Home - la rivista - oltre la lavagna - Giorgio Primerano, "Oltre la scuola. La sfida educativa nella società liquida"

una recensioneoltre la lavagna

27/02/2021

Giorgio Primerano, "Oltre la scuola. La sfida educativa nella società liquida"

di Cesare Pianciola

Questo piccolo libro, chiaro e comunicativo, nutrito da molte letture filosofiche, scientifiche, letterarie, e dall'esperienza dell’autore come docente di Filosofia e scienze umane in un liceo torinese, nonché di formatore di insegnanti all'Università, racchiude in meno di cento pagine una diagnosi sull'odierno rapporto tra scuola e società e una sintesi delle proprie idee pedagogiche  su cosa dovrebbe essere un buon insegnante.

Ricostruire la società implica ripensare profondamente la scuola e viceversa. Nella diagnosi della società “liquida” sulla scia di Zygmunt Bauman, i bersagli polemici di Primerano – che si muove prevalentemente su un registro filosofico e di psicologia sociale – sono l'individualismo, il consumismo, il primato dell'avere sull'essere (Eric Fromm), l'apparire a scapito di rapporti umani più sostanziali, il tecnicismo e l'“iperproduttivismo” dominante, che porta irresistibilmente verso la catastrofe ecologica. Una via di uscita è per l'autore la cooperazione comunitaria secondo il modello di decrescita felice proposto da Serge Latouche; vanno conosciuti e diffusi nel sociale gli esperimenti che restaurano “relazione, confidenza, solidarietà” (p. 92), incanalando le pulsioni di dominazione e aggressività in forme regolate e mitigate, come accade nell'agonismo sportivo.
Vedendo l'altro lato, quello della scuola, la polemica dell'autore si appunta sull'aziendalismo che si è affermato dalla scuola delle tre “i” di Letizia Moratti (impresa, informatica, inglese) alla “Buona scuola” di Matteo Renzi. La tendenza attuale è la sopravvalutazione di mezzi che spesso poi diventano fini: “gli strumenti tecnologici, la didattica, il 'mito' delle verifiche costruite per competenze , il culto delle "griglie di valutazione'” (p. 34). La preoccupazione del voto, dello svolgimento del programma, dell'addestramento agli esami o alle prove Invalsi fa dimenticare che scopo ultimo dell'istruzione è “lo stimolo delle capacità logiche, critiche e problematiche al fine di interpretare autonomamente la realtà nella quale gli studenti vivono” (p. 55). Al centro dei processi educativi dovrebbero esserci relazioni coinvolgenti e significative, insieme alla modalità dialogica e alla ricerca  cooperativa, tra insegnante e allievi, e tra insegnanti delle diverse discipline.

 A sostegno delle sue tesi Primerano cita molti autori, tra cui il Morin della “testa ben fatta”, il Recalcati che parla di “erotica dell'insegnamento”, il Maritain della “educazione al bivio”, l'Abbagnano per il quale non siamo monadi autosufficienti che si incontrano e scontrano, perché è solo nel rapporto con gli altri che “ci determiniamo come soggettività possibili nel mondo spirituale” (p. 75). Sul filosofo salernitano Primerano ha pubblicato un ampio studio, La prospettiva pedagogica di Nicola Abbagnano (Aracne, 2009),  e sembra aver ereditato da lui anche una certa saggezza che, pur nel radicalismo della critica socio-pedagogica, gli fa bilanciare i giudizi e talvolta lo porta a formulazioni di buonsenso pienamente condivisibili ma che rischiano l'ovvietà. Per esempio, sul tema del rapporto tra autorità e libertà: l'insegnante deve evitare di “porsi con la classe in maniera eccessivamente autoritaria” ma anche guardarsi dall'“eccessivo permissivismo” (pp. 71-72).

Primerano sottolinea che oggi scarseggiano “grandi figure di riferimento per spessore sia umano che intellettuale” (p. 57), come per esempio fu un Augusto Monti al Liceo classico Massimo D'Azeglio negli anni Trenta. Non c'è da stupirsi, dice, perché “il profilo dell'insegnante che emerge dai vari corsi di formazione o di abilitazione non è quello di un maestro di vita, ma quello di un professionista esperto di alcuni contenuti o di alcune tecniche” (ibidem).

Capisco che l'educazione sia qualcosa di alto e complesso che non si riduce a tecnicismi didattici e Primerano fa bene a sottolinearlo e a ricordare che “la relazione con gli studenti è prima di tutto una relazione umana” (p. 76). Ma un buon insegnante deve proporsi come un maestro di vita? Ne deve fare uno scopo? Se lo è, mi sembra che lo sia per così dire in sovrappiù, per qualità umane e intellettuali che poco o nulla hanno a che fare con corsi di formazione, tirocini e abilitazioni. E poi – se devo essere sincero – all'ideale di un maestro carismatico e seduttivo preferisco quello più modesto di un professionista esperto dei contenuti che insegna e delle tecniche che usa. Proprio l'Abbagnano neoilluminista ci ha insegnato ad aver fiducia nelle tecniche trasmissibili e intersoggettivamente controllabili. Su cui d'altra parte Primerano in altri punti del libro sembra convenire.

 

Giorgio Primerano,
Oltre la scuola. La sfida educativa nella società liquida,
Effatà editrice, Cantalupa (Torino), 2020,
pp. 96. euro 10.