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30/08/2018

La scuola cancellata? Riflessioni preliminari e report dei lavori

di Mariella Ficocelli, Daniela Casaccia, Rosanna Angelelli

Il Cidi Pescara e "insegnare", in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e la Fondazione PESCARABRUZZO, hanno organizzato un Convegno dal titolo "Una scuola cancellata? Quale futuro per i progetti educativi?".

Sommario

Report dei lavori di Rosanna Angelelli

"Ciò che conta raccontare e ciò che non si racconta", di Mariella Ficocelli  

Il temario del Direttivo del cidi Pescara

“La Scuola cancellata?” di Daniela Casaccia   



La scuola cancellata? Quale futuro per i progetti educativi?

Questo il titolo con sottotitolo, entrambi chiusi da un punto interrogativo, del convegno organizzato giovedì 6 settembre 2018 da Mariella Ficocelli Varracchio, Presidente del Cidi di Pescara e dai suoi iscritti, con un criterio abbastanza insolito. La maggior parte di loro ha elaborato una serie di riflessioni come potenziali risposte/proposte alle due domande di un convegno che si è voluto proprio all’inizio del nuovo anno scolastico. I materiali, tutti leggibili in queste pagine, hanno così rafforzato la partecipazione al convegno di un pubblico numeroso costituito non solo da DS e da insegnanti di Pescara in servizio, ma anche da quanti di altre parti sono interessati alle vicende della scuola.

In apertura dei lavori, la Presidente del Cidi ha fatto un quadro accorato di una scuola che -se non cancellata- è sottoposta a pressioni sociali ancora non risolte (precarietà del servizio per il mancato reclutamento degli insegnanti a esso necessari); a intimidazioni incivili (rottura del patto educativo scuola-famiglia, con aggressioni violente degli insegnanti da parte di genitori sempre più impositivi e incapaci di giudicare serenamente i propri figli nel ruolo di  studenti); a ripetuti episodi di bullismo da parte degli alunni; alla difficile inclusione aggravata dalla mancanza del tempo pieno e dalla fatiscenza di sedi inidonee a una didattica dell’accoglienza.
Una scuola dunque largamente stravolta dalle difficoltà di un paese che non riesce a garantire l’obbiettivo fondamentale del diritto allo studio per tutti e in tutto il territorio.

 Le istituzioni governative locali rappresentate da Marco Alessandrini, Sindaco della città e dall’Assessore alla Cultura Giovanni di Iacovo, hanno salutato i presenti ribadendo il loro impegno nel migliorare le disfunzioni di una scuola locale che comunque, almeno per Pescara, non versa in una situazione catastrofica, secondo quella valutazione negativa che piuttosto sembra provenire da polemiche politiche e non da fatti reali. Piuttosto è l’intero Paese a soffrire della disfunzione scolastica più grave, quella caduta culturale che, come il Sindaco puntualizza, ci pone al fondo dell’Europa. Il primo progetto educativo futuro dovrebbe allora essere il superamento dell’analfabetismo funzionale e la formazione di una classe dirigente più colta rispetto a cinquanta anni fa. In particolare l’assessore di Iacovo, nel segnalare la durezza delle domande del convegno, ha precisato che la questione scuola sembra essere scomparsa dal dibattito pubblico e politico, quando invece è determinante “alzare il volume delle voci”, per ragionare non solo sull’impreparazione dei giovani, ma anche sulla precarietà del loro futuro, in una società che appare sempre più intollerante e aggressiva, vuota di affetti e di condivisioni sentite. Allora il compito futuro della scuola sarà quello, sempre più complesso, di dare ai giovani strumenti culturali di lungo termine affinché non affoghino nella quotidianità e nel rumore dei social media, ma ne capiscano la “grammatica” e gli intenti impliciti. E dovrà sempre più educare sia a quella differenza, in cui comunque viviamo da sempre, sia alla novità, aprirsi con varie iniziative (corsi, laboratori, ecc.) a settori di una società dimenticata di cui non si parla quasi mai, quella dei giovani e degli adulti in situazione di mortalità scolastica e di analfabetismo di ritorno.

