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20/02/2017

Un sms solidale

di Gianna Lai

“Aiutaci a ricostruire le scuole distrutte dal terremoto. Dona due euro. Subito.” Così è risuonata fino a metà mese la voce tra l’accorato e il perentorio di uno speaker RAI tra uno spot pubblicitario e l’altro.
Ma a chi chiede aiuto lo Stato con la Protezione civile? Chiedono aiuto ai pensionati e ai cassaintegrati, o ai lavoratori dei voucher, ai disoccupati e agli insegnanti precari, di cui i vari governi hanno riempito l'Italia? Contano sul senso di solidarietà, pur in un paese così socialmente  disgregato? Si sono già quotati i ministri e i sottosegretari, i petrolieri e i manager da 40 mila euro mensili? E i ben noti evasori, e i grandi appaltatori e i banchieri, e gli anonimi creditori delle banche in bancarotta, 20 miliardi di euro in fumo nel 2016, secondo le stime di Codacons? E le stesse scuole private, con tutti quei  finanziamenti sottratti alla scuola pubblica, ormai ridotta al declino, pur senza la necessità di terremoti? A chi chiedono aiuto?

“Questa è la vera antipolitica, - risponde chi si sente turbato dal dubbio-  il populismo d'accatto, le solite lugubri lamentazioni. E via! Abbiamo fatto tante sottoscrizioni per le scuole dell'Africa, si vuol sollecitare l'Italia alla partecipazione, a mantenere sempre viva l'immagine di quella gente che piange i suoi morti, di quei territori senza case e scuole da agosto, e le aziende e le strade sommerse di neve e di valanghe!”

Ma allora, tutto quel porre al centro la scuola che senso ha avuto, se poi mancano proprio i 2 euro “subito” dei cittadini? Quando un governo si insedia, pone “al centro la scuola”, anche il Presidente regionale della Sardegna l'ha detto: “Pongo al centro la scuola”, e quando c'è una crisi dice che “bisogna ripartire dalla scuola”, e se c'è da istruire i cittadini su una qualunque emergenza sociale o ambientale, è la scuola che ci deve pensare.
Forse quei 2 euro “subito” bisognava richiederli anche prima del terremoto, per tutte le scuole. Bisognava partire dai bambini che, dicono tutti, sono i futuri cittadini, come se la Costituzione ponesse un termine di inizio e di fine all'età della cittadinanza, e via a tutti quei bei progetti pensati fuori dalla scuola, per sostituirli alla sua vera cultura, alle ore di italiano, di storia, di diritto, di musica, o di geografia! Con 2 euro subito non avremmo toccato né quadro orario, né discipline. E Renzi avrebbe potuto risparmiarsi di illustrare  impudicamente la “buona scuola” alla lavagna, per dare inizio in realtà al suo rapido declino, con un gesto inconsulto che gli fa perdere una valanga di voti proprio fra gli insegnanti. Se fossero stati istituzionalizzati quei benedetti 2 euro subito, la scuola non si sarebbe ridotta allo sfascio che è oggi! E l'Assessore regionale all'istruzione non avrebbe chiuso - per esempio, qui in Sardegna - la scuola di Escolca e non minaccerebbe quella di Gergei che, per non farsi fregare, ha ottenuto dal Comune il pagamento del docente nella sua pluriclasse.   

Subito! È un paese civile il nostro, in movimento verso le magnifiche sorti e progressive, se lo Stato si defila e la Regione chiude la scuole, e se il ministero di non so cosa ti comunica, in radio e in tv e sui giornali, col suo Subito!,  che  senza quei nostri 2 euro subito, cioè fino a quando non metteremo insieme tutti quei bei nostri  2 euro subito, i bambini e gli insegnanti rimarranno senza scuola nei luoghi del terremoto. E se  poi, a conti fatti, quei 2 euro subito, richiesti  ai cittadini, servissero a pagare radio televisione  e giornali per la campagna pubblicitaria dei 2 euro subito da chiedere ai cittadini, resterà ancora qualcosa da destinare, di quei 2 euro subito, alla scuola dei luoghi del terremoto? Subito!, ammonisce l'annuncio anonimo e di poco sentimentale trasporto, se ci siamo commossi  per le scuole da costruire in Africa, ora l'Africa è qui, in mezzo alla montagna di soldi che si concentrano in Italia nelle mani di pochi, per lo più  amici del governo, e alla voragine da 40 miliardi lasciata in eredità da Renzi. Bonus, una tantum, voucher, collette, per gli ultimi ce n'è sempre, e in fondo, checché se ne dica in giro, non erano poi così tanto male neanche le tessere annonarie dell'Italia in guerra!

L'abbandono in cui versano quelle popolazioni –“Non vi lasceremo soli”, vanno  ripetendo spesso i presidenti della Repubblica e del Consiglio- fa molto indignare. E induce alla rivolta contro questo spregiudicato uso del potere  in termini puramente propagandistici, per ripetere esattamente ciò che abbiamo già fatto, con quei venti milioni di NO al Referendum del 4 dicembre. E a invocare, per l'immediato, l'intervento di Gino Strada e di Emergency -qui è l'Africa, qui è l'Afghanistan- che assicurino presenza non inquinata dalla mafia, nell'Italia delle emergenze umanitarie, dai migranti ai terremoti, alle alluvioni … alla sanità tutta, nelle mani di neanche troppo oscure satrapie, e alla scuola, che ne segue il destino, attraverso i processi di privatizzazione e di spoliazione del bene pubblico, di risorse, di saperi e di conoscenze.
È tempo di imporre che la Costituzione venga attuata e che i cittadini riconquistino, insieme alla sovranità, il senso del controllo sociale sulle azioni del governo, e il controllo della politica e della rappresentanza. Anche, e soprattutto, durante le emergenze. Per salvarla davvero la scuola pubblica, che è la scuola della Costituzione, della libertà di insegnamento, aperta a tutti, obbligatoria e gratuita per almeno otto (e che ora siano davvero dieci) anni. E  che riconosce ai capaci e ai meritevoli il diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi.    

l'autore

Gianna Lai A lungo docente di italiano e storia negli istituti superiori, membro del Direttivo del Cidi di Cagliari.