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06/02/2017

A caldo sul decreto "inclusione"

di Angela Caruso

Il decreto sull’inclusione scolastica ha come punti cardine:

  • semplificazione e snellimento delle pratiche burocratiche,
  • maggiore continuità didattica;
  • formazione del personale docente e della comunità scolastica;
  • costruzione di un progetto di vita che coinvolgerà più attori della società che collaborano in rete.

Ma analizzandolo nel concreto ci si accorge che, purtroppo, propone ben poche novità.

Il primo elemento su cui ragionare è che la didattica inclusiva è presente solo nel primo articolo, poi scompare del tutto: perché? Eppure è un decreto sull’inclusione scolastica!

Per quanto concerne la continuità scolastica, che doveva essere esplicata e definita con caratteri forti e decisi, rimane ancora totalmente debole e confusa. L’unica variante è che gli insegnanti di sostegno potranno chiedere un passaggio di cattedra solo dopo 10 anni (al posto degli attuali cinque), ma decisamente non è questo che determina una efficace e sostanziale continuità didattica!

Mentre interessante è il punto sullo snellimento delle pratiche burocratiche, ovvero la volontà di unire la diagnostica funzionale con il piano didattico mettendoli su base ICF. La relazione afferma che «si tratta di una semplificazione sia in termini documentali (un solo documento in luogo di due) che in termini temporali (i due documenti, redatti da soggetti diversi, implicavano un allungamento dei tempi», inoltre «La Commissione, come integrata nelle modalità indicate, sarà maggiormente responsabilizzata nell'identificare le provvidenze sulla base della valutazione diagnostico-funzionale e non sul solo dato della "disabilità certificata".  In tal modo, si corrisponderà meglio agli effettivi bisogni dell'alunno e dello studente con disabilità nell'ambito delle provvidenze che ciascun soggetto istituzionale è tenuto ad erogare, evitando attribuzioni "meccaniche" che nulla hanno a che vedere con i bisogni effettivi di integrazione». Anche in questo emerge confusione e poca chiarezza… Come avverrà nel concreto? Di fatto la diagnosi medica sarà strutturata realmente su base ICF?

Riguardo la formazione iniziale «per rafforzare le conoscenze necessarie per poter svolgere la professione di docente di sostegno, si richiede agli aspiranti insegnanti una preparazione più solida sui temi dell'inclusione, corrispondente in totale a 120 CFU da acquisire 60 preventivamente allo svolgimento del corso e ulteriori 60 nell'ambito del predetto corso di specializzazione, fermo restando il conseguimento preventivo della laurea abilitante in scienze della formazione primaria quale requisito "base" per lo svolgimento della funzione docente». Discorso analogo per la scuola secondaria, con la variante che la laurea richiesta è quella di ciascuna classe di concorso, con una prova d’accesso al corso di specializzazione.
Anche per questo ci si aspettava  un piano formativo ragionato, programmato nel dettaglio e, soprattutto, più forte nella decisionalità e nella pratica.

Perfino la formazione in servizio è assolutamente debole, non strutturata e ancora opzionale; tra l’altro in merito non sono stati predisposti dei fondi specifici.

Inoltre, ragionando tra le righe del decreto, ci si accorge che non vengono menzionate le forme alternative di sostegno, i livelli essenziali di qualità… perni su cui si doveva strutturare l’intero discorso, che invece ad oggi rimane vago, statico, settoriale e disgiunto.

l'autore

Angela Caruso Docente di scuola sec. di I grado, esperta di didattica della geografia, membro della Segreteria del Cidi Pescara.