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14/11/2015

Caro Mauro, dove sta davvero l'ideologia?

di Luigi Tremoloso

Caro Mauro*,

quando il ministro Gelmini propose e fece passare la valutazione numerica per la scuola elementare e media (i docenti della secondaria di II grado, a cui tu appartieni, forse non se ne sono resi conto perché de “minimis non curat praetor” ) aveva dietro il consenso della grande maggioranza dei genitori (e anche di moltissimi insegnanti) del Paese. Ciò significa che quel provvedimento (che, guarda caso, di reale introduceva – e non è cambiato- solo l'ampliamento della scala di valutazione verso il basso e quindi  la volontà  di rimarcare fortemente, in maniera incolmabile, le disuguaglianze tra i bambini e i ragazzi)  fosse giusto? E che noi  - gruppo minoritario- fossimo troppo ideologici? 

Allora, lo slogan politico amplificato dai media era centrato sulla questione del “merito”, del “riconoscimento del merito”. Avevamo noi qualcosa contro il riconoscimento delle capacità, degli interessi e dell'impegno degli allievi?
No, era  l'uso strumentale e distorto che ne veniva fatto ciò a cui eravamo contrari. Era il modo in cui veniva usato  il problema serissimo e complicato della valutazione “ad usum populi” che ci offendeva. Era l'enfasi montante e straripante  sulla valutazione e classificazione di tutto (come se fosse cosa semplice per ciò che è umano) a trovarci contrari.
Adesso viene posto dalla legge 107 il problema della valutazione (non ti sembra parte della stessa ossessione?) degli insegnanti. Forse a te appare una cosa diversa dall'esempio che ho fatto prima; a me no.
Cerco di spiegarmi. 

Mettiamo che nella legge non si fosse parlato di “valutazione”, ma di “qualità dell'insegnamento” e si fosse deciso che l'orario di lavoro per i docenti avrebbe dovuto comprendere non solo quello del rapporto diretto con gli allievi, ma con una quota quotidiana -da spendere a scuola -per la programmazione e il confronto metodologico-didattico, magari anche con la supervisione e il controllo dei dirigenti; pensi  che la “maggioranza” di cui parli non avrebbe apprezzato?
Pensi che  non avrebbe colpito, nella scuola, coloro che - come dici -  “ si limitano a ripetere schemi sempre uguali, o addirittura tirano via “?  Quanti sono coloro che – nella secondaria soprattutto – vivono la scuola come una seconda scelta; comoda perché, in fondo, le ore di lavoro sono solo 18 settimanali?
Pensi che ci sarebbe stato da parte di tanti un rifiuto “ideologico”? Io sono convinto che questo avrebbe potuto aprire un confronto serio nelle scuole sulla qualità del lavoro, e aperto qualche scenario diverso anche nella scelta della professione docente. Forse, avrebbe anche portato all'apertura delle trattative per un nuovo contratto in nome della “qualità”.

Chi è ideologico davvero, Mauro? Chi vuole una scuola migliore per tutti,  o chi  è davvero convinto che la valutazione, la classificazione, la selezione dei “migliori”  (che in quanto tali non devono confrontarsi con nessuno) rappresenta il solo orizzonte possibile per le società democratiche?
Non pensi che si continui ad agitare sotto il naso della gente - per fini che niente hanno a che fare  con la scuola- lo stendardo del “merito”?

 

* Il testo risponde alla "Lettera aperta agli amici del Cidi" di Mauro Piras; su professionalità docente e valutazione degli insegnanti in Europa vedi anche l'intervento  videoregistrato di Luigi Tremoloso  e l'articolo di Nicoletta Gazzeri, Ragioniamo di valutazione dei docenti.

l'autore

Luigi Tremoloso Insegnante di matematica e scienze nella scuola secondaria di I°; membro della segreteria del Cidi Torino