Mariella Ficocelli nell’illustrare il programma del convegno attira l’attenzione dei presenti sugli elementi della seconda parte, dove con la dizione “Percorsi di resilienza” il Cidi di Pescara manifesta il suo impegno sul prosieguo di consolidate iniziative, sull’avvio di nuovi incontri e di laboratori futuri, “per rilanciare le idee e le pratiche di una scuola democratica e inclusiva”, innanzitutto a partire dal seminario di formazione dei docenti a cura di Antonella Tredicine (Cidi Roma) dal titolo “Per una didattica della pluralità: parole come ponti” in riferimento all’inclusione dei Rom, e di fatto svoltosi con grande partecipazione il giorno successivo.

Mario Ambel, Direttore di insegnare, introduce la discussione traendo spunto proprio dai materiali trasmessi dal Cidi di Pescara, in particolare da un post di Daniela Casaccia, per commentare quanto il punto di domanda del titolo non serva ad attenuare il fenomeno di fatto avvenuto, la cancellazione di una certa idea di scuola. Di quell’idea che, come ha scritto Casaccia,  ha guidato tanti anni della  sua vita professionale e personale, e della generazione degli insegnanti ultra sessantenni di oggi: “Ovvero, la scuola dell’art.3, quella in cui lo sforzo dell’insieme dei docenti era assicurarsi che ciascuno degli alunni si accorgesse di avere una peculiarità, un valore che era solo suo, irripetibile, ma dove tante irripetibilità riuscivano a diventare orchestra, musica, forza, spinta, risultati... passi in avanti, dove ciascuno faceva i suoi. Questa idea, fatta di tante parzialità potenziali, era e diventava una potenza”.
E per  meglio evidenziare le cause politiche del fallimento del progetto di una scuola effettivamente inclusiva e democratica, Ambel trae dalla rivista un altro riferimento: si tratta di parte di un saggio di Gianna Di Caro, una illustre voce del Cidi, purtroppo da tempo scomparsa, dal titolo “Scuola e globalizzazione: diritto e appartenenza”,dove l’autrice constatava che se la democrazia [di un paese] è dimezzata, non c’è la possibilità di educare all’umanità e alla convivenza civile.
E a corollario di ciò Ambel conclude la disamina con un articolo tratto da “la Repubblica - Torino” del 6.09.2018 dal titolo ”Torino, alle elementari in 6000 rinunciano alla mensa scolastica”, dove - complice anche l'aumento dei costi per le famiglie - si preconizza che il servizio mensa alla media sarà destinato a sparire in due anni, nonostante la sua indubbia qualità, grazie alla crisi di credibilità dei genitori nei confronti del tempo pieno di cui la mensa in comune è uno dei servizi più inclusivi e paritetici.

Accanto a una crisi civile e sociale che evidentemente non è interna alla scuola, ma proviene dall’esterno e che mina profondamente il diritto allo studio, se ne individua un’altra di carattere culturale, nell’inadeguatezza di una formazione professionale sia a livello post universitario che durante il servizio, problematiche queste su cui Ambel chiede al giornalista scrittore insegnante, da poco Assessore alla cultura della III Municipalità di Roma, Christian Raimo di intervenire. Da insegnante attento alla scuola,  egli fornisce una serie di dati sul sottosviluppo culturale e sulla mortalità scolastica in Italia (di cui fanno le spese soprattutto il Mezzogiorno e le isole) e commenta quanto le parole d’ordine: eccellenza, premialità competizione, meritocrazia con cui oggi si intende sostenere la relazione educativa, allontanino in realtà lo studente immigrato o in difficoltà dal recupero e dell’esercizio del suo diritto allo studio. I principali ostacoli all’inclusione sono la differenziazione dei linguaggi, la frustrazione familiare di uno jus soli negato, il mancato riconoscimento e rispetto di origini culturali diverse, fattori questi che rendono improbabile anche una concreta educazione alla cittadinanza. Tra le cause che hanno castrato la scuola c’è la mancata mobilitazione nazionale dalla parte degli studenti su provvedimenti negativi, come per esempio, la restrizione subita degli spazi assembleari e di autonomia; il marchingegno della ASL che toglie loro lo spazio della riflessione a scuola e li spinge a farsi manodopera gratuita o promoter di merci, in una ottica aziendalista che non ha nulla a che fare con la scuola stessa; il ritorno al sette in condotta come strumento disciplinare brandito anche per colpire la politicizzazione; la qualità della effettiva frequenza scolastica costruita su un monte ore sempre più basso.
La scuola è stata depoliticizzata per ragioni politiche che non appartengono ad essa. Le organizzazioni giovanili di partito non esistono più tranne quelle neofasciste, mentre tra gli insegnanti i sindacati tradizionali e quelli di base, a forza di mediare, hanno perso sulla L 107 la loro battaglia per risolvere il precariato e con esso la discontinuità didattica. Della scuola, infine, la stampa parla per lo più in funzione dell’ordine pubblico interessandosi a taluni temi pedagogici di fronte solo a fatti eclatanti di cronaca violenta o a scadenze scontate (inizio dell’anno scolastico, esami di Stato).

