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29/12/2015

Racconto di Natale e dintorni

di Giuseppe Bagni

Natale Pasquini insegnava Diritto ed economia al professionale Pacinotti. Era avvocato da molti anni e più volte si era ripromesso di abbandonare l'insegnamento, per cui non nutriva più alcun interesse, ma questa attività l'aveva iniziata da giovane, quando ancora non sapeva cosa il futuro gli avrebbe riservato, e adesso cercava di tirare avanti fino a maturare quella pensione che sentiva ampiamente meritata.
Non c'era mattina che Natale quando usciva di scuola all'ultima ora, quasi sempre cinque minuti prima della campanella piuttosto che dopo, non si ripetesse che fortuna aveva che suo figlio non assomigliasse a loro.

Nella prima "Manutentore macchine elettriche" c'era Mattia, alunno BES, dislessico, disgrafico, discalculico, disprassico, insomma uno di quei "dis-tutto" su cui nessuno scommetterebbe un centesimo e che di conseguenza finiscono nei professionali.

Nelle ore di Diritto in prima "elettrico" c'era anche Alessandra, prof di sostegno che era tutta un'altra storia. Lei voleva insegnare a tutti i costi e la via più semplice le era sembrata specializzarsi sul sostegno. Laureata in italiano inizialmente sognava come tutti di insegnare la sua materia, ma mentre lavorava con i ragazzi si era detta che poteva farlo anche da dentro il sostegno, per questo erano undici anni che insegnava senza aver mai chiesto il passaggio su cattedra.
L'amore di Alessandra per la sua disciplina era stata la salvezza di Mattia. Con Alessandra non c'erano scorciatoie, casomai "allungatoie" e trucchi vari che portavano comunque Mattia agli stessi risultati dei compagni.

Natale si stupiva del suo passeggiare tra i banchi e seguire l'intera classe, più di una volta l'aveva invitata a portare fuori classe Mattia per fare una lezione "individualizzata" che prescrivono le circolari. Lei rifiutava con un sorriso ma risolutamente, diceva a Natale che individualizzazione è l'opposto di isolamento; che un alunno disabile non crea problemi alla classe ma in una classe che ha problemi li fa esplodere. E altre cose cosi.
Allora Natale tagliava corto perché pensava che più inutile dell'insegnare a chi non vuole imparare nulla ci fossero solo le teorie sull'insegnare. Le cose si sanno o non si sanno e per saperle vanno studiate. Di conseguenza dava da studiare un numero congruo di pagine del manuale e la volta dopo andava avanti. Pensava veramente fosse il suo dovere.

Siccome la classe era numerosa non perdeva tempo a interrogare ma faceva fare gli scritti, poi come gli aveva consigliato il preside sparpagliava sul registro i voti in modo che non risultasse che aveva fatto solo scritti in una materia come la sua che era solo orale. Natale amava questo preside che era in piena sintonia col suo modo di pensare e sempre una miniera di furbizie.

* * *

Una mattina riportò il test di diritto alla classe. Mattia era stato il peggiore: la combinazione micidiale di domande demenziali come "Distingui i concetti di popolo da quello di popolazione", oppure "Elenca la composizione del CSM", con la difficoltà della comprensione dello scritto e del tempo a disposizione comunque limitato dalla campanella non poteva che portare a un mezzo disastro.
Natale consegnò i compiti dal voto più alto al più basso e a Mattia toccò la sceneggiata che egli riservava sempre al peggiore per far ridere la classe: "Vedi il tuo compito?" disse rivolto a Mattia alzando e sventolando il foglio protocollo come si fa con un fazzoletto per salutare, "Questo io lo chiamo C.d.C." disse, e poi dopo una pausa ad effetto aggiunse: "Carta da Culo!".
Ovviamente la risata non tardò ad arrivare, lo schema era collaudato e i compagni di classe ben allenati alla derisione reciproca. Natale si compiacque della permanente efficacia delle sue battute e il fatto che molto frequentemente toccassero a Mattia non lo disturbava affatto perché gli studenti per lui erano tutti uguali e doveva trattarli nella stessa maniera. Questa era il suo modo di intendere l'integrazione.

Alessandra restò senza parole, ma bastò scorgere il sorriso di autocommiserazione che era sul volto di Mattia per scatenare in lei l'indignazione: mesi di lavoro sull'autostima spazzati via in un attimo. Chiese immediatamente un appuntamento al preside e la mattina dopo era già da lui. Gli raccontò l'accaduto, disse che lo spirito della nuova riforma sottolineava la centralità dello studente; l'importanza dell'apprendimento tra pari in un approccio didattico laboratoriale; la formazione obbligatoria degli insegnanti su tecniche didattiche innovative e condivise e tanto ancora. Tutte cose bellamente ignorate da Natale.

Il preside le rivolse un sorriso paterno e disse che il suo entusiasmo le faceva onore, ma che dalla legge si dovevano trarre indicazioni molto diverse dalle sue. Secondo il preside la scuola tradizionale ne usciva valorizzata e addirittura rafforzata, prova ne era l'assenza di qualunque riferimento alla necessità di innovazioni didattiche di alcun tipo. E se il tema della didattica era sorprendentemente assente, figuriamoci quello delle metodologie laboratoriali.
D'altra parte lui stesso aveva letto sui giornali il rinnovato sostegno del governo alla scuola dei riassuntini e dei dettati, su cui era personalmente d'accordo, come peraltro lo era stato anni prima quando il governo sostenne il ritorno al grembiulino, al voto alle elementari e alla bocciatura per la condotta, (dicendo queste cose non si rese conto che stava parlando di affermazioni e provvedimenti che venivano da governi di diverso segno politico, ma a questi particolari in effetti nessuno fa più caso).

