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una recensioneoltre la lavagna

14/01/2023

“Paesaggi civili”, Serenella Iovino, Milano 2022

di M. Gloria Calì

“Paesaggi civili” è un libro avvincente: è un saggio, ma ha la forza di tenere il lettore dentro il ragionamento, con la forza delle sue parole sul paesaggio. “Sospeso tra l’accademia e l’attivismo”, il testo è animato da un certo modo di conoscere ma soprattutto di stare al mondo per viverlo, sentirlo, comprenderlo, abitare in esso in modo consapevole, umanamente corretto.

Serenella Iovino, classe 1971, personalità scientifica oggi insediata (purtroppo …) negli Stati Uniti, fonda la propria argomentazione geografica e antropologica sul fatto che noi stessi, con il nostro corpo e la nostra intelligenza, siamo parte integrante e non scindibile, dal paesaggio stesso.  Esso è un sistema organico, in cui la parte naturale, la parte politica, quella percettiva (le “narrazioni”) sono inseparabili, e, come una persona, vanno conosciuti nella loro interdipendenza.

Questo sistema, secondo Iovino, talvolta viene ferito o falsificato: ciò avviene mai per cause solo naturali, ma c’è sempre un aspetto antropico, cioè politico e/o narrativo, che ha il potere di risanare o ignorare le ferite, ricostituisce la verità o istituzionalizza la finzione; questo è ciò che l’autrice intende per “paesaggio civile”, e che nel libro è esemplificato attraverso alcuni exempla.

Gli appassionati delle etichette metodologiche li chiamerebbero “casi di studio”: Venezia, i terremoti italiani dal Belice a L’Aquila, le Langhe e Monferrato, sono paesaggi di cui l’autrice presenta le vicende di uso e abuso delle risorse, gli eventi naturali, le narrazioni e i sentimenti dei poeti e degli artisti. E’ stata necessaria una ricerca rigorosa e approfondita, su questi territori, sui dati, sui protagonisti, sulle vittime… e sulle interpretazioni che i fatti hanno avuto. Iovino denuncia i misfatti, ma anche, soprattutto, ci propone un allenamento dello sguardo interiore ai segnali di riparazione, per trovare e dare spazio alle storie di riequilibrio tra presenza umana ed elementi naturali, attuato anche grazie all’arte.

I singoli esempi nel libro sono realtà territoriali definite da caratteri propri provenienti da una storia fortemente connotata e dalla memoria ancora vitale, deformati talvolta da eventi naturali e/o da interventi antropici, produttivi o amministrativi, che ignorano intenzionalmente i tempi e le energie proprie dei luoghi stessi: si tratta di un modello che molto significativamente si può applicare nelle classi, quando, piuttosto che sciorinare informazioni generali (quindi necessariamente falsificanti…) su stati, regioni o continenti, ci si può concentrare sulla scala ridotta di territori più definiti, raccontabili con linguaggi diversi. Questa scelta di concentrazione rende significativo il lavoro didattico sul paesaggio, in quanto evita quella genericità poco incisiva per chi apprende (la geografia della barbabietola da zucchero), incoraggiando la costruzione di quel senso di multidimensionalità dei fenomeni geografici che costituisce la competenza – chiave di chi studia il paesaggio, da una parte o dall’altra della cattedra. “I luoghi ospitati in questo libro, le loro storie, sono macchine per pensare perché generano concetti e categorie che, appunto, ci aiutano a comprendere anche realtà diverse e distanti”.

Non si tratta solo di metodo, ma di sguardo, e quindi di approccio intellettuale che poi dovrebbe diventare indirizzo nella didattica, se si vuole che l’insegnamento/apprendimento del paesaggio non sia un esercizio di erudizione o anche di stupore estetico, ma diventi una costruzione di saperi per la cittadinanza. “In un momento in cui gli orizzonti della crisi sembrano chiudersi intorno a noi impedendoci di agire, è necessario ricordare che c’è ancora spazio per reagire, per resistere, e che il futuro, nostro e dei nostri luoghi, e ancora da scrivere. A patto, però, che ci sforziamo di leggere il paesaggio che noi siamo con l’onestà di vederne le ferite e trasformarle in ammonimento: un cautionary tale, come si dice in inglese, traducendo così qualcosa che i greci chiamavano ‘mito’”.

Paesaggi civili, 

di Serenella Iovino,

il saggiatore, 2022,

P. 276 pagine, euro 22,00.

l'autore

M. Gloria Calì Insegnante di lettere alla media da oltre 20 anni, si occupa in particolare di didattica del paesaggio. Vicedirettrice di "insegnare".