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22/08/2014

"In medio stat virtus" o, per citare Orazio, "Est modus in rebus"

di Lina Grossi

Ci sono cult movie generazionali che hanno lasciato una traccia significativa nel nostro immaginario. Per questo rivederli è un po’, per dirla con Calvino, come rileggere un classico che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Rivedere oggi la figura del prof Keating, il protagonista del film “L’attimo fuggente”, nella trascinante e carismatica interpretazione di Robin Williams, non è stato soltanto un ripercorrere emotivamente esperienze di vita, nello specifico quella di un insegnante di discipline letterarie, ma anche uno stimolo a riprendere il filo di ragionamenti legati a temi che hanno coinvolto ampi settori della ricerca e appassionato quanti, alla fine degli anni Ottanta, erano a contatto quotidiano con adolescenti.
Understanding poetry, è il titolo del saggio da cui muove la lezione del prof Keating e “Che cos’è la poesia?” è una delle domande su ragionamenti che hanno segnato il dibattito sull’insegnamento della letteratura e sulla funzione della poesia anche nella scuola italiana. Una domanda che non presuppone una risposta univoca, e alla quale sono state date risposte molteplici e plurivoche, con esiti di grande vitalità per la scuola. Alla varietà di proposte è mancata però un’integrazione che, nel rispetto delle singole risposte, desse loro un senso organico e coerente. Come dire che alla ricchezza delle ipotesi, volte a produrre innovazioni profonde e significative, è mancata una cornice di riferimento che desse un senso di organicità al cambiamento.
La riforma dell’Esame di Stato, datata 1997, che pure ha introdotto un’innovazione significativa con le quattro tipologie di prove tra le quali “L’analisi e il commento di un testo letterari e non”, non ha avuto il dono dell’esaustività in materia di rinnovamento metodologico e didattico.

Tornando alla poesia, Luciano Anceschi, nelle sue lezioni del 1986, ricordava l’importanza a fini didattici di far “capire della poesia tutto ciò che è possibile capire senza perdere il sapore determinante della sua segretezza”.
In sintonia con il dibattito culturale dell’epoca e con le posizioni di apertura verso un’interazione testo-lettore, il prof Keating invitava i suoi allievi - va ricordato che il film è ambientato nel 1959, in un prestigioso e severo collegio maschile - a riflettere su che cosa significhi comprendere e vivere la poesia, imparare a pensare con la propria testa, assaporare parole e linguaggio: “E ora miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio…Qualunque cosa si dica in giro parole e idee possono cambiare il mondo”.

Nelle parole del professor Keating si avverte già anche la preoccupazione per la perdita di senso delle discipline umanistiche a vantaggio di una spendibilità immediata in chiave economica degli studi orientati verso conoscenze e discipline pratico-scientifiche: “Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, tutte necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore: sono queste le cose che ci tengono in vita”.

Tale preoccupazione, cresciuta negli ultimi decenni, non scaturisce dal desiderio di difendere la superiorità della cultura classica su quella scientifica, bensì di mantenere l’accesso a quella conoscenza che nutre la libertà di pensiero e di parola, l’autonomia del giudizio, la forza dell’immaginazione come altrettante precondizioni per una umanità matura e responsabile, secondo quanto sostenuto recentemente da M.C. Nussbaum.
Sulla strada del recupero del ruolo del lettore e della sua capacità di interpretazione del testo, nella complessa interazione autore-testo-lettore, oggi un vasto campo di indagine è aperto dagli studi dei neuroscienziati – avviati all’inizio degli anni Novanta – che ci dicono cose importanti circa lo sviluppo della competenza sociale e dell’empatia, ossia della capacità di comprensione dell’altro, dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Anche se ai neuroni specchio vengono attribuite funzioni, secondo recenti studi condotti negli Stati Uniti, mai sperimentalmente dimostrate, l’idea è potente in quanto, per dirla con J. Gottschall: “La finzione consente al nostro cervello di fare pratica con le reazioni a quei generi di sfide che sono, e sono sempre state, le più cruciali per il nostro successo come specie”.  

Tema caldo dell’insegnamento letterario, enfatizzato anche nel film, è quello legato alla funzione della poesia e al valore che ricopre nella formazione delle nuove generazioni. Accanto alla poesia lirica che esprime l’interiorità del suo autore e ne evidenzia i sentimenti, le inquietudini, il senso di ribellione, l’accento cade sulla poesia civile e sulle figure rappresentative della cultura statunitense. Una tra tutte, quella di Walt Whitman, cantore della libertà, il quale esprime emozioni e idealità che danno vita a sentimenti collettivi e si ispira, celebrandoli, ad avvenimenti che vogliono mantenere il ricordo della propria storia e della propria identità (“O capitano! Mio capitano!”, filo conduttore del film, è il componimento scritto dopo l’assassinio di Lincoln e a lui dedicato).

Nelle attuali comunità, le persone, abitano più identità e culture nello stesso tempo e questa nuova dimensione sociale e culturale in continuo movimento impone di orientare l’insegnamento della letteratura nazionale nel più ampio contesto dell’educazione interculturale. In questo senso può essere oggi inteso l’invito a guardare il mondo da prospettive nuove che il prof Keating rivolge ai suoi alunni.

- Perché sono salito quassù? Chi indovina
- Per sentirsi alto.
- No! Grazie per avere partecipato. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio. È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un punto di vista diverso, da un’altra prospettiva, anche se può sembrare sciocco o assurdo, ci dovete provare.
Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce, più tardi cominciate a farlo, più avete corso il rischio di non trovarla affatto…Osate cambiare. Cercate nuove strade.

Infine, ultimo filo di un ragionamento con radici lontane ma ancora attuale: il rapporto tra metodo ed esperienza, ossia tra ricerca didattica e strategie di approccio ai testi letterari. Dal momento che il piacere per la lettura non è innato ma nasce e si sviluppa anche con l'educazione e con l'esperienza, diventa essenziale ribadire l'esigenza di coniugare il piacere per la lettura e il rapporto empatico e personale con il testo poetico con una progressiva maturazione di una competenza di lettura. Competenza che può maturare in un’attività di laboratorio poetico utile per coniugare la progressiva acquisizione di tutti gli aspetti che ineriscono direttamente alla letterarietà (generi, forme, linguaggio retorica) e contraddistinguono il valore specifico della poesia con l’interpretazione e la produzione personale. L'intento, ieri come oggi, rimane quello di formare un lettore in grado di dialogare con il testo, un lettore con un bagaglio di conoscenze e competenze che gli consentano di addentrarsi più o meno in profondità nella molteplicità delle dimensioni e dei significati di un testo. Ricordando che: “Ognuno si muove con la sua personale andatura” e che ognuno ha bisogno del tempo per “Trovare il proprio modo di camminare”.

Credits

Immagine a lato: note di Whitman per una revisione di O capitano! Mio capitano!, tratta da www.wikipedia.org

l'autore

Lina Grossi Docente, formatore, attualmente Esperta disciplinare presso Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) e Componente del comitato scientifico presso RES (Ricerche Educative Sperimentali)

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