsabile: l’aver spaccato il mondo in due.  [...] Così il mondo della scienza – il mondo reale – divenne estraneo e si differenziò profondamente da quello della vita che la scienza non era stata in grado di spiegare, neppure definendolo ‘soggettivo’. (Koyré, 1983).

La prima formazione dell’uomo

La genitorialità è ancora poco studiata oggi. Passa sottotraccia. Forse perché è più intensa nella donna, si parla ancora di istinto materno, quando questo non è più attribuito neanche agli animali (Masson, 1996). Rispettata come archetipo in ambito antropologico, considerata spesso solo nel suo aspetto patologico in psicologia, recensita con distanza in ambito sociologico, la genitorialità stenta ad avere cittadinanza nel mondo scientifico. Negli studi sulla prima formazione dell’uomo vi è una specie di cecità cognitiva, emerge solo la crescita del bambino, il riflettore della ricerca è acceso su di lui, non emerge la somma di impegno, fatica, intelligenza messa in campo dai genitori per promuovere le sue potenzialità. Le capacità del figlio sembrano sorgere per forza propria, al punto che nella conquista del linguaggio si parla di meccanismi innati. 

Jerome S. Bruner ha avuto il coraggio di uscire dai laboratori, dallo studio astratto ed entrare nelle case per riprendere in diretta, alla fonte, il processo di apprendimento linguistico, documentando il lavoro di scaffolding prodotto dalle mamme (Bruner, 1987).. Dietro di lui vi è la figura di Wittgenstein, attento ad indicare nelle forme di vita la fonte del sapere, in particolare quando si tratta di formazione dell’uomo. (Wittgenstein, 1987) Anche nelle ricerche di Bruner emerge sbiadita, sullo sfondo, la figura di chi interagisce sapientemente col piccolo d’uomo e costruisce attorno a lui con intelligenza affettuosa la complessa struttura di azioni formative che gli permette di crescere e sviluppare la sua umanità. Wittgenstein ripropone attualizzandola una componente dell’agire umano, l’intenzionalità, che permette di attribuire dignità all’azione genitoriale (Anscombe, 2004) .

Logica scientifica e genitorialità

Negli anni in cui il filosofo austriaco inizia le sue meditazioni sulla relazione tra giochi linguistici e forme di vita, che lo avrebbero portato alle Philosophisches Untersuchungen, Leo Spitzer, linguista, anche lui austriaco, rileva con diligenza filologica la produzione linguistica che la moglie opera nella relazione col figlio piccolo. Questa attenzione, che ripropone la sintesi tra razionalità scientifica ed emozione genitoriale, porta alla redazione di uno studio: Piccolo Puxi. Saggio sulla lingua di una madre, edito nel 1927, uscito in traduzione italiana solo nel 2015. Assieme e forse più della descrizione del figlio fatta da Darwin (Darwin, 2008), Piccolo Puxi esprime nell’intensità dell’osservazione genitoriale e nella logica dello studioso il valore delle competenze e delle conoscenze della famiglia. 

Per Spitzer, osservare la moglie/madre che parla al bambino è «origliare il divenire della lingua stessa». Spitzer analizza il valore emotivo e cognitivo della relazione madre figlio: 

non dovrebbe valer la pena di studiare gli effetti di un sentimento primordiale come quello dell’affettività materna, di analizzare e mostrare cosa esprime a livello linguistico una donna all’apice della propria vita nel momento in cui è focalizzata su un essere amato sul quale riverbera tutti i suoi interessi e concepisce tutto il suo essere … a partire dal bambino?

Il linguista, come scienziato e come padre, è affascinato dal miracolo della relazione materna, che non viene assunta come amore ideale. La sua analisi è filologica: l’affetto genitoriale viene analizzato nella sua espressione, nei risultati riportati alla dimensione linguistico-lessicale, al loro collegamento con la cultura familiare e sociale. Nello studio spitzeriano non vi è idealizzazione romantica o retorica dell’amore materno. Vi è una reale partecipazione, un collegamento tra rigore e  tenerezza, la sintesi tra la dimensione cognitiva e quella emozionale. 

Alle origini della creatività

Esaminando l’attività linguistica materna Spitzer va alle radici della creatività e dell’immaginazione collegando la produzione linguistica agli affetti determinati dalla genitorialità: 

da nessuna parte si trova in un solo punto una tale energia di tutte le forze spirituali come la si può trovare in una madre e non dovrebbe forse questa riduzione degli interessi e la concentrazione delle forze all’interno di una piccola cerchia produrre un’incomparabile trasformazione della lingua, una spinta al di là del linguaggio corrente attraverso il neologismo, la variazione, l’innesto di spiritualità

Il linguista, come scienziato e come padre, è affascinato dal miracolo della relazione materna, che non viene assunta come amore ideale. La sua analisi è filologica: l’affetto genitoriale viene analizzato nella sua espressione, nei risultati riportati alla dimensione linguistico-lessicale, al loro collegamento con la cultura familiare e sociale. Nello studio spitzeriano non vi è idealizzazione romantica o retorica dell’amore materno. Vi è una reale partecipazione, un collegamento tra rigore e  tenerezza, la sintesi tra la dimensione cognitiva e quella emozionale. 

