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editoriali

08/10/2017

Un proposito preoccupante

di Mario Ambel

Un primo moto di rabbia e sconforto

La svolta di Mister italiano: "Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti".
Delusione, rabbia, sconforto: confesso che sono state queste le reazioni che ho avuto, a caldo, a leggere il titolo e il relativo sommario dell’articolo-intervista a Luca Serianni recentemente pubblicato su “la Repubblica”. E poi anche l'articolo.

Spesso, quando si leggono articoli che parlano di scuola, capita di pensare che se si parlasse così di calcio, i Bar sport di tutta la penisola - reali e virtuali - si solleverebbero e ci sarebbero nel paese frequenti sommosse di popolo. Ma di scuola si può parlare con una approssimazione e un linguaggio che premiano il senso comune e che hanno giustamente ricordato a una collega che ci ha scritto la famosa scena di Palombella rossa, quella in cui Moretti urla alla giornalista: “Ma come parla? Le parole sono importanti”! 

Titolo, sommario e articolo - oltre a trasformare  un illustre linguista nominato a capo di una Commissione ministeriale in una sorta di via di mezzo fra Mastro Lindo e i corpi speciali militari (quanto di più lontano dal prof. Serianni!) -  danno fondo all'intero repertorio del passatismo didattico in fatto di "italiano": il tema, i riassunti, il lessico, l'ortografia...  Tutte cose serie, per carità, ma trattate a quel modo che ne premia la tradizionale incapacità di affrontarle davvero.
La scuola, per i media, e purtroppo anche per molti politici, deve odorare di gesso, ardesia e cancellino e di macchie di inchiostro sulle dita, oppure proiettarsi in un futuro immaginifico fatto di tecnologie, i-pad, smartphone e immersione nel mondo del lavoro. Il discorso pubblico sulla scuola raramente conosce e racconta la via della innovazione ragionevole, della complessità da affrontare con serietà e pazienza, del lavoro consapevole, delle difficoltà che si incontrano...

Infatti non è certo la prima volta  che siamo costretti a intervenire contro ricette semplificatorie di questioni assai complesse che la politica e i media ci ammanniscono con fare di paterna raccomandazione e sollecitudine. Quando il  Presidente del Consiglio Renzi pensò bene di elargire alla scuola il suo consiglio “Più dettati e riassunti fin dalle elementari”, sentimmo immediato il tintinnar di tabelline e il fruscio di grembiulini che avevano inaugurato il Dicastero Gelmini (quello che nel novero delle anticaglie perniciose portò poi alla grave riesumazione della valutazione in decimi e finanche del voto di condotta …).

In un articolo del dicembre 2015 contestammo all'allora Presidente del Consiglio tre tipi di “illegittimità”: quella istituzionale e politica (affermando che non è tra le competenze del Presidente del Consiglio indicare come si insegna a scrivere), quella ideologica (mettendo in guardia dai disastri che simili affermazioni possono generare) e quella pedagogica (sostenendo che incrementare dettati e riassunti non è di per sé un buon modo per insegnare a scrivere).
In questo caso, poiché il prof. Serianni è stato nominato dal MIUR a capo di una Commissione che si occuperà di questa materia, ha la piena legittimità istituzionale (anzi, a questo punto la responsabilità istituzionale) a dare consigli ai docenti, oltre ovviamente quella scientifica. Restano, però, tutte le altre perplessità e riserve che già allora esponemmo sul versante ideologico e su quello pedagogico, per altro strettamente connessi e che sono in questo caso ancor più gravi perché le sue opinioni sono espresse non solo come legittima posizione di studioso, ma come scelte e orientamenti di governo del sistema.

C'è infatti un ulteriore aspetto che va rilevato e che assume una estrema importanza proprio per il mandato della istituenda (o istituita?) Commissione. Afferma Serianni:  “Partiremo dalla fine e cioè lavoreremo sulla rivisitazione delle prove d'esame: prima lo scritto di italiano di terza media, poi quello della Maturità [che non si chiamano più così da un pezzo, per altro!]. L'idea è quella di introdurre la tipologia testuale del riassunto."

Su quanto bolle nelle pentole ministeriali a proposito di revisione dell'Esame di Stato (e ora scopriamo anche di quello di terza “media”) abbiamo già dovuto intervenire nei mesi scorsi. Si veda la Lettera alla Ministra Fedeli scritta da Cidi - Giscel - Lend - Mce nel marzo del 2017 in merito allo schema di Decreto Legislativo “recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”. Constatiamo che persistono tutte le ragioni di quelle preoccupazioni. 

Poiché la questione rischia quindi di avere conseguenze significative, bene ha fatto Giuseppe Bagni a ricordare i presupposti, le idee e le pratiche della didattica dell'italiano (e della scrittura) che da decenni perseguono il Cidi e in generale gli insegnanti che si ispirano ai principi dell'Educazione linguistica democratica. E bene ha fatto  Simonetta Fasoli, a ricordare che un'altra didattica dell'italiano esiste da anni, nelle norme e nelle classi.

I prossimi anni chiederanno alla scuola intelligenza, coraggio, pazienza, competenza poiché dovremo affrontare problemi educativi sempre più complessi. Illuderci di superarli tornando al riassunto o facendo l'analisi logica sullo smartphone non è più soltanto deviante, ma assai pericoloso. Per questo abbiamo deciso di riaprire e rinforzare  il nostro "Orizzonte" collettivo sull'Educazione Linguistica Democratica, ovvero la nostra riflessione operativa e la raccolta di concrete esperienze didattiche attorno al destino dell'italiano nella scuola, che ci sembra ogni giorno più incerto: vedi Del "riassunto" e dell'insegnare a scrivere davvero...

 

Per chi vuole entrare nel merito, si veda  Mario Ambel, Perché non è bene parlare così di riassunto!, nella nostra sezione di "Orizzonti" dedicata all'Educazione Linguistica Democratica

 

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".