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editoriali

03/07/2022

Come non disperdere la lotta alla dispersione scolastica

di Mario Ambel

Se posso essere sincero, a me il Decreto Ministeriale e il relativo allegato che prospettava la ripartizione dei fondi [1] previsti  per la lotta alla dispersione e alla cosiddetta “povertà educativa”, prima ancora di leggerne altre reazioni, aveva prodotto, da insegnante, una profonda tristezza, da cittadino, una discreta rabbia; da cittadino-insegnante un cupo scoramento e la sensazione che l’unica cosa dotata di buon senso che avrebbero potuto fare il Ministero e il Governo sarebbe stata  rinunciare a quelle intenzioni e destinare quel denaro pubblico ad altro. Sempre che riuscissero a individuare ambiti e modalità in cui non far danni. Per esempio, qualche tetto di edificio scolastico in cui piove dentro o locale sotto il livello del pianoterra che si allaga. O bagni di edifici scolastici ancora da riscattare dalle condizioni modello autogrill.

Provavo e provo tuttora poco entusiasmo a entrare nel merito né dei criteri di assegnazione, né in quelli di spesa  di questi  “colossali” investimenti. Avemmo modo (come rivista e come associazione) di esprimere la nostra contrarietà e di raccogliere quella di altri, fin dall’apparire dei criteri generali di progetto e di ripartizione dei fondi del PNRR [2], così come abbiamo recentemente espresso tutta la nostra contrarietà all’ostinata pervicacia con cui Governo e Parlamento (che sono ostaggi l’uno dell’altro e insieme rendono il Paese il vero ostaggio del loro operato) hanno formulato e approvato nei giorni scorsi le nuove norme per la formazione iniziale e continua, ovvero il reclutamento e la manutenzione del corpo docente [3]. Tutto inutile: è stato approvato tutto, persino la “Scuola di Alta Formazione”, ipotesi che molti di noi, al leggerla, avevamo pensato che fosse la spia di una colossale bufala, uno scherzo, una sorta di pesce di aprile fuori tempo o di fake news, come amano dire i difensori della cittadinanza digitale (ovviamente da praticare su isolotti  dell’arcipelago Google).

Ma abbiamo letto, poi, che neppure il gruppo di consulenti  a suo tempo nominati dal Ministro per formulare proposte al riguardo è soddisfatto dell’esito della vicenda [4]. È un gruppo che rappresenta le strutture e gli interessi che si muovono accanto al sistema scolastico e che da anni si occupano delle problematiche relative alle disuguaglianze in campo educativo (e sociale): Con i Bambini, Fondazione San Paolo, Forum disuguaglianze e Diversità, Legambiente, Caritas e altri, ma può bastare. Le osservazioni fatte dal gruppo sono quasi tutte incontestabili e interessanti, anche se rivelano l’ingenuità di ritenere che davvero sarebbero stati adottati i criteri da loro a suo tempo formulati e qui ora riproposti. Oltre al fatto di aver accettato di far parte di un organismo che doveva elaborare modalità di intervento sul e del sistema scolastico eludendo il confronto con chi il sistema scolastico vive e rappresenta. Quando si insediò questa commissione di  consulenti, il mondo della scuola protestò per questa esclusione, anche rischiando di apparire impegnato in una rivendicazione puramente corporativa [5].

Fu un’occasione persa, da parte del Ministero e di tutti i soggetti coinvolti, di superare i rischi insiti entro una visione ristretta della dottrina “la scuola da sola non ce la può fare, ci vuole la scuola diffusa nella comunità educante”, che peraltro in questi mesi è stata ampiamente assunta e sponsorizzata da molta pubblicistica sia generalista che di settore. Per quante ragioni parziali possa contenere questa teoria e per quanti sforzi si siano fatti in passato e si dovrebbero fare ancor più e meglio per trovare modalità di cooperazione fra sistema scolastico ed extrascuola, quella non fu una buona idea. Ora le critiche mosse da autorevoli componenti di quella Commissione non sono di poco conto: basta leggere il recente articolo di Chiara Saraceno [6], mentre molti quotidiani hanno riportato le riflessioni di altri componenti della Commissione, ora sconfessati e delusi.