Alle origini della creatività

Esaminando l’attività linguistica materna Spitzer va alle radici della creatività e dell’imma-ginazione collegando la produzione linguistica agli affetti determinati dalla genitorialità: 

da nessuna parte si trova in un solo punto una tale energia di tutte le forze spirituali come la si può trovare in una madre e non dovrebbe forse questa riduzione degli interessi e la concentrazione delle forze all’interno di una piccola cerchia produrre un’incomparabile trasformazione della lingua, una spinta al di là del linguaggio corrente attraverso il neologismo, la variazione, l’innesto di spiritualità

Collega intensità e partecipazione genitoriale all’interesse per la costruzione del linguaggio, questa sintesi gli permette una visione penetrante che va al di là delle intuizioni dello scienziato o della partecipazione genitoriale. Lingua delle emozioni materne come lingua della creatività che supera tutte le altre perché è un

sentimento primordiale che può esser liberamente espresso nella nostra cultura e che non è sottomesso ad alcun tabù sociale (in quanto anche il bacio della madre ha più diritto di esser accettato in pubblico di quello della consorte o dell’amante). 

Più tardi approfondirà i meccanismi della creatività in relazione alle emozioni e ai sentimenti: 

a qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde nel campo espressivo un allontanamento dall’uso linguistico normale … i nostri sentimenti agiscono sulla lingua come la linfa in fermento sugli alberi a primavera: la fanno gemmare e buttare. Per cogliere questo succo fermentante e germinante dell’animo dobbiamo osservare i boccioli e i germogli della lingua: essi non potranno non mettere a nudo la sostanza psichica (emozione) che li ha fatti spuntare. (Spitzer, 1931)  

Gli interessi e la formazione del filologo non sono pedagogici e non si focalizzano sugli effetti formativi che la lingua della madre determina nel figlio, tuttavia ne adombrano la decisiva influenza: «la madre felice sta all’apice della vita e il culmine di questa sommità è il momento in cui si genera la lingua della madre e la comunicazione con il neonato».

Dalla famiglia alla società

Siamo negli anni ’20 e non è ancora sviluppata la corrente epistemologica che validerà la razionalità delle emozioni e il loro valore fondante la crescita psicofisica. La comunicazione per il neonato è qualcosa di necessario che trova corrispondenza nell’espressione dei sentimenti materni. Mettere al mondo un figlio è comunicarlo alla società: occorre un’astrazione simbolica, un nome che è tramite fra lui e il mondo. 

Dallo studio di Spitzer emerge una visione ampia, sistemica, dell’azione della famiglia che dal nuovo nato si estende alla società. Lo studioso analizza il diverso valore che ha nominare una persona. Il nome a livello sociale ha una sua struttura, deve esser fisso, identificabile; nella cultura familiare viene adattato, si trasforma a seconda della crescita del bimbo, viene filtrato dall’affetto. I differenti nomi, prodotti dalla fantasia e dall’amore, dipendono dalla visione del genitore che segue il figlio nel suo sviluppo e li adotta a seconda delle varie situazioni.  

Le produzioni linguistiche materne sono musicalmente collegabili alle canzoni di Woody Guthrie: nella raccolta Songs to grown on (Canzoni per crescere) il folk singer americano dialoga musicalmente col figlio, orchestrando i nomignoli, i balbettii, le lallazioni, inventando per lui le più strane onomatopee che richiamano l’andamento dei diminutivi e dei vezzeggiativi materni. Vi è una ricchezza espressiva derivata in questo caso dall’interazione padre figlio in cui il primo apprende dal secondo, restituendogli le lallazioni, ritmandole, in un dialogo creativo e formativo in cui i due protagonisti si arricchiscono a vicenda.  

Nuove prospettive per le scienze dell’uomo

Nell’indagine di Spitzer vi è una riflessione consapevole sulla relazione tra il sapere della scienza  e quello dell’esperienza e della vita. Si avvertono crepe nel rigido impianto positivista di fine ‘800 e inizio ’900. Emozioni e sentimenti, in particolare quelli familiari, iniziano a essere considerati funzionali alla costruzione della scienza, non solo specifici  dell’ambito privato. Spitzer testimonia la difficoltà di questa operazione: 

posso ammettere senza problemi di consegnare il mio ‘materiale’ al pubblico non senza esitazione.

Il dubbio diventa riflessione e la risposta apre nuove prospettive per le scienze dell’uomo. La genitorialità acquista spazio, emergono nuove dimensioni che propongono l’affettività come strumento del sapere, permettono di criticare l’atteggiamento dello scienziato che esamina gli esseri attraverso la lente dell’entomologo per classificarli: 

chi potrebbe esser miglior biografo della madre lingua se non il consorte e padre che, oltre alla formazione linguistica possiede un amorevole interesse per l’individualità rappresentata?