Ad Annamaria Palmieri, insegnante, Assessora all’istruzione del Comune di Napoli,   tocca rispondere alla domanda di Ambel sui legami tra il progetto culturale educativo e gli aspetti di contesto. Il titolo del convegno, lei dice, le è empatico suscitandole  una serie di suggestioni. Anche perché la mezza paginetta dedicata alla scuola da Di Maio e Salvini in quella specie di contratto di governo “di diritto privato” da loro firmato, non offre né proposte significative né spunti per una riflessione profonda. Palmieri ha così cercato e trovato paradossalmente la propria emozione di inizio d’anno, ma anche il senso scontato dell’abbandono della scuola da parte dell’istituzione centrale e della società “esterna”,  in una ironica paginetta sui social che parlava della scuola in senso volutamente iperbolico e celebrativo, ma dove però si diceva una grossa verità: che la scuola ha una potenza, quella politica, di aggregazione intergenerazionale, nel tempo stesso in cui si ragiona su ciò che può, deve fare. La scuola ha la potenza di reagire all’urlo dei conflitti e all’esercito di Silente, purché questa sua potenza/potenzialità non sia caricata di attribuzioni eccessive, come per altro è successo, quali: bella/ buona/ sicura,  che ne spengono la dinamica, l’azione. Alle domande sulla “scuola-scuola” riguardo all’inclusione, al suo collegamento con l’ascensore sociale, all’evoluzione tra la cultura della scuola e della società, il negativo della risposta poggia su un gap politico che nasce fuori di essa, dall’allontanamento della élite dai “dispersi”. Tutte le volte che a scuola si è cercato di surrogare la disparità sociale con l’extra, non si riesce mai a compiere il “salvataggio” di tutti gli anelli messi in fila della sua catena. Così il processo di assimilazione e/o di accomodamento avviene senza una riflessione adeguata. In vent’anni sono stati tanti gli obbiettivi e le funzioni (im)posti alla scuola. Si è parlato di sfida, di ascensore sociale, di cultura del mercato, di globalizzazione individualistica. Come si è reagito? Con una autonomia, che è diventata “stress amministrativo e dolore quotidiano”; con uno sdoganamento della competizione da fuori e dentro la scuola; con l’ingresso del mercato nelle scuole in ASL; con l’accanimento valutativo, che ha sfigurato il giudizio della scuola dell’obbligo di una volta, che assegnava al ragazzo un suo valore di percorso e di processo anche nella classe, oggi ridotto invece a secco voto numerico individuale; con gli spazi di democrazia assembleare e decisionale ridotti in una comunità sempre più frantumata e reciprocamente diffidente; con le misure securitarie nei confronti di una scuola che dovrebbe risolvere il problema dello spaccio e dell’uso di  droga per vie scientifiche e pedagogiche e non con le telecamere, i cani, i militari di sorveglianza.

