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06/02/2017

Luci e ombre nel decreto 0-6

di Antonella Bruzzo

Quale prospettiva delinea il decreto attuativo relativo alla delega sul sistema integrato 0-6 approvato dal governo con l’atto 180 del 16 gennaio 2017 rispetto ad aspettative e timori di cui si è a lungo discusso in questi mesi? (Al riguardo si vedano i vari contributi pubblicati su insegnare). 

Il testo della relazione illustrativa e lo schema di decreto contengono sia aspetti positivi, che elementi di preoccupazione e di criticità.  Anzitutto, seppure da un veloce e quindi poco approfondito confronto anche all'interno del gruppo di lavoro del Cidi, emergono ancora timori rispetto al possibile indebolimento dell’identità della scuola dell’infanzia.  A una prima lettura risulta inoltre evidente che rispetto ad alcuni temi (per esempio la costituzione di poli 0-6) vi è una descrizione abbastanza dettagliata delle azioni finalizzate a realizzarli, mentre rispetto ad altri aspetti non sono chiare modalità e condizioni di traduzione nella realtà.  Solo l'analisi attenta di tutta la documetazione e il successivo iter parlamentare ci potrànno permettere di comprendere meglio se la delega può costituire davvero "un’occasione di rinforzo e rilancio dell'intervento educativo nella prima scolarizzazione”.

Iniziamo dagli elementi positivi che non sono pochi almeno nelle parole dei legislatori:

  • Riteniamo sia molto importante, innanzitutto, il cambiamento di prospettiva rispetto ai servizi 0-3: da servizi a domanda individuale a diritto per ogni bambino/a.

Inoltre, aspetti positivi sono:

 - nell’articolo 1:

  • l’attenzione ai bambini ed alle bambine (in particolare allo 0-3) mirata a favorire le loro potenzialità a livello affettivo-relazionale, di apprendimento, creatività ed autonomia, attraverso la partecipazione a contesti educativi e scolastici adeguati nei vari aspetti: affettivi, ludici, cognitivi;
  • il considerare le pari opportunità;
  • la riorganizzazione dei servizi educativi 0-3;
  • la promozione della continuità attraverso progettazione, coordinamento e formazione;
  • il favorire inclusione sia attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità che rispetto alla riduzione degli svantaggi;
  • la qualificazione  universitaria per il personale dei nidi e la formazione continua in servizio sia per educatori che per insegnanti;
  • la presa in carico da parte del Ministero del Sistema integrato (dello 0-3, perché il 3-6 è già di competenza ministeriale), nel rispetto delle competenze delle Regioni.

    - nell’articolo 2:

  • il riconoscimento della funzione strategica della scuola dell’infanzia , segmento scolastico fondamentale in continuità con il “prima”, servizi 0-3 e con il “dopo”, la scuola primaria

     - nell’articolo 4:

  • la generalizzazione della scuola dell’infanzia;
  • il coordinamento pedagogico territoriale;
  • il raggiungimento della copertura del 33% per i nidi e del 75% dei comuni;

 - nell’articolo 5:

  • il riconoscimento tra i compiti dello Stato della definizione degli orientamenti dei servizi educativi per l’infanzia sulla base di linee guida elaborate dalla commissione  in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo e per il primo ciclo d’istruzione;

   - nell’articolo 8:

  • il superamento della fase sperimentale delle sezioni primavera mediante la loro graduale stabilizzazione e il loro progressivo potenziamento, con l'obiettivo di escludere i servizi educativi per l'infanzia dai servizi pubblici a domanda individuale;
  • la previsione nel Piano di azione nazionale pluriennale dell’assegnazione delle risorse in base a indicatori demografici e di riequilibrio territoriale;

 - nell’articolo 12:

  • l’assegnazione dell’organico potenziato anche alla scuola dell’infanzia;

- nell’articolo 14:

  • il superamento degli anticipi alla scuola dell’infanzia dall’a.s. 2018/2019.

Quali sono invece gli aspetti negativi che rischiano di vanificare molti degli elementi positivi individuati? Eccoli:

  • Il fatto che si darà sostanza alle intenzioni nei limiti della dotazione finanziaria disponibile (v. articolo 1, comma 2); “gli obiettivi strategici sono perseguiti nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali “(v. art. 4);
  • gli Enti Locali gestiranno in forma diretta e indiretta (ovvero con appalti a cooperative) (v.art. 7) l'erogazione:  quali forme di monitoraggio verranno attivate per un’offerta educativa di qualità nei servizi educativi pur con le diverse modalità gestionali?
  • nel testo della delega si faceva riferimento alla definizione  dei  livelli  essenziali  delle  prestazioni della scuola dell'infanzia e dei  servizi  educativi  per  l'infanzia e, inoltre, agli standard strutturali , organizzativi e qualitativi. Nel testo della relazione e dello schema di decreto vi sono alcune citazioni al riguardo, ma non risulta chiaro come si sostanzieranno (quanti bambini/e per sezione, quale rapporto numerico adulto- bambini/e, ecc.) . E’ vero che la  Consulta ha ritenuto illegittima la norma che affida allo Stato le competenze sugli standard per gli asili nido (di competenza regionale), ma sarebbe stato opportuno dare più spazio nel decreto a questo tema individuando modalità di realizzazione, di monitoraggio, ecc.
  • Inoltre non è chiaro come si realizzerà il coordinamento pedagogico territoriale; a chi sarà affidato: sarà una figura professionale? In che forme e con quali modalità si attuerà? all’interno degli IC o nei poli 0-6?

Questo è quello che emerge da una prima analisi veloce e, dunque, non del tutto approfondita del testo. Sarà importante, al nostro interno, in tempi brevi, predisporre momenti in cui ragionare e confrontarsi per inviare commenti, considerazioni e proposte alla Commissione parlamentare.

 

 

l'autore

Antonella Bruzzo Docente di scuola dell'infanzia, Presidente del Cidi della Carnia.