La conoscenza del cuore attribuisce al sapere una dimensione formativa: imparo a conoscerti per farti crescere e il fatto di crescerti mi permette una conoscenza speciale. Si aprono nuove prospettive. Per la scienza si intravedono scenari che permettono di suturare la cesura tra scienza e vita aperta da Cartesio, continuata da Galilei e Newton.
Inoltre Spitzer nel momento in cui descrive il linguaggio materno nell’evoluzione dei quattro anni del figlio sottolinea il valore della biografia linguistica di tutte le persone, non solo di personaggi illustri come Goethe o Manzoni. Implicitamente riconosce il diritto di ciascuno di noi ad avere qualcuno che si interessi e documenti la nostra vita e che questo può esser compiuto dalle persone più care. Ancora una volta viene messo in discussione il vecchio modello del sapere astratto, distaccato, disinteressato.  

Il linguista austriaco mette così in evidenza i risultati di un’osservazione non condivisa, sottintendendo implicitamente come dovrebbero essere i rapporti tra scienza ed esperienza. Anni dopo l’antropologia scoprirà per le scienze umane la ricerca partecipata: non possiamo in  quanto persone esser solo oggetti di osservazione; se veniamo trattati come oggetti interviene la reificazione e l'alienazione di quel che facciamo. (Rosaldo, 2001). Di fronte alla razionalità pura, che a lungo ha dominato anche il campo delle scienze umane, l’emozione si ferma bloccando la creatività che ne deriva e il mondo diventa più povero. 

 

Bibliografia

E. Anscombe, 2004, Intenzione, Edizioni Università della Santa Croce, Roma.
J. S. Bruner, 1987, Il linguaggio del bambino. Come il bambino impara ad usare il linguaggio, Armando, Roma.
C. Darwin, 2008, Profilo di un bambino, in: Castelli in aria, Boringhieri, Torino.
R. de Souza, 1987, The Rationality of Emotion, The M I T Press, Cambridge, Mass.
W. Dilthey, 2007, Introduzione alle scienze dello spirito, Bompiani, Milano.
P. Garavaso, N. Vassallo 2007, Filosofia delle donne, Laterza, Bari.
A. Grégoire, 1911, Edmond. Essai sur la transformation d’un prénom d’enfant, “Bulletins de l'Académie royale des sciences, des lettres et des beaux-arts de Belgique”, Bruxelles – Paris, 6, 1 – 45.
P. Feyerabend, 1996, Ambiguità ed armonia, Laterza, Bari.
A. Grégoire, 1937, L’apprentissage du langage, Droz, Paris.
A. Grégoire, 1939, Edmond – Puxi – Michel. Les prénoms et les surnoms de trois enfants, Librairie Droz, Paris.
A. Koyré, 1983, Studi newtoniani, Einaudi, Torino.
J. Masson, 1996, Quando gli elefanti piangono. Sentimenti ed emozioni nella vita degli animali, Baldini e Castoldi, Milano.
M. C. Nussbaum, 2004, L’intelligenza delle emozioni, il Mulino, Bologna.
R. Rosaldo, 2001, Cultura e verità, Meltemi, Roma.
L. Spitzer, 1931, L’interpretazione linguistica delle opere letterarie, da Romanische Stil und Literaturstudien, Elwert, Marburg.  
L. Spitzer, 2015, Piccolo Puxi. Saggio sulla lingua di una madre. Il Saggiatore, Milano.
L. Spitzer, 2016, Lettere di prigionieri di guerra italiani, il Saggiatore, Milano.
A. Wylie, 2000, Feminism in the Philosophy of Science: Making sense of contingency and constraint in: M. Fricker J. Hornsby, Feminism in Philosophy, Cambridge University Press, Cambridge.
L. Wittgenstein, 1999, Ricerche filosofiche, Einaudi, Torino.
 


Un esempio delle canzoni di Woody Guthrie dalla raccolta Songs to grown on

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 by Woody Guthrie from the album 100 Essential Folk Classics. Released 2014-04-25 on AudioSonic Music, da youtube.

 

Credits


Immagine a lato: logo del sito Metodologia Pedagogia dei genitori, curato da Riziero Zucchi.

 

 

 

Da stampare e leggere su carta...

Apriamo una nuova sezione della rivista, dedicata a testi che per la loro natura consigliamo di ... stampare e leggere su carta! 

Con piacere inauguriamo la sezione con un saggio di Riziero Zucchi che, attraverso l'analisi degli studi  condotti da Leo Spitzer sulle dinamiche linguistiche fra madre e figlio, affronta il rapporto tra razionalità ed emozioni, il valore ermeneutico della genitorialità  e la dialettica tra sapere della scienza e sapere dell’esperienza.
 

torchio

l'autore

Riziero Zucchi Docente di Pedagogia speciale presso l'Università di Torino, si occupa di disabilità e di pedagogia dei genitori.