Mario Andrea Minichini, assistente parlamentare di Curzio Maltese, ha quindi esposto il progetto-inchiesta del giornalista Curzio Maltese “Una lettera  dalla scuola”, Si tratta di rompere la situazione di indifferente conformismo da parte degli studenti nella loro stare a scuola, scrivendo ciascuno dei facenti parte di un campione cittadino un comunicato che esponga il loro stare in classe e le loro opinioni sulla scuola e sugli eventuali desideri di cambiamento. La finalità delle scritture è di arrivare a comporre una riflessione comune sul senso che gli studenti assegnano alla scuola oggi. Un feedback renderà più consapevoli anche tutte le componenti della scuola. Maggiori informazioni in www.lettereallascuola.com.

Chiude il convegno il Presidente nazionale del Cidi l’insegnante Giuseppe Bagni. Il ricordo di una scuola che gli dette molto malessere da bambino gli ha costantemente motivato da insegnante l’atteggiamento molto critico nei confronti del permanere di tante caratteristiche negative dell’insegnamento, anche sul piano individuale. L’autonomia è diventata uno strumento spento, ma peggio ancora gli insegnanti non sanno rispondere in modo “pieno” alla domanda su quali possano essere gli spazi di desideri dei nostri alunni a scuola. La loro passività non si sconfigge con contenuti culturali che sebbene ottimi, sono distanti dal loro modo di apprendere. E se la formazione universitaria è fondamentale per l’insegnante, il suo lavoro in classe non “scatterà” se non c’è passione in lui per il sapere e se non ha studiato, capito, e descritto a se stesso il modo di apprendere degli alunni, in particolare dei propri. La classe rovesciata propugnata da Castoldi è “demenziale”, perché la diversità non è privatizzabile in un lavoro solo individuale, né si alimenta in solitudine, ma nella varietà dei contatti e dei confronti. Ben vengano allora le così dette classi arcobaleno, variegate e proprio per questo “difficili”, ma che servono a evitare la formazione di classi ghetto, troppo omogenee, in genere di ragazzi prevalentemente studiosi, ma spesso tenuti distanti dall’insegnante  da una laboratorialità, che – come ha detto Palmieri-  riempirebbe loro il tempo di “altre” cose oltre ai contenuti di programma. Studiare non basta, gli alunni devono mettere in azione le loro diversità, diventare soggetti autenticamente competenti, il che vuol dire avere incontrato il mondo della scuola elaborando punti di vista sul mondo.

Ambel, a chiusura degli interventi, individua tre punti negativi che gli premono particolarmente: 1. L’aberrazione della valutazione; 2. La didattica operativa che si afferma di voler fare fuori della scuola (per esempio in ASL) e che è diventata extracurricolare; 3. La permanenza del conflitto tra conoscenze neogentiliane e competenze paraindustriali, che i pedagogisti e disciplinaristi non hanno risolto, tentando di scavalcarlo con l’idea del trasversalismo, ma con il risultato che alla fine non si sanno insegnare neanche le singole discipline.

 


"Ciò che conta raccontare e ciò che non si racconta", di Mariella Ficocelli                  

Abbiamo passato un intero anno scolastico bombardati dai giornali e dall’opinione pubblica con questi argomenti: “Prof. terrorizzati da alunni violenti” \“Il Bullismo imperversa nelle scuole” \“Cani a caccia di droga nelle aule”.

Riportiamo solo alcuni stralci delle  pagine della scorsa maledetta primavera.

A farne le spese è il vicepreside della scuola media 'Leonardo Murialdo', colpito con calci e pugni dal padre di un alunno che aveva rimproverato il giorno prima.  In seguito all’aggressione, il docente ha riportato una prognosi di 30 giorni per lesione del setto nasale e traumi all’addome. Il genitore è stato indagato con l’accusa di lesioni aggravate da aggressione a pubblico ufficiale. "Quelli di Foggia sono fatti gravi - ha commentato la ministra Fedeli all’indomani dell’episodio - La violenza fisica o verbale non è mai tollerabile. E lo è ancor meno quando si verifica all’interno di una scuola".

