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editoriali

11/01/2023

Percezioni di fine anno e ...

di Mario Ambel

Vorremmo provare a dirlo con pacato equilibrio, anche se da settimane lo sconforto e talvolta lo sdegno prendono il sopravvento. In attesa di ulteriori azioni e provvedimenti concreti, le affermazioni in interviste, gli interventi pubblici e le lettere ufficiali e ora anche le intenzioni programmatiche e le prime circolari del Ministro Valditara sono a nostro giudizio in forte e manifesta dissonanza con la storia, gli indirizzi e talvolta le stesse norme che regolano la vita dell'istituzione scolastica italiana del dopoguerra.

Questa percezione può anche sembrare positiva e confortante per chi ritiene che la scuola italiana sia in profonda crisi e sia stata malgovernata fin dal dopoguerra. O per chi crede che in particolare negli ultimi cinquant'anni (spesso la destra, quando va al governo, si richiama ai guasti  prodotti dagli anni settanta) abbiano prevalso logiche e orentamenti sbagliati culminati nelle derive del nuovo millennio. Noi spesso riteniamo che soprattutto negli ultimi vent'anni la scuola abbia perso l'orientamento rispetto a un indirizzo costituzionale che, bene o male, aveva cercato di perseguire nella seconda metà del secolo scorso, ma riteniamo che le ipotesi e le proposte del nuovo Ministero vadano in direzione esattamente contraria a quella che consideriamo opportuna.

La nuova denominazione del Ministero, per esempio, con buona pace di tutte le argomentazioni a sostegno, che hanno preceduto e accompagnato la scelta, secondo noi, confligge palesemente con le finalità dichiarate della scuola, quantomeno dell'obbligo, e facciamo fatica a capire come ci si possa riconoscere e sentire rappresentati, al di là delle forzature sull'art. 34 della Costituzione, che non c'entra nulla con l'ideologia meritocratica. Sarebbe interessante, per esempio, capire come sia possibile applicare la categoria del "merito" a un intero sistema, quello della scuola di base, nelle cui "Indicazioni" programmatiche quel concetto e ciò che ne consegue non compaiono neppure una volta!

Talvolta sembra che il Ministro pensi e agisca non in nome della scuola pubblica italiana, ma in nome di una idea di scuola che per ora sta solo nelle sue intenzioni. Abbiamo già rilevato come si faccia fatica, per chi insegna nella secondaria di I grado, a riconoscersi nella lettera inviata ai genitori in tema di Orientamento. Né ci rassicurano le affermazioni sull’inclusione e il rispetto delle diversità, che immancabilmente si traducono nella esaltazione dei “talenti” personali (che è solo uno dei modi di gestire la diversità: quello più in odore di meritocrazia che di rispetto di ciascuna/o e di lotta alle disuguaglianze). Per non parlare dell'approccio sostanzialmente punitivo che spesso trapela - a parte gli scivoloni sulla funzione educativa dell'umiliazione - sulla proposta dei lavori socialmente utili per contrastare il bullismo oppure del prerequisito dell'assolvimento dell'obbligo per poter godere di sussistenze economiche e sociali: questioni che paiono dettate più dalla volontà di consolidare una certa area di consenso che di prefigurare reali linee di inidirizzo di governo del sistema. Analogamente la circolare sull’uso dei cellulari ribadisce cose già più volte enunciate, più con l’intenzione di apparire il garante di un nuovo ordine morale e comportamentale, che di aggiungere qualcosa di significativo sulla gestione dei dispositivi digitali a scuola, tema sul quale sarebbero ben altre le reali preoccupazioni da avere o le serie considerazioni da fare.

Del resto riteniamo naturale, diremmo nell'ordine politico delle cose, che l’idea di scuola (e di società) che il Ministro si propone di realizzare sia del tutto antitetica alla nostra. Quello che vorremmo fosse chiaro è che non si tratta di una serie di ipotesi per far funzionare il sistema scolastico che stanno nel solco dell'idea di scuola pubblica, ovvero della  sua funzione e della sua natura, sancita dalle norme e dagli orientamenti vigenti. Si tratta di un’idea di scuola, politica e di parte, che certamente il Ministro ha il diritto, assegnatogli dall’esito elettorale, di provare a realizzare, entro i limiti Costituzionali, che non a caso spesso si premura di richiamare, a tutela e fondamento delle sue proposte. Così come noi abbiamo tutto il diritto di continuare a dire perché non la condividiamo e non ci rappresenta.