Ora anche il mondo della scuola ha reagito al Decreto e al relativo allegato. Prima ancora che uscisse la circolare,  il Presidente di Proteo fare sapere intervenendo in dialettica con Save The Children (altro autorevole soggetto implicato in queste vicende) aveva proposto alcune questioni su cui il Ministero farebbe bene a riflettere [7]. E ora subentrano anche i dubbi nel merito dei criteri e degli esiti della spartizione: tra gli altri,  hanno sollevato forti riserve Flc-Cgil, Andis... [8]. E ci auguriamo che non si apra ora la querelle legata al sospetto che questi rovesci estivi di euro possano venir attribuiti alle pressioni del mondo della scuola, o delle scuole escluse dalla spartizione, anche perché se così fosse sarebbe il modo peggiore di rivendicare e praticare il ruolo della scuola.
D'altro canto non sarebbe neppure auspicabile che i fondi fossero sottratti alla gestione delle scuole e affidati a qualche improvvisato comitato di "stakeholder". Tanto più che si ha ragione di ritenere che quei fondi finiranno in ogni caso a puro beneficio degli esegeti  e dei guru della riconversione digitale, vista anche qui l’insistenza con cui il Ministro si allinea alle pressioni comunitarie e lobbistiche del settore [9].
Né vorremmo che queste scelte fossero (o si pensasse che siano) una sorta di rivalsa del sistema scolastico e della autonomia delle istituzioni scolastiche, perché, anche in questo caso, se così fosse, sarebbe un pessimo modo di intendere e difendere l’una e l’altra.  Il sistema scolastico ha un solo modo per rivendicare, affermare e difendere il suo ruolo: assolvere al mandato che la Costituzione gli affida, cosa che purtroppo non riesce sempre a fare, o troppo poco o con scarsa efficacia.

In ogni caso il Ministro Bianchi è riuscito nel non facile compito di scontentare tutti e di sconfessare tutti coloro che seriamente si occupano davvero di contrastare le disuguaglianze e le inefficienze del sistema, anche se da fronti e talvolta con prospettive opposte. Non è da poco, per un Governo che è costituito dalla quasi totalità delle forze politiche.
Insomma, una prima conseguenza che se ne potrebbe trarre è che tutti soggetti coinvolti e che si sono ritrovati concordi nella critica a questi provvedimenti, facessero fronte comune per far sì che il MI lasciasse perdere e si studiasse il modo di spendere meglio quel mezzo milione di euro. O, nel caso non ci fosse più per le difficoltà anche di altra natura che ci si prospettano, di non rimpiangerlo troppo.

Ma ovviamente non basterebbe e sarebbe anche una ennesima occasione persa. E allora, forse, bisognerebbe cominciare a immaginare e praticare modalità diverse di intervento. A partire da alcune precondizioni, contenute anche nei ragionamenti contestati al Ministro in questi giorni.
Noi crediamo, e l’abbiamo già più volte proposto, che i soggetti realmente interessati alle finalità istituzionali del sistema scolastico e in particolare alla lotta alle disuguaglianze educative (e alle loro cause reali) dovrebbero dar luogo a sorta di Nuova Costituente dell’emancipazione culturale come bene comune.

Bisognerebbe partire dal decidere se si condividono e si intendono praticare alcuni presupposti. Per esempio, che la lotta alla dispersione scolastica e alle disuguaglianze educative

  • è il mandato costituzionale affidato alla scuola pubblica, che la scuola pubblica ha il diritto/dovere di assolvere e che non può né deve delegare ad altri, pena la propria delegittimazione;
  • attiene al novero dei diritti/doveri del rapporto fra stato e cittadino e non degli interventi o delle pratiche assistenziali e compensative;
  • va affrontata con soluzioni strutturali e di sistema e non emergenziali ed episodici;
  • non può concentrarsi o partire dagli ultimi anni del percorso scolastico, ma deve intervenire in modo strutturale a partire dall'ampliamento del tempo scuola e dal potenziamento degli organici;
  • deve coinvolgere i territori e le comunità non solo come luoghi di stimolo, confronto, offerta di opportunità formative, ma anche come oggetto di promozione e crescita di cittadinanza culturale, di convivenza civile e coesione civile.

E, a monte, bisognerebbe convenire  che il diritto all’istruzione, che inizia con lo 0-6 e prosegue fino all’espletamento di un obbligo scolastico effettivo e da estendere almeno fino a 18 anni, va praticato realmente e non attraverso elusioni progressive, canalizzazioni e selezioni di fatto. E che il diritto all’istruzione, in quanto bene comune della collettività e non come salvaguardia e strumento di interessi individuali, va finalizzato alla emancipazione individuale e collettiva delle cittadine e dei cittadini e non a pratiche adattive al sistema economico e sociale così com’è, oppure all’inserimento, precoce per alcuni, procrastinato per altri, nel mondo del lavoro: cosa di cui ci si deve occupare, e più seriamente, dopo  e non in alternativa all’obbligo di istruzione.