Non passano neanche una manciata di giorni che si registrano altri episodi. 

Dopo il prof di educazione fisica picchiato dai genitori di un alunno ad Avola, la professoressa d’italiano accoltellata in classe nel Casertano e il vicepreside di una scuola media di Foggia preso a calci e pugni dal padre di un alunno, altri due casi simili sono stati segnalati nelle scorse ore.
Una docente di una scuola in provincia di Piacenza sarebbe stata colpita ripetutamente ad un braccio e al viso da uno studente di prima media, secondo quanto riferisce  il quotidiano piacentino 'Libertà'. La professoressa, che aveva già dei problemi al braccio colpito, è finita in ospedale con una prognosi di 7 giorni. Il ragazzino è stato sospeso con obbligo di frequenza e la scuola ha prodotto una denuncia per infortunio sul lavoro e una segnalazione ai servizi sociali.

Today, 14.02.2018

Genitori sui social
E che dire del corposo dibattito sui social? Tweet, post, chat che scaricano sulla scuola  dissapore e malessere percepiti.

-Questa società mi sta facendo venire la pelle d'oca....ai miei tempi c'era un rispetto assoluto nei confronti degli insegnanti e di tutti gli adulti, oggi non hanno paura di nulla. Ormai la cafonaggine è routine!!!”

-“Ognuno ci ha messo del suo, certo la scarsa integrazione di docenti strappati alla loro terra dalle imposizioni ministeriali per poter lavorare, così come la scarsa integrazione di alunni stranieri, miglioramenti non ne potevano portare…."

-La Scuola ormai venduta e percepita come mero servizio di babysitteraggio. Scuola venduta e percepita come "stipendificio" (vergognosa definizione da parte di un ministro dell'istruzione!). Scuola venduta e percepita come luogo di sfigati. Ecco. Ecco qui i risultati. Pubblici Ufficiali, nell'esercizio della loro funzione, aggrediti senza ritegno.”

 

 In Chat:

-“E fra un “che cosa c’era di compito?”, un “a che ora è la riunione?”, ci sono anche i “ma l’ha spiegata la lezione? Secondo me quella lì non spiega niente e poi pretende che i nostri figli capiscano”, “a Mario ha dato 9 e al mio 8. Come mai?”

Ci chiediamo: Che cosa sta succedendo? Come mai ciò che sarebbe giusto raccontare non si racconta e si riempiono le scene pubbliche e private di notizie che continuano a buttare discredito e delegittimazione  sull’istituzione scuola?

Ci chiediamo ancora: Forse  una società malata ha bisogno di identificarsi e trovare le sue radici in una scuola malata? C’è  forse bisogno del fallimento della scuola per giustificare il fallimento di questa  società?.

Non sapremmo spiegarci altrimenti tutto il fango di cui sopra e l’omissione, consapevole, di ciò che invece andrebbe raccontato. Nelle piazze, nei bar si mormora e spesso si sente: “ Non fanno mai niente a scuola”!

In quel niente si dimenticano i giorni, i mesi, gli anni di faticoso lavoro nelle aule e  si dimenticano le generazioni di alunni (tutti compresi) trasformati in cittadini proprio mentre si respirava quel niente!
Le omissioni sono ampie, tra cui la mancata narrazione delle buone pratiche, del livello di integrazione raggiunto sui banchi di scuola fra alunni provenienti da realtà e mondi diversi... e tanto altro si potrebbe aggiungere per spiegare il mancato riconoscimento!

La scuola non la si riconosce perché non la si CONOSCE!

L’opinione pubblica, i media, le famiglie non sono dentro ai meccanismi nuovi della scuola e alle grandi contraddizioni presenti al suo interno.
Spesso queste agenzie comunicative formali e informali  sono funzionali alla volontà dell’apparato politico  di buttare acqua sul fuoco, di confondere  e annebbiare la vista sui vuoti reali della scuola, con episodi di violenze e prevaricazioni che,  se pure esistono, non sono  i veri vuoti e le vere mancanze del Sistema di istruzione e formazione del nostro Paese.

