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una recensioneoltre la lavagna

15/05/2022

"Per una pedagogia emancipante. Pasolini, con 'rustic amòur' "

di Lina Grossi

Fontàne d’àghe dal mè paîs.
A no è àghe pi frès-cie che tal mè paîs.
Fontàne di rùstic amòur.

Fontana d'acqua del mio paese.
Non c'è acqua più  
fresca che al mio paese.
Fontana di rustico amore
[1]

 

“Questo libro viene da lontano”, scrivono nell’incipit le curatrici di Per una pedagogia emancipante. Pasolini, con rustic amòur. L’idea originaria nasce dalla volontà di diffondere su carta l’emozione e la polifonia delle voci emerse nel Convegno Nazionale di Studi “Pasolini e la Pedagogia”, tenutosi a Roma nel 2016 presso la casa della Cultura di Villa De Sanctis, a sua volta estensore di un percorso sulla paidéia pasoliniana avviato nel lontano 1995.  Si rimarca quindi una linea mai interrotta di pensiero che lega la passione pedagogica pasoliniana al suo farsi nella scuola, nella continuazione di quel “viaggio, con Pasolini” possibile soprattutto in nome di “una pedagogia in divenire”.

La dimensione pedagogica dello scrittore è un settore di ricerca che, come è sottolineato da Flavia Leonarduzzi [2]trova nel volume una sintesi organica di approfondimenti e riflessioni e amplia le prospettive di lettura della sua opera. Essa contribuisce anche a sollecitare l’indagine degli studi sul ruolo di “un’idea di maestro” - così Filippo La Porta intitola la sua riflessione - fortemente radicato nel suo tempo e, allo stesso tempo, proiettato verso il futuro.
Ma la riflessione non è solo teorica. La domanda alla base del volume è che cosa insegna oggi la pedagogia pasoliniana? Una domanda che porta con sé numerosi e complessi risvolti, alla quale i contributi dei diversi studiosi forniscono risposte tratte da esperienze personali e da differenti prospettive di approccio al pensiero pasoliniano, in un dialogo in divenire con i lettori. In questo senso il libro si presenta come un’opera aperta in quanto stimola un libero intervento interpretativo come risposta personale ai tanti spunti di riflessione.

Il volume si articola in tre parti: la prima, Appunti di viaggio, raccoglie i contributi del Convegno Nazionale di Studi “Pasolini e la Pedagogia” [3]; la seconda, Attraversamenti, propone alcune riflessioni risultato di risonanze interiori contemporanee con le opere di Pasolini [4]; la terza, Pasolini e la scuola, oggi per domani,  propone testimonianze su quello che ancora oggi può rappresentare l’incontro con l’autore per esperienza diretta da parte di insegnanti e alunni dell’oggi dell’interesse che Pasolini mostrava per l'educazione dell'individuo e della collettività [5].

Gli interventi dei relatori al Convegno indagano sul fondo pedagogico e lo spirito filologico che impronta e percorre la saggistica e l’opera di Pasolini, il quale - per riprendere le parole di un suo allievo famoso, Vincenzo Cerami [6]  - in tutto quel che diceva aveva come ispirazione l’atteggiamento filologico di indagine delle strutture sociali e di quanto aveva intorno, per capirne i cambiamenti. Pasolini ha avuto, infatti, la grande capacità di leggere la società contemporanea e di evidenziarne le tensioni nel momento in cui stava subendo una delle trasformazioni più profonde.  

Centrale e ricorrente è il riferimento agli scritti di Pasolini, supportato da citazioni e/o analisi di numerose pagine, che consentono di ripercorrerne e indagare l’esperienza diretta di insegnamento e l’evoluzione del pensiero nei decenni dal 1943 al 1975, sollecitando al contempo nel lettore un desiderio di (ri)lettura dell’opera pasoliniana.
Il pensiero e la prassi della paidéia pasoliniana vengono ripercorsi da Angela Felice a partire dagli anni friulani, quando Pasolini dà vita a una scuola attiva alternativa, e poi a Ciampino/ Roma, dove matura la sua esperienza di insegnamento, realizzando attività didattiche emancipanti e inclusive. In esse il suo slancio educativo si è espresso nella costante ricerca di una relazione basata sull’applicazione di un modello socratico di insegnante che dialoga con gli alunni, ai quali trasmette cultura e valori e, al tempo stesso, imparando da loro. Nell’ottica, dunque, di una dinamica relazionale che si fonda su una “esperienza di sé attraverso l’Altro”, le parole cardine della pedagogia pasoliniana, come sapientemente rilevato da Antonella Tredicine, sono: scambio, laboratorio, officina culturale, curiosità, scoperta.

