il casoopinioni a confronto

13/03/2022

Scuola e Pace

di Giuseppe Bagni

Si dice che una guerra nel cuore dell’Europa non si viveva da più di settant'anni. È un’osservazione imprecisa, una delle tante ascoltate nel trionfo della retorica televisiva. In realtà era già tornata ancora più vicina alle porte di casa nostra negli anni Novanta, in quella che era la ex Jugoslavia, ma è stata come non ci riguardasse. È vero invece che sta avvenendo in Ucraina, nel territorio più affollato di centrali nucleari, da parte della prima potenza nucleare. Una minaccia, questa sì, mai vissuta prima.
Di nuovo, dopo la pandemia ancora in corso, siamo di fronte alla necessità di affrontare a scuola con gli alunni e le alunne un presente inedito anche per noi. Un conflitto che per gli armamenti potenzialmente a disposizione rappresenta una minaccia planetaria, la terza, se sommata alla pandemia e all’emergenza ambientale che caratterizza questo nostro presente, sempre meno comprensibile a partire dai confini geografici a cui eravamo abituati.

Allora come si deve parlare della guerra in Ucraina a scuola? Che se ne debba parlare è fuori discussione, perché non possiamo permettere al tempo che viviamo di minare tutte le certezze di una generazione che rischia di trasformare il desiderio di futuro – necessario per crescere - in paura di ciò che potrà trovarci.
Come si possono sostenere i valori universali del pacifismo e la condanna a ogni forma di aggressione e di violenza da qualunque parte venga esercitata senza che questo si traduca in equidistanza rispetto al qui e ora di una guerra che ha responsabilità e vittime precise?
Nella guerra in Ucraina c’è un aggressore, Putin con un esercito e armi devastanti, e un’aggredita, l’Ucraina sottoposta al lancio dei missili e bombe su città, case ospedali, scuole. Nessuna equidistanza è ammissibile quando un stato autocratico attacca il processo democratico – per quanto fragile e non privo di incertezze – in corso nell’altro.

Non c’è nessuna contraddizione, soprattutto se dalle enunciazioni si passerà ad azioni concrete per dare sostanza a quei valori assoluti e, insieme, per interrompere la guerra.
Occorre iniziare a costruire un’identità europea reale, che superi il confine mentale dell'Occidente: si scrive di Kiev che è il cuore dell'Europa ma vorrei sapere quanti la sentono tale. La distanza tra Roma e Kiev è la stessa che tra Roma e Siviglia, ma indubbiamente Siviglia ci è più vicina.
Cominciamo da scuola a insegnare che l'Europa non è quella che ci somiglia, ma quella che si è costruita nella storia, nella letteratura, nell’arte, nella scienza. Facciamo crescere con l'insegnamento fin dai primi anni di scuola un "canone" europeo che mostri come nella nascita dell'Europa che conosciamo oggi hanno avuto ruolo fondante le contaminazioni che hanno permesso i contributi di culture e tradizioni diverse.
L’Europa ha costruito il proprio concetto di bellezza grazie ai balletti di ńĆajkovskij e al teatro di Majakovskij, si è raccontata con le pagine di Dostoevskij; la scienza europea ha compreso la natura intima della materia con la Tavola Periodica degli Elementi di Mendeleev, e nella scuola la psicologia di Vygotskij è stata ed è tutt'ora fondamentale.

Come si può superare un immaginario europeo che pone il cuore dell'Europa entro il confine dell'Occidente democratico se non insegnando che “l’arte e la scienza sono libere” perché libere da sempre di non accettare i confini?
Il percorso della cultura europea ci insegna che i confini possono essere oltrepassati invece che armati e fortificati, alla ricerca di un'autosufficienza – anacronistica in questo mondo inevitabilmente interconnesso – che vorrebbe riportarci alla logica delle mura delle città-stato medievali. Sovranismo e localismi di ogni genere stanno crescendo dall'interno delle nostre stesse democrazie, segni di un arretramento in corso da anni che di Putin ha addirittura fatto un eroe da t-shirt.
Siamo già in grave ritardo perché è nel tempo di pace a partire dalle scuole che si deve combattere quello che prepara le guerre.

Heisenberg durante la seconda guerra mondiale fu uno dei principali scienziati del programma tedesco sulle armi nucleari ma il suo Principio di indeterminazione è patrimonio dell'umanità. Ripartire da questo patrimonio significa coniugare la condanna senza se e senza ma di Putin per l'invasione dell'Ucraina, insieme alla costruzione di un sentimento, che già si vede nelle strade con le proteste piene di giovani, che pone tutte le guerre fuorilegge rispetto al senso di una comunità solidale.

Facciamo copiare a scuola la cartina dell'Europa dopo che ne abbiamo percorso la sua storia culturale, forse saranno gli stessi nostri allievi a chiederci se possono usare la gomma sulla punta del lapis per cancellare i confini. Come se fossero errori.

l'autore

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.