In questo Convegno proveremo a indagare sui veri vuoti ...  Qui sotto il programma completo.
Scarica la locandina qui.

 

Il temario del Direttivo del cidi Pescara

Proponiamo anche un "temario" per il Convegno frutto della riflessione del Direttivo del Cidi Pescara nell'agosto 2018.

Abbiamo pensato a un Convegno che ragioni attorno a una “scuola cancellata” per tanti motivi…

Alcuni sono di carattere più generale e coinvolgono anche ciò che sta fuori dalla scuola.

  • L’asservimento della scuola a logiche di tipo economicistico, spesso anche improvvisate.
  • Il perdurare di una politica scolastica sbagliata o maldestra.
  • Un discorso pubblico  sulla scuola malato di sensazionalismo.
  • Un arretramento culturale che coinvolge la scuola ma riguarda l’intera società.
  • La pressione individualistica, meritocratica e competitiva.
  • Forme sempre più accentuate e diffuse di discriminazione (o di eccessiva medicalizzazione) delle diversità.
  • Più retorica che sostanza nelle prospettive di inclusione e integrazione e,ora, il crescere di discorsi e scelte discriminatori e xenofobi.
  • Rapporti logorati o controproducenti con i genitori.
  • Scarso riconoscimento delle difficoltà sempre maggiori in cui agisce la maggioranza dei docenti.

Altri temi sono di carattere più propriamente scolastico e specifico.

  • L’incapacità di garantire una scuola per tutti e il perdurare di eccessive disparità e disuguaglianze.
  • L’incapacità di risolvere in modo adeguato il conflitto (apparente?) fra conoscenze e competenze.
  • La valutazione intesa non come riflessività professionale del docente ma come strumento di selezione degli alunni e di competizione fra le scuole.
  • Il fallimento dell’autonomia (di ricerca, sperimentazione e sviluppo) e il ritorno a un neocentralismo ministeriale.
  • La scarsa partecipazione e condivisione dei docenti alla gestione della scuola; la fine della collegialità.
  • Il fallimento o l’inadeguatezza di ogni tipo di formazione, iniziale e in servizio.

E allora da dove ripartire e verso dove andare per realizzare una scuola migliore, più adeguata a fronteggiare la complessità e le non poche contraddizioni del nostro tempo?

E dunque, che cosa intendiamo davvero per integrazione, inclusione, contrasto della povertà educativa, lotta alle disuguaglianze di fatto?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una riflessione a margine del confronto sulle tematiche del Convegno.

“La Scuola cancellata?” di Daniela Casaccia                                                                               

Abbiamo discusso a lungo prima di decidere se mettere il punto interrogativo o no.

- E’ cancellata e quindi non c’è più speranza?
- E allora perché siamo qui?
- E’ una denuncia….
- Sì, ma poi?
- Poi , però ci dovrebbero essere le proposte.
- E allora mettiamoci il punto interrogativo e come sottotitolo “Quale futuro per i progetti educativi”.
E’ questo, molto in sintesi, lo scambio all’interno del gruppo di lavoro per la ricerca del titolo del convegno che si terrà a Pescara il 6 settembre 2018.

Ma mi piace esprimere perché personalmente penso che ci sia stata una vera e propria cancellazione di una idea di scuola. Di quella idea che ha guidato tanti anni della mia vita professionale (che poi è stata anche la mia vita personale).
Ovvero, la scuola dell’art.3, quella in cui lo sforzo dell’insieme dei docenti era assicurarsi che ciascuno degli alunni si accorgesse di avere una peculiarità, un valore che era solo suo, irripetibile, ma dove tante irripetibilità riuscivano a diventare orchestra, musica, forza, spinta, risultati... passi in avanti, dove ciascuno faceva i suoi.

