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di Maurizio Muragliastereotipando

09/02/2022

Le tematiche trasversali

Da tempo un’ombra grava sulle discipline scolastiche. Forse da sempre. O almeno da quando la scuola di massa ha aperto le sue porte a tutti e si è visto che non tutti riescono ad avere un buon rapporto con le discipline . E allora sono comparse le Educazioni, la Trasversalità, le Competenze trasversali, l’Alternanza scuola lavoro e in ultimo anche le non ben precisate Competenze non cognitiveE, sempre più presenti, le famose Tematiche. La musica è una sola: fare in modo che le discipline cooperino, si intreccino, si fondano, dialoghino. Insomma, sembrano tutti convinti oggi che la singolarità disciplinare debba andare in soffitta a favore di scelte trasversali, educative, non cognitive che dir si voglia.

Le tematiche assediano la scuola secondaria. La primaria, per definizione, appare alquanto olistica, educativa, trasversale. Sarebbe curioso vedere circolare le tematiche tra i bambini. Eppure i ragazzi della secondaria, a volerli ascoltare, quando si parla di tematiche non sanno di cosa si parli. Con gli Esami di Stato alle porte, i docenti insistono sulle tematiche, perché i colloqui, con annessi temi, problemi, progetti e documenti, sarà tutto un trionfare di tematiche trasversali. Ma i ragazzi non sanno di cosa si parli, e forse occorrerebbe mettersi nei loro panni per prendere le distanze dallo stereotipo delle tematiche e ricollocarsi nella realtà della scuola.

Enuncio alcune tematiche: il Potere, il Rapporto uomo-natura, Povertà e ricchezza, il Progresso, la Condizione femminile, la Condizione giovanile, la Trasgressione, il Bello, il Viaggio, la Libertà, l’Amore e potrei continuare all’infinito. Chi potrebbe negare che si tratti di tematiche serie? Non solo: di tematiche che toccano la nostra vita quotidiana? Ogni giorno aprendo un giornale, una rivista o navigando in Internet ci imbattiamo in queste tematiche, ce ne interessiamo, ne discutiamo con gli altri. E giustamente la scuola non vuole tenerle fuori.

Per tenerle dentro, la scuola deve affrontarle. Nell’ora di Potere, oppure nell’ora di Amore, o di Viaggio, o di Libertà, ma…….. esistono queste ore di lezione a scuola? Chi insegna nell’ora di Viaggio? C’è palesemente un corto circuito, che giustamente i primi ad avvertire sono i ragazzi. Ma se entra il prof di Filosofia di che si occuperà se non di Filosofia? I ragazzi da lei o da lui cosa si aspettano se non che parli di Filosofia? E la prof o il prof di Arte? Di che parlerà se non di Arte?

Questo il Ministero lo sa bene. I concorsi a cattedra non sono banditi per abilitazioni in Amore o Viaggio o Libertà. Sono banditi per classi di concorso e le classi di concorso afferiscono a lauree che sono state conseguite non per avere studiato Trasgressione, Bellezza o Donna. La filiera è evidente: a scuola studio le discipline, all’università studio le discipline, il concorso sarà sulle discipline, vado in classe con la mia disciplina. Significa che il Viaggio, la Libertà e il Bello mi sono indifferenti? Certamente no. Che non ne parlerò mai in classe? Certamente potrò parlarne. Ma come ne parlerò?

La risposta non è difficile, basta guardare la realtà del lavoro in classe. La prof. di Scienze insegnerà Scienze perché è abilitata in Scienze in quanto si è laureata in Scienze. La sua materia ha due chances: o quella del ghetto nozionistico, per il quale le conoscenze disciplinari stanno chiuse in un libro di testo specialistico con un linguaggio altamente formalizzato comprensibile solo per alcuni; o quella del respiro culturale, per il quale la disciplina Scienze evolve con naturalezza verso una riflessione ad ampio raggio, sul mondo attuale, sul mondo di una volta, sul sociale, sul politico, sul personale, e finisce per coinvolgere un numero molto maggiore di studenti. Ripeto: evolve con naturalezza. Non è questione di inserire-nella programmazione-le-tematiche-trasversali oppure segnare-su-Argo-la-tematica-trasversale-svolta, per saziare l’ansia pretoriana dei dirigenti scolastici. È questione di fare normalmente Scienze.

Si sarà capito che le tematiche non hanno un loro statuto a prescindere dai saperi disciplinari. Non esistono “tematiche” da assumere come oggetto scolastico a parte. Esistono la realtà e la cultura. A scuola la realtà e la cultura sono accostate attraverso le lenti disciplinari. E quest’accostamento basta a se stesso. L’alunno non deve alternare le discipline con la realtà del lavoro, perché la scuola è già lavoro. È il suo lavoro. A quell’età quello è il suo lavoro. Le discipline sono i suoi attrezzi da lavoro.

La realtà e la cultura possono tranquillamente entrare in aula insieme alle discipline, senza scomodare il lavoro o le tematiche. Se realtà e cultura non entrano in aula con i docenti non entreranno per decreto. Se i docenti propongono le discipline come piatti ammuffiti, ci penserà il Ministero a obbligarli a parlare anche d’altro? Dieci-dodici insegnanti portatori di saperi disciplinari che sono obbligati a trattare una stessa tematica fanno davvero ridere.

Dieci-dodici insegnanti, con spirito comune ma ciascuno col suo dominio disciplinare, possono spingere i ragazzi, chessò io, a pensare in modo critico, a saper elaborare inferenze o a saper analizzare un problema. Ma la tematica cosiddetta “trasversale” germoglia dalla singola disciplina quando quest’ultima si apre al mondo con naturalezza. Ho insegnato Verga perché la mia disciplina è Letteratura Italiana. Ho letto testi di Verga, ne ho discusso con i ragazzi, ho tentato con loro di vederne la rilevanza in quello scorcio di secolo. Ci siamo imbattuti nel Progresso, nella Tradizione, nell’Inquietudine, nel Capitalismo se vogliamo, e potrei continuare all’infinito. Trattando Verga non come un capitolo di libro ma come un’esperienza culturale sono sbucate fuori le tematiche. Non importa che la mia collega di Storia o di Diritto debba ragionare anche lei di Progresso, Tradizione, Inquietudine e Capitalismo. Faccia Storia o Diritto con un’anima, senza pensare al bilancino delle medie o alla paranoia dei test, e la cultura farà capolino anche nella sua ora.

 

 

Di che cosa parliamo

Traendo spunto da espressioni molto popolari negli ambienti scolastici, la rubrica scava nelle logiche implicite di certe affermazioni e lascia intravedere quale concezione di scuola e di didattica a esse soggiace. È un’occasione per rimettere a fuoco alcuni fondamentali della professione tentando di smascherare le pedagogie implicite che si annidano dietro i miti e i riti linguistici della scuola.

L'autore

Insegna Lettere in un Liceo Classico di Palermo. In qualità di esperto di questioni educative e didattiche svolge attività di formazione per le scuole e scrive su riviste specializzate. È  anche opinionista de "la Repubblica" di Palermo sugli stessi temi. I suoi interessi riguardano soprattutto il rapporto tra curricolo, saperi e competenze. Sul curricolo nel 2011 ha pubblicato un libro per Tecnodid.

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