In che modo attivare oggi questa capacità di capire e capirsi?  Alberto M. Sobrero, ripercorrendo una esperienza pasoliniana di lettura dell’Eneide condotta in Friuli, propone un modo – non un metodo, perché Pasolini non ne propone – di realizzarlo che consiste nel “ragionare sulle parole” e “nell’insegnare a entrare dentro le parole”, in quanto capire la complessità delle parole aiuta a capire la complessità di un mondo al plurale.
Pasolini è stato dunque un maestro per la sua esperienza diretta di scuola e per l’interesse verso l’educazione dei giovani e lo è stato su un piano culturale e civile facendo dell’impegno educativo il suo mandato di intellettuale nell’essere coscienza critica del proprio paese, nel tentativo di fare emergere nei giovani e nella società, una maggiore consapevolezza di sé. Una figura di maestro mai dogmatico, e per questo non esente da contraddizioni, che ne delineano la complessa personalità e lasciano aperte domande sulla radice profonda della sua “divorante ansia didattica”, per usare una efficace affermazione citata da La Porta.

Come è vissuto da Pasolini l’interesse per la scuola? È un'altra delle domande che emerge dalle riflessioni di Enzo Lavagnini il quale si chiede se effettivamente Pasolini volesse essere ricordato come “professore”, citando la sua ultima intervista del 31 ottobre 1975.  A chi gli chiede di dichiarare la qualificazione professionale da cui si sente più rappresentato, Pasolini dice: “Nel passaporto scrivo semplicemente: scrittore”. Questa riposta sta a indicare che l’interesse per la scuola e le sue problematiche, è percepito come parte di una sua ricerca, di uomo e di intellettuale, di un nuovo linguaggio con cui comunicare e denunciare i disvalori dei quali i miti del benessere erano e continuano a essere portatori. Del resto, il legame profondo e inestricabile tra il percorso biografico e quello letterario e culturale è evidenziato dallo stesso Pasolini quando scrive “…la mia biografia finisce sempre con l’identificarsi con la letteratura: e non so dirti se sia male o bene»[7].

Non è un caso che, negli ultimi anni della sua vita [8]come emerge dalle parole di Lorenzo Capitani, l’interesse nel campo dell'educazione sembra essere tornato centrale nella sua riflessione, forse per cercare di capire meglio la nuova forma del potere, sempre più omologante, che non lascia più spazio a forme di alterità. Quello che interessava a Pasolini è ragionare, tramite le sue molteplici incursioni in ambito artistico – da poeta, romanziere, saggista, sceneggiatore, attore, regista - sull’importanza del portato politico dell’educazione.

Quali strategie educative continuano a suggerire la riflessione e l’azione educativa di Pasolini per affrontare le numerose antinomie che la funzione docente comporta nella scuola di oggi? È un’altra delle riflessioni, dense e appassionate di Simonetta Salacone, che ripercorrono gli scritti di Pasolini per porsi e porre interrogativi sul senso profondo di un insegnamento inteso come un “viaggio verso la costruzione del proprio sé culturale, verso l’autonomia, verso l’edificazione condivisa di un mondo più giusto e accogliente per tutti”. È una speranza o una utopia? Difficile dirlo in una dimensione come quella attuale in cui il mondo della scuola è in una fase di radicale trasformazione ma un “investimento intellettuale, un movimento di rinascita sui e dei processi di istruzione non si è ancora dato”, come sottolineato con amara consapevolezza.

Nella seconda parte del volume l’attenzione si concentra su riletture contemporanee, su momenti ed esperienze personali di incontro e di intreccio con l’opera pasoliniana, sulle risonanze che le sue idee e i suoi scritti suscitano a fronte anche di doppie riletture, in tempi e fasi di vita diversi.  Gli Attraversamenti riguardano, in particolare, gli studi pasoliniani sulla lingua nei “tre incontri” con lo scrittore raccontati da Giovanni Agresti, la rilettura in chiave storico politica del poemetto Profezia di Rosanna Angelelli, l’incontro di Pasolini con il pensiero gramsciano in Le ceneri di Gramsci nel contributo di Francesco Sirleto.
L’intensità delle risonanze che un pensiero suscita è, in fondo, una testimonianza della sua fecondità e vitalità. E, in un’epoca di “ecologia postuma” [9] serve a riaffermare l’importanza del rapporto diretto con i classici, cercando di riconoscere le parole essenziali, le parole che contano.

