Home - la rivista - opinioni a confronto - Neve a catinelle (sull'Esame di Stato)

specialeopinioni a confronto

06/02/2017

Neve a catinelle (sull'Esame di Stato)

di Rosanna Angelelli

Mia nonna era solita usare la frase: “Credevo che piovesse ma non che nevicasse!” per definire una situazione di cui aveva  ipotizzato una negatività inferiore ai fatti.Qualche giorno fa è comparso su insegnare un articolo di Maurizio Muraglia che criticava i limiti di una media del sei costruita sulla base di un puro calcolo matematico per ammettere uno studente al nuovo Esame di Stato. Leggendolo, ho sentito il brontolio di un temporale imminente.
Stiamo passando i “giorni della merla”, la parte più invernale di una stagione come questa mai stata così crudele, e mi è venuto in mente, potendo stare in casa da fortunata, di leggere attentamente tutto lo schema del dlgs n. 384/2016 sulla valutazione e sulla certificazione delle competenze, e quindi la parte riguardante gli Esami di Stato. E allora è cominciata a fioccare una agghiacciante neve metaforica… Con la neve, ho scritto questo…

Cari colleghe/i (e per conoscenza care studentesse/studenti), innanzitutto tirate fuori le calcolatrici e le pagelle degli ultimi tre anni di ogni studente da voi scrutinato. Sommate i voti conseguiti disciplina per disciplina. Fate attenzione: non è ancora chiaro se dovete conteggiare anche il voto di condotta e di religione; il primo già si prevede che entri nella media dello scrutinio di ammissione agli esami di Stato, il secondo “se determinante” (per che cosa non è specificato), “diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”. Adesso dividete il risultato per il numero delle discipline et voilà la media dei voti fa il… curricolo.

Andiamo avanti:  attitudini specifiche, competenze disciplinari, crescita della personalità, orientamenti significativi, insomma tutti gli ingredienti del curricolo che avete tradotto  in voto, in un unico voto, vanno ribattezzati con il nome di crediti.
“Ma questo già si sapeva, già si faceva”, qualche collega potrebbe osservare spazientito. Certamente, avete ragione, ma per evitare futili disquisizioni valutative (ho memoria di scrutini interminabili, con partite a tennis 2+2 tra i colleghi delle 4 materie “fondamentali”, e un rugby alla rinfusa con tutti gli altri) il legislatore vi propone la meravigliosa tabella (allegato A) dove si crea finalmente una par condicio: i crediti-voto devono essere al massimo 40, in una progressione di 12  per il 3° anno, 13 per il 4° e 15 per il 5°. Perché si sa che la mente dello studente evolve in progress ed è giusto ritenere che quanto più lui è piccolo d’età tanto più è una bestiolina…

Ma non divaghiamo: osservate bene la tabella da usare nella riforma a regime: in essa è prevista anche l’oscillazione del mezzo punto: sicché l’8 e ½ si traduce in ……….  Verificatelo da soli, è un utile esercizio. Fin qui per il curricolo.

Ora passiamo a un paragrafo misterioso, il 4 dell’art. 15 dove si legge: “Sono ammessi, a domanda, direttamente agli Esami di Stato conclusivi del ciclo gli studenti che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in non ammissioni alla classe successiva nei due anni predetti”.  Perbacco colleghe/i, il merito va premiato alleggerendo il lavoro a…noi docenti: ammissione d’ufficio dei bravi, senza fare medie e discussioni, anzi con la precisazione (un contentino ai laici superstiti?)  che “le votazioni suddette non si riferiscono all'insegnamento della religione cattolica e alle attività alternative”.

Passo a un altro requisito necessario all’ammissione e elemento di valutazione durante il colloquio d’esame, anzi concorrente alla formulazione del giudizio finale: le esperienze di alternanza scuola-lavoro, da distribuire nel “secondo biennio e nell’ultimo anno di corso”. Anche qui, risulta evidente una incongruenza tra la novità  di una procedura formativa ritenuta orientativa della “professionalità”, da spendere sul mercato del lavoro, nonché incisiva ai fini della scelta di un più chiaro percorso universitario, tanto da essere obbligatoria in tutti gli indirizzi della secondaria di II grado. Ebbene, questa “innovazione” richiederebbe a nostro parere una sua serissima formalizzazione con una valutazione certificata per competenze (da stabilire in primis che cosa si intenda per loro), articolata e complessa, ma il nostro buon riformatore che cosa propone? Una presentazione dell’esperienza da parte dello studente (il valutato che si valuta) che illustrerà la sua esperienza durante il colloquio “ tramite una breve relazione e/o un elaborato multimediale”.

A questo punto riteniamo urgente l’intervento salutare di uno spazzaneve.

 

l'autore

Rosanna Angelelli Di formazione classica, già insegnante di materie letterarie nei licei, è da anni redattrice di "insegnare".