Questa idea, fatta di tante parzialità potenziali, era e diventava una potenza.
Oggi che relazione c’è, invece,  tra i valori di scambio democratico che la scuola dovrebbe insegnare a vivere e un contesto in cui tutti sono contro tutti, dove ciascuno ha come obiettivo l’affermazione del proprio “successo”  personale anche e soprattutto a discapito di quello degli altri?
Come può la scuola, luogo in cui veramente si incontrano le diversità, agire la cooperazione se coloro che con essa dovrebbero collaborare esaltano e trasmettono altro?

I linguaggi, le parole che circolano sembrano una sorta di torre di Babele: si parla una stessa lingua (quando è la stessa) ma si intendono concetti diversi. E se è vero che la lingua è espressione del pensiero, qual è il pensiero?

Ho timore oggi, per esempio a parlare di solidarietà.
Solidali con chi? e perché? In un clima di proclami le “parole in libertà” sembrano essere tutte condivisibili.
Ma cosa veicolano? Quale pensiero? Quali riflessioni?

E dove se non a scuola è possibile sviluppare pensiero critico e riflessività, uniche modalità in grado di frenare la deriva dilagante di quel “senso comune” che circola nei bar, sotto gli ombrelloni, in molti luoghi di incontro e, purtroppo, anche di lavoro?

Ci sono tanti docenti che per questo si spendono quotidianamente, ma vanno supportati, credo, nella distensione dei tempi e dei modi di lavoro, e nella creazione di condizioni professionalmente collegiali (luoghi, spazi,  risorse….).

Non solo in classe, non solo nella scuola, non solo nella città, ma nel paese.

E’ urgente, credo, riuscire a individuare un progetto di società che tenda allo sviluppo sociale di tutti, alla lotta contro ogni disuguaglianza, anche attraverso la costruzione di strumenti della conoscenza, attraverso la possibilità della scoperta che i saperi, le “cose” che si imparano insieme e il "come" si imparano possono essere utili per permettere davvero una comunicazione con gli altri e una possibilità di reale coesione tra le persone.

Ecco perché la scuola, istituzione dove tutto ciò può succedere, non può essere cancellata.
Ma non può farcela da sola.   

 



Giovedì 6 settembre
-  ore 15,30

Museo D' Arte Moderna Vittoria Colonna - Pescara

La scuola cancellata?
 Quale futuro per i progetti educativi?


Ne discutono 
Christian Raimo
, insegnante, giornalista, scrittore
Annamaria Palmieri, insegnante, Assessora all’istruzione del Comune di Napoli
Curzio Maltese
, giornalista, Parlamentare europeo
Giuseppe Bagni
, insegnante, Presidente nazionale del Cidi

Interviene
Giovanni Di Iacovo
, Assessore alla cultura del Comune di Pescara

Introduce
 Mario Ambel
, Direttore di insegnare

Presiede
Mariella Ficocelli, insegnante, Presidente del Cidi Pescara

 

Percorsi di resilienza

Il Cidi Pescara, ad apertura del nuovo anno scolastico, propone una serie di iniziative e di incontri  per rilanciare le idee e le pratiche di una scuola democratica e inclusiva

Venerdì 7 Settembre  ore 9.00- 18,00 -
ISTITUTO COMPRENSIVO 1 Pescara

 Per una didattica della pluralità: parole come ponti
seminario di formazione per docenti di scuola dell’infanzia\primaria e secondaria di primo grado, a cura di Antonella Tredicine, insegnante, Cidi Roma

scarica la locandina qui

a seguire …

LETTERE ALLA SCUOLA
percorso di ascolto della scuola reale e di scrittura collettiva promosso da Curzio Maltese, che coinvolgerà alcune scuole di Pescara

 LETTOSCRITTURA DOCUMENTATA \ LABORATORIO  DI STORIA  \ AMBIENTI DI APRENDIMENTO
anno scolastico 2018\2019 - Percorsi di studio e di ricerca del Cidi di Pescara

 

gli autori

Mariella Ficocelli Varracchio docente di discipline giuridiche ed economiche, criminologa, Presidente del Cidi Pescara

Daniela Casaccia Prima docente e poi a lungo "preside di scuola media" e Presidente del Cidi Pescara