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25/09/2014

La geografia in 3D

di Angela Caruso

Verso un sapere attuale e partecipativo

Le carte di Emilio
«Del resto, non si tratta di fargli apprendere la topografia del paese, ma il mezzo di impararla; poco importa che egli abbia delle carte nella testa, purché egli sappia bene ciò che esse rappresentano, e abbia un’idea chiara dell’arte che serve a tracciarle.
Vedete già la differenza che corre fra il sapere dei vostri allievi e l’ignoranza del mio! Essi conoscono le carte, e lui le fa.» [1]
Rousseau nel libro terzo dell’ Emilio offre preziosi spunti di riflessione geografica, in particolare nel capitolo intitolato “Studio della natura: cosmografia e geografia”, in cui inquadra l’insegnamento geografico nei segnali tratti dalla natura e dalla realtà con cui il suo Emilio viene a contatto. Il filosofo ginevrino fa emergere una sorta di «irrisione nei confronti di una geografia libresca, nozionistica, tutta da memorizzare, rispetto a una pratica, attiva appunto, impegnata non solo sul sapere (aggiungiamo, avulso da contesti), ma sul saper fare» [2]. Il metodo di insegnamento rousseauiano della geografia è quello perseguito  dalla migliore pedagogia contemporanea che fa proprio il principio del concreto avvalendosi delle attività stesse dell’allievo.
Il bambino ama le carte geografiche, ne è affascinato e queste stesse provocano in lui stupore. Attraverso esse viaggia e «Immagina il freddo e il caldo, miliardi di persone che gli assomigliano o che non sono come lui, animali domestici o feroci […]. La carta è come un bestiario molto strano, ma anche un mondo che il bambino scopre con tutta la forza della propria intelligenza in via di formazione, con parole per esprimere concetti, scale e numeri per contare, latitudini e longitudini per misurare, linee e punti come riferimenti, colori per marcare le differenze, città e Stati, insomma per situarsi nello spazio»[3].
La carta geografica è uno strumento ricorrente, necessario a un orientamento spaziale che va dai percorsi quotidiani, ai fantasiosi tragitti del sogno/desiderio, alla realtà pratica. Deve diventare sin dai primi anni di vita un elemento familiare, un facilitatore per immagazzinare le nozioni e per acquisire una padronanza di lettura e interpretazione.
La carta geografica è un’immagine che parla, da cui non si ricavano solo semplici dati, ma anche climi, paesaggi, popolazioni, economie, così come spiagge, musei, siti archeologici, vacanze e tanto altro ancora. Con essa si può fantasticare attraverso lunghi e brevi percorsi e si può acquisire la padronanza di muoversi in uno spazio anche non conosciuto. Attrae con le sue vivaci cromature che richiamano i disegni dei bambini e stimola il ragionamento razionale; insomma, è la porta al sapere geografico! 

 

 

 

 

 

 

 


Fig. 1. 

 

Cartografia sul web
Oggi mediante il Web le carte diventano tridimensionali, animate e si adattano con molta semplicità alle esigenze personali. Si avverte un mondo più vicino e tutto sembra raggiungibile.
«La carta ha subito molte trasformazioni nell’arco di due o tre generazioni. Resta ancora molto spesso appesa vicino alla lavagna nelle aule scolastiche, quasi come stendardo dei tempi antichi perché il bambino di oggi preferisce la tastiera di un computer […]. La geografia è cambiata, il mondo è cambiato e anche il bambino di oggi è cambiato.» [4]
La tecnologia conferisce alla cartografia una prestigio, la carta entra nell’Era dei sistemi di informazione geografica (GIS) generando una vera e propria rivoluzione tecnica, sconvolgendone i metodi, le strategie e gli obiettivi; delineando una nuova geografia, non più rappresentativa ma identificativa. In che modo? con fonti: cartografiche, satellitari, fotografiche, artistico-letterarie, documentaristiche e molto altro. Google Maps, Google Heart, GeoWeb 2.0, WikiGIS, Youtube, i Social Network e l’intero Universo della Rete permettono al vecchio sapere statico e nozionistico di animarsi e prendere forma. «Atteggiamenti addirittura entusiastici sono stati osservati in parecchi bambini, dapprima nel riconoscere i luoghi dello spazio quotidiano vissuto e poi nell’addentrarsi in luoghi che desidererebbero visitare e che nel frattempo possono perlustrare virtualmente.» [5]

Fig. 2.
La vera rivoluzione avviene con l’unione tra la tecnologia GIS e quella del Web, ovvero, il Gis in Rete offre, a chiunque,  l’opportunità di elaborare e modificare continuamente le carte.
Il WebGis segna il vero punto di rottura con la staticità della vecchia carta geografica, introducendo una particolare mutevolezza e un continuo aggiornamento dei dati, apri via di una innovativa comunicazione.
Nuove sperimentazioni orientano la cartografia verso uno spazio reticolare fatto di tre dimensioni (3D), che restituisce al
territorio la sua vera forma, non più piatta ma sferica. Esse permettono di recuperare un senso sociale del mondo per così giungere una necessaria spazializzazione cognitiva. Sarebbe interessante animare il sapere geografico, in ogni ordine e grado, con  le nuove carte partecipative, anamorfiche, autostensive... [6]. Ciò permetterebbe una incisiva attualizzazione della disciplina, vera molla di interesse e motivazione. 

Se si riuscisse a far comprendere ai giovani allievi che la geografia è parte integrante della nostra quotidianità, della nostra vita, dei nostri movimenti, anche delle nostre decisioni e dei nostri desideri, permetterebbe loro di avvicinarsi con meno distacco e più entusiasmo.
Questa è la prima geografia, la chiave che apre il più complesso, ma intrigante, sapere scientifico.

 

 

 

 

 

 

Fig. 3

 

Note

1. E. Rousseau, trad. it. A. Visalberghi (a cura di), Rousseau, Emilio, (1762), Laterza, Bari, 2003, p. 146.
2. G. De Vecchis, R. Morri, Disegnare il mondo. Il linguaggio cartografico nella scuola primaria, Carocci Faber, Roma 2010, pp. 7-8.
3. A. Frémont, Vi piace la geografia?, ed. it. D. Gavinelli (a cura di), Carocci, Roma, 2007, p. 47.
4. Ivi, p. 48.
5. C. Pesaresi, “Una nuova didattica e una nuova geografia con le tecnologie”, in G. De Vecchis (a cura di), A scuola senza geografia?, Carocci, Roma 2011, p. 137.
6. Per affrofondire: E. Casti, Cartografia critica. Dal topos alla chora, Guerini, Milano 2013.

 

Immagini

Fig. 1. "Il piano del villaggio di Fiafounfoun"; fonte: "Indagine sul campo", Laboratorio di Cartografia, Università degli Studi di Bergamo
A lato e Fig.2. Esempi di carte anamorfiche; da EURAC Research
Fig. 3. Esempio di mappa in 3D; da Progettare mappe on line

l'autore

Angela Caruso Docente di scuola sec. di I grado, esperta di didattica della geografia, membro della Segreteria del Cidi Pescara.

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