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24/05/2014

Diritto all'istruzione, Sviluppo economico, Europa 2020

di Rosamaria Maggio

Più volte mi sono occupata di diritto all'istruzione e sviluppo economico anche in una prospettiva internazionale. In questo articolo voglio affrontare due questioni: che cosa è accaduto negli ultimi anni  in Europa e nel mondo; il concetto di resilienza scolastica.

In Europa e nel Mondo
Le politiche dell'Austerity hanno avuto gravi conseguenze sul diritto all'istruzione, che è precondizione per accedere agli altri diritti, e sui diritti fondamentali.
Dopo la crisi finanziaria del 2008 gli Stati Uniti,  la Cina, la Corea e il Giappone hanno ricominciato a correre e ad avere una crescita dell'economia reale con una  ripresa dell'industria manifatturiera e delle esportazioni grazie a un cambio della politica economica.
La differenza tra Stati Uniti, Asia ed Europa sta principalmente nel fatto che le banche centrali, Federal reserve in testa, hanno utilizzato la leva monetaria, principalmente la Fed si è servita  delle operazioni di mercato aperto per rivitalizzare il credito alle famiglie e alle imprese.
La politica dell'Europa, sostenuta dalla Germania, fondata soprattutto su una interpretazione rigida dei parametri di Maastricht, ha bloccato invece l'economia reale della Eurozona.
Barak Obama, riprendendo l'insegnamento di J. M. Keynes, ha rilanciato la crescita ritenendo che, quando l'economia genera lavoro, è più facile il risanamento dei conti pubblici. Obama ha osato portare il rapporto deficit/PIL al 10% nel momento più grave della crisi; nel 2013 tale rapporto è sceso al 4,4% e alla fine del decennio si prevede che scenda all' 1,7%.
Il risanamento quindi deriva dalla crescita e non il contrario.

Dagli Stati Uniti si va diffondendo anche un'altra teoria economica, come sempre succede dopo le grandi crisi. Così fu dopo la grande depressione in cui l'Occidente fece riferimento alle teorie Keynesiane.
Si tratta della Modern Monetary Theory elaborata da James K. Galbraith, docente all'Università del Texas, figlio del grande John Galbraith. La MMT si fonda sul fatto che non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perchè le Banche centrali hanno il potere illimitato di finanziare i disavanzi stampando moneta, il che non è solo possibile ma a volte è necessario.
La via della crescita passa attraverso gli investimenti pubblici che possono essere finanziati solo usando la liquidità delle Banche centrali, quindi con nuovo debito e non aumentando le tasse.
Alcuni economisti contemporanei, i keynesiani  Paul Krugman e Joseph Stiglitz, contestano le teorie dell'MMT perchè sostengono che queste posizioni sono ormai intempestive in quanto esse creerebbero inflazione. I sostenitori della MMT ritengono che questo rischio non ci sia in quanto esso è connesso con situazioni di piena occupazione dei fattori produttivi, cosa dalla quale ora siamo ben lontani.
La MMT mette anche in discussione alcuni capisaldi della economia dell'austerity. Per esempio, le domande sono: Perchè il debito pubblico non deve superare il 3 % del PIL?; Chi ha stabilito che e perchè il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL?; Quali prove empiriche dimostrano la fondatezza di questi numeri percentuali?

Nel 2009, nel Rapporto finale sulla misurazione del progresso sociale, la Commissione europea  affermava quanto sostenuto dal gruppo di economisti Stiglitz-Amartya Sen –Jean Fitoussi, secondo i quali alle misure macroeconomiche vanno affiancate misure sulla sostenibilità e qualità della vita, partendo dai nuovi indicatori del benessere collettivo.
Dal prodotto interno lordo quindi si passa al FIL (Felicità interna lorda) e ad altri misuratori alternativi come l'indice di sviluppo sociale. Il Bhutan già calcola la sua ricchezza in termini di FIL e non di PIL, in cui non si misura la felicità di un popolo, ma il suo benessere.

Persino l' l'ONU in una risoluzione del 19/07/2011, ha invitato gli stati membri a dare importanza alla felicità e al benessere negli elementi di sviluppo socio-economico di un paese.
È chiaro che, se si misura diversamente il PIL, diversi saranno i risultati anche in termine di crescita.
Ancora un esempio: gli USA hanno un sistema sanitario inefficiente e ad alto costo, ma nel PIL si contano i costi e non il risultato della spesa sanitaria, si spende molto in sistema carcerario (costi nel PIL) e poco si investe in Università.
È chiaro quindi che misurare il benessere di un Paese non solo in termini di costi (per la sanità  e per l'istruzione, per esempio...), bensì anche in termini di servizio sanitario o diritto all'istruzione ottenuto per tutti, significa misurare il benessere di un popolo e quindi anche i risultati tangibili di una spesa.
Lo stesso Walter Krugman ha sostenuto che l'economia di una nazione non si può analizzare come quella di una famiglia né gestirla con le stesse regole.
Quando si dice che una nazione non deve vivere al di sopra dei propri mezzi e che una economia sana richiede un bilancio pubblico in pareggio, cosa sostenuta da molti leader politici europei con Angela Merkel in testa, (e norma inclusa in molte costituzioni europee),  non significa che non si possono fare debiti che non si possono restituire come avviene per l’economia familiare. Gli Stati infatti possono stampare moneta e riscuotere imposte.

