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editoriali

03/04/2019

Per riaprire il confronto sul futuro della scuola pubblica

di Mario Ambel

Riteniamo di fondamentale importanza aprire un confronto "a sinistra" sulle condizioni attuali e soprattutto sulle scelte da compiere per dare alla scuola pubblica un futuro. Lo facciamo a partire da alcune premesse più volte enunciate, che riproponiamo sinteticamente, in ordine decrescente di attualità, ma crescente di importanza.

La prima. Siamo convinti che le politiche scolastiche del ventennio 1997 - 2017 non abbiano portato pressoché nulla di buono alla scuola italiana, fatta esclusione (in parte) per le Indicazioni curricolari per il primo ciclo. Anzi, abbiamo la sensazione ribadita più volte che in questi vent'anni tutte le volte che c'era da fare una scelta, fra due possibilità si sia fatta la scelta sbagliata, mossi da matrici culturali che non condividiamo. Nulla di buono hanno portato la legge 107 e le sue deleghe. Anzi, hanno rappresentato il punto di maggior caduta delle speranze di dare continuità e prospettive a un'idea di scuola attiva, inclusiva, solidale, perequativa, non asservita a logiche e pressioni esterne. E nulla di positivo ha caretterizzato i primi mesi di lavoro del Ministero del nuovo Governo. Anzi, la scuola non può non risentire di una pesante atmosfera di regresso culturale e politico, persino sul terreno dei diritti e del rispetto della dignità umana.  Mentre si agitano gli spettri della regionalizzazione diseguale sul sistema scolastico. Questa è la dimensione politica della crisi del sistema scolastico.

La seconda. Vorremmo aprire un confronto all'interno di quella che un tempo si riteneva essere la "sinistra". Ovvero fra coloro che condividono una finalità strtegica di fondo. La scuola pubblica, in quanto organismo istituzionale della Repubblica, è prioritariamente finalizzata a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". ("Costituzione", art. 3, comma 2).  Per farlo deve avere tra le sue preoccupazioni prevalenti il superamento delle disuguaglianze fra individui, istituzioni scolastiche, territori. In secondo luogo deve decidere con maggior efficacia e coerenza quali sono i nuovi  equilibri fra le sue finalità in rapporto alla vita individuale e collettiva, allo sviluppo umano e sociale. Da decenni la scuola italiana non riesce a districare il nodo dei rapporti fra obbligo scolastico e postobbligo; fra istruzione, formazione ed educazione; fra formazione della persona, del cittadino e del lavoratore. Le differenze, anche profonde, che su questi temi dividono le forze culturali, professionali e politiche della sinistra costituiscono insieme una conseguenza ma anche una concausa di un impasse dagli effetti assai pesanti. Questa è la dimensione culturale  della crisi del sistema scolastico.

La terza. Il sistema scolastico italiano, nonostante il lavoro egregio di molte realtà scolastiche che, soprattutto nelle condizioni di maggior disagio e difficoltà, lavorano con impegno e dedizione, non raggiunge attualmente i risultati che sarebbero auspicabili. In particolare i tassi troppo alti di dispersione scolastica, gli esiti complessivamente insoddisfacenti e la complessiva sofferenza nel passaggio fra ordini di scuola diversi, le disuguaglianze strutturali del sistema, il sostanziale azzeramento dell'istruzione come motore sociale e spesso di affermazione identitaria impongono un profondo ripensamento dei fini, dei contenuti e delle metodologie. Non solo, ma negli ultimi anni, in molti apprendimenti disciplinari e trasversali si assiste a un pericoloso arretramento o quanto meno a uno stato confusionale permanente sugli oggetti dell'apprendimento e sulle soluzioni culturali e didattiche da mettere in campo. Con la conseguenza, fra le altre, di non saper fronteggiare i cambiamenti della realtà esterna, anzi affidandosi spesso a illusorie e banalizzanti soluzioni taumaturgiche. Situazione causata e aggravata anche o soprattutto dalla paranoia valutativa che ormai subordina ogni scelta alla necessità di valutare, certificare, rendicontare, spesso indipendentemente da che cosa e come si è realmente potuto o saputo fare. Questa è la dimensione professionale della crisi del sistema scolastico.

Ovviamente, già su queste premesse, che pure gradiremmo condivise fra coloro che accetteranno di dialogare con noi, si potrebbe eccepire o sollevare obiezioni. Anche al nostro interno. Ciò nonostante auspichiamo che possano il più possibile rappresentare un terreno di partenza comune.
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Cominciamo con la pubblicazione degli interventi al seminario nazionale del cidi, "La scuola che serve al paese", del 4 marzo 2019.
 


Immagine - "Polarizzate 2019/a1"- insegnare"

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".