L’ultima sezione entra nel vivo del mondo della scuola oggi con le riflessioni di Mario Ambel, che parte da una antitesi tra due immagini di scuola: da un lato quella di derivazione pasoliniana, orientata verso l’emancipazione individuale e sociale delle giovami menti, dall’altra, quella attuale, in cui tendono sempre più a prevalere “le finalità adattive nei confronti della realtà così com’è e delle sue storture”.

E ancora, in una distanza che rischia di diventare insormontabile, ci si è chiesto quanto e come è possibile recuperare alcuni concetti essenziali del maestro Pasolini, quali l’importanza della relazione e dell’ascolto, il rispetto attivo per le differenze culturali e interculturali, la necessità di un sapere forte che apra la mente. Il problema, commenta efficacemente Annamaria Palmieri “è e resta politico”, come ci insegna Pasolini, e la risposta è sospesa.

A chiusura del volume, viene proposto un originale trattatello pedagogico, frutto di una esperienza didattica sperimentale, partecipante e polifonica di varie scuole romane, come reazione alle pratiche di lettura di Pasolini, promossa e svolta da Antonella Tredicine e Roberta Di Lorenzo. Un percorso nato con l’intento di evidenziare “quanto di Pasolini oggi è vivo e significativo” e finalizzato a “imparare a pensare diversamente”, sulla scia delle lezioni pasoliniane in Gennariello.  

Il volume, infine, si caratterizza per la sua accessibilità a lettori anche non specialisti in materia grazie a un linguaggio che coniuga pregnanza dei contenuti, essenzialità e chiarezza espressiva.

 

Note

1. Cfr. Pier Paolo Pasolini, Poesie a Casarsa, Bologna Libreria Antiquaria, 1942, p. 9, reperibile in rete a questo indirizzo
2. Flavia Leonarduzzi è la presidente del Centro Studi Pier Paolo Pasolini in Casarsa della Delizia.
3. Contributi 
di: Angela Felice, Filippo La Porta, Annamaria Palmieri, Enzo Lavagnini, Lorenzo Capitani, Roberto Villa, Simonetta Salacone, Antonella Tredicine, Alberto M. Sobrero.  Angela Felice (già direttrice del Centro Studi di Casarsa), Alberto Sobrero e Simonetta Salacone sono scomparsi, ma le curatrici del libro si sono impegnate a pubblicare i loro interventi, avendoli ritenuti molto rilevanti nel delineare nel pensiero di Pasolini quei bisogni della scuola di cui lui si era fatto portavoce critico.

 


4. Contributi di: Giovanni Agresti, Rosanna Angelelli, Francesco Sirleto.
5. 
Contributi di: Mario Ambel, Annamaria Palmieri, Antonella Tredicine e Roberta Di Lorenzo.
6. 
Cfr. Vincenzo Cerami: la vocazione pedagogica di Pasolini. Reperibile in: Rai CulturaIn particolare, a testimonianza del ruolo di maestro in  Pasolini, si rileva l’affermazione di Cerami: “Anche io ho una grande passione per insegnare, presa dal mio maestro, vado in molte scuole e incontri con i ragazzi… lavorando comparativamente sui diversi linguaggi e mescolandoli tra di loro… Non voglio dare la mia sapienza a loro ma voglio che scoprano la sapienza che già è in loro e quindi di smuovere la fantasia e di far prendere contatti con le loro problematiche, io faccio solo da stimolo… a raccontare se stessi a guardare gli altri a essere curiosi del mondo”. 
7. 
Cfr. Lettera Silvana Mauri, 22 dicembre 1952, in P.P. Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di N. Naldini, Einaudi, 1986, p. 513.
8. Il riferimento è qui a un dato di singolare rilevanza presente nel volume e al quale si rimanda per i dettagli: i reperti pasoliniani, ossia gli oggetti ritrovati nell’auto di Pasolini nella tragica notte della sua morte, esposti nel 2015 presso il Museo criminologico di Roma, tra i quali un saggio di C. Marchesi e un volume di F, Nietzsche inerenti alla questione della scuola e al profilo del maestro.
9. Cfr. il saggio di Giulio Ferroni, Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura, Einaudi, 1996.

Per una pedagogia emancipante. Pasolini, con rustic amòur

A cura di Palmieri Annamaria, Tredicine Antonella 

Guida Editori, Napoli, 2022

pagine  176 ,  €  13

l'autore

Lina Grossi Docente, formatore, attualmente Esperta disciplinare presso Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) e Componente del comitato scientifico presso RES (Ricerche Educative Sperimentali)