Mille dati per 20 regioni: riprendiamo alcune questioni
Dalla ricerca che il CIDI, assieme a Proteo Fare Sapere, l'AIMC e Legambiente, ha realizzato sul sistema scolastico italiano e con attenzione ai contesti e ai risultati regionali, emergono non solo dati preoccupanti circa la situazione economica dei nostri territori ma anche il fenomeno di come risultati diseguali siano spesso connessi con situazioni territoriali di disuguaglianza anche in termini di risorse impiegate .
I sistemi scolastici registrano, salvo poche eccezioni, difficoltà ovunque in termini di equità e di efficienza; essi non riescono a far acquisire a tutti un bagaglio di conoscenze e competenze uguali, a democratizzare la società, a favorire la mobilità sociale.
Alcune indagini internazionali (tra cui l’OCSE-Pisa) ci danno elementi significativi per avere informazioni circa le competenze dei quindicenni, ma poco ci dicono dei vari sistemi scolastici, e sarebbe arbitrario attribuire una relazione di causa-effetto al rapporto sistema di istruzione-risultati.
La strategia politica nell'istruzione in generale, ma specialmente in Italia, è quella di una riduzione delle spese, ma questa politica riduzionistica sta facendo i conti con la necessità sempre più urgente di rendere i sistemi scolastici più equi e più giusti.

Una proposta: la resilienza scolastica
Che dire?  La solita risposta “Bisogna investire di più” non basta e neanche il dire che “Investire di più fa crescere il PIL”.
Ma non possiamo ragionare sempre secondo questi modelli economicistici.
Benedetto Vertecchi, a proposito delle prove OCSE–Pisa e del dibattito che si è sviluppato in rete circa la lettera inviata da un ampio numero di studiosi al responsabile delle rilevazioni PISA, ci ricorda che le prove sono orientate a far sì che, sugli intenti educativi e didattici delle ricerche comparative, prevalgano finalità orientate a favorire lo sviluppo economico nella logica della competitività.
Oggi forse dovremmo chiederci quale investimento in istruzione faccia crescere il PIL  e quale  il FIL. 

Nel libro di Federico Rampini, dedicato ai “Banchieri” ci viene suggerito il concetto di resilienza, termine usato in fisica, biologia, psicologia, sociologia, economia, ecc., che in italiano ha diversi significati: dall’ingegneristica capacità di resistenza di un materiale a forze esterne, alla psicologica capacità dell’uomo di superare i momenti difficili della vita, alla ecologica capacità di un ambiente di ritrovare l’equilibrio dopo un deficit determinato da cause esterne.
L’idea, insomma, è  di imparare a intervenire prendendo spunto anche da campi diversi come  quello delle tecnologie e della tutela dell’ambiente (Andrew Zolli).
Nella scuola è come se si fosse abbattuto uno tzunami, sia a causa delle vicende economiche internazionali che hanno determinato un’austerity nelle politiche scolastiche degli ultimi anni, sia a causa delle vicende politiche interne che hanno visto la scuola e l’istruzione degradare da diritto a servizio a domanda.
Si tratta allora non di trovare l’equilibrio perfetto (come cercavano gli economisti classici), ma di imparare a gestire la complessità del nuovo mondo.
È necessario aiutare le categorie più a rischio, gli studenti più deboli, le famiglie più fragili, a gestire le difficoltà e anzi a vivere anche in presenza di eventi imprevisti e imprevedibili. Certo la governance è importante, ma occorre soprattutto attivarsi dal basso.
Pensando agli obiettivi nel campo dell'istruzione di Europa 2020: la riduzione dell'abbandono scolastico al di sotto del 10%; un titolo universitario ad almeno il 40% dei 30-34enni, è certamente dalla politica che ci attendiamo interventi strutturali che consentano a tutti i paesi membri di raggiungerli. Ma in mancanza di una politica unitaria europea nel campo dell'istruzione non sarà cosa facile avere questo successo.
Allora proviamo a immaginare di essere scolasticamente resilienti.
Si potrebbe cioè fare rete, ovvero costruire alleanze fra le scuole per aggredire i problemi più significativi del territorio.
Dai fallimenti, dagli insuccessi (abbandoni scolastici, modeste competenze culturali) impariamo, cresciamo e nel contempo, così come in psicologia i fattori che ci rendono resilienti sono le relazioni sociali, gli affetti e i valori che ci aiutano a superare i dolori e i problemi della vita, così nella scuola un buon collegio dei docenti, un buon consiglio di classe o una rete di scuole che analizzino i problemi, come l’abbandono, gli scarsi risultati di apprendimento, possono essere il punto di partenza per affrontare i punti di debolezza, individuare i punti di forza, trovare le soluzioni, ed essere resilienti scolasticamente parlando. 

Per saperne di più

CIDI, Proteo fare sapere, Aimc, Legambiente (a cura di), Mille dati per venti regioni, più di una ragione per cambiare, 2009, in www.cidi.it
J. Galbraith, Comments and Interviews, in J.K.Galbraith
P.R.Krugman Fuori da questa crisi ,adesso, Garzanti, Milano, 2012.
ONU, Happiness: towards a holistic approach to development, in www.un.org.
F.Rampini, La trappola dell'Austerity. Ed. Laterza, Bari, 2014.
F.Rampini, Banchieri, Mondatori, Milano, 2013.
J. Stiglitz, A. Sen, J. Fitoussi (a cura di), Report by the Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, 2009, in www.stiglitz-sen-fitoussi.fr
B.Vertecchi, A proposito dell’effetto Pisa vogliamo parlarne?, in minimaeducationis.wordpress.com

Credits

Immagine a lato: K79, © by Stella Ambel, insegnare

l'autore

Rosamaria Maggio Docente di diritto nelle scuole superiori, già vicepresidente nazionale del Cidi

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