Sulla formazione invece aveva ragione, infatti era già programmato per l'anno prossimo un corso obbligatorio per tutti sull'uso della LIM tenuto da un tecnico della ditta fornitrice.
Rispetto al professor Pasquini il preside sostenne che il suo comportamento scherzoso andava preso per quello che era: una battuta per alleggerire il clima di classe e stimolare gli allievi affinché non siano la maglia nera della classe. Colpire il demerito è, in fondo, speculare al premiare il merito come tutti oggi finalmente chiedono.

* * *

Alessandra decise che non sarebbe mai più tornata dal dirigente ma restò ferma nella sua convinzione di avere comunque spazi nuovi per cambiare le teste dei suoi colleghi e moltiplicò il suo impegno.
Natale, d'altronde, era colpito da questa ragazza così giovane ma determinata al punto da intervenire in Collegio e parlare con una tale passione da raccogliere l'attenzione di molti normalmente rassegnati ad ascoltare distrattamente il dirigente e a votare secondo indicazioni.
Natale si chiese se la sua stanchezza di insegnare fosse davvero un dato naturale, incontrovertibile e inevitabile o non dipendesse piuttosto dal suo modo di insegnare. Il castello delle sue certezze si stava incrinando e i dubbi che gli crescevano dentro - non certo per la forza delle norme quanto di fronte all'entusiasmo di un'insegnante che incarnava e rendeva tangibile la possibilità di un'altra scuola rispetto alla sua - stavano facendo di Natale uno di quegli insegnanti che sebbene incapaci di essere trascinatori della propria scuola, possono da essa essere trascinati.

Alessandra riteneva quella categoria fondamentale, perché talmente numerosa e disseminata da far sì che un piccolo incremento della qualità del loro fare scuola avrebbe significato un grande miglioramento dell'intero sistema scuola. Ecco perché lei era convinta che bisognasse investire e sostenere le scuole e non andare a caccia dei grandi insegnanti, che certo ci sono ma continueranno ad esserlo anche senza premi, e soprattutto non fanno grande da soli la scuola.

Alessandra era una inguaribile ottimista e rimase anche l'anno dopo nella seconda "Manutentori" insieme a Natale. Nel frattempo il preside era cambiato, il nuovo dirigente propose al Collegio una composizione delle prime e seconde classi, resa possibile con la riforma, che tenesse insieme il più possibile gli iscritti al tecnico con quelli del corso analogo del professionale. Natale si trovò così in una classe dalla composizione finalmente eterogenea: bravi e non bravi accanto di banco; domande legittime, di chi non sa e chiede a chi sa, che salivano alla cattedra dai banchi invece delle solite, illegittime, di direzione opposta.

Anche il Collegio sotto la nuova direzione era radicalmente cambiato. Il nuovo dirigente non vi portava all'approvazione decisioni già prese col suo staff, e invece di collocare le più discutibili agli ultimi punti dell'ordine del giorno come era prassi col vecchio Dirigente, adesso si discutevano per prime.
Alessandra sedeva sempre accanto a Natale e una volta, da inguaribile entusiasta qual era, gli fece notare che quando un Dirigente si mette in ascolto degli insegnanti, gli insegnanti non possono più tacere. Natale annuì, disse che si era accorto anche lui del cambiamento col nuovo preside - lui lo chiamava ancora così, ma questa stava diventando l'unica differenza tra loro.

Natale quell'anno organizzò tutte le lezioni con Alessandra; spesso dividevano la classe in gruppi e ciascuno ne seguiva uno, poi se li scambiavano.
Un giorno mentre stavano discutendo di cosa fare con i loro ragazzi la settimana dopo Alessandra disse a Natale, con un filo di imbarazzo, che doveva proprio andare perché non poteva perdere anche il secondo treno. Natale guardò l'orologio e si accorse che era suonata la campanella da quasi mezz'ora. Non gli era mai successo nei trent'anni precedenti.

* * *

Per inciso il nuovo Dirigente si chiamava Salvatore, ma non tragga in inganno il nome: come si vede nessuno si salva da solo.

 

Racconti di scuola

Un'altra scuola è possibile, oltre la lezione, oltre i banchi a file parallele e il fossato di vuoto che li divide dalla cattedra, oltre le ore in cui l'insegnante spiega e l'allievo si sforza o finge di ascoltare...

Non solo quest'altra scuola è possibile, ma esiste da sempre, fatta da allievi e insegnanti che insieme costruiscono sapere o che almeno ci provano, nonostante ogni tipo di difficoltà...

E noi vogliamo provare a raccontarne alcuni momenti, a immaginarla come un arcobaleno di luce che attraversa le asperità di una scuola talvolta in crisi di identità e di efficacia...

 


Di Giueppe Bagni, tra i "Racconti di scuola", puoi leggere anche Elogio della Meraviglia

 

l'autore

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.