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27/09/2018

A proposito di coerenza

di Mario Ambel

Sul "Il manifesto" del 27 settembre è uscito, a firma Piero Bevilacqua e Laura Marchetti un commento al documento del Cidi "Ricominciamo a pensare".
L'articolo sembra esprimere una sostanziale condivisione per i contenuti del documento, anzi evidenzia "grande sorpresa e doddisfazione" per quanto contiene, come se non si aspettassero, Bevilacqua e Marchetti, che  il Cidi li potesse esprimere.

Infatti l'articolo contiene anche una più o meno velata accusa di incoerenza, espressa con evidenza dal titolo: "Una alternativa a questa scuola richiede coerenza".
E, par di capire, l'insufficiente coerenza starebbe nel non aver denunciato, nel documento, l'involuzione del sistema scolastico del nostro Paese, che ha avuto nella "Buona Scuola" uno dei suoi atti estremi.

In effetti la denuncia non era tra gli intenti del documento e del resto non ne sentivamo il bisogno: l'abbiamo fatta da anni in ogni circostanza, a partire dall'audizione parlamentare sulla L. 107. Lo stupore è dunque solo dovuto a mancanza di informazione. Il Cidi e questa rivista hanno attaccato duramente la 107 e l'involuzione della politica scolastica italiana degli ultimi vent'anni, nelle idee ispiratrici e in ogni suo atto conseguente. Per citare i contributi su questa rivista, bisognerebbe passare in rassegna gli interi sommari degli ultimi anni. Ovviamente nessuno è obbligato a leggere il sito del Cidi o la sua rivista, ma farlo eviterebbe inutili sorprese.

Non abbiamo nessuna difficoltà a dire che la politica scolastica degli ultimi vent'anni è frutto anche del cedimento politico e culturale di una parte della sinistra storica italiana che si è illusa di poter conciliare neoliberismo e rispetto dell'art. 3 della Costituzione, se è questo che ci viene chiesto, se è questo l'orizzonte di un nuovo pensiero da cui ripartire. Che poi nuovo non è così tanto!

Se invece la mancanza di coerenza imputata al Cidi riguarda il non aver fino in fondo condiviso alcune battaglie o posizioni ricordate da Bevilacqua e Marchetti, allora non c'è problema a riconoscere che sul conflitto "conoscenze vs competenze" (sul quale rivendichiamo l'orizzonte delle "competenze culturali di cittadinanza" contro le competenze mercantileggianti e adattive della 107 e dei suoi epigoni, ma anche in alternativa a una scuola delle sole conoscenze  da sempre elitaria e selettiva); sullo stesso Invalsi (che auspichiamo campionario e orientato alla ricerca e non censimentario e orientato alla valutazione, ma neppure abolito); così come in fondo sulle potenzialità dell'autonomia (tradita e svenduta dal mandato di "ricerca, sperimentazione e sviluppo" alle mire meritocratiche e competitive), le nostre posizioni non sempre coincidano con altre posizioni interne al panorama della politica scolastica di sinistra.

Ma questo non autorizza a pensare o a far credere che siamo condiscendenti o tiepidi nei confronti del "più grave progetto di immiserimento della scuola italiana mai tentato nella storia dell'Italia repubblicana" (così nell'articolo). O che siamo favorevoli alla valutazione Invalsi nella scuola dell'infanzia  o ai progetti di ASL (anche su questo argomento siamo intervenuti con estrema chiarezza e durezza). O che avremmo organizzato (lucrosi?) "corsi e corsi" sulle certificazioni di competenze!

Insomma, forse ci sono le condizioni per ridurre il compiaciuto stupore e provare a confrontare concretamente le rispettive posizioni su nodi delicati e irrisolti della politica scolastica italiana. Ma prima di criticarle, quelle posizioni, bisognerebbe almeno conoscerle.
 

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".