il casoopinioni a confronto

25/04/2018

Senza fiducia

di Margherita D'Onofrio

Una riflessione di allora per comprendere meglio l’ora


Gli argomenti che vengono usati in questi giorni da più parti come risposta semplificatoria agli ultimi avvenimenti riguardanti la violenza degli alunni e genitori nei confronti degli insegnanti, mi hanno fatto venire in mente un episodio accaduto nella scuola di mia figlia nel 2011 e sul quale io scrissi alcune riflessioni che mi sembrano ancora molto attuali.

Ecco la notizia così come riportata dal "Messaggero" del 26 novembre 2011, a firma di Davide Desario.

       La prof perquisisce gli zaini e i genitori la denunciano: è un abuso
 

E’ successo mercoledì al liceo scientifico Benedetto Croce a Montesacro. Stando alla denuncia presentata da alcuni genitori degli studenti della seconda classe della sezione B la vicenda è andata così. La professoressa di matematica Antonella Ricci, di 52 anni, una volta entrata nella sua classe, improvvisamente, si è resa conto di non avere più i suoi occhiali. Come spesso accade i ragazzi hanno trovato la cosa divertente, la prof molto meno. Anzi, deve aver creduto che a farglieli sparire siano stati proprio loro. E’ iniziato un botta e risposta tra la docente e gli studenti. Fino a quando l’insegnante ha deciso di perquisire gli studenti: uno a uno zaini e borse di ragazzi e ragazze. Ma dei suoi occhiali non c’era traccia. Soltanto più tardi gli occhiali sono stati trovati. Al suono della campanella erano dentro il gabbiotto dei bidelli, nel corridoio. Tutto finito? Macchè. Gli studenti del liceo di viale Bardanzellu, tornati a casa, hanno raccontato l’accaduto in famiglia. Qualcuno l’ha presa a ridere. Alcuni genitori, invece, sono andati su tutte le furie. E subito dopo si sono recati alla stazione dei carabinieri di Tor Sapienza denunciando l’accaduto: articolo 571 del codice penale «abuso di mezzi di correzione e di disciplina».
La professoressa non ha voluto dire la sua. Il preside Giovanni Olivieri conferma il caso: «Sì sono venuto a conoscenza dell’accaduto, la professoressa la conosco bene e non ho mai ricevuto lamentele contro di lei. Mi ha raccontato la storia, mi ha assicurato di non aver messo le mani negli zaini dei ragazzi ma di averli invitati ad aprirli». E ancora: «E’ una procedura che viene adottata tutte le volte che c’è un furto: ai ragazzi vieni chiesto di aprire le borse ma è facoltativo. Mi stupisce che alcuni genitori si siano rivolti alle forze dell’ordine prima di parlarne con me».

E queste le mi riflessioni di allora. E di oggi.

L’avvenimento ha generato scalpore tra gli studenti, i genitori e gli insegnanti della scuola e si sono creati immediatamente vari partiti.
Premetto che non voglio entrare nel merito di questo problema perché se ne occuperanno gli organi competenti, ma cogliere l’occasione per fare alcune riflessioni.
Le questioni che l’episodio apre sono tante: la legalità, il potere, l’autorità, il buon senso, la fiducia ed altro ancora. Voglio soffermarmi sulla fiducia.

La famiglia ha fiducia nella scuola nel momento in cui affida ad essa una parte della formazione dei propri figli? e la scuola ha fiducia nelle famiglie, nei propri allievi? e soprattutto gli allievi hanno fiducia nella scuola e negli insegnanti? Mi sembra che ciò che viene meno in questo episodio è proprio la mancanza di fiducia e questo è un danno gravissimo.

L’insegnante non si fida dei suoi allievi, i ragazzi e i genitori sentono di aver subito un abuso. Mi sembra che sotto ci sia qualcos’altro, anche leggendo i commenti all’articolo: i genitori hanno fatto bene, i professori la devono smettere di sentirsi “padreterni”, va rispettata la legge.
Denunciare l’insegnante probabilmente significa finalmente “fargliela pagare”. C’è da chiedersi: che cosa?
Forse i genitori pensano che il proprio figlio non sia stato accolto e valorizzato come essi si aspettavano e più in generale che le aspettative siano state progressivamente disattese?

Evidentemente il progetto complessivo della scuola non riesce ad articolarsi secondo aspettative e bisogni dei ragazzi e delle famiglie. Estremizzando, da un lato l’istituzione scuola tende ad arroccarsi sui suoi rituali (nozionismo, enciclopedismo, valutazioni sanzionatorie, ecc.) senza riuscire ad operare cambiamenti di qualità, dall’altro le famiglie tendono ad assolvere con leggerezza molti comportamenti dei loro figli che andrebbero invece rilevati e fatti oggetto di considerazioni più ampie, e a rivendicare o considerare utili per i propri figli solo i “voti” e non la reale formazione.
Il terzo polo, che dovrebbe essere il primo, sono i ragazzi che faticano ad assumere un atteggiamento attivo e consapevole nella loro formazione: chi glielo dà?

La fiducia è un elemento importantissimo nella relazione insegnamento-apprendimento, ma la fiducia non è data a priori, essa va costruita e chi distribuisce le carte è il docente che deve mostrarsi credibile e professionale sia sul piano didattico che sul piano del rapporto sociale. L’insegnante deve essere di volta in volta in grado di costruire i saperi disciplinari in interazione permanente con le caratteristiche variabili del gruppo classe e dei suoi allievi.
Il coinvolgimento attivo nella costruzione del sapere permette la presa di coscienza delle proprie capacità che diviene fiducia in se stessi e nel docente.

In questo quadro è più difficile che possano verificarsi episodi così distorsivi che potrebbero essere risolti con semplice buon senso e un fatto tanto banale non avrebbe esiti così fuori misura.

Roma 1-12-2011

l'autore

Margherita D'Onofrio A lungo insegnante di matematica della scuola secondaria di I°; membro della Segreteria nazionale del Cidi.