Chi fosse d’accordo con queste premesse potrebbe per esempio consorziarsi,  in particolare nei territori individuati come maggiormente in difficoltà, presso le istituzioni scolastiche, a loro volta consorziate in rete fra loro e con soggetti esterni qualificati, per divenire e dar vita a veri propri centri di ricerca, sperimentazione, verifica e diffusione di pratiche alternative, finalizzate al contrasto delle disuguaglianze e dei fallimenti educativi, attraverso la riqualificazione dei processi di insegnamento/ apprendimento. E si dovrebbe pretendere dal MI e dagli altri soggetti interessati a questo fine (purché privi di altri interessi) di finanziare, incentivare, sostenere, monitorare e validare queste esperienze. Si potrebbe cominciare col destinare parte di quei  500.000.000 euro a promuovere queste aggregazioni, dove interagiscano soggetti diversi verso quel fine comune, e parte  alla costituzione di quattro centri  (due al sud-isole, uno al centro e uno al nord) di sostegno, coordinamento e promozione di un reale piano strategico di superamento delle inefficienze di istruzione, formative ed educative.

Così, anche per applicare, finalmente, l’anima buona della legge sull’autonomia. Altrimenti si darebbe definitivamente ragione ai detrattori di quella legge, che sostennero fin da subito che l’autonomia sarebbe servita solo a far entrare soggetti e interessi esterni e privati nella scuola e a mettere in competizione le scuole come centri di spesa a vantaggio di altri.
E a leggere quel Decreto e quell’allegato spartitorio, quelle critiche trovano ampi motivi di conferma. Purtroppo.

 

Note

1.    Decreto Ministeriale 170 del 24 giugno 2022 . "Definizione dei criteri di riparto delle risorse per le azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica in attuazione della linea di investimento 1.4. “Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nel I e II ciclo della scuola secondaria e alla lotta alla dispersione scolastica” nell’ambito della Missione 4 – Componente 1 – del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU". Allegato 2.  Riparto istituzioni scolastiche.
2. PNRR, INIZIATIVA CONGIUNTA CIDI, AIMC, MCE, PROTEO, "cidi", 12.7.2021;  M. Ambel,   Il "cambio di paradigma", o solo "di passo"? , "insegnare", 5.5.2021; Giuseppe Buondonno,   A proposito del PNRR scuola , "insegnare", 6.12.2021; Luigi Tremoloso,  Il dovere di cambiare schema , "insegnare", 18.3.2022.
3. Redazione insegnare, Il futuro della formazione in servizio , "insegnare", 4.5.2022; Caterina Gammaldi,  Il decreto legge n. 36/22 in Gazzetta ufficiale, "insegnare", 5.5.2022; FORMAZIONE NEL PNRR. Il commento del CIDI, "cidi", 11.5.2022; FORMAZIONE NEL PNRR. Il commento di AIMC, CIDI, MCE, PROTEO, "cidi", 16.5.2022; UNA SCELTA DECISIVA, Comunicato delle associazioni professionali sul decreto-legge 36/22, 13.6.2022.
4. Lettera al Ministro firmata da Ludovico Albert, Marco Rossi Doria, Franco Lorenzoni, Andrea Morniroli, Vanessa Pallucchi, Don Marco Pagniello, Chiara Saraceno,  riportata in Dispersione scolastica: gli esperti chiedono al Ministro di modificare l’assegnazione dei 500 milioni, "Tuttoscuola", 30.6.2022.
5. NON SENZA LA SCUOLA, documento a firma AIMC, CIDI, MCE, Proteo Fare Sapere, "cidi", marzo 2021.
6. Chiara Saraceno, “Se il Ministero tradisce la scuola dei più fragili”, "La Stampa", 1.7.22, ("contenuto riservato agli abbonati").
7. Dario Missaglia, 
La retorica della “povertà educativa”, il conflitto che avanza e le nostre responsabilità, "Flc Cgil", 7.6.2022.
8. Cfr. Adriana Pollice, Dispersione scolastica, la Flc Cgil attacca: «I criteri del ministero per
assegnare i fondi sono del tuttosbagliati» , "il manifesto", 2.7.2022; Sconcerto per iniziativa su dispersione scolastica, "Edscuola", 30.6.2022, dove viene riportata la reazione di Andis.
9. Marco Guastavigna, Chi è causa del suo digital..., "Nuovo Pavone Risorse", 26.6.2022.
 

Credits


Immagine a lato del titolo." 'O sciore cchiù felice', settima opera di street art realizzata nel Parco dei Murales di Ponticelli dall’artista piemontese Fabio Petani, dedicata al valore e alla conoscenza del territorio ed ispirata alla ricerca di Aldo Merola, botanico tra i più rilevanti direttori del Real Orto Botanico di Napoli, a cui sono intitolati il complesso residenziale e il lungo Viale che costeggia il Parco stesso e la verdissima Villa Comunale Fratelli De Filippo." 
 ‘O sciore cchiù felice – Parco dei Murales

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".