Tra l’altro, di fronte alle continue e persistenti sensazioni di non condivisione, vorremmo poter essere certi che tutti coloro che non si riconoscono nell'idea di scuola che il Ministro Valditara sta proponendo e si sta apprestando a mettere in opera possano esprimerlo in estrema libertà, soprattutto se docenti e dirigenti in servizio. Non ne siamo certi e già percepiamo segnali preoccupanti in tal senso. Infatti la circolare (precedente a questo Governo) che richiama i pubblici dipendenti al rispetto di regole che salvaguardino la dignità del servizio pubblico nel quale operano, non solo giustamente tratteggia una serie di comportamenti che vanno evitati per non danneggiare l'amministrazione di appartenenza, ma in alcuni passaggi e soprattutto nelle ipotesi di cambiamento e in talune letture allarmate che ne sono state fornite, rischia di adombrare qualche forma di censura preventiva, di argine precauzionale al dissenso. E certamente percepiamo diffuse propensieni alla cautela, soprattutto nelle dichiarazioni pubbliche.

Quindi, tra i nostri propositi per il nuovo anno c'è sicuramente quello di continuare a guardare con estrema attenzione alle scelte del Ministero e di continuare, come abbiamo affatto finora, a esprimere il nostro dissenso, se le prossime scelte dovessero confermare le intenzioni finora dichiarate. 
Per questo abbiamo scelto per la  Campagna di abbonamenti per il 2023 lo slogan "la rivista di chi non si merita un ministero del merito": perché riteniamo che chi non si riconosce in quella dicitura e in ciò che essa implica abbia il diritto, la necessità e persino il dovere civile e professionale di rinserrare le fila, di non perdersi di vista, di far fronte comune di critica, elaborazione, proposta e messa in opera di un'altra idea di scuola rispetto a quella. Fatto salvo, ovviamente, il rispetto delle leggi, ma anche la strenua vigilanza perché alle leggi e alle normative vigenti si ispirino e si adeguino anzitutto i provvedimenti ministeriali.

In virtù di queste percezioni, abbiamo elaborato così i nostri Buoni propositi redazionali per il nuovo anno.

Noi affronteremo le problematiche della scuola che abbiamo lì elencato come altrettanti terreni di confronto e di elaborazione tra insegnanti riflessivi, animati da quel connubio complesso tra pratiche didattiche e categorie interpretative, che siamo abituati ad adottare e a metter al vaglio della sperimentazione didattica quotidiana delle soluzioni che ne possono discendere.
Per farlo abbiamo bisogno di alimentare, in modo sempre più consistente, lo scambio, il confronto e la elaborazione, dentro e fuori la scuola, di ricerca-azione e di pratiche didattiche riflessive e condivise.
Così come abbiamo bisogno dei contributi teorici che provengono da contesti di studio e disciplinari diversi, soprattutto se finalmente scevri dalla volontà di separare approcci psicopedagogici e mono- o pluridisciplinari, ma orientati al fine comune dell'insegnare e dell'apprendere.
Ma anche - e ormai soprattutto - avremmo bisogno di una capacità di visione politica chiara, coerente e possibilmente unitaria da parte delle forze che agiscono nella direzione di quella emancipazione individuale e collettiva e di contrasto alle disuguaglianze, che a nostro parere si dovrebbe prefiggere la scuola pubblica di una società democratica. Per molti dei problemi che abbiamo di fronte, la visione e le soluzioni non sono solo didattiche e neppure "solo" di istruzione/educazione, ma politiche; o meglio sono quelle soluzioni didattiche che discendono da precise scelte di campo e di strategie politiche. E non altre. Molti problemi della scuola non solo non trovano più soluzione, ma neppure più evidenza delle reali cause e circostanze, se non le si aggredisce nel quadro di un cambiamento radicale delle istanze e delle scelte in campo economico e sociale.
Queste scelte non sono né quelle che il sistema scolastico persegue in modo spesso contraddittorio e inconcludente, fra affermazioni di principio e scelte di fatto, in particolare dalla fine del secolo scorso, né, tanto meno, quelle che hanno preparato e poi visto l'affermazione del nuovo corso governativo e di conseguenza ministeriale per il "Ministero dell'istruzione e del merito", che vogliamo sperare non voglia diventare un Ministero dell'Educazione al Merito Nazionale. E continueremo a lavorare per impedirlo.

Credits:

Immagine a lato del titolo: da Archivio Storico Indire, Fondo Fotografico. ©Indire

 

 

 

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".